Archivi del mese: dicembre 2010

Caro Pd ritrova la mentalità di governo

Pubblico qui di seguito mia intervista odierna a “Bresciaoggi” a firma del bravo Massimo Tedeschi.

Dopo la buriana per la sfiducia (mancata) al governo Berlusconi, l’opposizione si riorganizza. Nei giorni scorsi è stato a Brescia Enrico Letta, che ha riunito gli amici di sempre. Fra loro Gianni Girelli, consigliere regionale, che muove da una premessa: «Il voto parlamentare – spiega – non è stato una sconfitta per il Pd, ma per una maggioranza che era larghissima e ora si misura su tre voti provenienti da partiti nati come antiberlusconiani». Detto questo, secondo Girelli, anche il Pd «deve rivedere la propria posizione». E riscrivere le dinamiche interne. «Noi della componente cattolico-democratica non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare il campo – chiarisce Girelli – Siamo fondatori del Pd non per accordi di vertice ma perchè siamo presenti circolo per circolo, paese per paese. Dentro il Pd serve una maggior capacità di unità e incontro, a partire da chi si rifà a un’ispirazione cattolico-democratica». Girelli non pensa tanto alla Bindi («con lei la pace è già fatta») ma «piuttosto a Fioroni».
ALLARGANDO lo sguardo, il consigliere regionale insiste su una duplice necessità per il Pd: «Da un lato superare le appartenenze fra “ex”, dall’altro evitare il rischio che si instauri una mentalità d’opposizione. Così facendo ci si affeziona al ruolo, si esaspera la protesta, ci si preoccupa di avere con sè la totalità di chi è “contro”. Invece non basta la consapevolezza di essere alternativi a chi oggi è al governo, ma è necessario muoversi da forza di governo». Un partito votato all’opposizione «si logora nelle guerre interne». Un partito (potenzialmente) di governo «parla invece al Paese». Qualche esempio? «Fra la Fiom e Marchionne c’è uno spazio talmente largo che il Pd può occuparlo, rivendicando una presenza dello Stato nelle politiche per il lavoro».
AGLI INGOMBRANTI alleati di sinistra Girelli obietta: «Il Pd deve avere il coraggio di dire a Vendola che è il benvenuto se mette assieme la sinistra-sinistra. Ammesso che ci riesca». Il governatore della Puglia è, per Girelli, «interlocutore affidabile, serio, ma che non può essere certo la guida del processo». La sua insistenza sulle primarie suscita una punta di irritazione: «Con che diritto rivendica lui le primarie? Le primarie sono un’invenzione di partito, è ora di smetterla che le chiedano gli altri, ciascuno a proprio uso e consumo».
Girelli suggerisce un percorso più «classico»: «Prima costruiamo il quadro politico, e solo se non ci saranno le condizioni per individuare un leader, si potranno decidere le primarie». Va evitato un nuovo caso-Milano: «Là – dice il consigliere regionale – è stata scelta una persona degnissima, ma attraverso le primarie si è rischiato di predeterminare alleanze e opzioni politiche».
Oggi lo statuto del Pd stabilisce che il segretario del partito dev’essere candidato premier. Tutto ok? «A me la norma va bene. A meno che sia il segretario stesso a sollevare un problema». Per Girelli il Pd «deve saper parlare ai moderati», ma deve essere capace anche di dialogare «con i partiti che li rappresentano, a partire dal tema delle regole».
A PROPOSITO di regole interne, Girelli torna a chiedere «limiti di mandato e alcune incompatibilità». Reclama il ritorno alle preferenze nel sistema elettorale e, se non sarà possibile, «primarie nella scelta dei candidati, per evitare nuovi casi Lusetti, Binetti e Calearo». Infine, il tema-Loggia: «È tempo di pensare seriamente alla riconquista di Brescia. La persona giusta per farlo va cercata a cominciare dal Pd, ma senza fermarci solo lì. Bisogna spostare il tiro, smettendola con attacchi troppo personali a chi governa ma contrastando fortemente la politica che viene fatta. E che bada soprattutto a smantellare cose positive fatte in passato». M.TE.

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Parco dello stelvio:inaccettabile smembramento

Schiaffo istituzionale inaudito. Lo smembramento del Parco dello Stelvio, approvato oggi in Consiglio dei Ministri, non può essere definito diversamente.

Il Pd ha perciò presentato nel Consiglio regionale della Lombardia un ordine del giorno, per affermare la contrarietà lombarda alla divisione del parco nazionale in tre parti. L’ordine del giorno non solo è stato approvato, ma il voto è stato unanime, a indicare la precisa e netta posizione della Lombardia contro lo smembramento di un parco che è patrimonio nazionale e come tale va tutelato e preservato.

Più della metà del territorio su cui si estende il parco fa infatti parte della Lombardia, eppure Formigoni non ha ritenuto necessario rivendicarne l’indivisibilità davanti ai comuni di Trento e Bolzano, nonché davanti al  Governo Berlusconi.

E’ perciò evidente che un tale provvedimento non solo è inaccettabile, ma assume addirittura i connotati dell’incostituzionalità e diventa il prezzo dell’astensione dell’Svp sulla sfiducia al premier.

Il futuro del Parco diventa così nebuloso: la mancanza di una guida unitaria rende incerti i finanziamenti ed altrettanto incerta la promozione di progetti per lo sviluppo sostenibile nell’area protetta.

Le Province a Statuto speciale prevalgono rispetto al voto del Consiglio regionale Lombardo, che viene calpestato e ignorato, in barba al tanto sbandierato federalismo.

Ancora più sbalorditiva è la posizione assunta da Brescia e dal Broletto: come si può tacere davanti a un fatto del genere, che altro non è che uno scippo, che toglie alla Lombardia la più importante delle realtà di tutela dell’ambiente naturale dell’arco alpino.

Non esistono ragioni, non esistono giustificazioni né attenuanti: le dimissioni dal PDL del ministro Prestigiacomo non sono che l’ennesima dimostrazione che ragioni biecamente politiche non possono prevalere davanti all’interesse del Paese.

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Sanità: Risorse per la medicina di genere

Anche in medicina esistono le quote rosa.

Ecco perchè è importante che le cure tengano conto dei pazienti, delle pazienti, del loro carico di diversità.

Ogni malato, seppur affetto dalla stessa patologia, è diverso da un altro.

Credit © European Communities, 2010.

Secondo tali convinzioni l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato un programma strategico nazionale sulla medicina di genere, con lo scopo di migliorare la sanità pubblica e, di conseguenza, l’appropriatezza delle cure.

Per gli stessi motivi  mi sono battuto per far approvare un ordine del giorno al bilancio regionale 2011.

Infatti, anche se in Lombardia 42 ospedali hanno ricevuto il bollino rosa per la qualità della cura e dell’assistenza rivolta alle donne,  molto non solo deve, ma può essere fatto, sul fronte della ricerca e dell’efficacia delle cure.

Fondamentale risulta pertanto la decisione della Giunta di  prevedere risorse specifiche per affinare la ricerca e la cure di genere, di favorire una più massiccia informazione sulle nuove patologie che colpiscono le donne e di intraprendere azioni per la promozione del ruolo dei consultori sul nostro territorio.

Informare i cittadini, mettere a loro disposizione gli strumenti adatti non solo per capire una malattia già conclamata, ma anche per prevederne gli sviluppi e prevenirne l’insorgenza è il solo modo per agire efficacemente.

Non solo il malato deve saper fare i conti con la malattia, ma anche chi non lo è: conoscere, formare e informare è il miglior modo per migliorare lo stato di salute di tutti.

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Il federalismo di Berlusconi-Bossi-Tremonti

Pubblico l’articolo dalla mia conferenza stampa su tagli che i nostri comuni dovranno subire dall’anno prossimo:

Dal Giornale di Brescia del 18 dicembre:
Ma quali tagli ponderati, queste sono sforbiciate lineari che non guardano alla quelità degli investimenti». A pensarlo è il consigliere regionale del Pd Gianantonio Girelli che ha commissionato uno studio sul Decreto con cui il Governo «riduce drasticamente i trasferimenti erariali per il 2011 ai Comuni con popolazione superiore a 5mila abitanti». «A conti fatti – secondo la stima GianAntonio Girelli – il taglio si aggira attorno ai 19 milioni di euro».
«Questa sforbiciata – prosegue Girelli – determinerà un aggravio di costi che ricadranno sulle famiglie e le imprese. Si tratta di tagli scandalosi, innanzitutto perché lineari, cioè uguali per tutti. Senza guardare alla differenza fra enti spreconi ed enti efficienti. Senza nessun parametro di merito su come i soldi vengono spesi. Alla faccia delle tante parole spese dal ministro Brunetta».
E come se non bastasse, aggiunge il consigliere Pd, «anche i trasferimenti di quanto dovuto ai Comuni per il rimborso Ici, l’unica fonte di entrata federalista che esisteva, vengono ridotti, alla faccia delle promesse spese dai ministri proprio verso i sindaci».
Nel dettaglio Girelli allega un elenco di tagli che riguardano i Comuni bresciani con più di 5mila abitanti. Brescia – sempre secondo i dati presentati dal consigliere regionale del Pd – pagherà la riduzione dei trasferimenti per un totale di 5,6 milioni di euro.
Tra gli enti locali più tartassati ci sono Bagnolo Mella con 279mila euro in meno, Botticino con 197mila euro, Carpenedolo 221mila, Cazzago San Martino 222mila, Chiari 390mila euro, Concesio 315mila. E ancora: Desenzano (- 415mila), Ghedi 380mila, Gussago 297mila. Ma la «scaletta» dei tagli calcolati da Girelli vede Lumezzane perdere 603mila euro.
Montichiari, invece, si ferma a 375mila euro, ci sono poi Palazzolo (339mila), Rezzato (245mila), Salò (201mila) e Sarezzo (288mila).
Se la teoria enunciata da Girelli, ovvero quella dei tagli lineari, verrà dimostrata, la questione si rivelerà piuttosto spinosa. In effetti, un taglio generalizzato porta non solo a fare differenze sulla qualità degli investimenti effettuati e sui quali i Comuni stanno affrontando i piani di ammortamento, ma soprattutto non fa distinzioni fra virtuosi e non. Un po’ come accaduto con le regole generali applicate al patto di stabilità. Non è un caso se il Comune di Brescia è riuscito a portare a casa un risultato significativo con il decreto «salva Brescia», che ha permesso di salvare il capoluogo dall’obbligo di tagli in ragione di venti milioni annui per un triennio.
Girelli chiude: «Questa è una manovra centralista che corre il rischio di mettere in ginocchio i Comuni che sono e rimangono una delle poche istituzioni forti del nostro Paese».

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Acqua: il commento di Enrico Borghi presidente UNCEM

Ospito volentieri il commento di Enrico Borghi, presidente dell’L'UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) sull’acqua

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