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Rogoredo, una scommessa da vincere alla svelta

rogoredoVia libera alla riapertura dell’ufficio di polizia ferroviaria presso la stazione di Milano Rogoredo. Con questo provvedimento il Ministero dell’Interno ha accolto le richieste di molti cittadini residenti di cui l’onorevole Paolo Cova, residente nella vicina zona del Corvetto, si è fatto portavoce in questi anni.

Saranno una ventina gli agenti impiegati nella stazione, non appena RFI (Rete Ferroviaria Italiana) allestirà adeguatamente i locali della stazione necessari. Le stanze utilizzate un tempo, infatti, non sono sufficienti per metratura e non sono dotate di uno spazio idoneo alla detenzione temporanea in caso di arresto.

Il quartiere di Rogoredo è da sempre un nodo strategico di collegamento della città e la sua importanza è cresciuta ulteriormente negli ultimi anni. Punto di raccordo tra metropolitana, passante ferroviario, treni pendolari, alta velocità, tangenziali e aeroporto di Linate, ha pagato caro gli scandali urbanistici che l’hanno interessato nel recente passato.

Poco al di là della stazione, in un’area isolata immersa nella vegetazione, un via vai continuo di giovani e giovanissimi testimonia plasticamente il riemergere di un uso diffuso di sostanze stupefacenti che i più pensavano non sarebbe tornato di moda anche tra i nostri ragazzi, creando disagi insostenibili in particolare nel sottopasso della stazione e in via Orwell.

Mi auguro che operazioni congiunte quali la riqualificazione ambientale dell’area verde ad opera di Italia Nostra, la riapertura del Posto Polfer nella stazione di Rogoredo e il completamento urbanistico dei progetti che riguardano il quartiere proseguano speditamente e restituiscano presto al quartiere la possibilità di vivere a pieno quella socialità che altre zone di Milano gli hanno sempre invidiato.

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Sì ai rimpatri, ma facciamoli davvero!

Ha fatto molto clamore, nei giorni scorsi, l’annuncio da parte del Governo di voler rendere più stringenti le procedure di rimpatrio degli stranieri che non hanno titolo per restare in Italia. Tra le misure annunciate, anche la riapertura dei CIE, i Centri di Identificazione ed Espulsione, che tante polemiche e discussioni avevano creato prima della loro conversione in centri di accoglienza per i richiedenti asilo.
Qualche considerazione. Continua a leggere

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Lista Maroni chiede di sostenere le ronde, ma il Consiglio dice NO

Centrodestra bocciato sul tentativo di regolarizzare e legittimare le ronde dei cittadini per la sicurezza delle città. È stata respinta con 27 voti a favore contro 29 (tra contrari e astensioni) la mozione presentata dalla lista Maroni che chiedeva alla Regione di riconoscere il ruolo delle associazioni che decidono di farsi carico del controllo del territorio.

Non è bastato l’intervento dell’assessore Bordonali, delegata alla sicurezza, che ha chiesto di modificare il testo aggiungendo tra gli impegni la consulenza e il supporto da parte della giunta regionale a queste associazioni. Come scritto nella mozione poi bocciata dall’aula, “l’impegno della popolazione per la garanzia della sicurezza e del benessere sociale debba essere incoraggiato, coordinato, guidato e non certo colpevolizzato come purtroppo è accaduto in passato”. Continua a leggere

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WebRadio Settimanale – Le settimane della pseudoriforma

webradioNell’edizione di questa settimana:

  • Rassegna stampa: case popolari e immigrati, riforma sanitaria, violenza sui treni, sanità e poltrone.
  • Interviste: Marco Carra (legge sugli orti urbani), Jacopo Scandella (progetto di legge sulla montagna)
  • Editoriale: Le settimane della pseudoriforma.

Per ascoltare clicca QUI o sull’immagine.

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WebRadio Settimanale – l’imbarazzo di Maroni apre l’ufficio propaganda

webradioNell’edizione di questa settimana:

  • Rassegna stampa: Inchiesta su Maroni, migranti in stazione centrale a Milano e in Lombardia, ospedali di Milano e rottura del femore, reddito di cittadinanza.
  • Interviste: Enrico Brambilla (Reddito d’inclusione sociale); Carlo Borghetti (rottura del femore)
  • Editoriale: L’imbarazzo di Maroni apre l’ufficio propaganda.

Per ascoltare clicca QUI o sull’immagine.

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Sport in carcere. Impegno e proposte concrete

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Sport in carcere. Liberare energie positive

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Rimettiamo il carcere al centro della città

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Sport in carcere

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Dietro le sbarre di Canton Mombello

Il 3 Luglio c’è stata la prima uscita ufficiale della Commissione Carceri del Consiglio regionale della Lombardia.
Come promesso, ci siamo recati al carcere bresciano di Canton Mombello, da dove giungevano notizie di uno sciopero della fame dei detenuti per protestare contro le difficili situazioni di detenzione.
Mattinata intensa, con visita a un paio di raggi e incontro con i responsabili del carcere, del tribunale di sorveglianza e dell’ASL seguito da un ulteriore incontro con il comitato dei detenuti.
A fronte delle pessime condizioni logistiche, con una presenza di detenuti più che doppia rispetto alla capienza regolamentare, abbiamo apprezzato l’impegno del direttore e di tutto il personale per rendere meno pesante una situazione oltre il limite della decenza. All’ingresso di Canton Mombello siamo stati accolti da un piccola manifestazione messa in scena dal “Comitato per la chiusura del carcere lager di Canton Mombello” accompagnati da alcuni parenti di detenuti.
I toni accesi del presidio e la presenza della quasi totalità delle testate giornalistiche locali bresciane ci hanno subito segnalato l’urgenza del problema.
Durante i colloqui e la visita abbiamo potuto constatare le difficilissime condizioni logistiche, ma abbiamo anche avuto modo di apprezzare la grande dedizione degli agenti penitenziari e di tutto il personale che, come ci ha spiegato la direttrice, deve fare i conti con budget di spesa praticamente ridotti a zero e con la necessità di rendere meno gravose possibili le condizioni dei detenuti.
Rispetto a quanto ho visto circa un anno fa (qui il post della visita del 2012), le condizioni rimangono critiche (i detenuti sono aumentali) ma c’è da segnalare anche l’impegno profuso dalle istituzioni locali e da tutti coloro che vivono o lavorano nel carcere bresciano. Sono stati sostituiti tutti i materassi, quasi tutte le celle dispongono di un frigorifero e sono state allestite docce in ogni cella. Condizioni che altrove si sognano, come raccontavo a proposito di San Vittore a Milano. A questo c’è da aggiungere la tinteggiatura delle aree comuni realizzata dai detenuti che hanno partecipato ai corsi garantiti dalla dote formazione regionale che ha fatto arrivare 146 mila € nell’ultimo anno a Canton Mombello.
Nonostante queste note positive, la situazione del carcere bresciano rimane insostenibile e l’unica soluzione possibile appare quella della costruzione di un nuovo edificio carcerario. Il Comune di Brescia con l’approvazione del PGT ha individuato un’area disponibile nella zona dell’altro carcere di Brescia, Verziano.

Il comitato dei detenuti ci ha poi consegnato una lettera (qui potete leggere il testo integrale) nella quale si denuncia con chiarezza le condizioni del carcere e si lancia un appello a una radicale riforma del sistema giudiziario carcerario a partire da due provvedimenti come l’amnistia e l’indulto che , almeno a giudizio degli ospiti di Canton Mombello, potrebbero dare un significativo impulso all’alleggerimento delle condizioni detentive a Brescia e altrove. L’appello dei detenuti si è poi concentrato sull’abuso della detenzione preventiva e sui tempi inaccettabili delle decisioni del Tribunale di Sorveglianza in merito a permessi e pene alternative.

Al termine della visita, come Commissione carceri, abbiamo preso alcuni impegni. Prima di tutto la presentazione di un ordine del giorno al bilancio per reperire alcuni fondi da mettere a disposizione di piccoli interventi urgenti nelle carceri lombarde, approvato oggi con voto unanime. Saranno inoltre presentate entro fine luglio due mozioni, una per sollecitare l’inserimento del nuovo carcere di Brescia tra le opere prioritarie del Piano Carceri e l’altra nella quale recepire le istanze presentate dai detenuti di Canton Mombello, indulto e amnistia compresi, per sollecitare il Parlamento ad agire in tal senso. Ci siamo infine impegnati a tornare tra qualche mese a Brescia per verificare la situazione dei detenuti.

Un’ultima considerazione: le condizioni del carcere bresciano sono davvero difficili e non garantiscono il rispetto della dignità dei detenuti, ma parlare di “lager” mi pare davvero poco rispettoso del lavoro di chi ci opera e del tentativo di rendere meno pesante possibile la detenzione. Almeno questo va riconosciuto alla direttrice e a tutti i suoi collaboratori.

 

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