Archivi del mese: novembre 2016

C’è referendum e referendum. 46,5 milioni di differenza

mozione sfiducia 2016 maroni

Foto: Marco Chiappa

Regione Lombardia si lamenta dei tagli imposti dal Governo alle regioni, ma per il referendum consultivo approvato nel febbraio 2014 dal Consiglio regionale e non ancora celebrato continua a mettere a bilancio oltre 46 milioni di euro. Mi diranno che la democrazia ha un costo o che con l’autonomia pioverebbero miliardi di euro sulla Lombardia. Per il momento, mi limito a considerare come inopportuno uno stanziamento del genere. E con la vittoria del sì al referendum…

Nelle schede del bilancio di previsione di Regione Lombardia per il 2017 si leggono le due seguenti voci.
• Spese per l’espletamento del referendum consultivo sulle questioni di interesse regionale per euro 24.500.000,00 nel 2017
• Gara per la gestione del voto elettronico in caso di referendum consultivo (pari a euro 22.000.000,00 nel 2017)
Questo significa che per l’eventuale referendum consultivo sull’autonomia nel 2017 Regione Lombardia spenderebbe 46.500.000.

Piccola considerazione a margine: se dovesse vincere il sì il referendum credo sarebbe molto difficile possa essere convocato (visto che cambierebbe l’articolo 116 a cui il quesito fa riferimento), se vincesse il no, a quanto ha affermato in aula l’assessore Garavaglia, il referendum verrebbe convocato il giorno dopo.
La differenza? Almeno 46,5 milioni di euro da rimettere in gioco subito per le politiche a favore dei cittadini lombardi.

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Il commercio internazionale come motore di sviluppo

malstroemInteressante e partecipato incontro venerdì scorso in corso Magenta, presso la Fondazione Stelline, sul commercio e la globalizzazione. Su iniziativa dell’europarlamentare Alessia Mosca sono arrivati a Milano, tra gli altri, la commissaria europea al commercio Cecil Mallstroem, il ministro Carlo Calenda ed Enrico Letta.
Ho potuto purtroppo seguire solo il dialogo tra la Mallstroem e Calenda. E gli spunti interessanti non sono mancati.
La commissaria UE ha ribadito come la globalizzazione possa essere un’occasione preziosa se vengono rispettate regole e viene mantenuto un riferimento preciso ai valori e alle caratteristiche dei singoli territori. La Commissione europea ha lavorato e sta lavorando per questo e non certo per favorire un mercato privo di regole e limiti.

CarloCalendaMinisteroMolto chiaro, nel suo intervento, il ministro Calenda che ha ribadito come l’Italia sia profondamente contraria a concedere lo status di paese ad economia avanzata alla Cina, perché non rispetta nessuna delle 5 condizioni individuate dall’organizzazione internazionale del commercio come necessarie. Il ministro ha ribadito la necessità di investire in produttività e innovazione e ha rivendicato come il governo lo stia facendo dopo anni in cui si è parlato d’altro, mentre altri paesi crescevano. Secondo Calenda è però imprescindibile occuparsi di chi rimane indietro, anzitutto i lavoratori, troppo spesso esplusi da nuove tecnologie e nuova organizzazione del lavoro; la loro tutela e protezione, secondo il ministro, è condizione sociale per poter lavorare sulla globalizzazione. Continua a leggere

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Un girasole che sorride da 10 anni

girasoleL’associazione di volontariato penitenziario “Il Girasole” Onlus compie 10 anni. Nata a Milano il 18 novembre 2006, con sede nei locali della parrocchia di San Vittore, opera a favore di detenuti, ex detenuti e loro familiari. L’associazione collabora con gli enti pubblici, gli Istituti di pena, l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, rete di organizzazioni del settore.

Per festeggiare i suoi primi dieci anni l’associazione organizza venerdì 18 novembre dalle 9 alle 13 un convegno dal titolo “La sfide del volontariato per una nuova giustizia” presso il Nuovo Teatro Ariberto (via Daniele Crespi 9, Milano). Continua a leggere

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La regione e l’alternanza scuola lavoro

Attivare subito i percorsi di alternanza scuola-lavoro dentro le istituzioni regionali. Lo abbiamo chiesto con una mozione urgente presentata dal Gruppo regionale del Pd e approvata all’unanimità dal Consiglio regionale.
Ora Giunta regionale e Consiglio dovranno indicare quanti studenti potranno ospitare e le modalità per fare richiesta.
Spero facciano in fretta perchè molte scuole si sono già mosse e non mancano difficoltà per insegnanti e dirigenti nel trovare credibili occasioni di stage. Continua a leggere

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Olimpiadi in Lombardia? Non ci risultano…

olimpiadiOlimpiadi in Lombardia! Maroni lo aveva detto all’indomani dell’annuncio della sindaca romana Raggi: “Se salta la candidatura di Roma alle Olimpiadi, ho intenzione di proporre la Lombardia per la sostituzione”. Ma ora, quando si tratta di approvare il programma di governo da qui a fine legislatura, la regione se ne è già dimenticata.

Il presidente Maroni si era spinto anche oltre: “Le chiamerei ‘Lombardia 2028’, noi sapremmo come farle bene: Olimpiadi diffuse sul territorio, con i nostri laghi per le discipline nautiche, i nostri bellissimi campi da golf, le piste di atletica. Sarebbero una novità interessante”. Era settembre.
Il 4 ottobre scorso, in occasione della visita degli atleti paralimpici al Consiglio regionale, aveva anche preso un impegno concreto: “Abbiamo una grossa chance per le Olimpiadi del 2028: cominciamo a preparare con il Coni il dossier per la candidatura”. E 20 giorni dopo rincarava la dose: “Le Olimpiadi? Siamo assolutamente pronti”.

Oggi la sorpresa: nel Documento di economia e finanza regionale 2016, che presenta gli obiettivi strategici e i risultati attesi per i prossimi anni di Regione Lombardia, alla voce sport non c’è sia il minimo accenno a un’eventuale candidatura lombarda alle Olimpiadi.
I casi sono due: o Maroni viene sconfessato dal suo stesso programma di governo per i prossimi anni, o qualcuno si è dimenticato di un particolare tutt’altro che trascurabile. Davvero una bella svista.
La maggioranza non è sembrata preoccuparsene più di tanto ed ha approvato senza fiatare il programma di fine legislatura per lo sport. Con buona pace dei sogni olimpici.

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Pluralismo, innovazione e media locali: la nuova legge sull’editoria

typewriter-498204_640 piccolaIl prossimo 15 novembre entrerà in vigore la nuova legge sull’editoria.
Frutto di un lavoro di tre anni, la legge introduce novità significative in merito ai contributi per le aziende editoriali (giornali, radio, Tv e siti Internet) con finanziamenti certi e tempestivi finalizzati soprattutto alla tutela del pluralismo e alla promozione dell’innovazione tecnologica. Per questo viene costituito un Fondo per il pluralismo e l’innovazione che potrà contare ogni anno su 100 milioni del Canone RAI e su l’1% degli introiti della pubblicità.
Nella norma ci si occupa anche di edicole, per evitare che chiudano e promuovere l’innovazione tecnologica, e di giornalisti con la riforma del Consiglio nazionale dell’Ordine e la definizione dell’equo compenso.

Credo che la legge, denominata 198 del 2016, contenga proposte interessanti e innovative che vanno nella direzione di favorire chi fa informazione legata al territorio e propone assetti societari solidi e in regola.
La Lombardia ha fatto un po’ da laboratorio, grazie alle sue importanti esperienze di emittenza locale che, seppure in difficoltà, garantiscono un significativo presidio sull’intero territorio regionale.
Altra novità importante è la defiscalizzazione degli investimenti pubblicitari incrementali, con la detassazione che cresce al crescere delle risorse investite rispetto all’anno precedente e un occhio di riguardo per micro e piccole imprese e start-up, per questi soggetti diventerà più conveniente investire in pubblicità sulle emittenti locali.
Tra i nuovi destinatari della legge ci sono le cooperative di giornalisti, mentre i grandi media quotati in borsa ne sono esclusi, altro aspetto interessante è quello relativo all’innovazione che si incentiva assieme alla crossmedialità.
Per la prima volta, come accennavo, si affronta anche il tema della distribuzione della carta stampata. Attualmente è affidata a ditte poco più che improvvisate con personale straniero, sottopagato, con mezzi obsoleti, spesso questo crea disguidi e problemi per una corretta e capillare distribuzione. L’obiettivo, affidato con una delega al Governo, è di rendere efficiente il sistema di distribuzione che può avere in edicole tecnologicamente più avanzate un terminale molto importante.
Mi pare si tratti di una legge attesa dal mondo dei media e, da molti punti di vista, innovativa. Ora tocca al governo esercitare le deleghe per rendere operativo nel 2017 il nuovo sistema di sostegno alle testate locali e rilanciare il sistema di distribuzione dei giornali.

Uno schema con i principali contenuti della legge

Una sintesi della legge

Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale

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