Archivi del mese: ottobre 2010

piccola velocità di Brescia, quale futuro?

Oggi io e Gianbattista Ferrari, abbiamo presentato un’interrogazione a risposta scritta sullo scalo merci “Piccola velocità” di Brescia per capire come la Regione intenda intervenire sull’incresciosa situazione che si sta creando attorno alla struttura.

Ci siamo rivolti direttamente all’assessore ai Trasporti Raffaele Cattaneo al quale ricordiamo che Brescia ospita sul proprio territorio uno scalo merci, detto la ‘Piccola velocità’, di oltre 700mila metri quadri, che rappresenta una potenzialità inespressa ma straordinaria per l’economia locale e per un concreto sviluppo dell’intermodalità e del trasporto su rotaia.

Nel documento ricordiamo che il 28 settembre 2007 è stato stipulato un Protocollo d’intesa tra Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comune di Brescia, Ferrovie dello Stato e Associazione industriale bresciana in merito allo sviluppo della scalo. Il 26 maggio 2009 i soggetti hanno stipulato un accordo operativo per la riqualificazione e la gestione della piattaforma logistica e scalo intermodale merci, inclusa la realizzazione di opere interne allo scalo, e la realizzazione degli interventi di riorganizzazione della viabilità esterna.

Il problema è che a marzo scorso l’area è stata posta sotto sequestro, determinando un drastico calo della movimentazione di merci con conseguenti effetti sull’occupazione. Inoltre, gli operatori privati si sono visti recapitare da Fs Logistica, proprietaria dell’area, il preavviso di sfratto entro la fine del 2010, quando invece l’accordo del 2009 prevedeva una stesura del progetto definitivo di accessibilità entro un anno.

Non da ultimo, il paradosso: a fronte di queste premesse,  nei giorni scorsi ignoti hanno rimosso numerosi binari all’interno dello scalo, senza che nessuno rilevasse alcunché, sintomo del degrado e dell’assenza di controllo a cui è lasciata la Piccola velocità. E intanto, l’assessore provinciale ai Trasporti, che ha il ruolo di coordinatore dell’iniziativa, sostiene che si sia comunque nei tempi previsti dal protocollo di intesa.

Per questo io e Gianbattista abbiamo chiesto a Cattaneo quali siano le iniziative intraprese da Regione Lombardia per assicurare il rispetto degli impegni assunti per il rilancio dello scalo merci di Brescia; se sia stato stipulato il progetto definitivo di accessibilità, come previsto nell’accordo operativo; se sia stata calendarizzata la stipula dell’accordo di programma; se le Ferrovie dello Stato e gli altri soggetti interessati siano stati sollecitati a mantenere e concretizzare gli impegni assunti, considerato che l’ordinaria amministrazione dello scalo farebbe pensare l’esatto contrario.

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Treni, confermati gli aumenti delle tariffe. Da Brescia a Milano si rischia un aumento di 400 euro l’anno

Nell’audizione di Giovedì in commissione trasporti del Consiglio regionale l’amministratore delegato di TLN (Trenitalia Le Nord) Giuseppe Biesuz ha confermato l’ipotesi dell’aumento delle tariffe, non inferiore al 20.C’è la conferma di un aumento delle tariffe senza alcun incremento del servizio e della sua qualità. Nel concreto, un pendolare della linea Brescia – Milano si vedrà aumentato l’abbonamento mensile, nella migliore delle ipotesi di circa 140 euro annuali e nella caso peggiore di oltre 315 euro. Se, inoltre, dovrà far fronte anche ad un abbonamento integrato (tipo Trenomilano) questo aumento potrebbe arrivare fino a 400 euro all’anno. Una vera e propria stangata. Non si può condividere l’impostazione della Regione anche in ragione dei dati di TLN. “Oggi i lombardi pagano con biglietti e abbonamenti quasi il 40% dei ricavi della società ferroviaria – spiegano – come Dueutsch Bahn in Germania (39%) e poco meno di SNCF in Francia (44%) ma con qualità del servizio decisamente inferiore. Con gli aumenti delle tariffe TLN supererebbe in percentuale le omologhe francese e tedesca, che però contano su contributi pubblici decisamente superiori. I tagli del governo saranno compensati dagli aumenti dei biglietti ma non ci saranno risorse in più per gli investimenti, per le manutenzioni e per la pulizia e, anzi, a fronte di un servizio già scadente ci sarà anche un taglio delle corse. Biesuz ha anche confermato l’intenzione a procedere alla vera e propria fusione dei due rami d’azienda per dare vita all’unico vettore regionale che avrà treni propri. Ma l’ad ha anche ammesso il ritardo nella consegna dei nuovi treni che in media è di tre anni. Gli ultimi nove dei 78 acquistati non arriveranno come concordato a dicembre a causa del fallimento della società Firema che, in associazione d’impresa con Ansaldo Breda e Keller aveva ricevuto la commessa.

Qui sotto trovate alcuni esempi per la tratta Milano-Brescia:

Abbonamento regionale Mensile Brescia-Milano (solo treno)  Costo Mensile Costo annuale Incremento
Tariffa odierna € 76,00 € 912,00  
Ipotesi aumento 15% € 87,40 € 1.048,80

€ 136,80

Ipostesi aumento 35% € 102,60 € 1.231,20

€ 319,20

       
       
Abbonamento mensile Treno Milano (treno+mezzi milanesi) € 94,00 € 1.128,00  
Ipotesi aumento 15% € 108,10 € 1.297,20

€ 169,20

Ipostesi aumento 35% € 126,90 € 1.522,80

€ 394,80

       
* Chi usufruisce dei Treni Eurostar deve aggiungere altri 300€ annui    
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Rifiuti…

Dovrà essere la Giunta regionale a sospendere, su parere scritto della
VI Commissione Ambiente, ogni decisione sull’eventuale apertura del
nuovo impianto di trattamento e recupero di rifiuti speciali contenti
amianto, presentato dall’Aspireco srl, sul territorio di Montichiari.
Seppur d’accordo con questa scelta, penso che sia irrinunciabile un
diniego definitivo alla realizzazione di quell’opera, dato il ben noto
livello di saturazione di quel territorio, sul quale sono già
presenti ben  11 siti.
E’ necessario ricordare di chi siano le responsabilità di tutto
questo: la  maggioranza Pdl-Lega ha infatti approvato in Regione un
ennesimo impianto, la discarica di amianto dell’Ecoeternit, che
governa la provincia di Brescia da oltre un decennio e che da molto
tempo (seppure con un’anomala presenza in maggioranza, senza simboli,
e in opposizione )guida lo stesso Montichiari.
La questione degli impianti di smaltimento del comune bresciano, un
vero e proprio record, è stata trattata mercoledì 20 ottobre 2010 in
Commissione, previa audizione dell’associazione comitato Sos Terra e
con l’amministrazione comunale.
In accordo con Gianbattista Ferrari, appoggio completamente le
istanze del Comitato, degli ambientalisti e degli 8mila cittadini che
hanno firmato la petizione. Infatti, già da un semplice sopralluogo
sul posto si comprende facilmente come l’area in oggetto sia ormai
satura di discariche e di aree da recuperare tale da non  poter più
sopportare nuovi interventi come quelli proposti.
Ricordo che tra le proposte spiccano quella della Aspireco, al momento
sospesa da parte del proponente, che  è fortemente impattante su un
territorio ora agricolo, oltre a riguardare una tipologia di impianto
ancora da approfondire per quanto riguarda la sicurezza, le emissioni
e il traffico di rifiuti pericolosi.
Come Pd chiediamo pertanto che  la sospensione diventi un diniego
definitivo alla realizzazione dell’opera.
Ciò che più ci preoccupa e a cui ci opponiamo più strenuamente è un
intervento che Regione Lombardia ha già approvato: quello della vicina
discarica di rifiuti contenenti amianto della ditta Ecoeternit,
recentemente autorizzata anche ad avviare i lavori preparatori per la
discarica.
Il sito smaltirà qualcosa come 960mila tonnellate di rifiuti
contenenti amianto, di gran lunga superiori al fabbisogno bresciano:
ma  allora per chi è stata costruita davvero la discarica?
Il  territorio bresciano non può e non deve essere la pattumiera della
Lombardia, tantomeno di altre regioni.
Credo che le mie motivazioni siano più che legittime, in quanto a
Montichiari insistono ben 8 discariche, cui se ne aggiungono altre 3
approvate, la Ecoeternit, i rifiuti speciali di Gedit( discarica in
costruzione immediatamente a ridosso della prima) e gli inerti di
Bernardelli poco più in là. A meno di un chilometro di distanza
sorgono altre discariche come quella di Aprica-A2a.
E’ fondamentale stabilire come recuperare tutta la zona, definendo le
varie destinazioni invece che continuare a sovraccaricarla con
interventi di tale portata.
Mi chiedo inoltre come mai la richiesta di audizione sia stata
presentata dal Comitato il 15 ma l’incontro con i rappresentanti di
Montichiari sia arrivato solo il 20 ottobre, proprio dopo che in
Commissione era stato approvato il Piano rifiuti della provincia di
Brescia.
Che sia davvero un caso?



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riflessioni sulla commissione sanità

L’assessore alla Sanità Luciano Bresciani ha risposto oggi in
Commissione all’interrogazione del Pd sugli interventi di edilizia
sanitaria previsti dal V e dal VI Accordo quadro, sui quali non c’è,
all’oggi, totale certezza di realizzazione.
Bresciani ha ammesso, in particolare, per quanto riguarda il VI
Accordo quadro, i cui fondi sono stati messi a disposizione dalla
Finanziaria 2007, che non risulta alcuna conferma di attivazione di

alcun procedimento, poiché tale accordo si trova ancora al vaglio del

Ministero dell’Economia e della Finanza.

Anche per quanto concerne il V Accordo tuttavia, non mi soddisfa né mi
tranquillizza la riposta dell’assessore, poiché per i 3 interventi
rimanenti, ossia quelli sull’ospedale di Varese, sul Poliambulatorio

di Como e sulla clinica Mangiagalli di Milano, il finanziamento non è,
all’oggi, deliberato dato che non è stato recepito dalle casse

regionali. Non risultano nemmeno avviate le procedure per l’avvio dei
lavori. Temo perciò che possano essere sospesi anche questi, a causa
della mannaia della Finanziaria.
A mio avviso la voce di Regione Lombardia verso il Governo dovrebbe

essere ben più forte e perentoria per vedere tutelati gli interessi
del sistema sanitario lombardo e la sicurezza delle strutture
ospedaliere pubbliche.
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Una casa dell’acqua in ogni comune, proposta del PD in Regione

L’acqua del rubinetto, dati alla mano, è sicura, di buona qualità e consente di risparmiare sia in termini economici che ecologici. Questo risultato può essere raggiunto grazie alle “case dell’acqua”, che sono già presenti in alcuni comuni lombardi e potrebbero diventare la norma se la Regione sostenesse questa opzione. La nostra proposta è quella di istituire un bando regionale, al pari di altre regioni italiane, rivolto a tutti i comuni lombardi, e tra questi dei 206 bresciani, per la realizzazione di queste strutture.

Queste secondo me le ragioni di una proposta, avanzata in Regione dal Pd, volta a sensibilizzare i consumatori lombardi all’uso dell’acqua pubblica. In una lettera rivolta alla commissione Agricoltura, parchi e risorse idriche, io e altri colleghi del PD chiediamo di realizzare a livello regionale un bando per cofinanziare, insieme ai sindaci, con il coinvolgendo delle aziende pubbliche o partecipate, la costruzione in ogni comune lombardo della “Casa dell’Acqua”, l’omologo, ma gratuito, dei distributori del latte fresco e di altri prodotti di largo consumo collocati in luoghi pubblici a disposizione dei cittadini. Con una spesa di circa sessanta milioni di euro si potrebbe realizzare una struttura in ognuno degli oltre 1500 comuni lombardi. Oltre al risparmio economico si avrebbe un vantaggio ecologico. Basti pensare che oggi solo un terzo delle bottiglie di plastica prodotte viene riciclato. Ogni singola Casa dell’acqua potrebbe far risparmiare emissioni di CO2 sia nella produzione sia nel trasporto delle bottiglie. Laddove già esiste la casa dell’acqua è molto apprezzata, tanto che arriva ad erogare anche cinquemila litri d’acqua potabile al giorno.

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Bravissimo il nostro segretario

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La mia solidarietà alla CISL

Ho espresso solidarietà al segretario provinciale CISL Brescia, Renato Zaltieri, in occasione degli ultimi gravi episodi di attacco alla CISL in varie sedi territoriali e alla sede nazionale.
Non sai tratta di solidarietà formale, ma vuole essere la condivisione di uno sgomento, oltre che la volontà di occuparci di un rischio reale al quale ci troviamo davanti . E’ infatti evidente che sempre meno vi è spazio per chi si sforza di porsi come forza dialogante e di unione a scapito di chi predilige lo scontro duro e a volte fine a se stesso. Dobbiamo invertire questa tendenza, dobbiamo tornare a far vincere l’idea che è solo attraverso il rispetto e il dialogo che si possono individuare le “soluzioni” capaci di interpretare i bisogni e le difficoltà di tutti.
Nei prossimi giorni ho intenzione di organizzare una visita in CISL, quale segno di amicizia, ma soprattutto di rispetto verso la gloriosa storia dei cattolici impegnati nel sindacato.

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la Regione vuole mettere i Parchi sotto controllo

I parchi regionali rischiano di finire sotto lo stretto controllo della giunta regionale. Questo sarebbe  l’effetto della finanziaria che, secondo l’interpretazione dell’assessorato regionale ai Parchi della regione Lombardia, porterebbe a breve alla cancellazione dei parchi come enti consortili tra comuni per trasformarli in enti di diretta emanazione della Regione, quindi sotto il suo stretto controllo gestionale.

Una soluzione da noi avversata: chiediamo infatti alla Regione di prendere impegni stringenti in merito, ma rimaniamo ancora in attesa di risposte e di risultati.

La Regione avrebbe in tasca un parere legale, che prevede espressamente la decadenza degli enti consortili, parere che viene però contestato dai Parchi stessi, anche perché in Emilia Romagna, unica altra regione in cui i parchi sono gestiti da consorzi di comuni, l’orientamento è per il mantenimento.

I parchi lombardi rappresentano il 30% del territorio regionale e rappresentano un modello che ha fatto storia a livello nazionale, anticipando le ragioni federaliste emerse anni dopo e traducendo in concreto il principio di sussidiarietà. Ricondurli allo stretto controllo della Regione, in un’ottica di un obsoleto neocentralismo regionale, non porta a migliorarne la gestione che, anzi, sarebbe sottratta al controllo dei comuni.

La battaglia su questo tema si è svolta anche martedì scorso, 28 ottobre, in Consiglio regionale, dove il PD ha presentato un ordine del giorno al piano regionale di sviluppo, approvato con alcune modifiche sostanziali.

Non abbiamo ottenuto l’impegno al mantenimento della forma consortile e quindi, su questo punto, la nostra battaglia continuerà nelle prossime settimane, anche quando affronteremo la legge regionale di riordino dei parchi.

Abbiamo ottenuto invece un riconoscimento del ruolo dei comuni nella governance e la garanzia del mantenimento dell’attuale entità delle superfici dei parchi, due principi che entrano perciò a far parte del Piano regionale di sviluppo vigente.

La partita si gioca ora: noi faremo di tutto perché non venga riproposta e quindi approvata un’altra legge ‘ammazzaparchi’( come quella che due anni fa si è riusciti a scongiurare con una forte battaglia in Consiglio e fuori)  e con la decisiva alleanza dei parchi e dei comuni interessati.

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il mio intervento sul Piano Regionale di Sviluppo

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FORMIGONI TUTELI E SOSTENGA I PICCOLI COMUNI. ALTRIMENTI SCAPPANO

Se anche Limone sul Garda dovesse dare l’ok al referendum, sarebbe il terzo comune bresciano a voler sancire il proprio passaggio dalla Lombardia al Trentino Alto Adige. Questo è inaccettabile, tanto più se a spingere i cittadini a scappare è la Regione stessa.

Io credo fermamente che  si debba investire della questione direttamente il presidente Formigoni e la sua Giunta, cui ho rivolto un’interrogazione con risposta scritta. Nel documento ho ricordato che la volontà di Limone sul Garda di indire un referendum popolare per il passaggio nella provincia autonoma di Trento arriva dopo il successo di un’analoga iniziativa, avvenuta in altri due comuni della zona, Magasa e Valvestino.

Questo rappresenta un chiaro segnale di incapacità da parte di Regione Lombardia di salvaguardare e sostenere i propri Comuni, anche considerato che le lamentele che hanno avanzato nel tempo riguardano mancati finanziamenti (come nel caso delle piste ciclabili) di competenza regionale.

Nell’interrogazione ho dunque chiesto quali siano i finanziamenti di Regione Lombardia per Limone sul Garda che rischiano di non essere stanziati e le cause della loro mancata erogazione; se non si ritiene opportuno riunire tutti gli attori intorno a un tavolo istituzionale per cercare di trovare una soluzione condivisa che rimetta al centro le legittime rivendicazioni del territorio gardesano; quali politiche si intendono intraprendere per tutelare e valorizzare un territorio che deve vivere con la concorrenza di un ‘vicino’, dotato di risorse enormemente superiori.

Vorrei sapere quali siano le strategie di Formigoni e dei suoi assessori per tutelare le realtà periferiche e le loro peculiarità locali, soprattutto in un momento di crisi economica, che rende fondamentale una sorta di ‘protezione’ verso i piccoli comuni . Alla fine, sono proprio questi ultimi l’ossatura della nostra regione.

Formigoni ci dica quali politiche intende mettere in campo per incentivarli.

Altrimenti va a finire che, nel giro di poco tempo,  già il terzo comune chiede il trasferimento.

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