Agricoltura e Acqua – in diretta su blogdem

Di seguito il video relativo alla diretta che abbiamo fatto sui temi dell’agricoltura e dell’acqua.

 

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PAC: FACENDO SQUADRA POSSIAMO MIGLIORARLA.

Costruire una squadra, fare lobbying, creare maggiore unità, a livello istituzionale e politico. Non c’è alternativa se si vuole salvare l’agricoltura lombarda da un tonfo, economico e occupazionale.

A farglielo fare potrebbe essere la nuova Pac, la Politica agricola comunitaria nel suo nuovo programma 2014-2020. Sul tema del futuro per le imprese agricole lombarde alla luce di queste novità, abbiamo organizzato, lunedì 16 aprile 2012, un convegno a Lodi, cuore del mondo agricolo lombardo.

“Grazie al nuovo processo di codecisione, i nostri parlamentari hanno un ruolo importante per costruire una squadra sugli intendimenti positivi – ha detto in apertura Fabrizio Santantonio, consigliere regionale del Pd organizzatore dell’incontro –. Il passaggio consultivo ora sarà fondamentale e Regione Lombardia in questo sta cercando di ottenere modifiche facendo lobbying”. E’ l’unica strada percorribile, secondo Santantonio: “Maggiore unità nei passaggi decisionali. Oggi mai come ora anche i nostri parlamentari sono consapevoli dell’importanza della partita che stiamo giocando e hanno una forte cognizione dei valori che ci sono in ballo. Finalmente sembra ci sia una volontà vera di fare squadra in Italia”.

Giulio De Capitani, assessore regionale dell’Agricoltura, risponde subito all’appello e parte da un dato di fatto: sul testo unico dell’agricoltura c’è stato un consenso unanime e bipartisan. Merito della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, indubbiamente, ma anche di un lavoro, secondo De Capitani, che deve ripetersi ora, sulla Pac. L’invito è, dunque, a “mettere tutto a rete perché abbia un’incidenza”, come ha fatto lo stesso convegno, che ha contato sulla presenza di sindaci, Provincia, Regione, Stato, Comunità europea. “Perché poi ci rendiamo conto che noi, come Stato, a livello di trattative, siamo decisamente deboli”, ha detto l’assessore. Una filiera istituzionale, insomma, per stare in tema. E la sinergia così trovata serve a richiedere le modifiche, ha concluso De Capitani: “Conservare il budget originario; cercare di introdurre nel pagamento unico un indirizzo, non solo cioè privilegiando la superficie ma anche le azioni, cioè la qualità; rivedere le percentuali di greening”.

Per saperne di più sull’agricoltura lombarda e lodigiana, in particolare, il professor Roberto Pretolani, docente del Dipartimento di economia e politica agraria dell’Università degli Studi di Milano, ha sciorinato un po’ di dati: “Il lodigiano ha avuto una riduzione della superficie agricola pari all’1%, contro il più pesante 9% dell’intera Lombardia. Inoltre, Lodi ha le aziende con la dimensione media più elevata in regione e forse in tutte le province italiane. Se in generalela Lombardiaha perso superficie agricola, tra il 1955 e il 2007, Lodi ha recuperato un altro 7%, rispetto al 13 che aveva già. Poi, il numero medio di capi di allevamento è più del doppio della media regionale e due volte e mezzo per le vacche da latte”. E la tipologia dell’azienda lodigiana? Cerealicola e senza riso, con bovini da latte. La redditività media per ettaro è di circa 3.500 euro. La stima del valore di produzione, dato 2011, è stata di 475 milioni a Lodi, 6.950 milioni in tuttala Lombardia. Egli imprenditori sono un’altra bella partita, ha detto Pretolani: “Le elevate dimensioni e la forte specializzazione hanno bisogno di imprenditori all’altezza, quindi giovani, istruiti, innovatori. Invece l’età media è di 56 anni. E con meno di 35 anni sono solo il 5% contro l’8% regionale, e hanno superfici più limitate”.

Con il Trattato di Lisbona il Consiglio e il Parlamento europeo hanno i medesimi poteri, esordisce Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, e senza l’ok della seconda ‘camera’ oggi non si può fare nulla. Nemmeno approvarela Pac: “La co-decisione è un’opportunità da spendere”, ha detto a chiare lettere l’ex Ministro. Insomma, la proposta non passa se non ci sono i voti. Ma qual è l’errore di fondo di questa Pac, secondo il Parlamento europeo? “E’ presto detto – ha spiegato De Castro –: è sbagliato il punto di partenza. Lo scenario economico internazionale in cui la riforma si sta costruendo, è profondamente diverso rispetto agli inizi degli anni Duemila, nel mondo il ritmo crescente della domanda è superiore al ritmo crescente dell’offerta. E non puoi mettere davanti solo i temi ambientali, quando hai di fronte un’enorme voragine determinata dal problema di richiesta alimentare”. Il Parlamento lavorerà su tra grandi temi, ha assicurato il presidente della Commissione: “Più semplificazione, più flessibilità e più misure di mercato”.

E l’Italia che dice? Risponde Angelo Zucchi, parlamentare del Pd, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera: “L’Italia, con il suo 7% in meno, è particolarmente punita da questa redistribuzione delle risorse. La valutazione della Pac è ovviamente di assoluta inadeguatezza. Poi c’è la negoziazione, ci sono nuovi interlocutori politici, la codecisione. Ma molti passaggi non si capiscono. Ad esempio, il tema del greening: come fa l’Europa a produrre di più e nello stesso tempo dedicare una parte della superficie coltivata al recupero ambientale? L’Italia soffre su questa questione perché è in controtendenza rispetto alle esigenze, soffre sul tema della distribuzione delle risorse legata solo alla superficie. Ma se non tuteli il reddito non tuteli niente della politica agricola. Ela Pacsu questo glissa. All’Italia, al suo mondo agricolo, non può certo andare bene”.

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La Giunta finanzi il bando per riqualificare le stazioni.

Nella Commissione Territorio del Consiglio regionale si è tornati a parlare della linea Pavia – Codogno: una tratta che tocca dodici stazioni e due province, Pavia e Lodi, totalmente inadeguata rispetto al traffico di pendolari, monobinario e ancora non elettrificata.

Una delegazione di sindaci del quadrante Sud Lombardia, sentita su richiesta in Commissione, ha evidenziato tutte le criticità sollevate dai lavoratori e dagli studenti che quotidianamente lamentano carrozze fatiscenti, continui e pesanti ritardi delle corse e il numero insufficiente di vagoni. 

Per la provincia di Lodi assieme a me erano presenti i sindaci dei comuni di Casalpusterlengo e Ospedaletto Lodigiano e il segretario del PD di Casalpusterlengo Federico Moro: la preoccupazione espressa è la scarsa attenzione in merito ai disagi da tempo segnalati e la richiesta di un attento monitoraggio della linea da parte della Regione.

Al di là della specificità della tratta i temi posti sul tavolo sono comuni a tutte le linee ferroviarie lombarde. Alla puntualità delle richieste espresse oggi pomeriggio dai sindaci ho chiesto di rispondere mettendo in pratica una richiesta politica formalizzata dal Pd l’anno scorso con una mozione votata all’unanimità in Consiglio regionale. Con il documento si chiedeva alla Regione di indire un bando specifico mirato alla riqualificazione delle piccole stazioni ferroviarie con un eventuale contributo di soggetti privati interessati a riqualificare gli spazi di proprietà di RFI. A quell’impegno, votato all’unanimità in Consiglio la Regione, è stato dato un corso parziale in quanto il bando è stato si  emanato come richiesto dal PD, ma senza mettere a disposizione nemmeno un euro. Ho chiesto pertanto di far diventare la tratta Pavia – Codogno progetto di sperimentazione su cui Regione Lombardia metta risorse per riqualificarla. Per quanto riguarda il problema dei ritardi registrati soprattutto nella fascia oraria di punta del mattino che costringe gli studenti a presentare continue giustificazioni a scuola, abbiamo chiesto la riunione di un Tavolo di quadrante per affrontare nella puntualità il problema che riunisca tutti i portatori di interesse e che coinvolga oltre ai comuni interessati anche la Regione, Trenord e i comitati dei pendolari. In questo modo si potrebbe risolvere una questione che ricade esclusivamente sul tema organizzativo degli orari e dei flussi di traffico prima della definizione dell’orario estivo. Il presidente di commissione Giorgio Pozzi ha accolto le richieste degli auditi e si è impegnato a sollecitare l’assessorato competente.

Fabrizio Santantonio

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Trasporto pubblico: Lodi, Pavia, Milano e Monza in un unico bacino.

Il 13 marzo è stata approvata, in commissione Territorio e mobilità del Consiglio regionale, la legge di riforma del trasporto pubblico locale.

Le maggiori novità sono la creazione di cinque agenzie formate dagli enti locali all’interno di altrettanti bacini del trasporto regionale nei quali i servizi saranno gestiti uniformemente. Il Pd, dopo aver ottenuto l’approvazione di alcuni emendamenti qualificanti si è astenuto.

I bacini sono i seguenti: uno montano che comprende Como, Varese, Lecco e Sondrio, uno che comprende Milano, Monza e Brianza, Pavia e Lodi, uno di Brescia e uno di Bergamo, uno che riunisce Cremona e Mantova. Prima delle modifiche apportate ieri i bacini erano 7, Lodi e Pavia erano separate da Milano e si stava profilando, semmai, l’integrazione con le altre province del sud Lombardia.

Si tratta di un provvedimento importante, che speriamo abbia ricadute positive sulla vita dei pendolari e che, per la prima volta, introduce elementi di cambiamento nel modello dei trasporti affermatosi in Lombardia, tutto incentrato sul trasporto privato e sulla gomma. È, inoltre, un buon punto di partenza per cominciare a ragionare sul sistema dei trasporti lodigiano.

Con l’accorpamento di Lodi in un bacino molto ampio, infatti, sarà possibile un netto miglioramento della capacità di gestione e di programmazione del trasporto su gomma che sarà affidata ad un’agenzia, unica cabina di regia interprovinciale. Con Pavia abbiamo già in comune l’azienda di trasporto e a Milano siamo storicamente legati tanto per le infrastrutture che per il traffico di lavoro e di studio. Questo non significa che ci saranno gare uniche per tutto il territorio, ma che si potranno fare programmazioni su più ampia scala, con risparmi di costi e progetti più ambiziosi nell’ottica della mobilità sostenibile. Inoltre le decisioni saranno prese a maggioranza qualificata, in modo da garantire una effettiva codecisione tra Milano e le altre province.

La legge licenziata ieri anche grazie all’accoglimento di nostre proposte di modifica, va nella direzione da noi condivisa. Resta aperta la sfida dell’attuazione e della gestione. Un buon passo in avanti è stata la riduzione dei bacini, che le aziende avranno l’obbligo di rispondere ai reclami dei cittadini entro trenta giorni e che le stazioni ferroviarie dovranno diventare luoghi di riferimento della mobilità sostenibile con lo scambio ferro – gomma – ciclabili – mezzo privato. Dovranno prevedere, insomma, l’intermodalità, e in un prossimo futuro anche le biglietterie potranno essere unificate. C’è inoltre un articolo specifico che modifica le leggi in vigore per favorire l’integrazione tariffaria nei collegamenti con Milano e in tutte le aree circostanti.

I punti non condivisi dal PD, oltre alla mancata riduzione a tre bacini, sono invece il mancato riconoscimento della futura area metropolitana e la limitazione delle competenze delle agenzie alla sola gomma, mentre noi avevano chiesto che nel programma di bacino rientrasse anche il servizio ferroviario.

Il provvedimento andrà in Consiglio il 27 e il Pd ripresenterà gli emendamenti che la maggioranza ha ieri respinto.

Il nostro obiettivo è ottenere una vera legge di riforma del trasporto pubblico locale che incentivi sempre più la mobilità sostenibile e che cambi il modello di sviluppo che la Regione ha promosso negli ultimi due decenni.

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Tem e le altre opere siano contestuali

Il 17 febbraio, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, rispondendo a un’interrogazione presentata da me, con Agostino Alloni e Franco Mirabelli, ha indicato i tempi in merito alla realizzazione della Tem, che quindi non sarà pronta per l’inizio di Expo 2015. Il crono programma prevede che i cantieri chiudano dopo 1295 giorni e all’inizio delle manifestazioni di Expo ne mancano oggi solo 1157. L’inaugurazione della Tem avverrà dunque quasi sei mesi dopo il taglio del nastro delle manifestazioni. L’assessore, inoltre, ha detto che non esiste ancora un impegno economico per la realizzazione di opere fondamentali per completare il quadro della mobilità legata alla realizzazione della Tem, ovvero il prolungamento delle linee M2 e M3 della metropolitana milanese.

Non è una cosa da poco, visto che i comuni hanno dato a questa condizione via libera al progetto, insieme all’intero quadro delle compensazioni e della mobilità complementare e accessoria. Si tratta di tutta una serie di interventi di interesse provinciale e comunale, oltre alle opere ferroviarie, al completamento della riqualificazione della Paullese e al prolungamento delle due linee della metropolitana. In merito a queste ultime abbiamo sottolineano che “Atm ha già definito il progetto definitivo e le opere accessorie della Tem possono concorrere ad utilizzare parte di quei nove miliardi di euro che Monti ha ottenuto dall’Europa, anche per opere di mobilità sostenibile. Affinché ciò accada occorre però che i soggetti interessati si candidino ad ottenere quei fondi, sottoponendo al Governo progetti cantierabili”.

Per questo motivo è necessaria la convocazione urgente del tavolo tecnico istituzionale perché tutti i soggetti coinvolti definiscano il piano finanziario e quanto serve per passare dal progetto alla realizzazione, e non solo con il tracciato autostradale.

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Asp: passa nella notte la legge che dà i poteri al direttore nominato dal Pirellone.

La rivoluzione alle Asp Santa Chiara e Valsasino di San Colombano ci sarà, anche se non subito, ma a scadenza del mandato dei rispettivi consigli di amministrazione. Alla fine, nella notte tra martedì e mercoledì è stata infatti approvata dal Consiglio regionale la nuova legge sulla compartecipazione alle prestazioni sociosanitarie che in un articolo ad hoc modifica pesantemente l’organizzazione delle ASP lombarde, con l’eccezione, e questo è l’unico frutto delle forti contestazioni fatte dai sindaci e dai consiglieri di opposizione, delle sei strutture più piccole.

Alla scadenza del mandato, dunque, i consigli di amministrazione saranno sostituiti da un consiglio di indirizzo, che avrà poteri fortemente ridotti e sarà composto da cinque membri di cui due nominati dalla regione e tre dal comune. Il potere gestionale non sarà più del presidente e del consiglio di amministrazione, ma passerà nelle mani del direttore generale, di nomina della Regione “d’intesa con il comune”. Per questa ragione il PD parla di commissariamento da parte della Regione di un patrimonio, quello delle ASP, che è eminentemente del territorio di appartenenza.

“Con questa decisione – dichiara il consigliere regionale del Pd Fabrizio Santantonio – la Regione si appropria di un patrimonio che appartiene alla storia di Lodi e della sua gente da quattrocento anni. E si tratta di una struttura sana, in equilibrio economico e con le tariffe più basse della Lombardia. La giunta regionale con un atto di forza ha voluto imporre un proprio direttore che nelle sostanza farà da “commissario”. Una decisione, quella del Pirellone, che non ha lasciato spazi alla mediazione, e che è basata sulla presunzione che la Regione sappia gestire in modo impeccabile la sanità lombarda. Ma al di là delle valutazioni resta l’interrogativo di come una direzione regionale possa garantire efficientamento e risparmio, visto il costo dei direttori regionali. L’accentramento di competenze da parte della giunta regionale è ormai prassi consolidata: prima gli uffici d’ambito per la gestione delle acque, poi i parchi e ora è arrivato il turno delle Asp. Speriamo – conclude Santantonio – che questa decisione non ostacoli la costruzione di un’ipotesi di un’Asp unica territoriale con Lodi e San Colombano come protagonisti costruita nell’ultimo anno”.

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Treni: troppi disagi. L’abbonamento di marzo sia gratuito

La pessima performance dei treni lombardi, denunciata quotidianamente dai pendolari, è certificata dal fatto che a novembre 2011 su 26 linee presenti in Lombardia, ben 19 risultano non affidabili”, così Fabrizio Santantonio, consigliere regionale Pd, nel commentare i dati pubblicati sul sito della Regione, dove secondo le cifre rese note, le linee che hanno indice di affidabilità superiore a 5 (funziona al contrario, più alto è il valore meno affidabile è la linea), sono più del 70%.

Per quanto riguarda il Lodigiano, l’indice assegnato alla linea Milano – Codogno – Cremona – Mantova è pari 6,81% , mentre per la linea Milano – Codogno – Piacenza è pari al 6,29% e per la linea Pavia – Codogno è di 5,29%.

“La situazione è ancora più critica – dichiara Santantonio – se si guardano i dati relativi allo scorso anno; nel 2010 le tratte sotto la sufficienza erano 15, nel 2011 ben 19. Inoltre se si confronta il numero di bonus emessi negli ultimi due anni da gennaio a novembre si nota che nel 2010 sono stati solo 72, mentre nel 2011 sono stati solo 78. I miglioramenti sbandierati dalla Regione, quindi, non ci sono, anzi la situazione peggiora”.

Proprio per quanto riguarda il bonus, e cioè uno sconto pari al 20% sull’abbonamento mensile di febbraio a seguito dei disservizi registrati a gennaio, Santantonio fa notare che la modalità per ottenerlo per via telematica, al momento non è fruibile dal sito di Trenord (eccetto per i viaggiatori della linea S4 – Milano Cadorna-Camnago – che quindi beneficiano di un vero e proprio “lusso”).

In queste ore, inoltre, il Pd ha chiesto all’assessore Cattaneo di venire in Commissione Territorio a riferire in merito ai pesanti disagi che gli utenti del servizio ferroviario regionale hanno dovuto subire a causa delle avverse condizioni meteo, che essendo annunciate da tempo, hanno reso ancora più evidente l’inadeguatezza del servizio ferroviario lombardo.

Nell’interrogazione depositata in Regione, il PD rileva il netto ritardo con cui Trenord si è attivata (solo il 6 febbraio) per far fronte alla gelata, distribuendo liquido antighiaccio sui treni regionali quando ormai un terzo delle soppressioni si era già verificato. Con l’interrogazione il Pd vuole avere un quadro generale delle soppressioni e dei ritardi registrati su tutte le linee lombarde nei mesi di gennaio e febbraio e conoscere il reale stato del materiale rotabile dopo la nevicata della scorsa settimana, ma soprattutto vuole conoscere i provvedimenti che Trenord intende mettere in campo per ridurre al minimo i disagi e andare incontro agli utenti.

“Anche in altre regioni – conclude Santantonio – si sono registrati importanti disagi alla circolazione ferroviaria, però sono stati riconosciuti gli errori di gestione, ad esempio in Piemonte è stato annunciato un mese di abbonamento gratuito per ricompensare i pendolari. E qui in Lombardia? Il riconoscimento immediato dell’abbonamento gratuito per il mese di marzo o in subordine il riconoscimento di un bonus straordinario sarebbe una risposta concreta ai disagi patiti in questi giorni”.

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Giù le mani dal Santa Chiara di Lodi

Se la legge regionale in discussione mercoledì in commissione sanità dovesse passare così com’è per il Santa Chiara di Lodi, come per le altre quattordici Aziende di servizi alla persona, sarebbe una vera rivoluzione. Decadrebbe immediatamente il consiglio di amministrazione che sarebbe sostituito entro tre mesi da un consiglio di indirizzo, due membri nominati dalla regione e tre dal comune, con poteri notevolmente ridimensionati. Soprattutto, il vero potere decisionale passerebbe dalla figura del presidente a quella del direttore generale, la cui nomina spetterebbe alla Regione “d’intesa con il comune”, anziché, com’è ora, al consiglio di amministrazione. Tra i poteri del direttore generale, che sostituirebbe il presidente anche come rappresentante legale, la facoltà di alienare il patrimonio dell’ente.

Le norme che rivoluzionerebbero le Asp lombarde sono state inserite con un blitz in un progetto di legge che intende modificare i criteri e i meccanismi della compartecipazione alle rette e alle tariffe delle prestazioni sociosanitarie, come le case di riposo, le strutture per disabili e gli asili nido.

Tutt’altra materia, insomma, e anche questo è motivo di forte critica da parte del Partito Democratico.

“La giunta regionale vuole “commissariare” il Santa Chiara, affidando tutto il potere ad un organo monocratico di propria nomina, seppure d’intesa con il comune – commenta il consigliere regionale lodigiano Fabrizio Santantonio -. È un’operazione analoga a quanto abbiamo già visto fare nei mesi scorsi sui parchi e sugli Ato, in materia di gestione delle acque, e che ora ricadrà anche sulle Asp. Una sorta di commissariamento regionale anche sul patrimonio, espressione autentica della generosità delle comunità locali. Con questa norma si corre il rischio di aggravare i costi dell’ente, perché certamente il direttore generale, che rischierà in proprio con la rappresentanza legale, avrà uno stipendio commisurato alle responsabilità. E in più, la regione avrà, attraverso il direttore generale, anche la possibilità di vendere il patrimonio del Santa Chiara, che è di proprietà della comunità di Lodi. Il progetto di legge, per come si presenta ora, è un atto contrario all’interesse della città, della casa di riposo e dei cittadini, una norma improvvida e surrettizia di cui mercoledì in commissione chiederemo lo stralcio. Sarebbe molto più utile che la Regione autorizzasse i dieci posti in hospice di cui la comunità lodigiana ha davvero bisogno, come la conferenza dei sindaci aveva richiesto lo scorso anno”.

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Suolo e territorio come Bene Comune: necessario un nuovo Testo Unico.

La premessa è nota e l’importanza che riveste ne motiva la continua ripetizione: il suolo rappresenta una risorsa strategica non rinnovabile, fornitrice di cibo, biomassa, materie prime ed elemento del paesaggio e del patrimonio collettivo. Svolge importanti funzioni ambientali, tra le quali la regimazione delle acque meteoriche, l’evapotraspirazione, l’assorbimento di CO2, che incidono fortemente sulla qualità della vita e che necessariamente sono da relazionare alla sostenibilità delle attività antropiche.

In tale contesto e in riferimento al tema del suolo come bene comune, si è sviluppata negli ultimi decenni una crescente attenzione a cui è seguito un consistente dibattito culturale, scientifico e accademico. Tuttavia, nel contempo, il consumo di suolo è aumentato, disattendendo la legge regionale 11 marzo 2005 n. 12 “Legge per il governo del territorio” art. 1 che prevede tra i suoi obiettivi proprio la minimizzazione del consumo di suolo.

Nei giorni scorsi abbiamo quindi presentato un ordine del giorno riguardante le modifiche alla legge regionale 5 dicembre 2008, n. 31 (Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale) e disposizioni in materia di riordino dei consorzi di bonifica, al fine di dotare la Regione Lombardia, in materia di suolo e territorio come Bene Comune (e in particolare per la tutela del suolo agricolo) di un proprio testo unico.

Nei prossimi giorni informerò in merito alle decisioni del Consiglio, dando tutta la mia disponibilità per discutere con cittadini, associazioni, istituzioni al fine di individuare le proposte migliori per la tutela e il futuro del nostro territorio.

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Manovra regionale 2012: aumenta l’addizionale Irpef, ai lodigiani costerà 11,5 milioni di euro

La Regione Lombardia, anche per il 2012, ha previsto di applicare una maggiorazione dell’aliquota irpef oltre l’1,23 obbligatorio, cosicché, in relazione anche all’aumento dello 0,33% deciso a livello nazionale, la situazione in Lombardia è la seguente: per redditi da 0 a 15mila si pagherà l’1,23% (era 0,90%), da 15 a 28mila l’1,58% (era l’1,30%), oltre 28mila l’1,73% (era l’1,40%).

Un lombardo con 15mila euro di reddito pagava 135 euro l’anno e ne pagherà 184 nel 2012; con 25mila euro ne pagava 265 e ne pagherà 342, con 50mila euro ne pagava 615 e ne pagherà 774.

Un aumento che peserà sui lodigiani per oltre 11,5 milioni di euro, e che sarà visibile in busta paga già tra gennaio e febbraio.

La Lombardia è la sola Regione tra le sette Regioni con i conti in ordine, cioè non obbligate dal governo ad onerosi piani di rientro dal deficit accumulato, in cui tutte le voci della compartecipazione gravano anche sui redditi minori. In particolare, solo la Regione Lombardia:

• fa pagare i ticket sui farmaci a chi guadagna meno di 12mila euro (solo Lombardia e Veneto non hanno esenzioni sotto i 36mila euro).

• fa crescere l’addizionale regionale Irpef all’1,58% già a partire dai redditi da 15mila euro a 28mila.

• (con Veneto e Marche) non esenta alcuna fascia di reddito dal superticket di 10 euro su visite ed esami, che in Lombardia è modulato per prestazione e può costare fino a 30 euro in più. La Lombardia ha anche il massimale più alto, pari a 66 euro, che è pagato anche dai redditi minori, se non esenti per patologia o per l’appartenenza ad alcune categorie specifiche.

A sostenere i conti della Regione Lombardia, inoltre, ci sono i cospicui contributi dei cittadini: non solo attraverso l’addizionale regionale, ma anche i ticket sui farmaci (da 2 a 4 euro per ricetta), i ticket su visite ed esami (in Lombardia fino a 66 euro per prescrizione).

Abbiamo quindi presentato un ordine del giorno per introdurre l’esenzione dal pagamento dei ticket sui farmaci e del superticket su visite ed esami per i cittadini lombardi con un reddito familiare 2011 non superiore a 30mila euro e a introdurre criteri di progressività nella compartecipazione alla spesa sanitaria per i redditi superiori. In Lombardia, infatti, il peso della compartecipazione sanitaria è sbilanciato sulle fasce di reddito basse e medio basse ed un ulteriore aggravio di spesa su queste famiglie non sarebbe sostenibile, considerando che il pagamento dei ticket sui farmaci e del superticket viene pagato in egual misura da ogni fascia di reddito, esenti esclusi.

E’ una scommessa politica sulla quale stiamo investendo per cercare di cambiare il modello lombardo. Vogliamo che la maggioranza che governa questa Regione non si sottragga a un confronto nel merito per esercitare l’autonomia che le regioni hanno nell’attuazione della manovra nazionale. E il Pirellone ha dunque il compito di rendere più eque le scelte del governo, articolando il principio della progressività in un modo o nell’altro.

Fabrizio Santantonio

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