Archivi del mese: settembre 2011

Ora lo scatto d’orgoglio…

Ieri si è tenuto il peggior consiglio dall’inizio delle legislatura.
Come potevamo prevedere tutta l’attenzione si è spostata sulla questione dei rapporti tra politica ed economia, per dire “affari”. Il dibattito sulla manovra economica e i suoi sviluppi per i lombardi è stato vissuto con lo stesso spirito con il quale si ascoltano i gruppi “spalla” al concerto delle star.
E ovviamente la lega ha dato il meglio di se alzando i toni attaccando la “sinistra” come covo di malaffare e corruttela, sbandierando la propria “diversità”.
Ovviamente omettendo alcune questioni che la riguardano fin dalla nascita, ricordate i famosi 200 milioni di vecchie lire? o che ne hanno caratterizzato la storia, come la vicenda della “banca del nord”.
Ma il modo è stato davvero inaccettabile, trasudante di boria e tracotanza.
Bisogna reagire a tutti i livelli.
Non possiamo continuare a pensare che il destino del nostro paese sia condizionato da una persona di una certa età che ha “bisogno” di aiuto che ogni tanto va “a trovare” un’altro vecchietto, un po’ vizioso a onor del vero.
Anche perché il risultato è sotto gli occhi di tutti. Così come non è più possibile consegnare ad un rigurgito secessionista la risposta all’ondata di antipolitica.
Dobbiamo alzare i toni, sopratutto nella denuncia e nella proposta.
Pulizia al nostro interno, basta alle logiche dei “salva-posto”, basta l’esasperazione del “chi” e non “cosa” fare, apertura verso cambiamenti veri, che dicano con chiarezza della separatezza tra responsabilità politica e mondi economici.
Possiamo trovare attenzione anche in quella parte del centro-destra e della lega che cominciano a provare un sincero disagio per quanto vedono in casa loro, ma soprattutto possiamo incontrare la fiducia di tanti cittadini che vogliono cambiamenti, veri però!

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Alcune idee e considerazioni

Domani c’è consiglio regionale.

Al 1° punto vi è il dibattito concernente la manovra finanziaria e i suoi impatti sulla realtà lombarda.

Mi augurano emergano forti due aspetti:

  1. Alla faccia del “federalismo” ci troviamo di fronte ad un rinnovato ed esasperato “centralismo” dove si tagliano i trasferimenti a regioni e comuni “limitando” i sacrifici del livello centrale.       Lega se ci sei batti un colpo!
  2. Sanità e sociale unitamente ai trasporti sono e saranno i settori più colpiti dalla manovra. Settori che hanno iniziato e dovrebbero caratterizzare una forte responsabilità regionale. Di fatto rischiando di snaturare la natura legislativa del nostro ente riducendolo ad una mansione “amministrativa”.
  3. Noi, PD, chiediamo che sanità, sociale, trasporti e innovazione siano settori che non possono essere messi in discussione. Altri campi di azione, se pur importanti, possono subire tagli. Ne va della tenuta sociale del nostro territorio, ne va della modernizzazione di alcuni settori strategici, ne va della funzione di traino innovativa che la Lombardia ha da sempre rappresentato per il nostro paese.
  4. Come abbiamo difeso la sopravvivenza dei piccoli comuni, dobbiamo investire nel “mettere insieme” gli enti locali e lavorare per la crescita di un modello di federalismo solidale che è il nostro riferimento.

Qualche provocazione e qualche idea forte da contrapporre a Formigoni, alla lega, ad una maggioranza che ha retto regione Lombardia in questi anni, che ha dimostrato di arrabattarsi quando le cose vanno, ma non hanno alcuna capacità di fronte alle difficoltà, specie se straordinariamente serie come quelle che stiamo vivendo.

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“Mino Martinazzoli, una persona e un politico perbene”

Martedì 20 settembre 2011, in Consiglio regionale, si è tenuta una commemorazione di Mino Martinazzoli. Ecco il mio intervento in ricordo di Mino








Gentile Presidente, la ringrazio per aver previsto in apertura di questo consiglio un momento di breve riflessione su Mino Martinazzoli, politico lombardo scomparso il 4 settembre a Brescia.
Momento breve, come sicuramente avrebbe preteso, ma intenso, non per quanto con una certa fatica cercherò di dire, ma per i ricordi e le sensazioni che in molti di noi la figura di Mino Martinazzoli evoca.
Un’esperienza istituzionale intensa la Sua, iniziata sui banchi del Consiglio comunale di Orzinuovi, suo paese d’origine, che lo ha visto Presidente della Provincia di Brescia, Deputato, Senatore, più volte Ministro, Sindaco di Brescia, Consigliere regionale, nonché un altrettanto rilevante attività di uomo del “Suo” partito, la Democrazia Cristiana, che gli affidò compiti delicati, da ultimo quello della segreteria chiamata a concludere una pagina fondamentale della storia del nostro Paese restituendo all’esperienza cattolico democratica quell’etica cristallina che ne aveva caratterizzato gli anni migliori garantendo un armonico sviluppo del nostro Paese.
Ha conosciuto momenti di “potere”, sempre esercitato con prudenza, senza arroganza e con quel dossettiano distacco che gli ha permesso in alcune occasioni semplicemente di “lasciare” i ruoli ricoperti o perché in totale disaccordo sulle decisioni prese o perché percepiva che non era più il “suo” tempo.
Ha conosciuto momenti di sconfitta, come quando si propose quale presidente della nostra regione, momenti che ha interpretato come un modo diverso di concorrere alla vita istituzionale nel convincimento che “… le maggioranze hanno ragione di governare, ma non governano perché hanno ragione…” e con l’idea del dubbio e del travaglio di montiniana memoria che sempre dovrebbe caratterizzare chi ha un ruolo politico, specie quando il voto gli consegna la responsabilità della guida delle istituzioni.
Ha attraversato momenti difficilissimi per il mondo politico, uscendo sempre indenne e “altro” rispetto a certe involuzioni del sistema.
Ha interpretato l’attività politica con rigore, sapendo che è necessario conoscere per “dire”, approfondire per decidere, sforzandosi di mantenere un reale contatto non con la gente, intesa come massa da assecondare e manipolare, ma con le persone considerate come singole individualità da valorizzare in un insieme che non mortifica, ma anzi esalta l’unicità di ciascuno, senza dimenticare nessuno.
Certo forse non è un modo di interpretare la politica oggi in uso, dove al ragionamento si preferisce lo slogan, dove alla coerenza si antepone l’adattabilità del pensiero alle convenienze del momento, dove alla costruzione del futuro si privilegia una superficiale recita del presente.
Non è un caso che non si ritrovò nell’attuale scenario politico, sia chiaro non perché non sapesse cosa “non” gli piaceva, ma perché con difficoltà individuava dove effettivamente poteva riconoscersi.
Insomma forse capiva che non era il suo tempo per essere l’interprete e si era ritagliato, si fa per dire la funzione del “conservatore”, quale ruolo più riformista oggi esiste?, di quella che Gaber chiamava “una antica speranza” di dare soluzioni ai tanti problemi che le persone che, come diceva Mino “… ogni giorno gioiscono e soffrono sullo splendore della terra” hanno.
Il Vescovo di Brescia lo ha salutato quale interprete di un modo di interpretare la politica come esercizio dell’amore verso il prossimo lo ha definito “… fedele interprete di quel bisogno sempre presente in particolare per i giovani di persone credibili che li stimolino, che facciano loro intravedere la possibilità e la bellezza di una politica fatta di intelligenza, di sincerità, di coerenza, di passione per l’uomo.
Nessuno di noi possiede tutte le risposte utili. Non sono più in commercio visioni di società perfette da comporre pezzo per pezzo. Questo tipo di certezza ci è negato. Abbiamo invece sempre più chiara la consapevolezza che un futuro degno dell’uomo potrà essere costruito solo attraverso le scelte di persone umane autentiche: sagge e non stupide; moralmente responsabili e non infantili; capaci di riflessione critica e di autocritica; appassionate del bene delle persone concrete e disponibili ai sacrifici necessari per costruire una civiltà degna dell’uomo, quella che Paolo VI chiamava: la civiltà dell’amore…”.
Richiamo  ancora più provocante in questa stagione di crocifissi ostentati o negati.
Ecco perché ricordiamo Mino Martinazzoli come una persona e un politico perbene, noi tutti sappiamo che di questi tempi non è poco, noi tutti sappiamo che ora di ritornare ad esserlo.

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Ciao Mino

Mino ci riceve per l’ultima volta nello studio di casa, che da quando si era trasferito lì, in concorrenza con l’ufficio, era il luogo di tanti colloqui con persone di vario tipo, compresi numerosi dirigenti della politica nazionale in cerca di consigli e a volte di legittimazione. Anche se a dire il vero quelli di Mino erano più che altro affettuosi rimproveri, continue sollecitazioni non sempre di immediata comprensione.

Di fatto anche quando si era allontanato dalla ribalta nazionale, per scelta e non per costrizione, aveva mantenuto intatta l’autorevolezza, perché basata sulla forza delle idee e non sul numero delle comparsate mediatiche.

Ora tutti sono “martinazzoliani”. Certo lo sono per stima, gratitudine, riconoscenza.  Spero siano tutti consapevoli che l’insegnamento più grande che ci ha lasciato riguarda il senso dell’impegno politico: senso che si fonda sulla conoscenza, lo studio e la preparazione, nonché sul distacco dagli interessi e dai condizionamenti.  Senso che gli aveva permesso di passare indenne da momenti terribili per il mondo politico; senso che gli conferiva una stima molto “trasversale”.

Mino non aveva aderito al Pd. Secondo me gli voleva bene da lontano.  Il Pd deve ritrovarsi nell’idea di Martinazzoli della politica, riscoprire quel senso fatto di rigore, di trasparenza, di “libertà” nell’azione politica. Ma se tutto quanto ho sentito e letto in questi giorni è sincero, ho fiducia. Il Pd lo farà!

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Farmaci&Sanità: nuovo salasso?

Centotrentacinque milioni di euro, a tanto ammonta l’introito previsto dal superticket su visite ed esami introdotto a luglio dal Governo e subito applicato dalla Regione Lombardia seppure sia ancora in corso il confronto tra Stato e Regioni finalizzato all’azzeramento di questa misura, almeno per l’anno in corso.

Una spesa in più per i cittadini lombardi a cui si aggiungono cinquanta milioni di euro per i “sovrapprezzi” applicati all’acquisto sui farmaci generici.  Un conto salato, che porta i lombardi, a sborsare per la tutela della propria salute poco meno di duecento milioni l’anno in più rispetto a pochi mesi fa. Un salasso ingiustificato, secondo il PD, che vuole anche veder chiaro rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal direttore generale della sanità al Meeting di Rimini secondo le quali starebbe per arrivare una modifica in senso restrittivo delle esenzioni. Anche perché, a causa delle differenti scelte fatte dalla Lombardia e dalla confinante Emilia Romagna, molti lombardi avrebbero già tutte le ragioni di “emigrare” per farsi curare a costo minore.

Il Governo toglie alla Lombardia 135 milioni di euro, ed è quanto la Regione mira ad ottenere dall’introduzione del “superticket”, peraltro modulato sul valore delle prestazioni e non su un principio di equità. Altre regioni , al contrario, hanno deciso di applicare un meccanismo progressivo legato al reddito. Di conseguenza , mentre in Lombardia un esame come la tac o la risonanza magnetica oggi costa 66 euro a tutti i cittadini non esenti, a pochi chilometri di distanza, ad esempio a Castel San Giovanni o a Piacenza,  lo stesso esame ne costa 36 per chi ha un reddito familiare sotto i 36mila euro, e 50 per chi guadagna fino a 100mila euro.

A questi aggravi di spesa per i lombardi  si aggiungono le conseguenze della delibera di fine luglio con cui la Giunta, senza alcuna concertazione, ha deciso di rivedere in corso d’opera le regole di gestione del sistema sanitario. La revisione dei contratti al ribasso con le strutture sanitarie comporterà inevitabilmente per gli utenti maggiori tempi di attesa e una qualità di cura più bassa poiché, per la prima volta, sono sottoposti a tetti di spesa anche prestazioni come la dialisi e la radioterapia oltre all’erogazione di farmaci oncologici o per la cura delle malattie rare.

Sui contenuti di questo provvedimento e sulle ultime esternazioni del Direttore Generale Lucchina circa l’imminente stretta sui criteri di esenzione, il PD ha chiesto un incontro in Commissione Sanità al dirigente e all’assessore: Pensiamo infatti che temi che hanno ricadute così importanti sui cittadini  andrebbero discussi  nella opportuna sede istituzionale. Non si possono modificare a cuor leggero regole così importanti, nè si possono ridurre i diritti dei malati solo per fare cassa.

E a questo ci opporremo, chiedendo tutti i chiarimenti e le modifiche del caso.

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