Albertini? Alla fine rinuncerà a correre

Gabriele Albertini in questi giorni sta proiettando la replica di un film già visto. Anche nel 2011 l’ex sindaco si propose come candidato alternativo a Letizia Moratti e al Pdl, distante dalla Lega. Poi quella candidatura, che occupò per settimane le pagine dei giornali, sparì dall’orizzonte e dopo pochi giorni Albertini fu nominato presidente di Edipower, la società produttrice di energia elettrica partecipata da A2A. Che ci sia stato un rapporto stretto tra quella nomina e la rinuncia alla candidatura apparve allora evidente. Il modo in cui Albertini sta presentando la sua candidatura a capo di una lista civica ricorda molto ciò che avvenne nel 2011 quando alla fine rinunciò a correre. Vedremo. Se la conclusione fosse la stessa e la candidatura fosse barattata da Albertini con qualche altra poltrona saremmo di fronte all’ennesima presa in giro ai cittadini lombardi che, ancora una volta, assisterebbero a un episodio di cattiva politica in cui la candidatura viene utilizzata in modo spregiudicato per ottenere vantaggi personali che nulla hanno a che fare con l’interesse dei cittadini lombardi.

Pubblicato in Blog Dem | Lascia un commento

IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO DI SCHIAVI DI DOMENICA SUI VITALIZI

Caro Giacomo, ti scrivo perché mi ha molto colpito il tuo articolo sui vitalizi. Sono consigliere regionale da una legislatura e mezzo, ho da tempo rinunciato al vitalizio riscattando i contributi versati, l’ho fatto senza proclami, come hanno fatto altri colleghi nella scorsa legislatura, per rispetto nei confronti di chi legittimamente ha fatto una scelta diversa. Non credo sia giusto che chi fa politica e sta nelle istituzioni giochi sull’antipolitica per portare a casa qualche voto e ho trovato l’iniziativa di Sola offensiva nei confronti degli altri consiglieri e troppo furba visto che nel caso remotissimo venisse ripristinata la possibilità di avere il vitalizio, potrà, come gli altri, riscattare i mesi mancanti per avere il vitalizio e, inoltre, se non sarà convocato il consiglio di giovedì, grazie alla sua scelta solitaria al centrosinistra mancherà una dimissione,magari decisiva per sciogliere il consiglio, visto che non si potrebbe sostituirlo. E non credo, Giacomo, sia giusto il giudizio generalizzato su un consiglio che non ha lavorato e di cui vergognarci.
Anche in questa legislatura drammatica travolta da scandali e discredito tanti hanno lavorato seriamente e concretamente anche per riportare a livelli meno inaccettabili i costi del consiglio (ci siamo ridotti stipendi, eliminato rimborsi e cancellato vitalizi e indennità di fine rapporto dalla prossima legislatura) si poteva fare di più ma questo si è riusciti a fare. Ora il decreto del governo che di fatto cancellerà per quasi tutti gli attuali consiglieri il vitalizio sarà convertito in legge e la questione si risolverà così. Ma la cosa su cui ti chiederei di riflettere e’ se in una Regione travolta dagli scandali, mentre è in atto un teatrino incredibile tra le forze di maggioranza che non fa altro che ridicolizzare l’ intera istituzione, sia giusto spostare l’attenzione sugli improbabili vitalizi anziché chiedere a chi ha la responsabilità di questo sfascio di dimettersi o ai consiglieri di maggioranza di non far mancare le loro firme per lo scioglimento del consiglio il 25. Credo che questo dovrebbe essere, insieme all’abolizione del listino che è stato all’origine di tante vergogne, il segnale vero da chiedere al consiglio regionale lombardo.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , | Lascia un commento

Legge elettorale o no, in Lombardia è finita. Sempre che il Pdl…

Franco Mirabelli, vicepresidente della commissione che dovrà cambiare il sistema elettorale Lombardo, in un’intervista ad Affaritaliani.it spiega: “C’è stata una grande accelerazione per abolire il listino. Detto questo, se anche non si cambiasse la legge, comunque da giovedì prossimo il consiglio sarà sciolto. Sempre che i consiglieri del Pdl facciano davvero quello che dice Forgmioni”. Il centrosinistra? “La strada è quella di fare le primarie. Umberto Ambrosoli è una personalità di grande prestigio. Ma non è l’unica”. _di Fabio Massa_
Consigliere Mirabelli, dopo il caso di Zambetti è cambiato qualcosa per la commissione?

I lavori viaggiano più spediti?
Dal punto di vista dei lavori della commissione è cambiato tutto.

Noi 15 giorni fa avevamo sollecitato la maggioranza affinché si riprendesse il lavoro sulla riforma elettorale. La risposta che ci è stata data era che la maggioranza era contraria a convocare il gruppo perché c’erano altre priorità. Improvvisamente adesso questa è diventata l’unica cosa importante. Ne prendiamo atto.

Il listino salta?
In questi mesi di discussione sul listino Pdl e Lega hanno avuto vari ondeggiamenti.

In che senso?
Nel senso che ci sono state posizioni diverse. La Lega, in un primo tempo, ha sostenuto la necessità di mantenere almeno metà del listino. In un secondo tempo invece ha cambiato idea. Adesso però mi pare che siamo tutti d’accordi a toglierlo. Basta che non sia una scusa per tirarla in lungo.

Le tempistiche come sono?
Le tempistiche vedono riunioni serrate in questi giorni per arrivare in consiglio giovedì con l’approvazione della riforma elettorale. Mi pare che sia il Pdl che noi abbiamo detto chiaramente che anche se non si riesce a votare la riforma elettorale, dopo il consiglio di giovedì 25 si consegnano le dimissioni.

Insomma, riforma elettorale o no, è finita?
Esatto. Io spero che tutto il Pdl sia coerente con la posizione che ha espresso il presidente. Che però non si dimette.

Gli abbiamo chiesto perché non si dimette, visto che basterebbe questo a far cadere il Pirellone. Ma lui vuole attribuire al consiglio responsabilità che invece sono sue. Detto questo, se l’unico modo per sciogliere il consiglio è sommare le dimissioni, allora facciamolo.

In vista di una candidatura del centrosinistra, i tempi sono stretti per le primarie o ce la si farà?
La strada maestra è quella delle primarie. L’abbiamo detto e continuiamo a sostenerlo. Dipenderà molto da quando il prefetto fisserà la data delle elezioni.

Come vede la candidatura di Umberto Ambrosoli?
Personalità di grande prestigio ed è un punto di riferimento rispetto alla difesa della legalità in questa Regione. Non è l’unica personalità, però.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , | Lascia un commento

Se fossi in Salvini mi dimetterei

Salvini ieri sera affermava che la Lega in qualunque caso avrebbe portato la Regione Lombardia ad elezioni ad aprile, sbandierando le dimissioni dei consiglieri del suo partito. Dopo nemmeno 24 ore ha dovuto assistere ad una conferenza stampa in cui, alla presenza del suo segretario federale, sono state prese decisioni e sono stati dati giudizi che vanno nella direzione opposta rispetto a quanto da lui dichiarato. A questo punto, se io fossi in Salvini, piuttosto che restare un segretario sotto tutela, puntualmente smentito da Maroni, mi dimetterei.

Pubblicato in Blog Dem | Lascia un commento

Formigoni: in Italia non c’è nessun presidente di Regione nella sua situazione

Formigoni non si affanni a guardare in casa d’altri e prenda atto che in Italia non c’é nessun altro presidente di Regione accusato di corruzione, che ha accettato regali ingenti da chi aveva interessi nella sanità regionale, il cui listino è stato presentato con firme false e che negli anni si è scelto un bel numero di assessori poi coinvolti in scandali vari e in parte già condannati. E non c’è nessun presidente di una istituzione, nel resto del mondo democratico, che dopo tutto ciò sarebbe ancora al suo posto. Purtroppo Formigoni non ha a cuore la credibilità delle istituzioni né il futuro della Lombardia ma solo il proprio, altrimenti ci libererebbe della sua presenza che fa male alla Regione.

Pubblicato in Blog Dem | Lascia un commento

Scandaloso che Formigoni non senta il bisogno di fare come Polverini, e che offenda opposizione

È scandaloso che di fronte alle dimissioni della Polverini, rassegnate per tutelare le istituzioni,Formigoni, che è coinvolto personalmente e con elementi della sua giunta in innumerevoli scandali,non senta lo stesso bisogno di dimettersi per restituire la dignità alla Regione Lombardia e, peggio, che si riduca ad offendere con toni inappropriati il segretario del più grande partito di opposizione. Questo la dice lunga sulla sua persona e ci conferma quanto sia necessario fare il possibileper liberare l’istituzione da una tale zavorra.

Pubblicato in Blog Dem | Lascia un commento

A PROPOSITO DEI REFERENDUM

Si possono fare due scelte: quella di assumersi la responsabilità di governare il Paese in un momento così difficile per cambiare davvero e dare risposte ai problemi reali delle persone o quella di accarezzare il pelo ad ogni rivendicazione giusta o sbagliata che sia scegliendo la strada semplice della propaganda, di scaricare su altri la responsabilità, di non preoccuparsi di dare risposte vere ai problemi ma accontentarsi di cavalcarli. Sono due strade inconciliabili. Chi sceglie la prima lavora per il futuro e il cambiamento. Chi sceglie la seconda, alla fine, appare orientato a conservare ciò che c’è, a difendere l’esistente che invece va cambiato, nella direzione giusta dell’equità, del lavoro, della giustizia sociale, ma, proprio per garantire questi principi, va cambiato. Promuovere un referendum per abrogare la riforma del mercato del lavoro non coglie la necessità di intervenire anche su quel versante facendo i conti con la complessità dei problemi e il bisogno di modernizzare prorpio per garantire chi oggi di garanzie non ne ha. Ci si limita a proporre di cancellare (non di modificarla) la riforma quasi a negare che servano politiche del lavoro per dare più stabilità a chi non ce l’ha, più ammortizzatori a chi non ne ha ecc.. Se si vuole giustamente difendere lo Statuto dei Lavoratori bisogna farsi carico dei problemi aperti non ignorarli, proporre modifiche non negare la necessità della riforma.
Se no il centrosinistra rischia di ridare fiato a chi ci presenta come conservatori, incapaci di proporre riforme vere, orientati a difendere solo i diritti di chi è oggi giustamente già garantito.
Su questo punto non credo ci possano o ci debbano essere ambiguità. Il PD si candida al governo per cambiare il Paese e fare le riforme che servono per il lavoro e per i giovani, perchè ci siano più equità e più giustizia, per costruire una Italia moderna a partire da un progetto per l’Italia nell’interesse di tutti e non solo di una parte. Forse è questo il punto da cui partire per costruire le alleanze in vista delle prossime elezioni. Ci dobbiamo candidare con chi condivide questo impegno se vogliamo essere credibili. Per questo la scelta di SEL di promuovere i referendum crea un problema molto difficile da risolvere.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , | Lascia un commento

Casa: nuovi indirizzi per abitare in Lombardia

Ecco la sintesi del workshop che si è svolto sui temi dell’abitare in Regione Lombardia nell’ambito della iniziativa dialoghi per la Lombardia.

Il problema della casa, per la sua particolare complessità richiede da parte delle istituzioni, e nello specifico della regione Lombardia, politiche pubbliche innovative, capaci di cogliere le novità e i cambiamenti che si sono verificati in questi anni. Infatti, la crisi economica ha ulteriormente acuito il fabbisogno abitativo, il quale presenta caratteristiche diverse: alle persone che possono accedere solo al canone sociale, si affianca una fascia intermedia rappresentata da giovani coppie, lavoratori dipendenti, lavoratori temporanei, studenti fuori sede, familiari di persone ricoverate in strutture sanitarie lombarde, immigrati regolari residenti in Italia, famiglie a basso reddito che, avendo difficoltà a trovare un alloggio in proprietà o in affitto a costi accessibili sul mercato, hanno bisogno che le istituzioni creino loro opportunità.
Rispetto a questa nuova realtà che si è determinata, sono intervenuti due fatti significativi: lo Stato ha esteso il concetto di edilizia sociale anche all’edilizia convenzionata; e la regione Lombardia ha approvato un nuovo regolamento sull’edilizia residenziale pubblica che alza il tetto al di sotto del quale si può accedere all’edilizia residenziale pubblica.
E’ impensabile, soprattutto con l’attuale crisi economica, di fronte ai mutamenti sociali e del mercato del lavoro e se si vogliono affrontare le nuove tipologie di domanda abitativa, la riproposizione delle politiche abitative basate sull’acquisto, che hanno prevalso negli ultimi decenni. Le dinamiche dell’attuale società richiedono sempre più case in affitto. Si impone, quindi, ulteriormente l’esigenza di politiche sociali (housing sociale) finalizzate a favorire l’accesso ad alloggi e servizi a coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato sia per ragioni economiche, sia per l’assenza di un’offerta adeguata, incrementando principalmente l’offerta in affitto a canone contenuto nelle sue diverse articolazioni. Il vecchio modello di intervento pubblico non è riproponibile per ragioni diverse (non più contributi GESCAL), mentre servono politiche che coinvolgano tutti i soggetti pubblici e privati, che operano nell’edilizia sociale.
Pertanto, le politiche abitative dovrebbero ispirarsi ad obiettivi non congiunturali o di esclusiva spesa pubblica, ma strutturali ed in grado di motivare concretamente il protagonismo pubblico-privato nella trasformazione urbana complessa (residenza ed altre funzioni) attraverso forme di cofinanziamento capaci di fare da calmieratore sul mercato dei prezzi e di determinare un effetto moltiplicatore di investimento delle risorse, volte principalmente, come si è detto, alla realizzazione di alloggi in affitto a canoni ridotti in nuovi programmi residenziali che favoriscano un adeguato mix sociale, etnico e generazionale tra gli abitanti in modo da evitare gli effetti di ghettizzazione.
Sulla questione dell’abitare la regione Lombardia ha un potere forte, soprattutto considerando che oggi le risorse economiche pubbliche, di cui per molto tempo si è potuto beneficiare, non ci sono più o si sono ridotte in maniera drastica. Basti rilevare che quest’anno la Regione riuscirà a predisporre un Piano Triennale per l’Edilizia Residenziale Pubblica (PRERP) contando su 150 milioni di euro, mentre solo due trienni fa la disponibilità dei trasferimenti del Governo per l’edilizia residenziale pubblica ammontavano a un miliardo e mezzo di euro.
Una risposta alle nuove peculiarità del problema casa, sarebbe potuta derivare dalla Legge Regionale 4/2012 (il cosiddetto Piano Casa 2), attraverso il recupero, con premio volumetrico, del patrimonio pubblico e privato per destinarlo ad edilizia sociale, come inizialmente era previsto.
Ma in fase di discussione e approvazione della legge, la maggioranza ha riservato tale possibilità solo ai Comuni a grande fabbisogno abitativo. Inoltre, solo grazie all’impegno del Gruppo Consigliare PD, si è ottenuta per la città di Milano la possibilità di cambiare destinazione d’uso, in residenziale, agli uffici inutilizzati di terziario, che attualmente corrispondono ad un volume pari a 30 volte il Grattacielo Pirelli. Per creare nuove opportunità abitative senza consumare altro suolo.
Un aspetto importante che riguarda direttamente la regione Lombardia è il degrado sempre maggiore del patrimonio pubblico, con le inevitabili conseguenze: una diminuzione della qualità della vita per chi abita nelle case popolari, ma anche una progressiva svalutazione del patrimonio pubblico. In questo senso, è fallita la politica della Legge Regionale 27/2007 sui canoni, basata sull’illusione – dal PD denunciata già in fase di approvazione della legge – che, alzando i canoni agli inquilini delle case popolari, si potessero garantire ai gestori i soldi sufficienti per le manutenzioni straordinarie e per il mantenimento del patrimonio pubblico. Non solo, ma le stesse risorse, sempre a tale obiettivo finalizzate, che sarebbero dovute derivare dalla vendita degli alloggi agli inquilini, si stanno in parte vanificando a causa della crisi economica, che incide sulle possibilità di risparmio delle famiglie e quindi di acquisto, e dei ritardi delle ALER nelle procedure di vendita. Quindi, nell’assenza sostanziale di risorse pubbliche, occorre prioritariamente concentrare quelle poche disponibili sulla manutenzione straordinaria dei quartieri ERP, accantonando progetti rivolti a varie categorie sociali che, per l’esiguità dell’eventuale contributo, avrebbero il solo effetto di disperdere le risorse.
E’ necessario, inoltre, contrastare fermamente la morosità che non deriva dalle oggettive difficoltà economiche, ma da una concezione culturale del pubblico basata sull’assistenzialismo venato da demagogia. Un impegno perciò a recuperare dalla morosità fondi che potrebbero essere finalizzati a ristrutturare le case, e a promuovere la partecipazione degli inquilini per favorire la socialità e la tutela dello stesso patrimonio pubblico. In questo senso l’attivazione di specifici “programmi di affitto sicuro” in cui gli enti locali si pongano come intermediari tra inquilini e gestori/ proprietari consentirebbe una forte riduzione della morosità e una migliore gestione del patrimonio immobiliare abitativo. Programmi analoghi sono attivi già da alcuni anni ad esempio a Barcellona e Madrid e stanno facilitando l’incontro tra domanda e offerta abitativa con risultati molto positivi.
Occorre che l’offerta abitativa a costi contenuti sia aumentata. I PGT approvati in regione Lombardia prevedono un raddoppio degli abitanti nei nostri Comuni. Al di la dei rischi di un abnorme ulteriore consumo di suolo è singolare, considerata l’elevata domanda, che siano assenti previsioni di edilizia sociale. I PGT dovrebbero prevedere, come ha fatto il Comune di Milano, per gli interventi di rilevanza territoriale una quota significativa di edilizia residenziale sociale, e una quota ancora più significativa deve essere garantita negli ambiti di trasformazione con vocazione abitativa, in modo che l’edilizia privata, quella convenzionata e quella sociale siano distribuite equamente su un’area definita, e si ponga attenzione, in particolare per l’edilizia sociale, ad evitare le “brutture” architettoniche del passato, migliorando la qualità estetica degli edifici, che ha un evidente impatto sulla qualità della vita.
Occorre pertanto rivedere la Legge Regionale 12/2005 innanzitutto per superare l’indeterminatezza che impone solo ai Comuni a grande fabbisogno di individuare le risposte in termini di edilizia pubblica, senza che ci sia una chiara determinazione delle quote (che spesso sono irrisorie), né vincoli che impongano l’offerta di edilizia sociale.
Fondamentale perciò è la collaborazione pubblico-privato per individuare risposte adeguate al bisogno abitativo di case in affitto a condizioni sostenibili, dove l’affitto non incida oltre il 25-30% del reddito. A tal fine, i Comuni devono mettere a disposizione aree pubbliche perché la casa è un servizio sociale; occorre una politica finanziaria regionale che sostenga l’abbattimento degli interessi degli investimenti; è indispensabile che si creino condizioni di fattibilità per i fondi immobiliari locali – il cosiddetto sistema integrato dei fondi immobiliari, introdotto dal Piano casa nazionale e avviato da Cassa Depositi e Prestiti, Fondazioni ed Enti locali – tenendo in particolare presente che la redditività non potrà essere di mercato se si intende effettivamente realizzare l’edilizia sociale.
Considerata la scarsità di finanziamenti pubblici, sia statali che regionali, occorre porre attenzione ai possibili canali europei di finanziamento. Per esempio, nel nuovo piano dell’Unione Europea per il prossimo settennio, delle risorse importanti vengono dedicate alla riqualificazione delle città. Intercettare queste risorse richiede un coordinamento dei territori e quindi anche dei vari soggetti pubblici e privati che potrebbero essere coinvolti.
Sarebbe da considerare la possibilità di destinare le imposte che vengono pagate dalla proprietà edilizia sul patrimonio immobiliare pubblico al finanziamento di piani di edilizia residenziale pubblica e di housing sociale, in modo da ottenere la finalizzazione diretta delle imposte e quindi la possibilità di controllo in sede locale.
Relativamente all’IMU, l’aver introdotto moltiplicatori e coefficienti per determinare le basi imponibili in modo generico, applicandoli sia alle vecchie rendite (in molti casi bassissime), sia indistintamente alle nuove rendite, determina fattori di sperequazione e di iniquità, perché le nuove rendite, attribuite a seguito di revisione oppure di nuovi accatastamenti, sono rendite già aggiornate e se si applicano gli stessi parametri è indubbio che chi si trova nelle condizioni di avere rendite recenti pagherà di più. Occorrerebbe, quindi, differenziare le aliquote, e anche abbassare le aliquote IMU per chi mette gli alloggi in affitto.
Infine, la funzione delle ALER dovrebbe essere rimodulata, specialmente tenendo conto delle potenzialità offerte dall’housing sociale, e la loro riforma, la ridefinizione del ruolo, non può limitarsi solo alla governance, come si è già fatto e come presumibilmente si intende continuare a fare da parte della Regione Lombardia.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , | Lascia un commento

M5S: un partito fatto così è inquietante per la democrazia

Dopo le ultime vicende del Movimento 5 Stelle, l’ormai famoso fuori – onda del consigliere regionale Favia nel corso di una trasmissione televisiva, c’è da preoccuparsi di più dell’immagine diffusa in rete dal Movimento 5 Stelle con Favia trasformato in zombie che non delle dichiarazioni fatte nel fuori-onda stesso. Il Movimento 5 Stelle ha già preso molti voti e i sondaggi continuano ad attribuirgli un importante consenso. Dal fuori-onda apprendiamo che si tratta di un partito che appartiene a un leader ma questo non è più chiaro chi sia e, soprattutto, è un partito che non solo non fa i congressi ma criminalizza il dissenso e impedisce la discussione interna, perché chi non è d’accordo viene mandato via.
Il senso delle parole dette è che i parlamentari del Movimento 5 Stelle li deciderà Casaleggio perché la consultazione in rete è una presa in giro e bisogna anche stare attenti perché riesce a far eleggere nelle assemblee elettive delle persone vicine a lui che poi controllano gli altri.
L’idea di un partito così non solo è un problema in democrazia ma è inquietante. C’è bisogno di una legge che regoli i partiti in questo Paese, come prevede la Costituzione e come ha ricordato anche ieri Napolitano.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , , | Lascia un commento

Ritrovare il buon senso per ricostruire l’Italia

Finita l’estate spero ritorni il buon senso e si superino i paradossi di queste settimane. Ci sono quelli che pensano di aiutare Bersani alle primarie sostenendo che il governo che il PD di Bersani ha voluto e sostenuto fa schifo, è la causa di tutti i mali dell’Italia e che chi ha pensato fosse giusto sostenere il governo di emergenza non deve votare Bersani. C’è Renzi che per vincere le primarie spiega quotidianamente agli elettori che il PD la sua storia e i suoi gruppi dirigenti sono inutili e dannosi; va bene il rinnovamento ma così poi diventerà difficile chiedere il voto agli elettori per una forza la cui credibilità e affidabilità vengono ogni giorno messe in discussione. Così andiamo a sbattere, forse è meglio se prima di pensare a posizionarsi nel futuro governo, si comincia tutti a lavorare per vincere le elezioni costruendo insieme una proposta credibile e affidabile per ricostruire l’Italia.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , , , | Lascia un commento