Di seguito il video relativo alla diretta che abbiamo fatto sui temi dell’agricoltura e dell’acqua.
Di seguito il video relativo alla diretta che abbiamo fatto sui temi dell’agricoltura e dell’acqua.
Il 13 marzo è stata approvata, in commissione Territorio e mobilità del Consiglio regionale, la legge di riforma del trasporto pubblico locale.
Le maggiori novità sono la creazione di cinque agenzie formate dagli enti locali all’interno di altrettanti bacini del trasporto regionale nei quali i servizi saranno gestiti uniformemente. Il Pd, dopo aver ottenuto l’approvazione di alcuni emendamenti qualificanti si è astenuto.
I bacini sono i seguenti: uno montano che comprende Como, Varese, Lecco e Sondrio, uno che comprende Milano, Monza e Brianza, Pavia e Lodi, uno di Brescia e uno di Bergamo, uno che riunisce Cremona e Mantova. Prima delle modifiche apportate ieri i bacini erano 7, Lodi e Pavia erano separate da Milano e si stava profilando, semmai, l’integrazione con le altre province del sud Lombardia.
Si tratta di un provvedimento importante, che speriamo abbia ricadute positive sulla vita dei pendolari e che, per la prima volta, introduce elementi di cambiamento nel modello dei trasporti affermatosi in Lombardia, tutto incentrato sul trasporto privato e sulla gomma. È, inoltre, un buon punto di partenza per cominciare a ragionare sul sistema dei trasporti lodigiano.
Con l’accorpamento di Lodi in un bacino molto ampio, infatti, sarà possibile un netto miglioramento della capacità di gestione e di programmazione del trasporto su gomma che sarà affidata ad un’agenzia, unica cabina di regia interprovinciale. Con Pavia abbiamo già in comune l’azienda di trasporto e a Milano siamo storicamente legati tanto per le infrastrutture che per il traffico di lavoro e di studio. Questo non significa che ci saranno gare uniche per tutto il territorio, ma che si potranno fare programmazioni su più ampia scala, con risparmi di costi e progetti più ambiziosi nell’ottica della mobilità sostenibile. Inoltre le decisioni saranno prese a maggioranza qualificata, in modo da garantire una effettiva codecisione tra Milano e le altre province.
La legge licenziata ieri anche grazie all’accoglimento di nostre proposte di modifica, va nella direzione da noi condivisa. Resta aperta la sfida dell’attuazione e della gestione. Un buon passo in avanti è stata la riduzione dei bacini, che le aziende avranno l’obbligo di rispondere ai reclami dei cittadini entro trenta giorni e che le stazioni ferroviarie dovranno diventare luoghi di riferimento della mobilità sostenibile con lo scambio ferro – gomma – ciclabili – mezzo privato. Dovranno prevedere, insomma, l’intermodalità, e in un prossimo futuro anche le biglietterie potranno essere unificate. C’è inoltre un articolo specifico che modifica le leggi in vigore per favorire l’integrazione tariffaria nei collegamenti con Milano e in tutte le aree circostanti.
I punti non condivisi dal PD, oltre alla mancata riduzione a tre bacini, sono invece il mancato riconoscimento della futura area metropolitana e la limitazione delle competenze delle agenzie alla sola gomma, mentre noi avevano chiesto che nel programma di bacino rientrasse anche il servizio ferroviario.
Il provvedimento andrà in Consiglio il 27 e il Pd ripresenterà gli emendamenti che la maggioranza ha ieri respinto.
Il nostro obiettivo è ottenere una vera legge di riforma del trasporto pubblico locale che incentivi sempre più la mobilità sostenibile e che cambi il modello di sviluppo che la Regione ha promosso negli ultimi due decenni.
Il 17 febbraio, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, rispondendo a un’interrogazione presentata da me, con Agostino Alloni e Franco Mirabelli, ha indicato i tempi in merito alla realizzazione della Tem, che quindi non sarà pronta per l’inizio di Expo 2015. Il crono programma prevede che i cantieri chiudano dopo 1295 giorni e all’inizio delle manifestazioni di Expo ne mancano oggi solo 1157. L’inaugurazione della Tem avverrà dunque quasi sei mesi dopo il taglio del nastro delle manifestazioni. L’assessore, inoltre, ha detto che non esiste ancora un impegno economico per la realizzazione di opere fondamentali per completare il quadro della mobilità legata alla realizzazione della Tem, ovvero il prolungamento delle linee M2 e M3 della metropolitana milanese.
Non è una cosa da poco, visto che i comuni hanno dato a questa condizione via libera al progetto, insieme all’intero quadro delle compensazioni e della mobilità complementare e accessoria. Si tratta di tutta una serie di interventi di interesse provinciale e comunale, oltre alle opere ferroviarie, al completamento della riqualificazione della Paullese e al prolungamento delle due linee della metropolitana. In merito a queste ultime abbiamo sottolineano che “Atm ha già definito il progetto definitivo e le opere accessorie della Tem possono concorrere ad utilizzare parte di quei nove miliardi di euro che Monti ha ottenuto dall’Europa, anche per opere di mobilità sostenibile. Affinché ciò accada occorre però che i soggetti interessati si candidino ad ottenere quei fondi, sottoponendo al Governo progetti cantierabili”.
Per questo motivo è necessaria la convocazione urgente del tavolo tecnico istituzionale perché tutti i soggetti coinvolti definiscano il piano finanziario e quanto serve per passare dal progetto alla realizzazione, e non solo con il tracciato autostradale.
Se la legge regionale in discussione mercoledì in commissione sanità dovesse passare così com’è per il Santa Chiara di Lodi, come per le altre quattordici Aziende di servizi alla persona, sarebbe una vera rivoluzione. Decadrebbe immediatamente il consiglio di amministrazione che sarebbe sostituito entro tre mesi da un consiglio di indirizzo, due membri nominati dalla regione e tre dal comune, con poteri notevolmente ridimensionati. Soprattutto, il vero potere decisionale passerebbe dalla figura del presidente a quella del direttore generale, la cui nomina spetterebbe alla Regione “d’intesa con il comune”, anziché, com’è ora, al consiglio di amministrazione. Tra i poteri del direttore generale, che sostituirebbe il presidente anche come rappresentante legale, la facoltà di alienare il patrimonio dell’ente.
Le norme che rivoluzionerebbero le Asp lombarde sono state inserite con un blitz in un progetto di legge che intende modificare i criteri e i meccanismi della compartecipazione alle rette e alle tariffe delle prestazioni sociosanitarie, come le case di riposo, le strutture per disabili e gli asili nido.
Tutt’altra materia, insomma, e anche questo è motivo di forte critica da parte del Partito Democratico.
“La giunta regionale vuole “commissariare” il Santa Chiara, affidando tutto il potere ad un organo monocratico di propria nomina, seppure d’intesa con il comune – commenta il consigliere regionale lodigiano Fabrizio Santantonio -. È un’operazione analoga a quanto abbiamo già visto fare nei mesi scorsi sui parchi e sugli Ato, in materia di gestione delle acque, e che ora ricadrà anche sulle Asp. Una sorta di commissariamento regionale anche sul patrimonio, espressione autentica della generosità delle comunità locali. Con questa norma si corre il rischio di aggravare i costi dell’ente, perché certamente il direttore generale, che rischierà in proprio con la rappresentanza legale, avrà uno stipendio commisurato alle responsabilità. E in più, la regione avrà, attraverso il direttore generale, anche la possibilità di vendere il patrimonio del Santa Chiara, che è di proprietà della comunità di Lodi. Il progetto di legge, per come si presenta ora, è un atto contrario all’interesse della città, della casa di riposo e dei cittadini, una norma improvvida e surrettizia di cui mercoledì in commissione chiederemo lo stralcio. Sarebbe molto più utile che la Regione autorizzasse i dieci posti in hospice di cui la comunità lodigiana ha davvero bisogno, come la conferenza dei sindaci aveva richiesto lo scorso anno”.
La premessa è nota e l’importanza che riveste ne motiva la continua ripetizione: il suolo rappresenta una risorsa strategica non rinnovabile, fornitrice di cibo, biomassa, materie prime ed elemento del paesaggio e del patrimonio collettivo. Svolge importanti funzioni ambientali, tra le quali la regimazione delle acque meteoriche, l’evapotraspirazione, l’assorbimento di CO2, che incidono fortemente sulla qualità della vita e che necessariamente sono da relazionare alla sostenibilità delle attività antropiche.
In tale contesto e in riferimento al tema del suolo come bene comune, si è sviluppata negli ultimi decenni una crescente attenzione a cui è seguito un consistente dibattito culturale, scientifico e accademico. Tuttavia, nel contempo, il consumo di suolo è aumentato, disattendendo la legge regionale 11 marzo 2005 n. 12 “Legge per il governo del territorio” art. 1 che prevede tra i suoi obiettivi proprio la minimizzazione del consumo di suolo.
Nei giorni scorsi abbiamo quindi presentato un ordine del giorno riguardante le modifiche alla legge regionale 5 dicembre 2008, n. 31 (Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale) e disposizioni in materia di riordino dei consorzi di bonifica, al fine di dotare la Regione Lombardia, in materia di suolo e territorio come Bene Comune (e in particolare per la tutela del suolo agricolo) di un proprio testo unico.
Nei prossimi giorni informerò in merito alle decisioni del Consiglio, dando tutta la mia disponibilità per discutere con cittadini, associazioni, istituzioni al fine di individuare le proposte migliori per la tutela e il futuro del nostro territorio.