Equitalia, non dimentichiamo le responsabilità etiche e politiche reali

Equitalia è oramai una delle società più conosciute in Italia. È diventata sinonimo di sopruso, malversazione e profonda ingiustizia. Ma in fondo sappiamo che non è così. Infatti fa quello che le è chiesto di fare è riscuotere sanzioni o imposte di vario genere non correttamente pagate. C’è la necessità di una maggiore elasticità ? Intervengano le istituzioni a normarla, non chiediamo a chi non ha ruolo e autorità di farlo! Ma questa gente così arrabbiata contro l’esattore, lo so molte volte con più che comprensibili giustificazioni, ha altrettanta durezza verso chi per anni ha evaso o eluso le tasse? Ha un giudizio altrettanto duro verso Berlusconi, Tremonti, Bossi e Maroni, seri corresponsabili della situazione nella quale ci troviamo? Non facciamo l’errore di prendercela con uno strumento tecnico, come ci suggerisce un certo Maroni (che é notorio NON avere MAI avuto alcun ruolo di Governo negli ultimi 20 anni!) dimenticandoci le responsabilità etiche e politiche reali. Solo agendo su queste due riusciremo a migliorare in modo vero il nostro Paese.
Nel frattempo però le Istituzioni provvedano a normare le riscossioni, colpendo i soliti furbi  ma aiutando chi è realmente in difficoltà.

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Anche in Germania i cittadini chiedono più solidarietà. E in Italia?

Angela Merkel ha subito una netta sconfitta elettorale. Ma come, la locomotiva d’Europa boccia la sua capotreno? Dopo la Francia, pur se in elezioni “indirette”, anche in Germania sembra maturare un modo diverso di guardare alla crisi economica internazionale rispetto a quello interpretato dai loro governi. Sembrano chiedere più solidarietà, più essere Europa insomma.
E l’Italia? Monti ci ha fatto tornare credibili, ma è la politica che dovrà misurarsi nel chiedere il consenso alle prossime elezioni. E dovrà farlo sulla volontà di costruire un progetto di rilancio solidale prima di tutto nel Paese e poi in Europa.

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Prima di tutto viene l’ITALIA

L’attentato a Roberto Adinolfi, dirigente dell’Ansaldo, non può semplicemente indignarci, deve seriamente richiamarci al momento delicatissimo che stiamo attraversando.
Siamo in un periodo (che dura oramai da tempo) in cui viviamo una profonda crisi politica e istituzionale, coincidente con una  difficilissima crisi economica e sociale. Nella nostra storia repubblicana non era mai avvenuto, per lo meno per così a lungo tempo.
Non possiamo permettere che in questo clima di rabbia diffusa, di rivolta sottesa, di neo capipolo sguaiati, volgari e urlanti, si insidi una nuova spirale di violenza che rievoca drammi già vissuti, che  trovi oltretutto  una qual sorta di condanna non sufficientemente forte.
La risposta deve essere immediata e determinata. Sia sul fronte della giustizia che, come sta avvenendo, segue il suo percorso, sia sul fronte politico. Bisogna da subito restituire dignità e ruolo alle istituzioni (questo lo si fa con valori praticati e non predicati) e restituire alle decisioni politiche la capacità di rispondere ai bisogni reali dei cittadini sempre più pressanti e drammatici.
Come PD dobbiamo essere in prima linea nel perseguire questi obiettivicon la stessa forza e tensione etica che caratterizzò la reazione alla stagione delle BR. Dobbiamo, anche e soprattutto in questo caso, avere ben chiaro che prima di tutto viene l’ITALIA.

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Non siamo tutti uguali

Proprio non si riesce a rendere “normale” il dibattito politico nel nostro Paese.
Da un lato abbiamo il PDL e Lega con Alfano, Bossi, Maroni, Tremonti, Berlusconi e altri che fanno gli offesi quando Monti sussurra il fatto che fino a qualche mese fa al governo c’erano loro. Dall’altro Grillo che ci dice o io o la dittatura.
Esiste un’ alternativa. Mandare a casa gli incapaci, eliminare i malfattori e isolare i demagoghi. In tutte le appartenenze. Certo voglio essere sincero sono convinto che NON tutti sono uguali, anzi si è MOLTO diversi.
È sulla capacità di farla comprendere che si potrà tornare ad un confronto serio e sul merito dei problemi. Le difficoltà delle persone e la loro rabbia sta aumentando, non abbiamo più tempo da perdere!

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Ciao Denis

Ieri ci ha salutato Denis. E’ difficile trovare un perché, anche per chi cerca nella fede una risposta. Ce lo aspettavamo, erano mesi oramai che soffriva, ma quando succede ti senti lo stesso disorientato.
Penso alla mamma, la vita le ha riservato prove molto difficili, alle sorelle, alla donna che lo ama. Penso ai tanti amici di Sarezzo che ne hanno condiviso gioie, speranze, impegni e delusioni. Gli sono stati vicino sempre perchè non è un letto d’ospedale o la formale impossibilità a comunicare che possono frenare la vera amicizia.
Con me conserverò il ricordo di una persona cara, di poche parole come siamo noi delle valli, con la quale ho condiviso tanti momenti di impegno civile e di sincero svago, dalla quale ho ricevuto molto in generoso aiuto e alla quale, più che mai mi rendo ora conto, forse non ho mai detto sufficientemente grazie.
Già perchè Denis ha vissuto buona parte della sua breve vita terrena dedicandosi agli altri, nell’attività sportiva come in quella politica prima e amministrativa poi. Lo ha fatto naturalmente sapendo che è importante fare per gli altri, che è dal basso che si costruisce una comunità coesa e solidale.
Ai tanti che in questo periodo guardano a chi si impegna nelle istituzioni io dico che invece di protestare, imparino da persone come Denis che, senza rinunciare a dire quello che non gli piaceva, sapeva che le cose cambiano se le cambiamo anche noi. Caro Denis con la malinconia e l’umano dolore che sempre accompagnano i distacchi terreni ti dico arrivederci, ti porterò con me come stimolo ad essere attento agli altri senza clamore, ma con operosa costanza.
Ciao

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Ballottaggi, ora mettiamoci al lavoro! Prima di tutti, ascoltare i cittadini

Certo i dati elettorali non sono male. Di fatto il PD e il centro sinistra in generale hanno ottenuto un buon risultato ovunque.
A Brescia a parte i sofferti risultati di Cazzago, Rovato e Gussago si sono riconquistati alcuni comuni e si guarda con fiducia ai ballottaggi di Desenzano e Palazzolo.
Ma non mi sento del tutto tranquillo soprattutto guardando alle politiche del prossimo anno. Il voto del Movimento 5 Stelle, l’aumento dell’astensione e soprattutto la crescente ostilità della gente verso la politica sono li a ricordarci il non facile compito che ci aspetta. A cominciare dai prossimi ballottaggi, iniziamo a guardare a questi “fenomeni” non con paura o denigrazione, ma con “critica” attenzione. Se vogliamo vincere dobbiamo convincere questo elettorato che è dei problemi che quotidianamente vive che ci vogliamo occupare, avanzando proposte serie e non temendo anche i distinguo verso un’azione di governo nazionale non sempre convincente.
Leggere con un eccesso di entusiasmo il risultato elettorale rischia di far tornare i soliti, vecchi, volti a chiedere di essere i protagonisti di questa, per loro ennesima, stagione. La nostra chiave di lettura deve invece essere quella di ascoltare i cittadini che ci chiedono freschezza di idee e novità in chi le propone.
Al lavoro! C’è la possibilità di farcela, c’è poco tempo per farlo.

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Attenta Italia, attento PD

Hollande ha vinto. È una buona notizia non solo per la Francia, ma l’intera Europa.
Non può non preoccupare però il voto greco. E non certo perché non si voglia rispettare la democrazia, ma perchè ha prevalso la “pancia” rispetto il cuore nel voto.
Attenta Italia! L’aria che si respira guarda più ad Atene che a Parigi.
Attento PD! Devi dire qualcosa di importante per TUTTO il Paese a cominciare da chi vive drammatiche difficoltà se vuoi essere la vera via d’uscita dalla crisi che stiamo attraversando.

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Il senso di incapacità e la vergogna che ti assalgono. Grazie L. per la tua lettera

Ci sono delle occasione dove forte è il disagio per il ruolo istituzionale ricoperto. Ti assale un senso di impotenza, di incapacità, e si in fondo anche un poco di vergogna. A volte, capita a chi governa, ma anche a chi fa opposizione, di lasciarsi prendere dai principi, dai ragionamenti e di dimenticarsi delle necessità di quelle persone che ogni giorno con grande forza e determinazione cercano di cogliere il “bello” della vita che quasi mai corrisponde alla nostra idea di efficienza ed eccellenza.
Grazie L.F.  per le tue parole che colpiscono come un sasso in piena fronte, ma che ti obbligano a fare di più, perchè bisogna fare di più…

Ciao Gianni,
sono L.F., non so se ti ricordi di me, sono quello in carrozzina (tetraplegico) per l’incidente in Namibia nel 99. Ti scrivo perché vorrei un parere di chi lavora in politica. Il punto è questo: da ormai tanti anni ogni anno mi si taglia qualcosa prima l’infermiera poi il servizio di fisioterapia (con la scusa che ormai non recupero più nulla ma io fisioterapia devo farla altrimenti divento un pezzo di legno, non lo faccio per migliorare, la faccio per non peggiorare ulteriormente) dopo 1000 altri tagli l’ultimo, probabilmente un politico non sa che purtroppo oltre a dover fare (dovermi far fare perché non muovo le mani) i cateterismi, ho necessità anche di pannoloni e traverse. Settimana scorsa mio padre per farla breve è andato all’asl di Nozza dove c’era un dottore che gli ha detto: il budget per L. F. (tetraplegico quindi che ha bisogno di tutto, non fa nulla da solo) è di € 29 al mese. Molto stranamente ha comunque accettato di passare i cateteri prelubrificati (che non potrei permettermi, ne passano 4 al giorno anche se ne utilizzo 6 al giorno…). Ora quindi oltre a tutti i farmaci, il materiale che serve quotidianamente, pannoloni e traverse sono un’altra cosa che devo andare a comprare in farmacia (il costo è di € 27 al mese per questi), il fatto è che per me purtroppo anche € 27 sono tanti. A tuo avviso (scusa se mi permetto il tu, il rispetto c’è e va oltre, ci mancherebbe) era un taglio necessario da fare? Visto che i disabili sono un peso per la società, perché non ucciderli tutti addirittura?
Non sapendo proprio a chi rivolgermi spero che tu avrai modo e voglia di leggere questo mio messaggio e soprattutto di prenderlo in considerazione. Comunque sia ti ringrazio anche soltanto per avermi dato l’opportunità di scriverti.
Ciao, L.

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Agricoltura: se gli imprenditori vedono più lontano delle istituzioni

La visita ad alcuni impianti di bio-gas è stata l’occasione per incontrare alcune significative realtà dell’agricoltura bresciana.
Come spesso avviene, l’intraprendenza e la determinazione dei nostri imprenditori hanno corso più delle istituzioni e anche in questo caso hanno tracciato una strada possibile per offrire all’agricoltura un importante integrazione al reddito.
Diventa importante tornare ad occuparsi di questo settore con la dovuta attenzione. Per troppo tempo lo abbiamo relegato ad un funzione secondaria, preferendogli altri settori produttivi o, ancora peggio, sacrificandolo alla finanza. Ora l’indipendenza nella soddisfazione della domanda dei prodotti alimentari, la difesa intelligente dell’ambiente, la riscoperta di un filone di lavoro e non ultima la difesa di un patrimonio di cultura e di valori ci portano a riscoprire questo mondo e a valorizzarlo.
Certo per promuovere azioni legislative bisogna innanzi tutto conoscere le realtà, riscoprire il dialogo con le imprese agricole, dalle più grandi e strutturate alle più piccole, rivedere la lista delle priorità.
Dal Pirellone a Bruxelles c’è bisogno di un cambio di marcia, prima culturale e quindi politico!

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1 maggio: la festa di una promessa condivisa

1 maggio, la festa del lavoro.
Come sono cambiati i temi di questo giorno! Certo rimane di attualità la questione dei diritti, la drammaticità delle morti sul lavoro, la gravità delle discriminazioni. Ma si è oramai fatto sempre più tragicamente attuale il tema di tanti che il lavoro non riescono a trovarlo, o temono – e ahimè accade – di perderlo, così come di tanti piccoli imprenditori che vedono svanire in pochi anni l’impegno di più generazioni e si abbandonano alla disperazione.
Bisogna fare di più! Basta con proclami, convegni, slogan, le istituzioni facciano da detonare per un nuovo corso. Fiducia a chi ci crede, investimento sulle energie nuove, ritrovare un comune impegno sono azioni non più rimandabili. Basta con banche che non sanno fare le banche, manager strapagati per i loro fallimenti, rappresentanti di categoria autoreferenziati non più credibili. Per la classe politica. . .lascio dire, come dite, a Voi.
Il 1 maggio torni ad essere la festa del lavoro anche per chi ora non lo trova o lo ha perso o teme di perderlo. Torni ad essere la festa di un impegno comune, di una  promessa condivisa da fare ciascuno per  la propria parte nel costruire una  comunità di persone unita e solidale!

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