Archivi del mese: agosto 2011

A fianco dei comuni…

Lunedì 29 ore 11.00 manifestazione ANCI “contro” la manovra finanziaria.

Grande la partecipazione di Sindaci e amministratori locali per difendere i loro comuni dalla cancellazione e dall’ulteriore impoverimento.

Grande l’ipocrisia di chi come Podestà e Formigoni non solo cercano di guidare “l’opposizione” al governo ma addirittura, udite udite, se la pigliano contro la casta, la legge elettorale e altro.

Grande la “preoccupazione” per il vertice che oggi si terrà ad Arcore (si, quell’amena villa dove…) fra Berlusconi e Bossi (2 noti uomini di stato particolarmente illuminati, o fulminati?) dal quale dovrebbero uscire soluzioni per ogni problema.

Ha ragione il Presidente Napolitano a richiamare tutti a concorrere ad uscire da questo momento difficilissimo, ma questo non deve far venir meno la necessità di liberarci di chi in questi anni ha dimostrato l’assoluta incapacità di governo, anche di chi sta improvvisando in improbabili “rigenerazioni”.

Come PD dobbiamo essere chiari.

Per noi i comuni sono il motore del paese. Anche se piccoli rappresentano un’identità da tutelare. Investire su una rete di servizi associati, cosa del resto in atto, non significa azzerare storie, culture, valori.

Per noi è sempre indispensabile smantellare un’impalcatura istituzionale se fatta di privilegi e “controllo” di ogni attività.

Formigoni eviti di darci lezioni, semplicemente si renda conto che più di ogni altri rappresenta la casta da smantellare, rappresenta il problema non la soluzione!

Infine il PD deve anche, di fronte alle difficoltà di questi giorni, rispondere con dignità fermezza e assunzione di responsabilità! Così sarà credibile e potrà rappresentare una credibile alternativa.

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Canton Mombello: urge pensare al futuro

Ci siamo messi in cammino per approfondire la situazione carceraria in Lombardia, evitando la politica degli annunci, puntando soprattutto sulla realtà che fa i conti con scarsità di risorse e sul sovraffollamento che ha raggiunto l’emergenza umanitaria.

Con Giambattista Ferrari e Fabio Pizzul, accompagnati dal segretario provinciale Pietro Bisinella e dal consigliere provinciale Roberto Cammarata, abbiamo visitato la casa circondariale di Canton Mombello, dopo aver verificato la situazione delle carceri milanesi la scorsa settimana.
Consapevoli che la Regione può far poco per ciò che riguarda gli spazi, di competenza ministeriale non si può sottacere la forte invivibilità di Canton Mombello, che accoglie 509 detenuti a fronte di 298 posti limite. Ne nasce il convincimento che ci sia poco da discutere e si debba pensare a una nuova struttura.

Per questo come consiglieri regionali del Pd intendiamo fare pressing sul Ministero e sulle altre forze politiche per mettere ordine e soprattutto garantire il reinserimento nel contesto sociale del detenuto. Lodando «l’enorme impegno e l’umanità» del personale e della direzione che utilizzano al meglio le risicate riserve finanziarie a disposizione, facciamo appello alla coscienza dei bresciani, in un momento particolare di discussione sull’assetto urbanistico della città, bene sarebbe pensare in anticipo nel nuovo Pgt dove collocare il nuovo carcere.

Nei prossimi giorni scriverò un resoconto più dettagliato delle visite

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Il Partito Democratico e le sue regole

Ho l’impressione che nel Partito Democratico sia scattata la gara a chi si erge a paladino dell’etica, della sobrietà, della profonda necessità di un sostanziale cambiamento nel modo di fare politica. Temi veri che però evitiamo di consegnare a facili populisti o alle scorciatoie di facili “rifondazioni”.

Sul tema dei costi della politica, invito tutti, a leggere le proposte del PD, che in modo concreto propone cambiamenti seri, praticabili e in linea con quanto si sta chiedendo all’intero Paese. Cosi come è bene che  chi in passato, al  presente  e in futuro (leggasi vitalizi), ha goduto, gode e godrà di privilegi si astenga dal salire sul pulpito.  In quanto alla sobrietà . . .  forse basterebbe essere sobri come modo di porsi, di confrontarsi e di non atteggiarsi a casta. In fondo basta chiedere a tutti di essere e di comportarsi da normali e non da isteriche “prime donne”, ovviamente senza alcun riferimento  alle quote perché anche in questo caso imperano gli uomini!

Ma riguardo al cambiamento nel modo di fare politica mi permetto di suggerire alcune brevi proposte:

-          Fissare da subito il limite di mandati.  Individuiamo alcune, “rare”, eccezioni non soggette ad essere interpretate e procediamo, tenendo conto anche del “pregresso” e senza taroccare il contachilometri.

-          Dire chiaramente che laddove si svolgono elezioni senza possibilità di scelta tra i candidati da parte degli elettori il partito si impegnerà a fare in modo che questo avvenga in fase di definizione delle liste.  Anche qui servono alcune, “rare”, eccezioni, diciamo subito quali sono e non “durante” la fase di compilazione degli elenchi dei candidati.

-          Invitare i tanti auto-candidati a riflettere riguardo la semplice considerazione che il risultato politico del PD viene prima del loro destino, politico si intende. Evitino di affidare il loro progetto di vita alla carriera politica, rischiano di vivere male, non dormire la notte, ma soprattutto di costruire una sonora sconfitta. L’autorevolezza dei nomi nasce dall’impegno e dalla capacità di aggregazione e di proposta non dalla ossessiva autoreferenzialità.

-          Chiedere alle anime del partito (che la loro persistente evocazione sia un modo di risolvere la questione dei cattolici nel PD?) di evitare di continuare ad auto contemplare il proprio ombelico e di vivere una instancabile competizione, al ribasso, interna.

Che si evidenzino tutte le sensibilità, si esaltino tutti i convincimenti, diventino motivo di confronto vero, ma poi si trasformino in una sintesi condivisa e realmente unificante. Il tutto alla luce del sole, non negli scantinati o nei solai, spesso “informatici”.

-          Cambiare il modo di vivere il partito. Porre una distinzione tra funzionari e dipendenti e responsabilità politiche. Evitare che l’appartenenza politica “serva” ad accompagnare alcune carriere. Smettere di pensare di costruire ruoli istituzionali in laboratorio, rischiamo di eleggere persone che non sanno cosa sia il suono della sveglia del mattino per andare al “lavoro”.

-          Infine basta con i “vecchi” nuovi. In molti, con tanta storia, magari anagraficamente relativamente giovani cercano di accreditarsi come il nuovo che cambia. Avere idee nuove (ben vengano!) non significa dimenticare quello che si è detto e si è fatto. Se ce ne si vergogna, forse è il caso di smettere di occupare quel settore. Altrimenti partiamo da lì evitando di sbandierare ritrovate verginità, tanto a Roma che a Milano che a Brescia, e proseguiamo nell’interessante lavoro di costruire il nostro Partito Democratico.

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