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Ema: una beffa per Milano che deve trasformarsi in una nuova sfida

 

IMG_8119Una grande occasione persa per Milano. E nel modo più beffardo possibile: il sorteggio.
Per Milano era il modo migliore e peggiore per perdere.
Migliore perché ha dimostrato che la candidatura della città a nuova sede dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) era solida e fondata.
Peggiore perché lascia un grande amaro in bocca.
Ma le regole erano chiare e, se dal sorteggio fosse uscita vincitrice Milano, saremmo qui a festeggiare, con buona pace di Amsterdam.
Ora bisogna guardare avanti. E mi permetto qualche considerazione, a costo di sembrare impertinente.

L’arrivo dell’Agenzia era, lo ripeto, una grande occasione per Milano, per il prestigio e il ruolo internazionale e per i flussi economici che sarebbe stato in grado di generare, soprattutto a livello di ospitalità, logistica e trasporti. Un indotto calcolato in 1,5 miliardi di euro all’anno.
Il sorteggio ha stabilito che tutto questo andrà ad Amsterdam.
Il destino ha dunque voltato le spalle a Milano?
Fatemi dire che il caso non esiste e che anche dalla vicenda di ieri possiamo trarre qualche indicazione per il futuro di Milano.
Ema, con il massimo rispetto per le sue funzioni, è sostanzialmente una sorta di grande ministero, una macchina burocratica che ha il compito di vagliare e validare le innovazioni in campo farmacologico. Il suo valore economico è dato soprattutto dall’indotto, fatto di servizi, ovvero pernottamenti, pasti, trasporti e ospitalità in genere. Un indotto non produttivo.
Milano non è mai stata una città “ministeriale”. La sua anima è sempre stata produttiva e non certo “burocratico amministrativa”.
Il sistema ambrosiano-lombardo ha dimostrato di essere all’altezza della sfida internazionale.
Il mancato arrivo di Ema non è una buona notizia per Milano, ma permette alla città di concentrarsi, in prospettiva, sulla sua vocazione di sempre. Per questo, il progetto per il post-Expo si annuncia strategico, a partire dalla presenza dello Human Technopole. In questo caso si parla di ricerca di altissimo livello e di possibilità di trasferirla nella filiera produttiva biomedicale che trova in Milano un polo di autentica eccellenza con possibili ulteriori sviluppi futuri.
Il sistema Milano deve ora giocarsi al meglio questa occasione, concentrando gli sforzi di tutti per far decollare al più presto Human Technopole e l’intero post-Expo e creando le condizioni perché il territorio metropolitano attiri investimenti per la ricerca e per la produzione di farmaci di nuova generazione.
La presenza di Ema a Milano avrebbe rafforzato questo sistema; il fatto che sia finita ad Amsterdam invita a proseguire il percorso e a creare una sorta di gemellaggio tra la metropoli olandese e la nostra città. Nell’ottica globale, dobbiamo creare un sistema europeo davvero innovativo e competitivo all’interno del quale Milano può giocare un ruolo determinante: lasciamo ad Amsterdam la burocrazia per far sì che Milano diventi leader nella ricerca e nella produzione.
Non è la riedizione moderna della favola “La volpe e l’uva” di Esopo, ma una sfida affascinante per un futuro più coerente con la storia e l’anima di Milano.

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L’autonomia lombarda vola a New York

new yorkA spulciare le delibere e i decreti della Giunta Maroni ci si imbatte in scelte che non passano inosservate.
E’ il caso della graduatoria per i contributi per iniziative e manifestazioni di interesse regionale per il IV trimestre del 2017 o di una delibera specifica per la partecipazione all’evento “This is Italy” a New York.

I progetti di rilevanza regionale ammessi sono 16, per un finanziamento complessivo di circa 155.000 €, più due presentati da enti pubblici con un contributo globale di 30.000 €. Ne rimangono esclusi 23 per esaurimento fondi e 15 perché non ammissibili (soprattutto perché non coincidenti con il IV trimestre 2017). Continua a leggere

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La Lombardia stanzia 1,6 miliardi per i treni, ma…

Con un emendamento all’Assestamento di bilancio, l’Assessore alla partita Garavaglia stanzia una cifra monstrum per l’acquisto di nuovi treni in Lombardia: 1.607.000.000 (un miliardo e seicentosette milioni) di euro.
E’ la soluzione a tutti i problemi di investimento per il trasporto pubblico su ferro in regione.
Come si può criticare una decisione del genere?
Devo dire che, appena visto l’emendamento, sono letteralmente sobbalzato sulla sedia. Poi ho letto con più attenzione il testo. Continua a leggere

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Maroni in fuorigioco sui ticket

mozione sfiducia 2016 maroniContinua la telenovela dei ticket tagliati e poi reintrodotti.
Maroni da la colpa al governo, ma poi ammette che la Lombardia ha forzato la mano esponendosi a una quasi inevitabile censura da parte di Roma.
Il problema è la certezza della copertura finanziaria che la legge regionale affida a futuri, eventuali, risparmi in campo sanitario.
Maroni ieri ha incontrato Gentiloni e ha proposto di aprire un tavolo di confronto con il governo. Evidentemente, la grande sicumera espressa nelle scorse ore non è poi così granitica: la regione, come spesso accade, forza la mano e poi tenta di recuperare.
Piuttosto che affidarsi a norme pasticciate e improvvisate, non era meglio confrontarsi prima con il governo?
Ma, si sa, la logica spesso fa a pugni con la necessità di raccontare qualcosa ai giornali.

Ecco che cosa ha dichiarato Maroni dopo l’incontro con il premier: “Ho fatto presente al presidente Gentiloni che la nostra decisione di dimezzare i ticket è stata assunta a pareggio di bilancio. E’ vero che formalmente c’è una norma che prevede che ci sia invarianza di gettito, cioè che io abbasso per qualcuno e devo alzare per qualcun altro, ma gli abbiamo detto che siamo così virtuosi da poter abbassare per tutti”.
“La compensazione del mancato gettito – ha continuato Maroni – non la ottengo alzando i ticket per qualcun altro, ma riducendo la spesa: lavorando sulla migliore organizzazione del Sistema sanitario, ed è quello che viene fatto in Lombardia”.
I risultati, aggiungo io, son tutti da dimostrare: la riforma è in vigore da un anno e mezzo, ma non abbiamo visto lo straccio di un documento che certifichi i risparmi.

Maroni ha quindi proposto al presidente Gentiloni di fare per i ticket quello che è stato fatto per la Riforma della sanità: un tavolo tecnico, valutando questa come una sperimentazione, se funziona, viene accolta ed estesa a tutti.
Il presidente Gentiloni, secondo il governatore, si è detto interessato e disponibile. Se ci sarà il via libera, faremo un tavolo tecnico, il Governo ritirerà l’impugnativa davanti alla Corte costituzionale.

Maroni ha ricordato che, in via cautelare, in sede di autotutela, la regione ha scelto di sospendere la misura di taglio dei ticket, perché, in presenza di una impugnativa, potrebbe in astratto configurarsi un danno erariale se la Corte
Costituzionale deciderà per l’incostituzionalità della norma regionale.

Avete capito?
Maroni ammette di aver esagerato con una norma che va al di là di quelle che sono le possibilità della regione e invoca una prova di appello attraverso una “sperimentazione”. Conscio di non poter mantenere la promessa elettorale dell’azzeramento dei ticket, tenta di salvare la faccia concordando una via d’uscita onorevole con il governo. Per usare una metafora calcistica, quello di Maroni è un vero e proprio fuorigioco di rientro
Sui giornali leoni, ai tavoli istituzionali agnellini.

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Quando il lavoro sparisce – due casi che fanno riflettere

lavoratori regioneVorrei parlarvi di due vicende che suonano come una presa in giro delle istituzioni, ma sono drammaticamente serie. Soprattutto per chi sta perdendo il posto di lavoro. Riguardano la Gepin Contact, società che fino a inizio febbraio gestiva una parte del call center di Regione Lombardia, e la K-Flex, azienda leader nella produzione di isolanti acustici.

I diciannove ormai ex dipendenti della Gepin Contact da qualche giorno non lavorano più per la regione e da ben 5 mesi non percepiscono lo stipendio. La regione ha deciso di rescindere il contratto con la società per affidare il servizio a Lombardia Informatica che lo ha appaltato a GPI, società che gestisce già tutti gli altri servizi del call center e che li garantisce per la maggior parte da Paternò (CT). In commissione attività produttive i dirigenti della comunicazione regionale avevano assicurato di impegnarsi a far sì che i lavoratori potessero essere assunti dalla GPI. Al momento, però, l’unica azione intrapresa è stata l’invio dei loro curricula alla società che ha però subito precisato di essere in grado di gestire il servizio con il personale già a disposizione. Come se non bastasse, la Gepin Contact ha inviato una lettera in cui addossa alla regione molte responsabilità riguardo la situazione precaria dei propri dipendenti. Non sono propenso a dare troppo credito a un’azienda come la Gepin Contact, visto il modo in cui ha trattato i lavoratori, ma credo che anche da parte della regione ci sia stato qualche passaggio a vuoto: possibile, ad esempio, che non ci si sia resi conto che, non appena aggiudicatasi l’appalto, la Gepin ha subito fatto richiesta di cassa integrazione?
Il volantino distribuito dai lavoratori

La vicenda K-Flex è ancora più paradossale. Non più tardi di 10 giorni fa, una delle amministratrici dell’azienda, accompagnata da una rappresentante di Assolombarda, aveva dichiarato il commissione IV di voler fare tutto il possibile per mantenere la produzione e i collegati posti di lavoro in Brianza, terra che ha permesso alla K-Flex di diventare una vera e propria multinazionale nel suo settore. Il problema era, veniva dichiarato, un capannone che non era più adeguato ali standard di sicurezza necessari alla produzione. Dopo pochi giorni l’azienda e Assolombarda hanno disertato un previsto incontro al Ministero dello Sviluppo Economico dichiarando aperta la procedura di licenziamento per 187 lavoratori per il trasferimento della produzione in Polonia. E pensare che la K-Flex ha ottenuto negli ultimi anni almeno 12 milioni di euro pubblici per lo sviluppo della propria attività. E’ questa l’internazionalizzazione che vogliamo? Prendere i soldi in Italia per de localizzare in paesi dove si possono fare maggiori utili?
Sulla situazione della K-Flex il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione che chiede alla Giunta di intervenire con forza presso i vertici aziendali.
Il testo della mozione

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Sì ai rimpatri, ma facciamoli davvero!

Ha fatto molto clamore, nei giorni scorsi, l’annuncio da parte del Governo di voler rendere più stringenti le procedure di rimpatrio degli stranieri che non hanno titolo per restare in Italia. Tra le misure annunciate, anche la riapertura dei CIE, i Centri di Identificazione ed Espulsione, che tante polemiche e discussioni avevano creato prima della loro conversione in centri di accoglienza per i richiedenti asilo.
Qualche considerazione. Continua a leggere

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Sanità lombarda. A riascoltare certe parole…

Non si può certo dire che non abbia colto nel segno!
Mario Longo longo odonotoiatriaera il collaboratore di Fabio Rizzi in regione e in un’intervista rilasciata ad Archivio Padano lo scorso 19 ottobre vaticinava che l’odontoiatria sarebbe diventata protagonista della sanità lombarda.
Ci ha preso! Anche se il protagonismo che lui immaginava non credo proprio che fosse quello di cui parlano i media oggi in relazione al nuovo scandalo della sanità lombarda.
Ma c’è di più… Continua a leggere

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Lista Maroni chiede di sostenere le ronde, ma il Consiglio dice NO

Centrodestra bocciato sul tentativo di regolarizzare e legittimare le ronde dei cittadini per la sicurezza delle città. È stata respinta con 27 voti a favore contro 29 (tra contrari e astensioni) la mozione presentata dalla lista Maroni che chiedeva alla Regione di riconoscere il ruolo delle associazioni che decidono di farsi carico del controllo del territorio.

Non è bastato l’intervento dell’assessore Bordonali, delegata alla sicurezza, che ha chiesto di modificare il testo aggiungendo tra gli impegni la consulenza e il supporto da parte della giunta regionale a queste associazioni. Come scritto nella mozione poi bocciata dall’aula, “l’impegno della popolazione per la garanzia della sicurezza e del benessere sociale debba essere incoraggiato, coordinato, guidato e non certo colpevolizzato come purtroppo è accaduto in passato”. Continua a leggere

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La buona scuola alla lombarda: i panini portati da casa

Leggendo i quotidiani di oggi parrebbe che, per decisione del Consiglio regionale, sia già possibile portarsi il cibo da casa a scuola. Niente di più falso. Il consiglio regionale, dopo un dibattito che è servito al centro destra più a difendere (fuori tempo massimo) i pasticci del sindaco di Corsico che a proporre soluzioni concrete, ha approvato una mozione del Movimento 5 Stelle che invita la Giunta

mozione M5S mense

 

 

Un’idea che non ha trovato concordi il PD e il Patto Civico, per i motivi che ho tentato di spiegare nel mio intervento in aula che trovate qui di seguito.

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Maroni non convince nemmeno i suoi

Qui di seguito segnalo anche un video girato oggi da La Repubblica TV : da non perdere.

 

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