Archivi del mese: aprile 2012

Le nostre partigiane, un grande esempio da seguire

25 aprile in piazza Loggia a Brescia.

Agape, Rosina e Elsa ci hanno detto o fatto avere parole bellissime! Non disperiamo il sentimento che solo i protagonisti sanno accompagnare ai fatti della storia, fissiamolo nella nostra memoria, cerchiamo di trasmetterlo ad altri!
Il dolore, la violenza, la sopraffazione fascista nulla hanno potuto contro la loro voglia di libertà! Un grande esempio da seguire anche per quei giovani, e meno giovani, che anche oggi hanno cercato di impedire al Sindaco Paroli di parlare.
Queste donne hanno sofferto, altre sono morte, per permettere a TUTTI di parlare, capito?

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Il PD non è l’equivalente del Partito Socialista francese, ma qualcosa di diverso

Noto l’enfasi con la quale molta stampa italiana saluta il risultato del primo turno delle presidenziali francesi. Certo non era mai successo che un presidente in carica, Sarkozy, non vincesse il primo turno. Ma il distacco minimo, 1% più o meno, e il risultato di Marine Le Pen, quasi il 19%!, non possono lasciarci tranquilli.
Fra quindici giorni sapremo come andrà oltralpe, inutile dire per chi si fa il tifo.
Un po’ più preoccupante é la lettura italiana che si sta dando alle vicende francesi. C’ è chi pensa che il modello sia esportabile e che basti trovare un Hollande nostrano, capace di creare alleanze, per vincere le prossime elezioni e governare il paese.

A mio parere non é così. Soprattutto il PD dovrebbe ricordarsi che NON è l’equivalente del Partito Socialista francese, è qualcosa di diverso, è il passo successivo e cioè l’ incontro tra un voto progressista con quel voto “libero”, per sua natura moderato, ma che ha forti pulsioni riformiste.
Da questo punto di partenza il PD deve proporre politiche serie, attente a non creare nuove povertà o emarginazioni, ma anche capace di parlare a tutto il Paese, richiamandolo a quello spirito di solidarietà sociale che gli ha permesso di uscire dalla miseria del dopo guerra.
Da questo punto di partenza si devono ricercare alleanze, sia a sinistra che al centro, ma soprattutto parlare a quell’ elettorato che guarda a Grillo e a altri populisti di primo, secondo e terzo pelo, pensando di affidare alla protesta invece che alla proposta la soluzione dei nostri problemi.

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Grazie a tutti i nostri candidati alle prossime elezioni amministrative

Un po’ ci mancava Berlusconi. Erano oramai alcuni mesi che si si continuava a parlare di cronache giudiziarie relative all’attività politica, ma per semplici truffe, corruzioni o concussioni, favoritismi e bustarelle, appalti truccati o finanziamenti illeciti, risorse di partiti usate per fini personali, figli che tradiscono padri e padri che hanno sbagliato sui figli. Tutto lì.
Ora invece sì che si è tornati a condire il tutto con un po’ di colore. Il ritorno in aula del Cavaliere ci ha rifatto assaporare quell’aria di goliardia, di pruriti proibiti, di feste e festini che da sempre ha caratterizzato il suo stile. Certo anche il governatore sta provando a competere facendoci notare che, anche lui, con yacht e ristoranti ci sa fare, ma . . .non è ancora all’altezza del Maestro (solo in questo si intende perchè per il resto. . .).

Intanto la gente é sempre più sconcertata, afflitta da problemi seri, preoccupata per il futuro delle famiglie, disperata nel superare i problemi che giorno dopo giorno diventano più grandi.
Sono convinto che più che mai in questi giorni valga la pena di mettersi in gioco nell’attività politica, per restituire dignità alle istituzioni e speranza alle persone. Grazie quindi a tutti i nostri candidati e candidate alle prossime elezioni amministrative. Il massimo sostegno che possiamo dare loro è fare fino in fondo, ciascuno per il proprio ruolo,  il nostro dovere, marcando una diversità facendo dimenticare questa volta seriamente Cavalieri, Governatori e Leghe e Leghisti.

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Pronti a contrastare la demagogia partendo dai nostri comportamenti

Anche oggi giornata convulsa in Regione. BONI si dimette – finalmente! – da Presidente del Consiglio. Così come ieri si era dimessa l’assessore Rizzi, come richiesto dal nuovo direttorio leghista. Si è dimesso anche l’assessore al Commercio Maullu, ma non è ancora dato a sapere perchè . . .
Intanto un altro assessore, Romano La Russa, ha risposto ad una mozione di sfiducia su alcune sue affermazioni dichiaratamente omofobe rilasciate a Radio 24, in modo ancora più sconcertante. Davvero imbarazzante questo assessore incompetente nel merito delle sue deleghe e sconcertante per le sue convinzioni socio-politiche. “L’omosessualità è una malattia, che però si può curare” dice La Russa. La vera malattia, a mio giudizio, è la stupidità che, purtroppo, non si può curare, solo commiserare.

Che pena questa Amministrazione, sempre più imbarazzante tra incriminazioni, scandali e stupidità! Non consola sapere che anche fuori dal Consiglio l’aria non sia migliore.
Non sfugge la demagogia populista di un certo comico, nato, cresciuto, pagato, prima dalle tv, poi da spettatori, in conclusione sempre da contribuenti, che si propone come moderno profeta portatore di purezza in un mondo di nefandezze. Io credo che certi “grilli” siano parte del problema non la soluzione e verrebbe voglia di citare Sciascia. . .
Non permettiamo che al danno causato dalla Lega si aggiunga quello di nuove “stelle”! Certo, noi da parte nostra dobbiamo fare in modo che la proposta del PD sia capace di contrastare nel merito la demagogia imperante, partendo da comportamenti e stili diversi!

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Strage, tocca a me e a tutti i bresciani indignarsi, ricordare e farci sentire

In aula scende il gelo. Così la cronaca dei giornali descrive il clima che aleggiava nell’aria del tribunale di Brescia appena letta la sentenza sulla strage di piazza Loggia.
Di quanto accadde quel 28 maggio del 1974 a 38 anni di distanza ancora non si è riusciti a dare risposta. Non tocca a me tra formule dubitative, imputati all’estero e sconcertanti  coinvolgimenti di parti dello Stato, esprimere giudizi sulla sentenza. Aspettiamo il deposito delle motivazioni e consegnamo agli esperti un’analisi nel merito.
Tocca a me, come credo a tutti i bresciani che hanno a cuore la giustizia e la libertà esprimere la massima indignazione verso uno Stato “opaco” che in quasi quarant’anni non ha saputo trovare i colpevoli.
Tocca a me come a tutti i bresciani per bene non far venir meno il pesante giudizio su ambienti anche locali che in quegli anni hanno costruito il clima stragista e che sono ancora ora ben presenti.
Tocca a me e a tutti i bresciani realmente democratici non dimenticare le vittime di quella strage, le loro storie interrotte, le loro famiglie e il grande dolore lasciato in tutti noi.
Diventa del tutto inaccettabile che, per di più, si sia posto il pagamento di questo grado del giudizio  sulle parti civili, quindi anche sulle famiglie  delle vittime. Non una gran cifra, ma un macigno enorme sulla credibilità di uno Stato che invece di essere Padre si mostra più che mai patrigno. Bisogna almeno su questo reagire con forza e decisione! Credo lo debbano fare soprattutto le istituzioni lombarde.

In quel 1974 anche nel mio paese ci si riunì. Nel corridoio delle scuole elementari, perchè non c’era ancora il “teatro”. Si era li ad ascoltare la registrazione della strage. La registrazione di un discorso interrotto da uno scoppio e da grida di dolore. Anche allora in quel corridoio scese il gelo, accompagnato da lacrime che rigavano le guance di tanti, lacrime di partecipazione al dolore, lacrime di indignazione, lacrime di richiesta di giustizia. È con la stessa intensità di allora che dobbiamo far sentire i nostri sentimenti, ricordare le vittime e far sentire ai loro famigliari che più che mai siamo con loro.

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Donne come gli uomini: ricordiamo i grandi esempi e…”a casa” le altre

In fondo, le donne sono come gli uomini. A volte sanno essere grandissime, come in altri casi sanno essere veramente misere.
In questi giorni ci ha lasciato Miriam Mafai, giornalista, scrittrice, per un periodo anche deputata, ma soprattutto un’intellettuale sempre libera, sempre onesta e rispettosa delle idee altrui. Per chi come lei l’esperienza della Resistenza l’ha vissuta da protagonista la libertà ha assunto un significato completo fatto di impegno, determinazione, merito e, soprattutto solidarietà. Un grande esempio anche per chi, come me, in molti casi aveva opinioni molto diverse.

Di tutt’altro genere la “testimonianza” della vicepresidente del Senato Rosi Mauro, senatrice e…non so cos’altro. Non credo debba aggiungere altro.
Già le donne sono come gli uomini. Ricordiamo gli esempi belli e…mandiamo a casa le altre, fa bene a loro e a noi!

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Un capriccio leghista da 3.5milioni di euro. Soldi dei lombardi, ovviamente

Il nuovo call center sanitario a Milano è un costoso capriccio leghista: la Regione spenderà 3,5 milioni di euro solo per avviarlo, mentre le sedi siciliane di Paternò e Biancavilla non vengono assolutamente ridimensionate e costano oltre 22 milioni all’anno. La costosa novità è contenuta nella delibera regionale n. 3201 del 29 marzo 2012, con la quale la Regione sigla con l’Asl di Milano e le controllate Infrastrutture Lombarde Spa e Lombardia Informatica Spa la convenzione per l’approntamento della sede lombarda del Call center. Si tratta appunto di un’operazione fortemente voluta dalla Lega per riportare in Lombardi una funzione della sanità lombarda, quella delle prenotazioni telefoniche e dell’assistenza alla carta sanitaria, che ora è in Sicilia, a Paternò e a Biancavilla.
In un momento di tagli pesanti, in cui si arriva a chiedere agli ospedali di risparmiare sui farmaci salvavita e ai cittadini di pagare prestazioni che fino a poche settimane fa erano gratuite, è proprio il caso di buttare i soldi per duplicare il call center?
E, pensate un po’, forse forse anche Regione Lombardia si è accorta che non si tratta proprio dell’operazione più geniale del secolo . Infatti, dopo aver commissionato lo studio preliminare al Politecnico di Milano per la realizzazione del call center milanese, ha ora deciso, a procedure già avviate, di chiedere a Eupolis, il proprio centro studi, un’ulteriore valutazione.
Ancora una volta si spendono altri soldi per un’operazione ideologica nata male e che rischia di avere conseguenze anche peggiori per le tasche dei cittadini lombardi.

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Chi si erge a “Salvatore della Lega” faccia prima mea culpa

Confesso che quando nacque la Lega un certo interesse in me lo suscitò. Certo l’esasperato antimeridionalismo, una forte cultura discriminatoria e l’assoluta mancanza di proposte concrete e praticabili me la rendevano infrequentabile. Ma la precisa accusa ad un sistema ingessato, clientelare e inamovibile rendeva pubblico il sentimento privato che in tanti avevamo.
Poi la storia la conosciamo tutti, dal sostegno a governi fallimentari, a leggi inqualificabili, perfino nei “nomignoli”, a posizioni imbarazzanti in Italia e all’estero. Quella piccola attenzione mi era scomparsa.
Confesso, con altrettanta franchezza, che è tornata, per altri motivi, in queste ore. Non so a voi, ma il Bossi provato fisicamente ormai da anni, il Bossi tradito dagli affetti più prossimi, il Bossi preso in giro proprio dai suoi, a me ha suscitato una spontanea umana compassione, intesa come comprensione di un dramma umano. La sua reazione è stata un abbandono che credo sia dettato più dallo sconforto che dall’istintiva furbizia che ha da sempre caratterizzato il personaggio. Questo lo ha reso più fragile, ma più autentico.
Oggi se non mi sento di fare lo sciacallo verso Lui, l’Umberto, mi sento invece di sollecitare tutti a non cadere nel tranello di chi si erge a Salvatore della Lega, Maroni per intenderci. Chi ha compartecipato, non in ruoli da bidello, ad un sistema e si smarca solo quando si accorge che la nave si è frantumata sugli scogli istintivamente non mi piace, non riesco a riconoscergli l’autorevolezza dell’interlocutore credibile.
Faccia prima l’adeguato mea culpa, si assuma la propria parte di responsabilità, eviti, questo si, un vergognoso chiamarsi fuori.

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L’attenzione agli ultimi anche in un momento di crisi

Lunedì 2 aprile a Firenze si è tenuto un interessante convegno sul rapporto tra carcere e città. Lo scopo dell’incontro era quello di approfondire tutte le problematiche che accompagnano il mondo del carcere, dalle infrastrutture alle politiche di reinserimento e recupero dei detenuti.
Relazioni interessanti e autorevoli, tra gli altri il ministro della salute Balduzzi. È stata anche l’occasione  per illustrare l’iniziativa del Consiglio Regionale Lombardo di costituzione della Commissione Speciale.
Ora, però, viene il difficile: concretizzare alcune proposte, ma ancor di più, a partire dal nostro gruppo, comprendere se vogliamo affrontare con maggior decisione questa che é una vera e propria emergenza.
Occuparci di chi è in difficoltà, di chi vive l’esperienza del carcere, della disperazione delle famiglie, della tragedia dei figli minori, della necessità di costruire una seria prospettiva di reinserimento sociale lo consideriamo uno dei nostri impegni prioritari? Oppure, complici anche i recenti fatti di cronaca, assecondiamo una mentalità strisciante che vede nel “chiudi le sbarre e butta la chiave” la risposta a chi delinque?
Se abbiamo la necessità di una giustizia più veloce, se abbiamo l’esigenza della certezza di una pena certa e “uguale” per tutti dobbiamo altresì pretendere che chi viene condannato sia a tutti gli effetti un cittadino di questo paese, verso il quale non possiamo manifestare indifferenza, non possiamo applicare nessuna forma di esclusione sociale.
Sull’impedire che da questo momento di difficoltà sociale esca un modello di convivenza frantumato e diviso ci giochiamo gran parte della credibilità del nostro impegno. Dobbiamo riaffermare la validità di un modo solidale di stare insieme, di uno Stato che sa essere severo, ma mai escludente, che fa di tutto per non lasciare nessuno indietro, che sa che proprio dall’attenzione agli ultimi viene misurato il suo tasso di civiltà.
A breve a Brescia organizzeremo altri momenti di approfondimento sia di partito che istituzionale. Mi fa particolarmente piacere che il lavoro di partito è stato sollecitato dai Giovani Democratici, fa ben sperare verso una futura classe dirigente all’altezza delle sfide alte che ci troviamo davanti.

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Alla Lombardia serve di più

Basta un elenco di propositi, anche buoni, per far ripartire la Lombardia? Direi di no e l’ho detto anche oggi in Aula durante la seduta del Consiglio Regionale.
Oggi infatti di discute l’ormai famoso CresciLombardia (pdl 146), ovvero un provvedimento che contiene tutto e niente voluto da Formigoni e dalla sua Giunta. Obiettivo del progetto di legge sarebbe quello di far ripartite proprio la crescita e lo sviluppo della nostra regione e dei nostri territori.
Ma se alcune idee di fondo ci sono, come si fa ad inserire così tanti temi in un solo progetto senza poter garantire le risorse necessarie a realizzarle? Possiamo davvero pensare che un elenco di aggiustamenti burocratici e amministrativi possa portare sviluppo e crescita? Credo di no.
Quello che serve alla nostra regione è un cambio di marcia. I nostri territori chiedono risposte concrete. E invece, fra le altre cose, non c’è ad esempio nulla sul tema della montagna.
E poi, c’è anche un problema di metodo, diciamo. Questo è un progetto di legge omnibus, contiene tanto, anzi troppo. Questo tipo di legge non è previsto nell’ordinamento di Regione Lombardia. Qui ci troviamo di fronte all’ennesimo esproprio di potestà legislativa del Consiglio regionale, quasi tutti gli articoli sono deleghe pressoché in bianco alla Giunta.
Alla Lombardia serve altro che un elenco di belle idee con un titolo altisonante.

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