Abbiamo pensato al convegno di questa mattina come ad una occasione di confronto pubblico, a partire dal disegno di legge che recepisce il decreto governativo di maggio per il rilancio dell’economia, su diversi temi centrali per il futuro della Lombardia come le norme urbanistiche, il rilancio dell’edilizia e il tema della casa. Per questo ringrazio tutti i rappresentanti istituzionali e del mondo economico che hanno accettato il nostro invito e animeranno il dibattito.
Dico subito che pensavamo di poter oggi discutere su un testo già approvato dalla Giunta Regionale e già calendarizzato nel programma dei lavori del Consiglio Regionale. In realtà non sarà così nonostante l’intera opposizione avesse condiviso la necessità di accelerare i tempi dell’approvazione del progetto di legge sulla valorizzazione del patrimonio edilizio esistente per evitare che il 10 novembre, in assenza del recepimento delle norme da parte della Regione, vengano applicate le norme contenute nella legge nazionale così come sono. Ad oggi discutiamo su un testo “fantasma” non firmato da nessuno, portato in commissione in maniera inusuale, ma che ancora la Giunta, nonostante le rassicurazioni dell’assessore all’urbanistica, non ha approvato né ne ha chiesto l’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio.
E’ una responsabilità grave quella che si è assunta la maggioranza, di farsi commissariare di fatto dal Governo: il fatto che da settimana prossima in Lombardia diverse norme contenute nella legge nazionale, sostituiranno le norme regionali contenute nella 12, al di là del merito su cui torneremo, ingenererà confusione ulteriore su una materia come quella urbanistica la cui normativa è stata modificata praticamente ogni anno negli ultimi sei e in cui già i contenziosi interpretativi si moltiplicano. Il paradosso è che una legge che dovrebbe rilanciare l’edilizia, la valorizzazione del patrimonio esistente, aiutare un comparto economico importante e aumentare l’offerta di edilizia residenziale sociale, rischia già ora di diventare ulteriore causa di dubbi interpretativi, contenziosi, complessità burocratiche e quindi di mettere in difficoltà i Comuni e disincentivare i progetti.
Già le poche decine di interventi che in Lombardia sono stati prodotti dalla legge 13 per il rilancio dell’edilizia, il così detto piano casa, ci dicono che servono linee chiare, condivise dai comuni per produrre risultati e che non potevano certo essere quelli contenuti in quella norma gli interventi utili a rilanciare il settore, non era certo l’ampliamento delle villette che poteva originare una svolta significativa e tanto meno rispondere ad una domanda abitativa. A ciò si aggiunge il fatto che i Comuni hanno vissuto quella norma come un rischio per i loro territori ed hanno ovunque introdotto vincoli e allargato le aree di inapplicabilità della legge. La legge 13 è fallita e, per molti versi, in una congiuntura come questa, se non si interviene sugli errori fatti, anche il pdl di cui discutiamo potrebbe non servire, se non a condonare qualche intervento come nel caso dei sottotetti.
Detto questo ci sono obbiettivi che condividiamo e che vogliamo provare a contribuire a realizzare: rilancio del settore edile, recupero edilizio per non sprecare ciò che c’è ed evitare ulteriore consumo di suolo, incentivare l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili, mettere in campo misure concrete per trasformare l’housing sociale da uno slogan mutuato dal mondo anglosassone in una realtà capace di rispondere alla domanda pressante di case in affitto a canoni accessibili.
Nei prossimi giorni, appena avremo a disposizione un testo approvato dalla giunta daremo un giudizio più articolato e puntuale della norma e presenteremo emendamenti raccogliendo anche le osservazioni che ascolteremo questa mattina e nel corso della discussione e del confronto. In questa introduzione mi limiterò a entrare rapidamente nel merito di alcune questioni.
LA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE- Credo sia evidente che accanto alla attenzione a garantire che non vengano introdotte norme che producano ulteriore consumo di suolo, e si incentivi il riuso di ciò che esiste ed il risparmio energetico, occorre avere presente in questa discussione la gravità della crisi del settore edile e, soprattutto, la necessità di dare risposte ad una domanda di abitazione in affitto e a canone sostenibile in una fase di crisi come questa. Il comparto edile rappresenta in Lombardia il 19% dell’economia e degli occupati ed è fermo, il 30% dei permessi a costruire quest’anno non sono stati ritirati e, d’altra parte, dopo anni di proclami nazionali sui piani casa, oggi ci ritroviamo in Lombardia a discutere su un piano per l’edilizia sociale che in nove anni ha visto il trasferimento triennale dallo Stato passare da un miliardo e mezzo di euro a 130 milioni per il prossimo triennio. Oltre a ciò le significative quote di invenduto prodotte dalla crisi producono anche una difficoltà ad investire. Per questo servono idee e politiche che promuovano soluzioni con il concorso di tutti, Pubblico, privato, cooperazione, per rispondere a bisogni diversi. Ho sentito spesso nelle discussioni di questi giorni il rischio di contrapporre la difesa dell’ambiente alla necessità di creare nuove opportunità abitative, la difesa del suolo alla necessità di rilanciare un settore che rappresenta tanti occupati. Credo invece che servano norme, e noi giudicheremo a partire da qui la legge, che consentano di tenere insieme i diversi aspetti senza sacrificarne nessuno.
IL RISPARMIO ENERGETICO. Innanzi tutto condividiamo con le associazioni ambientaliste la convinzione che mentre è giusto nei casi di sostituzione del patrimonio edilizio esistente prevedere un premio volumetrico nel caso vengano rispettati criteri di efficientamento energetico dei nuovi edifici, d’altra parte prevedere solo il 20 % di energia prodotta da fonti rinnovabili come condizione per un premio volumetrico del 30% appare incomprensibile. Per garantire il premio serve insieme ad una previsione maggiore di energia da fonti rinnovabili anche una prescrizione chiara sui criteri di efficienza e risparmio energetico che devono sovraintendere alla nuova costruzione. Non sarebbe solo una scelta coerente col bisogno di risparmio energetico e di abbattimento dell’inquinamento, ma anche una opportunità per valorizzare le aziende edili che su questo stanno investendo e si stanno attrezzando, un elemento che produrrebbe competitività e spiazzerebbe chi opera contando sulla bassa qualità del lavoro e del costruito. In questo senso, continuando sul terreno del risparmio energetico serve chiarezza sul fatto che i criteri stabiliti per la sostituzione del patrimonio debbano valere anche per gli interventi previsti per quanto riguarda l’edilizia sociale, anche perché potrebbero aiutare a ridurre la voce delle spese per gli affittuari.
SUGLI INTERVENTI DI EDILIZIA RESIDENZIALE SOCIALE. A noi piace l’idea che c’è nel pdl di dare un premio volumetrico, anche significativo, vincolandolo alla realizzazione di residenze in affitto con canoni anche moderati o convenzionati o alla realizzazione di residenze universitarie, dando così la possibilità sia di intervenire sul degrado di una parte del patrimonio pubblico, sia di utilizzare patrimonio pubblico realizzato per altri scopi trasformandolo in residenza. Tenendo conto che questo provvedimento, se capiamo bene, non interesserebbe solo il pubblico ma avrebbe come protagonisti anche gli altri soggetti che la legge vuole coinvolti nell’edilizia residenziale sociale, questa scelta può concretamente produrre risultati e contribuire a realizzare housing sociale. Certo, rispetto al primo testo servono, per noi, alcuni chiarimenti. Intanto deve essere chiaro che solo il premio volumetrico può essere perequato, solo per realizzare residenza temporanea a fini sociali e residenza universitaria e deve esserne garantita la funzione pubblica permanentemente. In secondo luogo devono essere escluse dalla possibile collocazione del premio volumetrico tutte le aree verdi restando solo quelle a standard per servizi come dice la 12. Terzo, come detto, i requisiti per l’efficientamento energetico, il risparmio e la produzione di energia devono valere anche per questi interventi. Infine occorre prevedere, per questi interventi un pieno coinvolgimento dei Comuni perché, a fronte di un premio volumetrico che raggiunge il 50% non si può prescindere da un loro ruolo determinante vista la necessità di garantire servizi a chi andrà lì ad abitare.
Restando in tema, pur apprezzando l’idea contenuta nel progetto di legge, di consentire di modificare l’inclinazione dei tetti a fronte dello smaltimento di amianto, premiando, di fatto, anche qui con volumetrie ricavate così chi smaltisce l’amianto. Resta aperto il tema di come si bonificano i tanti quartieri di edilizia residenziale pubblica che vedono una massiccia presenza di fibre pericolose. So bene che forse non è questa, che discutiamo oggi, la legge che può risolvere il problema ma ne approfitto per risollevarlo e ricordare che da ormai 4 anni la Regione evita di affrontare i tema che abbiamo proposto presentando una proposta di legge proprio per smaltire l’amianto negli edifici dei quartieri popolari.
URBANISTICA. Per l’ennesima volta in una proposta che doveva affrontare alcuni temi specifici sono state introdotte norme che intervengono su una legge come quella urbanistica le cui modifiche continue mettono in difficoltà gli operatori e i Comuni cambiando le carte in tavola e creando continui dubbi interpretativi. Le continue modifiche hanno reso la 12 sempre più incoerente. Nel Pdl sulla valorizzazione del patrimonio esistente ci sono norme per noi inaccettabili come la possibilità di ricostruire senza vincolo di sagoma. Ma forse la più grave è quella che di fatto condona tutti coloro che tra il 2005 e il 2010 hanno illecitamente realizzato sottotetti e oggi dà ancora la possibilità di realizzarli addirittura consentendo di intervenire sulle altezze fino a un metro e mezzo rischiando di mettere in difficoltà i Comuni . Ci sono poi norme inutili, o meglio la cui utilità non si capisce come quella sui parcheggi di pertinenza o quella sulle aree dismesse che rischia di essere una semplice manifestazione di volontà di intervenire per non lasciare al degrado le aree dismesse, ma che credo abbia, così com’è margini ridotti di realizzazione.
Restano due riflessioni.
Da tempo chiediamo alla maggioranza di valutare la possibilità di incentivare la trasformazione di tanti edifici di terziario vuoti ( 30 volte il palazzo Pirelli), per creare residenza a costi contenuti e senza ulteriore consumo di suolo. Oggi la Giunta propone la possibilità di cambiare destinazione d’uso a edifici pubblici per farne residenza in locazione temporanea. Crediamo, e su questo insisteremo, se non sia il momento di estendere anche ad alcune tipologie di proprietà private la possibilità di modificare la destinazione d’uso per realizzare residenza in affitto convenzionato.
Infine. Da settimana prossima, per responsabilità della Giunta, la legge nazionale determinerà alcune procedure urbanistiche. In particolare saranno le giunte ad approvare i piani attuativi conformi e non più, come prevede la 12, i consigli a meno che il comune nel suo PGT non decida per alcune tipologie di intervento di concludere l’iter in Giunta. Rischia di essere un ulteriore atto che svuota i consigli di prerogative e che rende meno trasparente il procedimento urbanistico. Tra l’altro è una scelta incoerente con l’impianto della 12, che rischia, anziché velocizzare le procedure, di aumentare conflittualità e ricorsi. Crediamo ci possano essere altri modi per garantire tempi certi. Per questo condividiamo la norma che ad oggi è contenuta nel testo che abbiamo visto in commissione e la riproporremo comunque. Sperando che, al più presto, la maggioranza concluda una discussione di cui nè noi, né gli operatori, né i cittadini capiscono i contorni. Una discussione poco trasparente che, anche su questo provvedimento, sta paralizzando il Consiglio.
Ho concluso. Faremo tesoro di tutti i contributi che verranno dalla discussione di questa mattina con l’idea di aprire con questa prima iniziativa, una fase di confronto che, anche al di là della legge sulla valorizzazione del patrimonio edilizio, ci aiuti a riflettere sulla urbanistica lombarda.





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