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Per una nuova dignità del lavoro

48-SettimanaSociale-Cagliari-2017-300x300Nei giorni corsi si è conclusa a Cagliari la 48^ Settimana Sociale dei Cattolici italiani. I 1000 delegati si sono confrontati per tre giorni sul lavoro, raccogliendo buone pratiche e rilanciando alcuni temi considerati fondamentali per lo sviluppo di un lavoro più attento alle persone e in grado di generare sviluppo. Durante la settimana sono state evidenziate alcune proposte concrete all’Unione Europea e al Governo Italiano, rappresentati a Cagliari dal presidente del Parlamento Europeo Tajani e dal Presidente del Consiglio Gentiloni.
In attesa di riprendere più compiutamente il dibattito cagliaritano e del documento finale, rilancio le proposte concrete emerse dalla Settimana. Continua a leggere

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Quando il lavoro sparisce – due casi che fanno riflettere

lavoratori regioneVorrei parlarvi di due vicende che suonano come una presa in giro delle istituzioni, ma sono drammaticamente serie. Soprattutto per chi sta perdendo il posto di lavoro. Riguardano la Gepin Contact, società che fino a inizio febbraio gestiva una parte del call center di Regione Lombardia, e la K-Flex, azienda leader nella produzione di isolanti acustici.

I diciannove ormai ex dipendenti della Gepin Contact da qualche giorno non lavorano più per la regione e da ben 5 mesi non percepiscono lo stipendio. La regione ha deciso di rescindere il contratto con la società per affidare il servizio a Lombardia Informatica che lo ha appaltato a GPI, società che gestisce già tutti gli altri servizi del call center e che li garantisce per la maggior parte da Paternò (CT). In commissione attività produttive i dirigenti della comunicazione regionale avevano assicurato di impegnarsi a far sì che i lavoratori potessero essere assunti dalla GPI. Al momento, però, l’unica azione intrapresa è stata l’invio dei loro curricula alla società che ha però subito precisato di essere in grado di gestire il servizio con il personale già a disposizione. Come se non bastasse, la Gepin Contact ha inviato una lettera in cui addossa alla regione molte responsabilità riguardo la situazione precaria dei propri dipendenti. Non sono propenso a dare troppo credito a un’azienda come la Gepin Contact, visto il modo in cui ha trattato i lavoratori, ma credo che anche da parte della regione ci sia stato qualche passaggio a vuoto: possibile, ad esempio, che non ci si sia resi conto che, non appena aggiudicatasi l’appalto, la Gepin ha subito fatto richiesta di cassa integrazione?
Il volantino distribuito dai lavoratori

La vicenda K-Flex è ancora più paradossale. Non più tardi di 10 giorni fa, una delle amministratrici dell’azienda, accompagnata da una rappresentante di Assolombarda, aveva dichiarato il commissione IV di voler fare tutto il possibile per mantenere la produzione e i collegati posti di lavoro in Brianza, terra che ha permesso alla K-Flex di diventare una vera e propria multinazionale nel suo settore. Il problema era, veniva dichiarato, un capannone che non era più adeguato ali standard di sicurezza necessari alla produzione. Dopo pochi giorni l’azienda e Assolombarda hanno disertato un previsto incontro al Ministero dello Sviluppo Economico dichiarando aperta la procedura di licenziamento per 187 lavoratori per il trasferimento della produzione in Polonia. E pensare che la K-Flex ha ottenuto negli ultimi anni almeno 12 milioni di euro pubblici per lo sviluppo della propria attività. E’ questa l’internazionalizzazione che vogliamo? Prendere i soldi in Italia per de localizzare in paesi dove si possono fare maggiori utili?
Sulla situazione della K-Flex il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione che chiede alla Giunta di intervenire con forza presso i vertici aziendali.
Il testo della mozione

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l’Hi-Tech in fuga dalla Lombardia: Alcatel fa utili matriarch annuncia esuberi

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Non solo Fiat

Le cronache sindacali di questi giorni sono monopolizzate dalla vicenda di Mirafiori con un lungo e duro braccio di ferro a distanza tra azienda e Fiom. Non vanno però dimenticate le moltissime situazioni di crisi che impegnano rappresentanze sindacali e aziende piccole e grandi in lunghi confronti e trattative per non rendere drammatica la situazione di decine di migliaia di lavoratori. Gli ammortizzatori sociali sono un fatto altamente positivo, ma rimangono pur sempre interventi di emergenza che non possono venire considerati una soluzione definitiva. Tra tante situazioni complicate e difficili, c’è anche qualche vicenda che propone soluzioni incoraggianti, se non proprio positive.Ho già avuto occasione di parlare in questo blog dell’Italtel di Castelletto Ticino, sottolinenando la positività dei contratti di solidarietà che hanno consentito integrazioni salariali a molti dipendenti cassintegrati grazie all’impegno di coloro che erano rimasti al lavoro. Parlo ancora della vicenda Italtel per sottolinearne uno sviluppo positivo: lo scorso 5 gennaio è stato raggiunto un accordo per tentare di sbloccare una situazione che rischiava di non offrire alcuna prospettiva ai lavoratori. Nel comunicato (Italtel – comunicato unit – 10-01-2011) trovate i dettagli dell’ipotesi di accordo che verrà sottoposta al giudizio dei lavoratori da oggi al 14 gennaio. Come tutti i documenti frutto di lunghe trattative, l’accordo ha aspetti positivi ed elementi problematici, ma rappresenta di certo un buon punto di mediazione per una situazione che solo qualche mese fa sembrava senza via d’uscita. Lo stesso referendum, a differenza di quanto sta accadendo a Mirafiori, si apre con toni meno aspri e contrappositivi. Certo, i numeri e la portata simbolica dell’azienda sono ben diversi, ma la vicenda Italtel, meno appetibile per la grande stampa, mi pare indichi come sia ancora possibile mettere al centro dell’impegno di azienda e sindacati l’interesse dei lavoratori. Nella speranza che la fine della crisi possa davvero, prima o poi, manifestarsi e offrire nuove prospettive a molte aziende ora in crisi.

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