Orgogliosamente in campo, facendo tesoro degli errori commessi e delle tante speranze suscitate

“IL SUCCESSO NON È DEFINITIVO, IL FALLIMENTO NON È FATALE: CIÒ CHE CONTA È IL CORAGGIO DI ANDARE AVANTI.”
W. Churchill

pallonicini_pdSconforto. È forse il sentimento che più si sente nel PD. Passare nel giro di poco tempo da un vento di crescente consenso ad una desolante resa dei conti suscita un giudizio negativo nel cittadino elettore. Pensiamo allora cosa genera in chi nel PD si è impegnato e si impegna, lo rappresenta nelle sedi istituzionali, lo ha vissuto come una grande speranza.
Ora si è davanti ad un bivio, forse alla scelta definitiva, che non tutti, al momento della nascita del partito, aveva convintamente fatto.

La cultura cattolico democratica è arrivata pronta all’appuntamento, dopo aver attraversato passaggi radicali che hanno costretto a scegliere da che parte stare: la fine della DC, il ponte del PPI, la nascita della Margherita ed infine la costituzione del PD.
Altre culture, penso a quella socialista o quella ambientalista, sono confluite dentro il PD facendo un analogo percorso. Stessa cosa è successa per tanti militanti provenienti dai Democratici di Sinistra che hanno compiuto questo cammino in maniera convinta (il discorso di Walter Veltroni al Lingotto ne è testimonianza limpida).

Nella componente più a sinistra dei DS, invece, lo stesso processo non è avvenuto. Si è sviluppato un certo fermento – Rimini ci ha mostrato in questi giorni quanto ancora in evoluzione -, ma un nocciolo duro di quel mondo è ed è rimasto nel PD, con il continuo e reiterato tentativo di ricondurre il nuovo soggetto ad una filiera consolidata che trova la sua origine nel PCI e la dura evoluzione nel PDS, poi DS.

Tutto ha retto fino all’irruzione di Renzi che, al netto di ogni giudizio, ha rappresentato un momento, o meglio il momento, di rottura con il passato. Ed ecco che in maniera palese si è manifestata non solo l’incapacità di un intero gruppo di classe dirigente di accettare di essere minoranza nel partito – guidato per la prima volta da chi percepisce come “altro” -, ma ancor di più per alcuni all’impreparazione ad affrontare le sfide della modernità, ancorata com’è a schemi, letture, idee, persino linguaggi, di un tempo che non c’è più.

È questo il motivo della rottura, non certo la reazione verso la più o meno vera arroganza di un segretario, Renzi, che in ogni caso rischia di passare per un esempio di umiltà se messo a confronto con la protervia di un D’Alema, o le scelte di governo, tutte votate e sostenute fino a quando qualcuno ha deciso di costruire la “PDEXIT”.

Ecco perché sono dispiaciuto che un gruppo di generali e colonnelli se ne vada, ma sono molto più interessato a capire se questa soluzione può diventare una opportunità per il PD.
Questa continua azione di logoramento, che dal risultato delle elezioni europee ha caratterizzato l’azione della cosiddetta minoranza interna, rischia di avere come unico sbocco il consegnare il Governo del Paese ai populismi emergenti, con buona pace della difesa dei valori e dei principi della sinistra.

Ecco che allora la sfida, quella decisiva, che il PD ha di fronte non può che essere colta con la necessaria determinazione e la massima consapevolezza. Partendo dai motivi che hanno fatto nascere il PD: dar vita ad un soggetto politico di centro sinistra che sapesse parlare alla società del presente e del futuro in termini di giustizia e solidarietà sociale, mediando fra interessi contrastanti, capace di guardare ad un’ Europa sempre più dei popoli quale strumento di equilibrio e pacificazione internazionale.

Con il conseguente necessario cambiamento di un modello Paese, quello italiano, oramai del tutto inadeguato. Su questo comunità per comunità, circolo per circolo, iscritto per iscritto, simpatizzante per simpatizzante, cittadino per cittadino, dobbiamo sviluppare il confronto congressuale, preparare la difficilissima sfida elettorale. Ognuno sostenga il candidato segretario che ritiene più adeguato all’impresa, ma sia chiaro senza lasciare spazio a chi vive di nostalgia verso un passato, migliore solo nella narrazione che pretende di farne.

Quindi orgogliosamente in campo, facendo tesoro dei tanti errori commessi, ma anche delle tante speranze suscitate, consapevoli di alcune fragilità, ma anche delle indubbie e di gran lunga superiori potenzialità. Capaci di rispondere a chi punta il dito contro di noi nascondendo la mano che vergognosamente ha scritto tanti fallimenti della nostra storia recente. Forti della proposta di un modello di stare insieme che, a chi predica odio e separazione, contrappone la necessità del rigore della giustizia e della legalità, ma anche la straordinaria forza della solidarietà.

Su questa base va rilanciato il progetto politico del PD e la sua capacità di costruite, anche con chi lo ha recentemente abbandonato, alleanze e programmi capaci di competere per la guida del Paese.

ENTUSIASMO ed IMPEGNO devono tornare ad essere i sentimenti che il PD sente propri e che riesce a trasmettere!

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Disagi Poste, serve un incontro con i vertici per trovare una soluzione

posteSu tutto il territorio lombardo le cose sono andate man mano peggiorando: il caos di Poste italiane sta coinvolgendo sempre più province ed è molto sentito anche nel bresciano. Il rischio è di portare al collasso l’intero sistema.

A seguito delle ultime notizie di cronaca – dalle quali emergerebbe un aumento dei disguidi e delle segnalazioni per le mancate consegne, con proteste da parte degli utenti – chiediamo chiarimenti al sottosegretario alle Riforme istituzionali, agli enti locali, alle sedi territoriali e alla programmazione Nava.

Da mesi sta seguendo la partita e, a nostra volta, ci attiviamo per richiedere al più presto un incontro con i vertici di Poste italiane per fare il punto su una situazione che ci sembra sia ormai sfuggita di mano.

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Essere coscienti per essere incisivi

mafiaConfiscare i beni è stata una delle azioni più efficaci nel contrasto alla mafia. Togliere il frutto dell’attività criminale, riconsegnarlo alla collettività è l’affermazione del legale sull’illegale, dello Stato sull’antistato che la mafia rappresenta. È tempo però di una riflessione sullo strumento e sulla sua organizzazione.

L’articolo del Giornale di Brescia

Velocizzare i tempi di assegnazione dei beni, trovare adeguate forme di finanziamento per utilizzarli, garantire la continuità di attività imprenditoriali “rubate” alla mafia, sono questioni da affrontare e risolvere.  Sono convinto che il ruolo delle Regioni possa diventare fondamentale in tal senso, sia come supporto dell’Agenzia nazionale sia a Comuni e assegnatari dei beni. Sviluppare sinergie tra istituzioni e chi da sempre, penso alla straordinaria storia di Libera, è in prima fila nella concretezza dell’azione è fondamentale.

Coinvolgere in questo processo associazioni d’impresa, mondo del lavoro, della cultura, del giornalismo, della scuola, delle professioni è di indispensabile necessità. L’iniziativa del festival delle idee promossa dalla Regione, frutto di una intuizione del Comitato scientifico guidato dal prof. Dalla Chiesa, vuole raggiungere un duplice obbiettivo.

Il primo: coinvolgere Comuni, associazioni, cittadini, scuole nel pensare come riutilizzare i beni. Considerare nuove forme, che escano dal tradizionale utilizzo a fini sociali, può essere d’aiuto e efficacia.

Il secondo: rifletterei sui beni confiscati, prendere coscienza di quanti siano e come siano distribuiti sui territori. Invito tutti a leggere i nomi dei Comuni dove sono collocati, aiuta, e molto, a prendere coscienza di cosa sia e quanto sia ramificata la mafia “anche” in Lombardia.

Perché la presa di coscienza e una reazione decisa, forte e condivisa sono il tracciato di un percorso che insieme dobbiamo intraprendere. Con le istituzioni, perlomeno mi auguro, finalmente in prima fila.

(Questo appello è stato pubblicato il 30 gennaio sul Giornale di Brescia)

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Un “Festival d’idee” per ridare vita ai beni confiscati alle mafie

light-bulbs-1125016_1920Si parte: associazioni, gruppi culturali, studenti, ma anche semplici volontari. Il Festival d’idee per scoprire e valorizzare modi originali di riutilizzo dei beni confiscati alle mafie è stato deciso a dicembre dalla Commissione speciale Antimafia lombardo, d’intesa con il Comitato tecnico scientifico per la legalità e il contrasto alle mafie e l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale lombardo.

La confisca di un bene della mafia rappresenta il momento di rivincita dello Stato sulla illegalità. Abbiamo pensato a un approccio un po’ diverso a questi temi, creando un momento di elaborazione di idee e coinvolgendo persone, realtà e associazioni nella consapevolezza che quando si parla di beni confiscati alla criminalità affrontiamo un tema di cui tutti dobbiamo occuparci, senza distinzione alcuna.

Il concorso di idee scadrà il prossimo 10 febbraio, dunque c’è ancora un po’ di tempo per proporre soluzioni di utilizzo delle strutture sequestrate, proposte che devono avere come focus la funzione sociale dei beni confiscati e poggiare quindi su una spinta progettuale e morale che guardi ai beni confiscati come occasione generatrice di nuove opportunità di lavoro.

I numeri dei sequestri in Lombardia
I beni immobili confiscati in Lombardia alla criminalità organizzata, stando ai dati aggiornati al 2015, sono 1275, di cui alcuni non ancora confiscati definitivamente. La provincia di Milano detiene il maggior numero di beni (776), pari a più della metà del totale regionale. Seguono, molto distanziate, le province di Brescia (114) e Varese (80), fino a quelle di Lodi, Mantova e Sondrio”. Questi dati posizionano la Lombardia al quinto posto in Italia per numero di beni confiscati dopo Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Rispetto alla natura di questo patrimonio, possiamo dire che “la maggioranza relativa, ossia il 37%, è rappresentato da appartamenti; il 7% da ville e abitazioni indipendenti, mentre il 25% è costituito da box, garage, autorimesse; soltanto il 7%, invece è rappresentato da terreni. Infine, il 23% è rappresentato magazzini, locali di deposito, negozi, botteghe, alberghi, pensioni, laboratori di arti e mestieri, uffici e studi privati, opifici.

Come partecipare
Per partecipare al concorso di idee occorre compilare entro il 10 febbraio 2017 l’apposito modulo pubblicato sul portale www.consiglio.regione.lombardia.it. La proposta non dovrà superare i 5.000 caratteri e potrà essere corredata da disegni, foto o video (dimensione massima 20 MB per ciascuna email). La Commissione, in collaborazione con il Comitato, individuerà le proposte ritenute più ingegnose, intuitive e realistiche, che verranno presentate, preferibilmente a cura dello stesso partecipante, in una giornata dedicata, durante la settimana della legalità prevista per il mese di marzo 2017. Non è previsto alcun premio o compenso per le proposte presentate e non vi sarà alcuna graduatoria di merito delle stesse. Le proposte saranno pubblicate tempestivamente sul portale istituzionale www.consiglio.regione.lombardia.it

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Sul carcere di Canton Mombello a Brescia

Vi segnalo questo interessante dibattito radiofonico a cui ho partecipato qualche giorno fa. Si tratta di un approfondimento sul carcere di Canton Mombello a Brescia realizzato da Radio Radicale:

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Ho firmato la petizione per il giornalista Riccardo Orioles

Anche io ho firmato la petizione che ha l’obiettivo di far ottenere a Riccardo Orioles i benefici della Legge Bacchelli.

Orioles ha 67 anni, giornalista e fondatore de “I Siciliani” insieme a Pippo Fava – direttore della testata, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984 – e ad una serie di “carusi” (giovani) nati e cresciuti alle pendici dell’Etna. [la storia del giornale > http://bit.ly/pippofava].

La petizione è promossa su Change.org dal giornalista Luca Salici.

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Auguri

Babbo Natale esiste! Come Santa Lucia e la Befana. Esiste nei nostri cuori, nelle nostre menti, nelle nostre azioni, nelle nostre volontà!
Chi lo nega é perché non li conosce, non li ha mai saputi accogliere, ha sempre fatto trovare la porta chiusa. Ecco perché in questo giorno di bilancio, per molti assai difficoltoso, e di speranza, spesso debole, importante é sentirsi in ogni caso protagonisti della nostra storia. Farlo  se ne siamo in condizione, pretendere di poterlo fare se ne siamo impediti, mettere tutti gli altri in conduzione di poterlo fare. Sempre con spirito di solidarietà e la consapevolezza che siamo una comunità di persone che INSIEME gioiscono e soffrono, vincono e perdono, ridono e piangono, ma soprattutto sperano. Vivono, insomma!
Gli auguri li faccio con una poesia di Rodari, uniti ad un forte, sincero e fraterno abbraccio!

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Auguri per un Natale e un 2017 in cui provare ad essere tutti “migliori”

presepeE siamo a Natale. Ancora una volta lo spirito sereno che sempre dovrebbe accompagnare questo periodo deve confrontarsi con più di un motivo di preoccupazione per quanto avviene nel mondo – dalla tragedia di Aleppo, a quanto avvenuto a Berlino – ai tanti altri drammi troppe volte da molti persino ignorati. Ancora, alla situazione che  molte/i nostre/i connazionali stanno vivendo nel non trovare lavoro, nel far fronte all’aumento delle nuove povertà. Paura, rabbia, scontro e solitudine rischiano di essere i sentimenti che un po’ alla volta albergano nei nostri cuori.

Non permettiamolo. Sforziamoci, per davvero, di rimuovere parte delle nostre certezze, dei nostri convincimenti, per aprirci, ascoltare i bisogni, le difficoltà, i piccoli o grandi drammi degli altri. Capire che, dai grandi problemi internazionali a quelli più vicini a noi, è solo superando il nostro egoismo che possiamo trovare la soluzione o perlomeno un serio tentativo di farlo.

Il Santo Natale diventi allora non il periodo dove si è tutti un po’ più buoni, ma l’occasione per cominciare a cambiare, cercare insomma di essere migliori. Perché di una cosa sono certo: il bambino che nella notte di Natale viene al mondo, sia per chi lo riveste di un profondo senso religioso sia per chi lo ritiene un puro simbolo laico, nasce per tutte, ma veramente tutte le persone che ogni giorno “vivono, soffrono, gioiscono, sullo  splendore di questa terra”, senza distinzione, solo con lo sguardo rivolto un po’ di più verso chi è in difficoltà.

Che il Santo Natale sia un momento di serenità, di pace, di riconciliazione, di speranza, di “vita”,  per voi, le vostre famiglie, le comunità di tutto il mondo!

 

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Una prima vittoria per la Metropolitana di Brescia

em_bresciaFinalmente la Metropolitana di Brescia entra a far parte a pieno titolo del sistema dei trasporti e vede riconosciuto un corrispettivo da Regione Lombardia.

Grazie alla pressione esercitata con l’emendamento che ho proposto, l’assessore al Bilancio Garavaglia ha inserito, con un apposito emendamento alla legge finanziaria, una norma che permette tutto ciò.

Oltre alla certezza di un diritto, questo emendamento afferma che nel 2017 verranno riconosciute le dovute risorse, che saranno ora concertate con il comune e l’agenzia del trasporto di Brescia. Risorse che avranno la stessa dignità e valore rispettto a tutte le atre infrastrutture del trasporto pubblico della Lombardia.

Sarebbe opportuno che Regione Lombardia ritirasse il ricorso al Consiglio di stato sulla sentenza del Tar, che dava ragione al Comune di Brescia, che con l’approvazione di questa norma appare ora non più sostenibile.

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Da Sala un atteggiamento serio e responsabile

salaIl Sindaco di Milano Sala si auto sospende a causa di quelle che, per ora, sono voci giornalistiche che, come sempre e stranamente, anticipano l’ufficialità di alcuni atti.

Come sempre alla magistratura il compito di svolgere fino in fondo il proprio compito e con la massima autonomia. Mi permetto però di aggiungere anche con la necessaria velocità!

Infatti la vicenda è nota da tempo e riguarda un aspetto controverso, dettato da un momento del tutto particolare della vicenda di Expo. Vorrei ricordare le scadenze, i poteri straordinari conferiti all’allora amministratore, la necessità di arrivare pronti al traguardo dell’inaugurazione. Tutte emergenze che in nessun caso potevano e possano giustificare atti illeciti, ma che non possono far dimenticare scelte “abbreviate” a suo tempo da molti chieste e approvate. Penso che la decisione del Sindaco Sala sia seria e responsabile.

Inaccettabili le solite accuse, mosse magari da chi dovrebbe dedicare un po’ più di attenzione a quanto avviene in casa (dove, all’onore della cronaca, non ci sono probabili ulteriori indagini, ma arresti, quasi che come sempre per alcuni i processi si fanno in “piazza”, per altri le assoluzioni si fanno “in rete”).

E’ tempo di reagire con la necessaria forza al tentativo di destabilizzare le istituzioni, aprire la strada a irresponsabili reazionari, molte volte con un passato vergognoso e un presente altrettanto imbarazzante. Rispetto delle persone, delle regole, dei compiti di chi è chiamato ad indagare e giudicare è indispensabile, deve stare alla base dei comportamenti di tutti.

Ora il Sindaco Sala ha assunto un atteggiamento serio e responsabile. Va rispettato. Il Governo della città di Milano è pienamente garantito da una Giunta eletta e riconosciuta dai milanesi. Si faccia chiarezza, lo si faccia fino in fondo, lo si faccia nei luoghi deputati a farla e da parte di chi è chiamato a farlo. Ancora una volta: si faccia in fretta.

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