Immigrazione: tra buonismo e demagogia

Ogni volta che si tocca il tema dell’immigrazione forti sono le reazioni da parte di molti. Solite sono le accuse: politici fuori dal mondo, che vivono in luoghi protetti, che non si rendono conto di cosa deve subire la gente. Così come le proposte: bisogna mandare via tutti; è ora di finirla con questo buonismo che ci consegna solo delinquenza e insicurezza.
Vorrei innanzi tutto dire che so bene quale è il problema e il “sentire” dei cittadini al riguardo.
Credo però che compito delle istituzioni, non sia quello di illustrare i problemi, esasperandone i toni, ma cercare di mettere in campo possibili soluzioni partendo da una considerazione.
Il tema sicurezza è altro rispetto l’immigrazione. Le persone non la pensano così. Per smontare la tesi bisogna investire in sicurezza, a tutto campo: intervenendo sulla microcriminalità, smantellando le zone “impraticabili” per i cittadini, garantendo il rispetto del decoro dei nostri parchi e piazze; combattendo la grande criminalità, i dati sulle infiltrazioni malavitose anche in Lombardia sono impressionanti. E‘ necessario ribadire che il rispetto della legge vale per “tutti”, anzi per chi ha ruolo pubblico vale ancora di più.
Rimane il tema dell’immigrazione. Le persone non sono merci che si importano a secondo del bisogno. Regolare i flussi significa concertare in sede internazionale le regole che sovraintendono ai fenomeni e le azioni di aiuto allo sviluppo dei paesi in difficoltà. Certo in questi giorni c’è anche un’emergenza umanitaria che va affrontata per quello che è, un’emergenza che rende evidente la necessità di cambiare il modo che abbiamo di rappresentarci con certe nazioni e certe regioni. Di sicuro per il nostro Governo si è avuta la dimostrazione che la politica molto “personale” fatta di pacche sulla spalla o di “baciamano” non porta da nessuna parte. Serve credibilità, autorevolezza, capacità di creare aggregazioni internazionali. A questa oggettiva difficoltà non si può reagire in modo disordinato e contradditorio o peggio ancora limitandosi a fare da megafono al problema.
Anche per questo è necessario un cambiamento che il Pd deve saper interpretare, senza facile buonismo, con fermezza dove serve e con grande visione futura. I fenomeni complessi, fra tutti quelli dei flussi migratori, non hanno bisogno di demagogia per l’oggi, ma di scelte per il domani.
Ai nostri cittadini bisogna trasmettere il rimando di uno Stato capace di far rispettare la legge e di applicare le pene previste e di un Paese che non può diventare un “campo profughi” costantemente aperto, ma che aspira a giocare il ruolo di protagonista di una innovativa politica di cooperazione internazionale fatta con la mano tesa e la schiena diritta, senza inchini e baciamano.

Articolo scritto in Economia e lavoro, Idee e politica, Sanità e welfare.



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