Carceri, enti locali e sistema di welfare: un piano per un’approccio d’insieme

Nonostante diversi protocolli firmati con il Ministero di Giustizia per l’adozione di un Piano sulle carceri, il problema del welfare legato ai detenuti e alle loro famiglie continua a manifestarsi in tutta la sua gravità e fa notizia soltanto in alcuni periodi dell’anno, particolarmente quello estivo.

Dati alla mano, sono 8094 i detenuti nelle carceri lombarde (fonte DAP 2010) a fronte di 5652 posti, dei quali 4137 stranieri. Le strutture penitenziarie sono 27: 19 istituti, 7 uffici di esecuzione penale esterna e 1 ospedale psichiatrico giudiziario. Le strutture minorili sono 5. Per far fronte ai numerosi aspetti connessi con la gestione dei detenuti, la loro formazione, la reintroduzione sociale, il problema dei minori, il cattivo stato dell’edilizia, occorre agire su diversi piani. Di questo si è parlato oggi nel convegno “Carcere, enti locali e sistema di welfare” organizzato dal gruppo regionale del Pd presso la sede del Consiglio regionale, a cui hanno preso parte esperti e responsabili di strutture e associazioni legate al mondo carcerario, oltre che esponenti politici.

Da poco in Lombardia è stata definita la figura del difensore, la quale assommerebbe in sé anche le funzioni del garante delle carceri. Tra le proposte del gruppo regionale del Pd vi è anzitutto quella di disciplinare meglio la figura del garante (che in questo momento è affidata appunto al difensore civico) e di delinearne precisamente funzioni e compiti.

Per noi non servono nuove leggi ma far funzionare al meglio quelle che esistono, perché se da un lato Regione Lombardia ha un buon impianto nel suo complesso, dall’altra spesso non vengono messe in campo le risorse necessarie a farlo funzionare e soprattutto non viene messa a sistema una vera rete di enti e associazioni.

Esce dal convegno infatti la proposta di realizzare un tavolo interassessorile per dare il via ad un piano che sappia generare una visione d’insieme sul carcerato e sulla sua famiglia e tarare di conseguenza gli strumenti più adeguati per rispondere alle problematiche relative alla detenzione e al reinserimento sociale del carcerato.

Infine grande attenzione va al mondo dell’infanzia, ai bambini che restano prigionieri di relazioni affettive interrotte a causa della permanenza dei genitori in strutture di detenzione. Anche nei confronti di questo target si stanno approntando proposte e attivando momenti di monitoraggio per dar vita a una rete che sappia concretamente rispondere ai bisogni.

Il tema dei figli di genitori di detenuti – ha ricordato Lia Sacerdote, presidente “Associazione bambini senza sbarre” – è un tema di salute pubblica, per questo va superato lo scollamento tra carceri e servizi esterni e va fatto un cambiamento culturale da parte degli operatori del mondo carcerario per favorire, nel modo meno traumatico possibile, l’accostamento bambino-carcere.

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