Archivi del mese: settembre 2010

Considerazioni sul PRS regionale in tema di welfare e sanità

Pubblico il mio intervento in aula sul piano di sviluppo regionale:



”Il Piano Regionale di Sviluppo dovrebbe rappresentare un documento di vera programmazione dell’attività regionale, dovrebbe concretizzare le proposte, necessariamente di sintesi, contenute nei programmi elettorali. e se questo è vero per ogni settore lo è ancora di più per quello socio-sanitario che da solo rappresenta la maggior parte del bilancio regionale, ma ancor di più è tra quelli che più incidono sul tessuto sociale lombardo, tessuto che non va mai dimenticato è fatto di comunità, di famiglie, di persone. Orbene nel PRS in esame si coglie immediatamente non quello strumento “snello, di taglio strategico” che il relatore ha descritto, bensì l’elencazione di buoni propositi, quali la difesa della famiglia, l’aiuto alla natalità, la necessità dell’integrazione, lo sviluppo del lavoro femminile e per quanto riguarda la sanità un certo richiamo allo sviluppo territoriale dei servizi. Buoni propositi che però avremmo gradito veder concretizzati in linee di intervento, in scelte politiche chiare, in decisioni concretamente percepibili come innovatrici nel modo di amministrare. Certo per fare questo sarebbe stato necessario, come ha detto il collega Gaffuri, partire da una comparazione tra le linee strategiche del vecchio piano e i risultati ottenuti. Solo evidenziando le reali difficoltà incontrate e i margini di inefficienza si può intervenire migliorando e agendo sui reali bisogni. Così come sarebbe stato utile avere una analisi dettagliata del quadro di insieme lombardo. Conoscere, non per luoghi comuni o sensazioni diffuse, il reale contesto socio-economico sul quale agiamo dovrebbe essere un punto di partenza per l’attività, non solo della giunta ma anche del consiglio regionale. Faccio due esempi. Oggi parlare di famiglia, pur tralasciando ogni considerazione di merito, significa parlare di qualcosa di diverso rispetto al passato. Ne è variata la composizione, la tenuta, in molti casi anche la omogeneità. Si può discutere se è un fatto positivo o negativo, ma non si può non tenerne conto. Non basta abbozzare, in zona cesarini fra l’altro, al quoziente famigliare in forma generica per dimostrare l’attenzione verso di essa, significa intervenire nel dettaglio dove ci sono i bisogni e le difficoltà. Così come parlare delle politiche di integrazione, che sarebbe meglio definire come politiche di interazione, perché il bisogno che abbiamo davanti è quello di far stare insieme, nel rispetto delle leggi nazionali e delle identità culturali di ciascuno, le persone, significa innanzitutto  sapere che parlare di immigrati significa parlare di una varietà di culture, ma ancor di più significa parlare di un milione e centosettantamila persone che vivono in Lombardia. Per quanto riguarda il PRS queste lacune diventano ancora più evidenti laddove si sta analizzando in commissione il PSSR che non solo per impressione nostra, ma anche di molte delle realtà audite si evidenzia le medesime lacune e manchevolezze. Noi crediamo che l’occasione di questo piano doveva rappresentare un momento di confronto “alto” per la politica lombarda, imperniato su alcune decisioni importanti poi declinate su azioni conseguenti. Quale ruolo vogliamo ridare agli Enti locali nel settore socio-sanitario? L’applicazione della sussidiarietà può continuare ad esercitarsi stabilendo un rapporto diretto, a volte quasi personale, tra regione e associazioni senza passare da vari momenti di condivisione e perché no anche di decisione degli enti territoriali? Non è forse il caso di rivederne il ruolo ora marginale sulla vicenda? Non è forse questa una forma di federalismo che non si ferma nel Pirellone, ma arriva ai territori e alle persone? Il ruolo del privato non è forse il caso di reinserirlo con chiarezza in uno sviluppo armonico dei servizi nell’esclusivo interesse dei cittadini? Il ritorno ad un servizio sui territori come realmente si traduce in un contesto regionale caratterizzato da tanta periferia, specie montana, che rischia di rimanere fuori da statistiche troppo basate su numero di abitanti piuttosto che su diritti dei cittadini? La necessità di affiancare una altissima specializzazione nella fase acuta sempre più concentrata nel tempo che tipo di organizzazione di riabilitazione prevede? L’enorme potenzialità dell’informatica applicata ai servizi socio sanitari può veramente continuare a declinarsi nell’imbarazzante episodio della SISS? Potremmo fare tanti altri esempi di necessari approfondimenti e lo faremo in sede di approvazione del Piano Socio Sanitario Regionale. Voglio però concludere con un richiamo. Sia chiaro la posizione di contrarietà a questo strumento specie per quanto riguarda questo comparto non nasce dall’esigenza del teatro della politica di essere contro. Nasce dall’attaccamento al territorio lombardo e ai cittadini che vi abitano. Nasce dalla volontà di esercitare con efficacia il compito al quale siamo stati eletti. Nasce soprattutto dal voler essere per il ruolo che ci è stato affidato i difensori di una Lombardia che continui ad essere non solo efficiente, ma anche solidale e accogliente, attenta ai bisogni specie di chi in difficoltà perché consapevole che una certa democrazia avanzata la si misura dalle sue reali capacita inclusive di tutti.  Sono certo che questo sentimento pervada la maggioranza dell’intero consiglio, ma sono anche certo che per la sua applicazione qualcosa va migliorato”

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riflessioni su Adro…

E ora cosa succederà ad Adro, paese della provincia bresciana salito alla ribalta mediatica per la scuola “marchiata” Lega?

Tutto è avvenuto, l’opinione pubblica provinciale, regionale e nazionale ha protestato, vari rappresentanti istituzionali hanno preso posizione e intrapreso decise iniziative, il sindaco di Adro ha provato a resistere, il Ministro alla fine, ha chiesto che il rispetto della “Scuola”, prima ancora che delle norme, fosse ristabilito, persino i vertici della Lega Nord sembrano aver preso una certa distanza dall’iniziativa.

Tutto è avvenuto.

Meno due cose, a mio giudizio fondamentali.

I simboli, oggetto della protesta, quando verranno rimossi?

In questo caso accanto all’ufficialità dei richiami, è indispensabile la loro attuazione “materiale”, altrimenti si consente ciò che formalmente si condanna.

Ma soprattutto come spiegare ai cittadini di Adro che quello che è avvenuto non è stata una sopraffazione nei loro confronti e verso le loro rappresentanze istituzionali.

E’ in particolare a loro, che durante la mobilitazione svoltasi il 18 settembre non hanno nascosto un certo fastidio, che va con pacatezza detto che nessuno ha voluto invadere il loro Paese, cancellando le loro scelte o frustrando le loro libertà. Semplicemente vi è stato un forte richiamo al rispetto dell’imparzialità e indipendenza dello stato in tutte le sue manifestazioni, a cominciare dalla scuola.

Garantire, specie ai giovani, un libero confronto, la possibilità di formarsi nel rispetto delle convinzioni personali, l’evitare ogni forma di indottrinamento, è un dovere per chiunque sia chiamato a governare. A qualsiasi livello.

Venir meno a questo significa minare il principio fondamentale di libertà dei cittadini, significa porsi al di fuori del nostro impianto costituzionale.

L’augurio è che il sindaco e l’amministrazione di Adro capiscano questo e agiscano di conseguenza, così come i vincitori “morali” della vicenda distinguano questo caso “straordinariamente” grave, dalla normale contrapposizione politica.

Quando si mette in gioco l’essenza del nostro impianto giuridico-istituzionale la reazione “dovrebbe” essere di tutti, il ripristinarla “è” di certo una vittoria di tutti, anche di chi ad Adro ha votato Lega.

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Ricadute manovra sull’edilizia sanitaria in Lombardia

A meno di fatti straordinari Regione Lombardia perderà i finanziamenti non impegnati per gli interventi di edilizia sanitaria che sarebbero indispensabili a rinnovare un patrimonio edilizio vecchio, che richiede urgenti miglioramenti, oltre alla messa a norma dello stesso dal punto di vista della sicurezza.

L’ultima Finanziaria infatti prevede il de finanziamento delle leggi di spesa non impegnate negli ultimi tre anni e allo stato attuale questo comporta la rinuncia, da parte della Lombardia, a 588.756.305 euro che non risultano appunto impegnati.

L’ultimo stralcio di finanziamento statale per la Lombardia, destinato all’ammodernamento delle strutture e degli impianti ospedalieri, previsto dai governi di sinistra, prevedeva un trasferimento di circa 731 milioni di euro, dei quali sono stati utilizzati poco meno di 240 per le strutture di nuova costruzione.

Con un’interrogazione ho chiesto alll’Assessore relazioni in merito alla perdita di questi finanziamenti, avvenuta non per il taglio dei fondi da parte della Finanziaria ma per il mancato impegno di spesa di Regione Lombardia.

In particolare, se nel frattempo non interverranno altre modifiche, in provincia di Brescia non si potrà intervenire sulla ristrutturazione del presidio ospedaliero Ospedali Civili di Brescia, dei presidi ospedalieri di Chiari, di Iseo, di Desenzano, di Edolo-Esine, di Gardone Val Trompia, di Manerbio, di Orzinuovi.

Per fortuna che sono il “Governo del fare….”

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Lettera al presidente Napolitano

Signor Presidente,

nel clima di confuso arrembaggio alle nostre istituzioni repubblicane che purtroppo segna questa fase tormentata della nostra vita politica e sociale, registriamo come Lei avrà sicuramente già avuto modo di apprendere, l’ennesimo episodio di grave intolleranza civica messa in atto dal sindaco del comune di Adro. Il primo cittadino del comune bresciano, ha autorizzato e ritengo incentivato la marchiatura su tutta la scuola pubblica del suo paese (appena inaugurata) con il simbolo del Sole delle Alpi; che altro non è, come oggi tutti sanno, una griffe elettorale: il brand del Partito a cui il sindaco appartiene.

Arredi, vetri, ingresso, fino allo zerbino, marcano con il Sole delle Alpi un’identità di parte, identità che di questi simboli pare avere continuo bisogno per esistere. Un simbolo che non è il marchio di uno sponsor privato, ma quello della padania che non c’è, in un plesso scolastico che dovrebbe essere aperto a tutti: anche ai figli dei cittadini di Adro che non votano quel movimento. Quasi che la scuola pubblica, realizzata sì, grazie al generoso contributo versato da alcuni cittadini, sia stata privatizzata da un sindaco al di sotto di ogni sospetto di imparzialità e di garanzia costituzionale per tutti i suoi amministrati.

Tralascio le proteste sacrosante di coloro che lamentano lo sfregio al rispetto per chi non la pensa come il Sindaco, mi associo a chi si sente offeso per l’ennesima provocazione alle istituzioni repubblicane, indirizzata al luogo che deve essere in grado più di tutti di garantire formazione e coscienza civica vera e imparziale, non condizionata da ideologie di parte, nella sua delicata fase nascente.

Però mi chiedo solo se un domani questa stessa scuola, con le sue aule griffate con il simbolo politico di un movimento ovunque, dall’ingresso alle lavagne, possa essere utilizzata, come  spesso succede, anche come sede elettorale per  votazioni, politiche o amministrative. Perché ritengo che invece si possa e debba ravvisare, proprio per queste marchiature, un’ evidente inopportunità e quindi non utilizzabile per queste altre esigenze. Perché è chiaro che lo sponsor non è una qualsiasi azienda privata, e mi chiedo  quali effettivi vantaggi ne derivino, dopo questa bella pensata, all’intera comunità di Adro dotata di una scuola privatizzata e dimezzata per quanto concerne le sue articolate funzioni di luogo pubblico.

Senza contare il precedente. Un domani, Illustrissimo Presidente, chi potrà opporsi a questo ennesimo volgare sdoganamento che magari potrebbe coinvolgere una scuola del sindaco di un qualsiasi altro schieramento politico, fino a quella del partito al quale io stesso appartengo?

Non convince, infine, la risposta e la definizione soft venute dal ministro che si limita a definire folclore l’ennesima provocazione di quel primo cittadino che appare più attento a cercare visibilità discutibile sui giornali con questi atti, che non per un’amministrazione equilibrata di tutta la sua comunità.

Ognuno di noi, legittimamente, è sempre pronto a stigmatizzare l’uso politico dei ragazzi e delle istituzioni: per queste ragioni , Illustrissimo Presidente, conoscendo la Sua particolare attenzione alla difesa delle istituzioni e alla “Libertà” di tutti i cittadini, confido in un Suo autorevole intervento.

Con sincera gratitudine e cordialità

Gian Antonio Girelli

Consigliere regionale PD

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