ELEZIONI: UN TERREMOTO PER LA POLITICA. MA PERCHE’ IL PD RESISTE?

Il risultato del primo turno delle elezioni amministrative è fortemente segnato dalla crisi del rapporto tra cittadini e politica. In una fase tanto difficile in cui le condizioni economiche del Paese provocano l’impoverimento di tante famiglie e una diffusa sfiducia nel futuro, la difficoltà di trovare nella politica risposte concrete a bisogni urgenti ha spinto tanti elettori a scegliere la strada del disimpegno e della protesta esprimendo la propria insoddisfazione o non andando alla urne o votando liste, come quelle del Movimento 5 stelle, che si propongono, esplicitamente, di interpretare e raccogliere la rabbia dei cittadini più che di indicare soluzioni per i problemi. La legittima domanda di chiudere una fase in cui la cattiva politica è vissuta come distante, se non inutile, costosa e dannosa , rischia di indebolire le istituzioni e la stessa nostra democrazia. La risposta dei partiti non può essere quella di prendersela con Grillo o con l’astensionismo che sono la diretta conseguenza della crisi della politica, ma deve tradursi nella capacità di cambiare subito, innovare, tornare a guardare all’interesse comune, eliminare i privilegi e condividere coi cittadini i sacrifici necessari per superare la crisi economica. Se non si fa questo, riformando partiti e istituzioni a partire dal dimezzamento dei contributi elettorali e da una legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti, si rischia una crisi irreversibile della politica, dei partiti e delle stesse istituzioni democratiche. Alla cattiva politica serve rispondere con la buona politica se no vincerà l’antipolitica.
In questo quadro che descrive un vero e proprio terremoto che ha investito la politica in queste amministrative, mentre è giusto sottolineare come la sfiducia coinvolga in generale la credibilità dei partiti, va anche detto con chiarezza che, soprattutto in Lombardia, vince il centrosinistra e il PD ottiene un risultato importante. Tutti i comuni della provincia di Milano che sono andati al voto o sono già stati conquistati al primo turno dal centrosinistra, o lo vedono andare al ballottaggio con molti più voti degli avversari. Nonostante si dia tanto spazio all’idea che “tutti sono uguali” evidentemente gli elettori hanno considerato, per diverse ragioni, le forze di centrosinistra più credibili per guidare il cambiamento necessario al Paese e più affidabili al governo delle città o, perlomeno, hanno ritenuto di dare loro un’altra possibilità. Sul risultato ha sicuramente pesato il fallimento del centrodestra al governo del Paese, la crisi del governo regionale di Formigoni, gli scandali che hanno coinvolto la Lega, ma più di tutto la volontà di chiudere definitivamente la stagione del Berlusconismo che ha trascinato l’Italia sull’orlo del baratro.
Ma tra le tante e giuste domande che ci si pongono in questi giorni sulla crisi della politica che emerge da questo risultato elettorale ce ne è una che puo’ essere utile porsi, ma che in pochi prendono in considerazione: perché il PD resta per molti un punto di riferimento? Perché in mezzo a questo terremoto che ha colpito i partiti la casa del PD resta in piedi? Le ragioni sono diverse ma molto sta nelle scelte e nelle ragioni che hanno portato alla nascita del PD. Prima di tutto la capacità del PD di rappresentare, in un sistema politico in cui tanti partiti si sono costituiti attorno al loro capo, una anomalia positiva che ha tentato e tenta concretamente di essere strumento di partecipazione dei cittadini, aperto, capace con le primarie di restituire ai cittadini ciò che è loro, cioè il diritto di scegliere, perché i partiti devono essere uno strumento a disposizione loro e non altro. Questo ci da un po’ più di credibilità ci propone come una forza che ha compreso prima la distanza tra politica e cittadini e si è posta il tema della riforma della politica e del sistema politico prima degli altri, anzi su questo ha fondato le ragioni della sua nascita. Infine il centrosinistra vince grazie alla sua capacità di stare sul territorio, vicino ai problemi delle persone, di proporre persone credibili, di costruire coalizioni ampie e coese e di tutto ciò il PD rappresenta il motore principale. Il voto non ci assolve, errori, incertezze, timidezze e autoreferenzialità sono rischi che corriamo sempre e che non ci consentono di essere credibili come vorremmo per chi chiede una politica diversa, nuova e riformata. Ma questo voto, che ci consegna grandi responsabilità, dice che il PD puo’ ancora essere lo strumento per cambiare il Paese, ridare fiducia nelle istituzioni e nella politica, proporsi come il soggetto politico attorno a cui realizzare un progetto di ricostruzione del Paese. A patto che nessuno pensi che, dopo questo risultato ci si possa accontentare e si possa dormire sugli allori.
Insomma da questo risultato esce confermato quanto sia profonda la crisi della politica e dei partiti nel nostro Paese, ma emerge anche la possibilità per il PD, se sapremo dare una accelerazione ai processi di riforma della politica e progettare il futuro, di aggregare le forze che vogliono il cambiamento, di proporsi al governo per ricostruire il Paese, di restituire alla politica credibilità e valore.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , | Lascia un commento

Regione Lombardia. Il crepuscolo del regno di Formigoni

L’Era Formigoni in Lombardia, così come quella Berlusconi in Italia, pare avviarsi a un mesto crepuscolo, schiacciata da una marea di scandali, probabili tangenti e gruppi di potere che hanno minato alle fondamenta una delle più prestigiose Istituzioni italiane.
Come stanno realmente i fatti e cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi?
In Regione Lombardia si sta chiudendo un ciclo, quello del governo Pdl-Lega, quello del Formigonismo. E si sta chiudendo per una crisi che è morale e politica insieme. Non si può far finta di niente, prima di tutto, di fronte agli scandali che hanno coinvolto la sanità lombarda, che hanno portato agli arresi di personalità della maggioranza su vicende legate alla gestione dei rifiuti e del territorio, alle inchieste che toccano almeno otto assessori o ex assessori delle giunte guidate dallo stesso Formigoni. C’è un problema di credibilità delle istituzioni che è messa in discussione, c’è un fallimento di un’esperienza di governo che ha accentrato sulla giunta regionale un enorme potere e c’è anche il fatto evidente che, chi governa la Lombardia oggi, pensa a difendere se stesso, è ostaggio degli scontri interni al Pdl, dei regolamenti interni alla Lega dopo i recenti scandali e si può occupare solo di questo, non certo dei lombardi, dei loro bisogni e del futuro. La nostra Regione ha bisogno di ben altro. Per questo, non per ossessioni giustizialiste, chiediamo a Formigoni di dimettersi.
Come si esce da questa situazione “opaca”?
In questi anni la Regione, da ente legislativo, si è trasformata in un enorme apparato, in cui su temi importanti come sanità, casa, territorio e ambiente, oltre a fare le norme si gestiscono – attraverso una miriade di società o direttamente – le politiche. Un potere enorme, sempre più centralizzato e centralistico, chiuso e, quindi, sempre poco trasparente. C’è un controllo maniacale delle nomine delle direzioni delle società. Servirebbe recuperare la funzione legislativa e regolatrice della Regione, aprirsi, valorizzare le energie, le realtà della società lombarda, investire su di esse anziché tentare di controllarle. E, soprattutto, uscire dalla logica di Formigoni che oggi è costretto a guardare solo al quotidiano, a difendere il gigantesco sistema di potere che ha creato, mentre serve ricominciare a pensare ad investire sul futuro e non per perpetuare il proprio comando ma al servizio del benessere dei lombardi.
In quanto Presidente della Commissione d’inchiesta che si occupa San Raffaele, ci può dire cos’è successo alla sanità lombarda in questi 15 anni di Formigoni?
La sanità lombarda è da sempre eccellenza e ciò lo si deve alle tante competenze che vi hanno lavorato e l’hanno costruita. C’è una tradizione che viene da lontano e di cui Formigoni non può assumersi il merito. In questi anni, a partire dal principio della libertà di scelta, si è creato un mercato sanitario in cui pubblico e privato sono stati messi sullo stesso piano e che si è alimentato con i soldi pubblici. Dal punto di vista concreto, ciò ha portato ad un aumento delle prestazioni, anche non necessarie, non sono diminuite le liste d’attesa e i lombardi – per garantire il pareggio di bilancio, di cui Formigoni si vanta – pagano un’addizionale irpef e ticket che in altre regioni non ci sono. La vicenda del San Raffaele mette in evidenza problemi che stiamo approfondendo e che riguardano l’efficienza dei controlli sugli enti che usano soldi pubblici e i criteri per l’assegnazione dei finanziamenti. È evidente che ci sono, se no il crack del San Raffaele o l’inchiesta sulla Fondazione Maugeri non si spiegherebbero.
Che cosa propongono il Pd e gli altri partiti di opposizione in Regione per il dopo-Formigoni?
Formigoni deve dimettersi perché non è più, né lui né la sua maggioranza, in grado di pensare ai lombardi e al loro futuro. Noi siamo pronti. Vogliamo costruire un’alleanza di tutte le forze che oggi stanno all’opposizione in Regione con la società lombarda che vuole cambiare. Un’alleanza tra le forze politiche, movimenti, esperienze civiche che metta in campo una proposta nuova, credibile e di governo come è stata quella che ha portato alla vittoria di Pisapia a Milano.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , | Lascia un commento

Fondi pubblici per la sanità. Subito una legge per la trasparenza

Dopo tre mesi di lavoro (sui sei previsti, salvo proroghe ulteriori), una richiesta forte: «E’ necessaria un’iniziativa legislativa urgente per garantire l’uso trasparente e corretto dei fondi pubblici in sanità». Così Franco Mirabeli (PD) presidente della commissione regionale di inchiesta sul San Raffaele (composta da 10 esponenti politici di Pdl, Lega, Pd, Idv, Udc, Sel e Pensionati).

Le vostre riunioni sono iniziate solo il 23 gennaio, le inchieste della magistratura sui fondi neri del San Raffaele e della Fondazione Maugeri sono ancora in corso. Non è prematuro fare bilanci?
«La vicenda del San Raffaele (che ha numerosi punti in comune a quella della Fondazione Maugeri, ndr) merita già una riflessione politica».

Ma è una proposta condivisa anche da Pdl e Lega, quella di un’azione legislativa per rivedere i criteri di assegnazione dei fondi pubblici (finiti nella bufera per gli scandali sanitari che hanno visto finire in carcere Piero Daccò e Antonio Simone, intermediari del San Raffaele e della Fondazione Maugeri che ricevevano fiumi di soldi pubblici)?
«Siamo tutti d’accordo: servono nuove norme per garantire la Regione e lo Stato sull’uso corretto e nell’esclusivo interesse pubblico dei finanziamenti».

Insieme a lei siedono in commissione Stefano Carugo e Margherita Peroni (Pdl), Stefano Galli e Massimiliano Orsatti (Lega Nord), Gian Antonio Girelli (Pd), Stefano Zamponi (Idv), Enrico Marcora (Udc), Giulio Cavalli (Sel), Elisabetta Fatuzzo (Pensionati). Vi siete chiesti se quel che sta succedendo è colpa anche di controlli insufficienti da parte del Pirellone?
«Capirlo è proprio uno dei nostril compiti fondamentali. Ed è già evidente che gli attuali controlli non sono sufficienti. Soprattutto il caso del San Raffaele (finito sull’orlo del crac, ndr) mostra che le verifiche sui conti delle fondazioni sono tali da non garantire la necessaria trasparenza. La stessa vigilanza sui bilanci che in capo alle Prefetture non ha impedito quel che poi è successo».

Il governatore Roberto Formigoni, però, ripete da mesi a proposito dei controlli che il Pirellone ha assolto i suoi compiti di vigilanza. In gioco ci sono aziende private e la legge respinge ogni intromissione dell’ente pubblico.
«Bisogna approfondire la questione e costruire proposte normative più efficaci. Del resto, anche Formigoni sta pensando di muoversi a livello nazionale per fare in modo di avere reali poteri di controllo anche come Regione».

Ma, in concreto, che cosa si può fare?
«Un esempio su tutti: un’idea può essere di trovare il modo per penalizzare le strutture sanitarie che commettono illeciti riconosciuti ai danni della Regione. Sarà creato così un deterrente contro il ripetersi di fatti analoghi. Davanti alla contestazione di irregolarità, come quella di fare risultare prestazioni non effettuate per ottenere rimborsi, non bisogna lasciare inalterata la possibilità di accedere ai finanziamenti extra destinati alla ricerca o ad altro».

Perché continua a insistere sulle lacune normative da colmare?
«Per evitare il ripetersi di altre vicende simili. È il motivo per cui bisogna intervenire subito, senza neppure aspettare la fine dei lavori della commissione d’inchiesta».

L’intervista a Franco Mirabelli, presidente della commissione regionale di inchiesta sul San Raffaele, pubblicata dal Corriere della Sera.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , , , | Lascia un commento

San Raffaele: anche la regione Lombardia si costituisca parte civile al processo a Dacco’

Anche la Regione Lombardia deve costituirsi parte civile sul caso del San Raffaele. Sarebbe assurdo che dopo aver incaricato i legali di tutelare il buon nome della sanità lombarda nei confronti della stampa, la giunta Formigoni non facesse altrettanto anche rispetto a Pierangelo Daccò e a chi, avendo avuto parte nel crack del San Raffaele e nella vicenda della Fondazione Maugeri, ha davvero fatto molto male all’immagine della Lombardia e del suo sistema sanitario.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , | Lascia un commento

La Provincia non da più i soldi per expo: un altro fallimento di Formigoni

La decisione della Provincia di ridurre considerevolmente la propria quota in expo con la conseguente riduzione delle risorse di un bilancio già fortemente ridimensionato, rischia di mettere seriamente in difficoltà il percorso verso la manifestazione del 2015. A ciò si aggiunge il rischio che ciò provochi anche la riapertura di una discussione sugli assetti societari di Expo che già ha fatto perdere in passato tempo e credibilità all’intero progetto.
In questo quadro arrivano tardi le proposte e le iniziative preannunciate da Formigoni. Il commissario generale aveva più di ogni altro il compito di tenere insieme il quadro istituzionale per garantire la prosecuzione della costruzione di Expo 2015 col pieno sostegno di tutti i soggetti e gli Enti coinvolti. Non c’è riuscito. E’ evidente che la decisione della Provincia e la situazione che si sta creando sono prima di tutto responsabilità di Formigoni e rappresentano un suo fallimento che si giustifica solo col fatto che non può dedicarsi né ad Expo né alla Lombardia essendo in crisi lui e il suo governo regionale e solo di questo riesce ad occuparsi.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , , | Lascia un commento

Un uomo piccolo che governa una grande Regione

La lettera di oggi della moglie di Simone al Corriere non parla nè di politica nè di inchieste ma racconta Formigoni: un uomo sleale, senza coraggio e senza principi, prigioniero del suo edonismo. Una cosa così è piu’ grave di un avviso di garanzia.

Pubblicato in Blog Dem | Lascia un commento

La vicenda del San Raffaele

La vicenda del San Raffaele e della Fondazione Monte Tabor che ne ha avuto la proprietà merita una riflessione politica. Lasciamo alla magistratura la verifica delle responsabilità penali e degli illeciti che sono stati commessi come delle eventuali coperture o connivenze di cui avrebbero beneficiato i responsabili. Quello che interessa qui, ed e’ il mandato che ha ricevuto la commissione di inchiesta regionale, e’ capire come sia stato possibile non accorgersi che una struttura accreditata col servizio sanitario regionale e riconosciuta dallo Stato come istituto di ricovero e cura di carattere scientifico nonche’ sede universitaria, abbia potuto per oltre dieci anni accumulare una quantità di debiti spropositata che ha portato a sommare un deficit di oltre un miliardo di euro e al fallimento dell’ente. Capire se ci sono stati mancanze nei controlli e perché, se ci sono lacune normative da colmare per evitare il ripetersi di vicende analoghe. Ci sono almeno tre questioni su cui già ora si può dire che sarà necessario approfondire la riflessione e costruire proposte normative più efficaci.
La prima questione riguarda i controlli. Quelli sulle prestazioni erogate a carico del Servizio Sanitario regionale sono via via migliorati nel tempo, ma resta da capire se siano sufficienti non solo per verificare la congruità dei rimborsi ma anche l’appropriatezza delle prestazioni.
La seconda e più corposa questione riguarda i requisiti per l’accreditamento delle strutture. E’ chiaro che sulla eccellenza sanitaria rappresentata del San Raffaele non c’è alcun dubbio, così come sulla qualità di prestazioni che attraggono pazienti da tutta Italia e sulla importanza della ricerca che li’ viene fatta. Il tema e’ come possa cautelarsi il pubblico? Quali garanzie sulla correttezza del proprio bilancio deve dare una struttura privata accreditata visto che non solo riceve soldi pubblici, ma svolge una funzione di interesse pubblico? In particolare e’ evidente, da ciò che e ‘ accaduto, che i controlli sui bilanci in essere non sono sufficienti. In particolare per ciò che riguarda le Fondazioni come la Monte Tabor, i controlli interni appaiono tali da non garantire la necessaria trasparenza, e la stessa vigilanza che e’ in capo alle prefetture non ha impedito l’accumularsi di un debito impressionante originato da investimenti scriteriati e da spese faraoniche estranee alle finalità dell’ente. Servono nuove norme per garantire la Regione e lo Stato rispetto all’uso corretto e nell’esclusivo interesse pubblico dei finanziamenti e delle convenzioni.
Infine resta un’ultima questione, ma non meno importante, che pure riguarda il rapporto tra regione ed enti accreditati. Da quando nel 1995 sono entrati in vigore i pagamenti a prestazione, molti enti hanno cercato di far risultare prestazioni non effettuate per ottenere rimborsi non dovuti. Il San Raffaele e’ stato fino al 2005 denunciato dalla Regione più volte per truffa in questo contesto, alcuni processi sono stati prescritti, ma altri hanno portato ad una condanna per danno erariale e alla definizione di un risarcimento di 20 miliardi di lire non ancora completamente versato alla Regione. A fronte di una responsabilità accertata di questo tipo e’ comprensibile, visto il valore sanitario dell’ente e i problemi occupazionali che si creerebbero altrimenti, continuare a mantenere in essere la convenzione col sistema sanitario regionale. Altro é, come invece è successo, lasciare inalterata la possibilità del San Raffaele di poter accedere ai finanziamenti per la ricerca destinati alle onlus sanitarie o concorrere alla assegnazione di altri fondi regionali. Si tratta di pensare alla necessita’ di trovare le forme per penalizzare chi ha commesso illeciti riconosciuti ai danni della Regione, creando così un ulteriore deterrente per evitare il ripetersi di fatti analoghi.
Insomma, dopo la vicenda San Raffaele, diventa più urgente intervenire sui controlli ma anche per garantire l’uso trasparente e corretto dei fondi pubblici e degli enti che operano da privati svolgendo una funzione pubblica.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , | Lascia un commento

Da Formigoni la solita idea: si cresce consumando suolo

La legge con l’ambizioso titolo “misure per la crescita,lo sviluppo e l’occupazione”, che si sta discutendo in Regione,in realtà produrrà effetti marginali, e’ ricca di buoni propositi non sostenuti da risorse economiche ma, soprattutto, dimostra quanta distanza ci sia tra la nostra idea di sviluppo della Lombardia e quella che continua a praticare la giunta regionale di Formigoni. Si continua sulla strada del centralismo regionale consentendo alla giunta di istituire fondi per valorizzare i beni pubblici di proprieta’ dell’intero sistema regionale (le asl, le aziende ospedaliere ecc.). E sul territorio l’idea e’ sempre la stessa: la Lombardia del centrodestra per crescere ha bisogno di consumare suolo e favorire la speculazione derogando agli strumenti urbanistici dei comuni ogni volta che si può. Con il risultato immediato di rendere ulteriormente complicata la normativa urbanistica, dare meno certezze ai comuni e agli operatori, cosa che non appare un incentivo ad investire in mancanza di certezze.
La crescita che ha ancora in mente Formigoni consente di costruire lungo il percorso delle nuove autostrade regionali creando le condizioni per consumare un’altra parte rilevante del poco suolo che rimane dopo anni di continui interventi urbanistici.
Lo sviluppo su cui insiste il centrodestra si fonda sulle deroghe ai piani di governo del territorio e, quindi, interviene sul disegno delle città e dei territori senza tener conto delle scelte dei comuni. La Regione si arroga il diritto, per poter valorizzare il proprio patrimonio, di decidere sulle destinazioni d’uso e le volumetrie in barba alla pianificazione comunale, addirittura di farlo nei parchi regionali a prescindere dai piani previsti dagli enti parco. Si da la possibilità di costruire i cinema multi sala al di fuori da una corretta programmazione e, addirittura, nelle aree a standard. Si premia, obbligando i comuni a ridurre di almeno il 50 per cento gli oneri di urbanizzazione, chi ha beneficiato della norma dichiarata incostituzionale che consentiva la sostituzione edilizia modificando la sagoma.
Insomma, mentre Formigoni ci invita a lavorare insieme per la Lombardia, emerge sempre di più, da questa legge quanta distanza ci sia tra la nostra idea di sviluppo che vuole valorizzare ambiente e territorio senza ulteriore consumo di suolo e la nostra idea di interesse pubblico e quella di chi pensa che tutto si risolva col cemento e creando opportunità per i pochi, soliti interessi.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , | Lascia un commento

Trasporti, Mirabelli (PD): riforma regionale approvata ora perché a Milano governa centrosinistra

C’è voluta una giunta di centrosinistra, come quella di Pisapia e dell’assessore Maran, perché la Regione riuscisse a mandare in porto una riforma del trasporto pubblico locale positiva e sostenuta da un ampio consenso che la mette nelle condizioni di funzionare. Un risultato che quando Milano era governata dal centrodestra non è mai riuscito, principalmente per l’impossibilità di trovare accordi con il capoluogo”. regionale.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato | Lascia un commento

Formigoni-Lega: un sistema che non regge piu’

Di fronte all’ennesima inchiesta che coinvolge la Regione Lombardia e colpisce il Presidente del Consiglio Regionale, la reazione di Formigoni è imbarazzante. In sintesi, il governatore, di fronte ai guai giudiziari di esponenti di spicco della sua maggioranza che, tra l’altro,nella scorsa legislatura aveva scelto nella sua Giunta, si tira fuori, rivendica il fatto che non ci sono atti della sua Giunta sotto osservazione da parte dei magistrati e lamenta un complotto per nascondere il buon governo della Lombardia all’opinione pubblica, insistendo a raccontare di arresti e avvisi di garanzia come se tutto ciò non lo riguardasse.
Invece lo riguarda. E non solo perché sotto inchiesta ci sono almeno 6 assessori che, in tempi diversi, Formigoni ha scelto e a cui ha affidato ruoli importanti di governo, non solo perché risulta evidente che in questi anni si è costruito un sistema regionale che non garantisce controllo e trasparenza , non solo perché questa legislatura è iniziata con uno scandalo, quello delle firme false, e prosegue segnata più dalle inchieste che dagli atti di governo, ma soprattutto perché, e questo non puo’ nasconderlo, è evidente che il sistema che si è consolidato in 17 anni di governo formigoniano non regge più, ha prodotto e produce contraddizioni, ha esaurito, avremmo detto un tempo, la sua spinta propulsiva ed ora è evidentemente inadeguato a garantire lo sviluppo e il futuro della Lombardia.
Non c’è solo una evidente crisi morale che, tra l’altro, conferma l’idea che tanto potere, come quello detenuto per 17 anni da Formigoni, per tanto tempo senza ricambio non aiuta la trasparenza rischia di far prevalere il mantenimento e la gestione del potere rispetto all’interesse pubblico. C’è soprattutto una crisi politica, manca un progetto diverso da quello di accumulare poteri e il futuro non è una opportunità da cogliere, su cui investire e progettare, ma il tempo a cui bisogna guardare con l’obbiettivo di conservare le cose come stanno.
Formigoni in questi anni ha trasformato la Regione da istituzione con il compito prioritario di legiferare, in un sistema capace di intervenire direttamente e pesantemente nella gestione delle grandi questioni del territorio: dalla sanità, all’ambiente, dall’urbanistica all’informatica. Lo ha fatto attraverso le sue società rigorosamente controllate dalla Giunta, in cui agli stessi consigli di amministrazione vengono tolti poteri, e che sono governate da direttori nominati dalla stessa giunta. Si è creato un modello chiuso, con cui non solo la Regione ha assunto di fatto ruoli e funzioni che non gli spetterebbero, ma ha prodotto un centralismo impressionante. E’ chiaro che la volontà di accentrare tutto ha consentito a Formigoni la possibilità di godere di una straordinaria macchina di consenso, ma oggi, e lo dico senza sottovalutare il peso grandissimo e il favore di cui ancora gode, è evidente che questa scelta di controllare e omologare tutto non ha favorito la trasparenza e ha reso il sistema più permeabile agli abusi e, d’altra parte, ci sono forze vive e innovative, economiche e sociali, che cominciano a sentirsi soffocare, chiedono più apertura e più cambiamento. Aggiungo che in questi anni la percezione della distanza tra interesse generale e l’interesse del potere formigoniano è aumentata sempre più.
Un’ultima riflessione riguarda la Lega che, in una alleanza che si regge su una trattativa continua più che su un progetto condiviso, ha scelto di omologarsi all’idea della gestione del potere e dell’esistente, della spartizione. Le vicende che emergono in questi giorni ma, soprattutto la reazione scomposta che hanno avuto i vertici leghisti segna chiaramente la distanza tra la Lega del “Roma ladrona” e ciò che la lega è oggi. E sicuramente la crisi politica di Formigoni e di questa maggioranza di cui abbiamo chiesto le dimissioni, sta anche in questo: che chi con quegli slogan mirava a proporsi per il cambiamento facendo leva sull’antipolitica e il disagio del nord, oggi si trova a difendere una esperienza di governo che ha in se tutti i difetti che volevano combattere.

Pubblicato in Blog Dem | Taggato , , , | Lascia un commento