
In questi giorni molto si è scritto sulla stampa locale riguardo la versione “bresciana” dell’effetto Renzi. Non è mancato un certo scimmiottamento del livello nazionale; anche qui c’è stato chi si è schierato nettamente contro il sindaco di Firenze, chi mostra interesse ma… per ora manca, che sia questione di qualche giorno?, chi è convintamente a sostegno. Varie sono state le presenze “nostrane” alla Leopolda: osservatori speciali, esterni interessati, i “soliti” noti che fin dal primo Ulivo si sforzano di rappresentare l’avanguardia dei processi in atto, considerando la fortuna che fino ad ora hanno portato alle iniziative sponsorizzate fossi in Renzi toccherei… ferro!
Qualche autorevole giornale si è pure spinto a rappresentare il PD bresciano attraverso i “capi-corrente”. Al di la’ della considerazione che forse assieme ad una certa politica andrebbe rottamato anche un certo modo di “raccontarla” vorrei fare una riflessione.
Tra bersaniani, bersaniani più bersaniani di Bersani, franceschiniani, lettiani, bindiani, mariniani, autoreferenziati, giovani vecchi e vecchi che si credono sempre giovani, esiste qualcuno al quale sta a cuore il PD e che in questo momento di tragica difficoltà si rende conto che la nostra priorità deve essere la costruzione di un progetto per il paese e non il bilanciamento tra correnti?
Per quanto mi riguarda voglio lavorare per un PD senza padroni nè nazionali nè locali, fatto di persone che credono nella possibilità di cambiare il modo di governare le nostre comunità cominciando a modificare il modo in cui si opera all’interno del nostro partito.
Basta con capi-corrente che rappresentano solo loro stessi, che da vent’anni vogliono rappresentare il passato, il presente e il futuro e intanto si è persa la provincia, la città capoluogo, non si tocca palla in regione e quando c’è il voto politico….
Basta con una sovrapposizione della città, 200.000 persone, rispetto al resto della provincia, più di 1.200.000 persone, quasi che questione come A2A, aeroporto, infrastrutture, sanità, servizi in genere non riguardino tutti gli abitanti della provincia che non devono essere chiamati solo a “pagare”, ma anche a “decidere”. Diamo spazio ai tanti che ogni giorno nelle amministrazioni locali e nel partito territoriale si impegnano, dopo aver fatto il “loro” lavoro, con dedizione e generosità e che “sono” il Partito Democratico. Basta con funzionari cresciuti in provetta, con confusione tra struttura del partito e rappresentanza politica, con i soliti del “so tutto io”, con chi intende giocare ogni ruolo in partita, con chi rischia di avere a cuore solo se stesso. Non so se dire questo significa essere di Bersani, di Renzi o non so di chi. So che per quanto mi riguarda, all’interno del partito, non sono più disponibile a riconoscere in modo acritico autorevolezze non sempre acritiche, ma a lavorare per quel rinnovamento che il PD, alla sua nascita, aveva individuato come sua missione, rinnovamento che per essere fatto non ha bisogno di continui pulpiti, ma di impegno costante, anche nelle piccole cose.