Archivi del mese: novembre 2010

Acqua: un rinvio che è una vittoria

La nostra maratona oratoria ha prodotto un effetto.acqua

Il Consiglio Regionale ha deciso di rinviare al 23 dicembre la discussione sul progetto di legge 57 riguardante la gestione dell’acqua in Lombardia.

Un rinvio che permetterà di capire le intenzioni del Governo: c’è la possibilità che la cancellazione degli Aato (gli attuali soggetti gestori dell’acqua sul territorio) venga rinviata di qualche mese, in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale e dei referendum.

Questo garantirebbe la possibilità di evitare la creazione di nuovi enti gestori (affidati alle province) togliendo la titolarità del servizio ai comuni, che potrebbero esprimere solo un parere, senza nessuna possibilità di gestire il servizio in proprio.

Per questo il rinvio al 23 dicembre, è da considerarsi una piccola vittoria, in attesa di notizie

da Roma, che si sperano positive, visto che la governano i maestri del

federalismo… o No?

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acqua: Consiglio regionale sulla gestione

acquaOggi in consiglio regionale, sfida sull’acqua. Per il Pd le scelte fondamentali devono spettare al Comune: riaffermare il suo protagonismo decisionale vuol dire ridare centralità a ciascuna comunità locale. Non condividiamo la scelta di affidare alla Provincia un ruolo strategico. Senza coraggio, la maggioranza Lega-PDL richiama il decreto Ronchi, che penalizza fortemente la gestione pubblica dell’acqua, segui i nostri lavori sulla diretta video oppure la mia diretta su twitter

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Acqua: la regione toglie ai comuni per dare alle provincie

acquaCon il voto contrario del Gruppo consiliare del Partito democratico è stata approvato in VIII Commissione Agricoltura, parchi e risorse idriche il progetto di legge di modifica sul servizio idrico integrato

Noi Abbiamo votato contro un provvedimento che di fatto affida la titolarità del servizio alle Province togliendolo ai Comuni. Le audizioni dei giorni scorsi con Comuni, Ato, Comitati dei cittadini, non sono servite per far recedere la maggioranza da un provvedimento che poteva essere definito in maniera sicuramente diversa.

La maggiornaza ha voluto approvare il provvedimento con una fretta sospetta.

Vanamente abbiamo chiesto alla maggioranza di tenere conto del ricorso avverso alla soppressione degli Ato, presentato da Regione Veneto e per il quale la Corte costituzionale si esprimerà a febbraio.

Ma i” maestri” del federalismo non hanno voluto sentite ragioni,  avanti tutta!

Nel caso di accoglimento del ricorso del Veneto, ci troveremo in una situazione di grande difficoltà con una legge non valida e gli Ato soppressi.

Qualcosa però abbiamo ottenuto: in sede di discussione siamo riusciti a ottenere almeno che il parere dei Comuni diventasse vincolante, ridando così un minimo di forza alle amministrazioni locali. La nostra battaglia continuerà da martedì (il 30 novembre prossimo ci sarà Consiglio regionale, ndr), in Aula, dove difenderemo come sempre la titolarità dei Comuni e chiederemo che anche Regione Lombardia si faccia promotrice per la soppressione dell’articolo della legge Calderoli che sopprime gli Ato, i quali, per inciso, garantiscono ai cittadini lombardi le tariffe più basse di tutto il territorio nazionale e che per efficienza ed efficacia sono citati da organismi sicuramente non vicini al pubblico come Mediobanca.

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Piano Socio Sanitario: la mia intervista al Giornale Di Brescia

«Non promettere nulla per non deludere troppo»

Generico, carente ed inefficace. Questa la posizione delle opposizioni in Regione in merito al documento approvato ieri in aula. Ne abbiamo parlato con Gianantonio Girelli, consigliere regionale del Pd e membro della Commissione Sanità, la stessa che due settimane fa ha varato il testo discusso in aula.
«Contenuti di assoluta genericità; si rileva, in particolare la mancata definizione di priorità nei singoli settori, l’assenza di ogni descrizione sugli interventi e la programmazione che si intende attuare per raggiungere gli obiettivi dichiarati, nonché di standard e di indicatori di misura. Infine, una carenza particolarmente grave, sono totalmente assenti delle puntuali indicazioni sulle risorse economiche che si metteranno in campo. Questo, per altro avulso da un contesto di crisi diffusa che vedrà molti settori, fra i quali anche quello sociosanitario, in una situazione di forte contrazione delle risorse».
Ed aggiunge: «Un altro punto critico, di ordine generale, è la previsione che il Piano sia aggiornato annualmente insieme al Documento di programmazione economico-finanziaria, e che sia la Giunta Regionale a decidere quale stanziamento economico destinare al raggiungimento degli obiettivi. È più che probabile che ciò sia fatto utilizzando la delibera di Giunta che stabilisce le regole del sistema per l’anno successivo. Attraverso questo mezzo sono già stati introdotti importanti cambiamenti all’organizzazione e, anno dopo anno, si è andata consolidando questa modalità di gestione che riduce i margini di decisione e controllo da parte del Consiglio regionale».
Girelli conclude: «La scelta di confezionare un Piano definito povero e generico da molti dei soggetti ascoltati durante i lavori della III Commissione (tra gli altri, Anci, sindacati e Acli) è dettata dall’esigenza della maggioranza di non promettere nulla per non deludere troppo, in considerazione della scarsità delle risorse economiche del bilancio regionale e dai tagli dei trasferimenti delle risorse statali sia sul fondo sanitario sua su quello sociale.

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Piazza della Loggia: verità e giustizia

Cosa dire della sentenza di Piazza Loggia? Come esprimere il senso di sgomento che sento e che credo in queste ore caratterizzi tutti i bresciani. Non è possibile che nel nostro Paese sulle stragi continui a persistere il buio e non si riesca a dire parole certe. Non è più tollerabile quello spesso velo di omertà, di silenzi, di cose non dette o peggio di falsità che caratterizzano queste tragiche vicende.

Tutta la Brescia costituzionale e civile deve ribellarsi, chiedere verità e giustizia.

Lo dobbiamo a chi ha perso la vita, lo dobbiamo alle loro famiglie, lo dobbiamo a noi stessi se vogliamo continuare a guardarci allo specchio senza vergogna.

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Il Tuor nelle stazioni ferroviarie con i Giovani Democratici

Sta continuando, in questi giorni, l’indagine del Pd regionale nelle stazioni ferroviarie lombarde, anche quelle più piccole e più sperdute. A Brescia, stiamo effettuando la visita nelle varie stazioni grazie al contributo dei Giovani Democratici e nelle prossima settimana con un apposita conferenza stampa forniremo i dati di questa indagine e presenteremo anche le nostre proposte per il loro rilancio che prevedono il coinvolgimento delle associazioni del territorio.
Fotografie e filmati saranno da corredo alla nostra ricerca. In antemprima le fotografie scattate nella stazione di Remedello, ogni commento mi pare superfluo…..

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Immigrati&Lega demagogia pura

La delicata situazione di Brescia è un segnale chiaro e inequivocabile: è necessario che la politica si decida ad affrontare con serietà le emergenze sociali presenti suinostri territori. E deve essere presa una presa di posizione chiara, ma pacata.
Se, come ha ben fatto il Pd bresciano attraverso le parole del segretario provinciale Bisinella, va ribadita la contrarietà a ogni forma di protesta non autorizzata e a un qualsivoglia avvallo di questi comportamenti, risulta evidente che, di fronte a certe drammatiche emergenze, l’autorevolezza delle istituzioni deve emergere. Essa deve mostrarsi ferma e al contempo capace di ascoltare e quindi risolvere. La posizione del presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni, non va però in questa direzione, anzi. Essa introduce ulteriore motivo di tensione e di complicazioni per le autorità impegnate nella soluzione della vicenda. Così come è pura e inutile demagogia accostare e assimilare il panorama bresciano alla drammatica situazione veneta, che crea un clima di scontro da Far West. Non è necessario fare la voce grossa per farsi ascoltare: è invece chiara la necessità di creare e alimentare un clima di rispetto delle regole, che va strenuamente difeso e reintrodotto, attraverso lavoro e competenza, senza sottovalutare la necessita del silenzio, che, proprio in queste situazioni, diventa la scelta più opportuna da parte della presidenza del Consiglio regionale.

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Interrogazione sulla Barghe-Vestone-Idro

Trovate qui di seguito il video del question time di ieri sulla SS Barghe Vestone Idro.
L’Assessore Cattaneo, nel rispondermi, ha confermato che la finanziaria nazionale toglie il denaro, già previsto, per lo stanziamento dell’opera che rimane per Regione Lombardia prioritaria.
Altro aspetto da sottolineare è che la Provincia non ha ancora ultimato il progetto definitivo e che la Regione ha deciso di lasciare almeno 1.5 mln di Euro per la sua ultimazione. Da parte mia nessuna polemica, come peraltro qualche altro componente della maggioranza in provincia ha fatto. Rimarrò vigile e attento a questa problematica nella consapevolezza che tutti si devono adoperare per la sua realizzazione nei tempi più brevi possibili.

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LA GESTIONE DELL’ACQUA RIMANGA AI COMUNI

Un progetto di legge al Parlamento che chiede di abrogare il comma della legge Finanziaria 2010 che sopprime le Aatoacqua pubblica (Autorità d’ambito territoriale ottimale), e toglie quindi ai sindaci la titolarità della gestione dell’acqua. E un progetto di legge regionale che mette al centro i Comuni, affinché l’acqua rimanga davvero pubblica. Sono le due mosse che il Gruppo del Partito democratico in Consiglio regionale sta facendo per evitare che la gestione del servizio idrico integrato passi esclusivamente in mano ai privati con tutto ciò che ne consegue per il bene pubblico.

Abbiamo presentato le iniziative oggi durante una conferenza stampa, in cui abbiamo ribadito che l’acqua è un bene pubblico da tutelare e gestire con logiche pubbliche. Ma questo ci viene garantito solo se a gestire il servizio saranno i Comuni, di cui va riaffermato il protagonismo decisionale per ridare centralità alle comunità locali nel tutelare e preservare un bene che incide sull’alimentazione, l’igiene e la salute dei propri cittadini.

Fatta salva la logica dei due progetti di legge (già presentato quello al Parlamento che dovrà passare in Commissione, Consiglio regionale e poi approdare a Roma; in definizione il progetto di legge regionale che contemporaneamente andrà al confronto assieme a quello della maggioranza), i punti chiave sono due: primo punto, la titolarità del servizio idrico integrato spetta al Comune. Secondo aspetto, l’azienda speciale, costituita dalle Province in ciascun Ato (Ambito territoriale ottimale) e denominata Ufficio d’ambito, prevede un consiglio di amministrazione in cui i sindaci, oltre a essere maggioritari, scelgono autonomamente i propri rappresentanti, mentre i Comuni, convocati in Conferenza di servizi dalle rispettive Province, adottano i provvedimenti principali: scelgono la forma di gestione del servizio idrico integrato e le modalità di scelta del gestore del servizio, approvano il Piano d’ambito (che comprende la programmazione degli investimenti) e determinano la tariffa di base. Terzo punto è necessario salvaguardare gli affidamenti già in essere che cessano alla naturale scadenza del contratto. Infine, vogliamo tutelare il principio dell’unitarietà della gestione, relativamente all’affidamento del servizio idrico integrato, che prevede la possibilità di più gestori coordinati da un gestore responsabile”.

Questo poi è un governo antifederalista , perché ha calato dall’alto la decisione di sopprimere le Aato, che in Lombardia rappresentavano un’esperienza importante e soprattutto funzionavano. Ma anche il Governo regionale si è comportato da antifederalista perché nella sua proposta toglie forza ai Comuni, concentrando il potere nelle mani delle Province. Tant’è che grosse perplessità sono state sollevate prima di tutto dall’Anci.

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Cartiera di Toscolano:Occorre che anche il Consiglio regionale si esprima. La Regione tuteli il sito produttivo

La cartiera di Toscolano Maderno dev’essere difesa e occorre che il Consiglio regionale si esprima compattamente. Per questa ragioni ho presentato ieri un’interrogazione sul caso della storica cartiera. Un’interrogazione che vorremmo diventasse un impegno preciso di tutte le forze politiche attraverso un documento impegnativo come un ordine del giorno bipartisan. Ma, se questo non bastasse, la Regione dovrebbe impegnarsi a difendere il sito produttivo anche facendo ricorso a strumenti urbanistici che scongiurino future ipotesi di speculazioni edilizie per interessi finanziari. La stessa Regione aveva riconosciuto l’importanza anche storica, oltre che produttiva, della Valle delle Cartiere con la costituzione di un ecomuseo. La Cartiera di Toscolano, con i suoi 300 dipendenti è l’ultimo sito attivo. La politica deve fare il possibile per difenderlo da operazioni che non sono motivate da difficoltà dello stabilimento, che è solido e stabilmente in utile.

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