Affrontare il problema “Casa” rende migliore la comunità.

 

casa

La casa è e rimane il luogo dove le persone, le famiglie, trovano un riferimento, custodiscono le loro speranze, guardano con fiducia  al futuro. Per molti é un bene consolidato, per altri motivo di oculati investimenti.

 

Per alcuni rimane però un dramma. Soprattutto di questi é giusto che la politica si occupi, perché é chi é in difficoltà, chi vive il disagio che va aiutato. Farlo risolve  non solo un loro problema, rende tutta la  comunità migliore!

Ecco la mia intervista a Teletutto sulla questione casa

Il testo della legge regionale sulla casa.

 

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Più trasparenza per restituire alla politica dignità e valore

Conflitto di interessi e trasparenza nei rapporti con i portatori di interesse (le lobby) sono una priorità da affrontare e normare.

Molti degli scandali, degli episodi di corruzione e malaffare verificatisi in Lombardia nascono da queste criticità. Ecco perchè abbiamo presentato una proposta sulle lobby che ha favorito l’adozione di una legge - si poteva e doveva fare di meglio – che però rappresenta un primo punto di partenza.
(Qui per saperne di più sulla nostra originaria proposta di legge)

Ora affronteremo il conflitto di interessi. Far sapere come si lavora, avere la massima trasparenza nei rapporti, rendicontare ai cittadini la propria attività devono diventare sempre più il modo di agire, restituendo alla politica dignità e valore.

QUI IL VIDEO DEL MIO INTERVENTO IN CONSIGLIO REGIONALE

girelli

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Beni confiscati alla mafia, ne abbiamo parlato a Bruxelles

girelli

Giovedì ho partecipato a Bruxelles, presso il Comitato delle Regioni, alla Conferenza internazionale sul riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata come strumento di lotta alle mafie.

Il convegno è stato l’occasione per presentare a livello europeo il progetto Icaro, l’iniziativa dell’Università statale di Milano, di Avviso Pubblico, Arci Milano, Cgil Lombardia, associazione Saveria Antiochia Omicron e il Centro di iniziativa europea, volto a diffondere la conoscenza della pratica della confisca e al riutilizzo sociale dei beni alle mafie e alla promozione dell’adozione di provvedimenti analoghi negli altri Paesi europei.

Sono intervenuto alla tavola rotonda sul ruolo delle istituzioni locali, nazionali ed europee insieme al Procuratore aggiunto di Torino Alberto Ernesto Perduca, alla vicepresidente di avviso pubblico Antonella Micele e al giornalista Lirio Abbate.
“Parlare di beni confiscati alla mafia significa parlare di uno degli interventi di maggior efficacia nel contrasto alla malavita organizzata. Sottrarre beni alla mafia non significa solo intaccare la loro ricchezza frutto del malaffare, ma ancor di più dimostrare che la giustizia è più forte della mafia e dove prima vi era una presenza mafiosa ora vi è lo Stato che restituisce alla collettività quanto le è stato tolto.

Ho portato ad esempio alcuni dati che ricostruiscono l’espansione delle mafie in regioni diverse da quelle di insediamento tradizionale. Il 22% delle aziende oggetto di confisca in Lombardia (dove avvengono l’11% delle confische nazionali) sono attività alberghiere in zone non ad alta vocazione turistica, il che dimostra che il prestigio sociale è il biglietto da visita per allacciare nuove partnership commerciali ed è ritenuto dalla criminalità organizzata più importante dell’immediato profitto economico.

I dati sono piuttosto eloquenti, segnale evidente di quanto nel corso degli anni la mafia abbia risalito l’Italia e in prospettiva sempre più l’Europa. Più che degli immobili, per i quali occorre rendere più semplice e veloce l’utilizzo o l’affidamento agli enti locali, bisogna parlare anche di attività economiche sotto sequestro, fenomeno profondamente diverso e di gran lunga più complesso. Esistono attività nate per mano della mafia al solo fine di ripulire il denaro, ed esse vanno semplicemente chiuse, ma ci sono sempre più attività che, complice la crisi economica, vengono acquisite al controllo delle mafie attraverso il finanziamento occulto, l’usura, la riscossione del credito. In questo occorre salvaguardarle con la loro storia e i loro dipendenti. La confisca non può coincidere con il fallimento. Da qui la necessità di stabilire un rapporto con il mondo finanziario e bancario, molte volte con responsabilità enormi, e di promuovere con clienti e fornitori una cultura delle relazioni commerciali capace di cogliere la straordinaria opportunità di trasformare il frutto del malaffare, lo strumento del riciclaggio, in un luogo di produzione trasparente, di offerta di lavoro rispettosa dei diritti, una attività legale e correttamente competitiva.

In tutto questo le Regioni possono giocare un ruolo importante, ma hanno bisogno di una normativa nazionale di riferimento, di attivare forme di presa in carico e gestione efficienti e vicine ai bisogni e ai territori. Devono riuscirci facendo scattare una risposta territoriale condivisa dove mondo dell’impresa, del lavoro, del commercio, del trasporto, delle professioni, dei servizi, della finanza, con la discreta regia delle istituzioni, trovino una comune e condivisa volontà di risposta e di riscatto. Il contrasto alla mafia è un’urgente necessità per l’Italia intera e lo è sempre più anche per l’Europa. Gli enormi capitali mafiosi si riversano nell’economia, lo fanno dove meglio si nascondono e dove vi sono più opportunità. Lo fanno in modo sempre più occulto e apparentemente legale.

Da qui la necessità di una profonda sinergia, di una risposta condivisa, di una determinata volontà. Farlo non è solo combattere l’illegalità, perché la mafia non è solo questo, farlo è difendere il modello di Stato e società democratici che ci siamo dati e che rappresentano il nostro patrimonio culturale e valoriale. Stiamo attenti che non sia la mafia a confiscarci questo.

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Arresti in Lombardia, fatti gravi che purtroppo non ci sorprendono

Tribunale-di-MilanoCiò che è accaduto è grave e, purtroppo, non ci sorprende: gli arresti di mercoledì confermano la seria preoccupazione rispetto una presenza mafiosa ben consolidata nel territorio lombardo.

Certo, desta motivo di ulteriore riflessione rilevare che le azioni di prevenzioni ancora una volta si siano rivelate del tutto inadeguate ad evitare l’ennesima contaminazione malavitosa nella realizzazione di opere di particolare importanza e valore strategico. Sarà nostra cura, come commissione speciale antimafia, verificare che siano stati utilizzati correttamente da Fiera Milano e dalle sue controllate tutti gli strumenti a disposizione per evitare quanto è invece successo.

Ora, da un lato va espresso un forte plauso alla Magistratura e alle Forze dell’ordine, a dimostrazione di una capacità investigativa di particolare valore ed efficacia, dall’altro va sviluppata un’adeguata analisi tesa a comprendere come meglio e più si possa operare per prevenire e impedire che la mafia continui a operare e fare affari in Lombardia. Occorre sviluppare strumenti normativi adeguati, avere un’adeguata capacità di lettura del fenomeno mafioso e una concreta capacità di contrasto.

I corsi di formazione per amministratori e funzionari pubblici sono un primo serio passo, ma occorre anche sviluppare una sinergia fra tutti gli enti coinvolti per uno scambio di informazioni, buone pratiche e per sviluppare un lavoro realmente sinergico. Parlare di mafia in Lombardia non può e non deve diventare una triste constatazione, una dolorosa constatazione, ma rimanere motivo di una forte indignazione, di una durissima reazione, di una concreta azione. Non servono polemiche, servono risposte condivise per estromettere la mafia dal nostro tessuto socio-economico.

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Il contrasto alla mafia passa anche dalla confisca dei beni

mafiaContrastare la mafia significa anche confiscare beni e trasformare il frutto del malaffare in strumenti ad uso e servizio dei cittadini.
É così che si dimostra che a vincere é lo Stato, non la mafia.

E a proposito di chi dice che in Lombardia la mafia non c’è, ecco la tabella dei beni confiscati a Bergamo (vedi elenco) e Brescia (vedi elenco), presentati oggi nelle due città dalla Commissione Speciale Antimafia regionale.
Non c’é vero contrasto senza consapevolezza e conoscenza.

 

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Sanità nel bresciano, ecco cosa va chiesto a Maroni

art_girelli

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Importante aderire alla proposta di Avviso pubblico

urnaContrastare corruzione e malaffare è un preciso dovere per chiunque si renda disponibile all’impegno pubblico. Più che mai è un’emergenza, che riguarda ogni forza politica, che deve unire tutte le persone per bene per espellere chi per bene non è.

Ecco perché è importante che i Comuni aderiscano ad Avviso Pubblico e che i Candidati sottoscrivano precisi impegni. La corruzione, la mafia, il malaffare si combattono e sconfiggono assumendoci le nostre responsabilità!

Firma anche tu al link http://www.progressi.org/politicacredibile e condividi sui tuoi canali social.

 

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Antimafia, fondamentale partire dalle scuole

girelli_antimafiaIl Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità la risoluzione che ho presentato, a nome della Commissione Speciale Antimafia, per impegnare la Giunta Regionale Lombarda a chiedere al Ministero dell’Istruzione di prevedere negli Obiettivi Specifici di Apprendimento delle scuola di primo e secondo grado l’educazione antimafiosa. Definizione forte che vuole significare la consapevolezza che parlare di mafia, contraffazione, corruzione, non può più essere un tabù, ma diventare una necessità per attivare un vero contrasto.

ASCOLTA IL MIO INTERVENTO

Ecco perché penso sia indispensabile prevedere una adeguata informazione e conoscenza fin dal momento della formazione scolastica. La mafia, la corruzione hanno fortemente inciso sul nostro modello socioeconomico, lo hanno minato, reso più debole, meno competitivo. Soprattutto hanno mortificato tante storie, tante aspirazioni, tante speranze. Hanno reso meno libera e meno democratica la nostra società.
La reazione deve essere forte e di tutti. Cominciando dal mondo della scuola, coinvolgendo studenti, insegnanti, genitori. La cultura della legalità è il primo vero ostacolo ad ogni forma di mafia e corruzione.

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No ragazzi non è tutto finito. Ci siete voi e molti insieme a voi

pino_maniaciCi ho pensato un po’, un bel po’, prima di scrivere queste righe. E confesso di aver deciso di farlo non per commentare un fatto, la vicenda che sta travolgendo Pino Maniaci e Telejato, che sinceramente mi ha procurato un forte sconcerto, un dolore interiore difficile da spiegare.

No, mi ha convinto a farlo la lettura di alcuni vostri post, dove traspare  il dolore, lo sgomento, la delusione che solo i giovani possono provare, davanti ad un esempio, ad un riferimento, ad uno che per molti ha rappresentato il motivo della presa di coscienza del dovere etico e civile di combattere la mafia, di stare dalla parte delle regole, della democrazia, della libertà.

No ragazzi, non è tutto finito. Ci siete voi, con il vostro impegno, il vostro lavoro, la vostra determinazione, il vostro coraggio, la vostra testimonianza che sono e rimangono un valore assoluto, una forza incredibile, un positivo contagio. Vi muovete in modo diverso, ciascuno con il proprio talento, chi studiando, chi comunicando, chi in università, chi nel giornalismo, chi in altri mondi, tutti mossi da un unico desiderio, essere rispettosi di se stessi e degli altri, liberi da ogni compromesso, fiduciosi di costruire un futuro migliore. In questi anni non sapete quanto avete contribuito ad aver interessato altri giovani a seguire il vostro esempio, in futuro non potete immaginare quanto, nello svolgere i ruoli che la vita vi affiderà, potrete essere portatori di legalità. Ma ancor di più forse non vi rendete conto di quanto imbarazzo avete provocato in chi come me si è trovato a ricoprire un sia pur piccolo ruolo istituzionale, scoprendo quanto poco aveva fatto per conoscere e contrastare concretamente il fenomeno mafioso rispetto alla vostra giovane determinazione. Ma la cosa più bella è che avete saputo trasformare l’imbarazzo in reazione, infondendo una forte iniezione di voglia di fare, recuperare il tempo perduto, coinvolgere chi ti sta attorno nel farlo.

Certo capisco il sentimento che in queste ore è dentro di voi, perché è anche dentro di me. Non so come si svilupperà e come si concluderà la vicenda di Telejato e del suo direttore. Certo il video e le intercettazioni prodotte sembrano piuttosto eloquenti. Vi confesso però che voglio guardare a quella esperienza (ho avuto occasione di visitare quegli studi) non come il triste tramonto di un riferimento del giornalismo di frontiera, ma come il luogo dove sono nati giovani coraggiosi, coscienze determinate. Dove qualcuno, tanti, hanno davvero creduto a quanto dicevano, lo hanno vissuto, lo stanno vivendo.

Continuate a guardare al vostro impegno con la serenità di chi sa che sta facendo la cosa giusta, che sa che anche quando attorno sembra che i riferimenti crollino, la cosa da fare e cercare di essere voi stessi un riferimento, e di farlo insieme. Perché la lotta alla mafia, non é una storia di morte, di porcherie, di mancati eroi, è una storia di giovani speranze, di sincero coraggio, di entusiasmo, di fiducia e di libertà.

Ecco perché non è tutto finito. Ci siete voi, e in molti con voi a percorrere la medesima strada, a inseguire il medesimo obiettivo. Forza, in cammino!

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“Non era lui ad avercela con la mafia, ma la mafia ad avercela con lui”

la torre30 aprile 1982. A Palermo viene assassinato, assieme a Rosario Di Salvo, PIO LA TORRE.

Al suo impegno dobbiamo la Legge Rognoni-La Torre, la 646 del 13 dicembre 1982, strumento di straordinaria efficacia nel contrasto alla mafia.
La storia di Pio La Torre è l’ennesimo esempio di chi è stato lasciato in gran solitudine nel contrastare in modo vero, con quotidiana testimonianza, con iniziative giudiziarie e proposte di Legge, la mafia. Celebrato dopo essere stato assassinato, sopportato, se non ostacolato, mentre da vivo combatteva. La sua è la Storia simile a quella di Dalla Chiesa, di Falcone, di Borsellino, di tanti altri lasciati morire ammazzati in sostanziale solitudine.

Questo è ciò che più mi indigna, che mi lascia sempre più distante da una certa convegnistica antimafiosa, da una certa spettacolarizzazione del tema fine a se stessa, dalle tante importanti e roboanti frasi, a volte anche capaci di suscitare forti emozioni, ma nulla più. E’ tempo di parole forti, non suadenti, di iniziative concrete, non proclami. Soprattutto è tempo di testimonianze condivise.

La Legge Rognoni-La Torre ne è un esempio. Va attuata fino in fondo, troppi sono i ritardi e le difficoltà, troppo il tempo che passa dalla confisca al riutilizzo dei beni, ancora più complesso il tema delle imprese. In Commissione stiamo lavorando a proposte serie e concrete, per contribuire a farlo, nostro dovere è portarle a termine. Un modo per ricordare in modo degno Pio La Torre, un modo, insieme a tanti altri, per non lasciare solo chi, anche adesso, è essere in prima linea a combattere un male assoluto come la mafia e che deve sentire ogni momento attorno a se la protezione e la partecipazioni di tutti noi. E’ la mafia che va individuata, isolata, distrutta.

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