Identità e tradizione: la conservazione della cultura lombarda

In quanti modi si dice ‘confetto’ in Lombardia? Probabilmente uno per ogni provincia. Ecco perché è difficile poter parlare di “lingua lombarda”. Parola di Laura Barzaghi, probabilmente una delle poche consigliere regionali ad utilizzare quotidianamente il dialetto.
Anche per questo il PD non è andato oltre l’astensione riguardo la legge di riordino della cultura lombarda.

E’ davvero una forzatura l’idea di far assurgere il lombardo a lingua, magari con l’obiettivo di insegnarla nelle scuole. Ma non è stato solo questo il motivo che ha spinto il Pd ad astenersi: come ha detto Enrico Brambilla, capogruppo Pd, “ci sono state scelte, come quella di non sostenere più l’Istituto lombardo per la storia del movimento di Liberazione, e passaggi, come la banalizzazione e la strumentalizzazione del tema del patrimonio dialettale lombardo, che avrebbero meritato una posizione assai più dura da parte nostra. Ma ha prevalso in noi la lettura del provvedimento che è persino meglio, in molte parti, di quanto sia stato raccontato dalla maggioranza”.

Personalmente ho sottolineato come il riordino di oltre 20 leggi sulla cultura in un’unica legge è senz’altro un dato positivo, soprattutto per gli operatori culturali della regione.
C’è stato un prezioso lavoro tecnico di ricognizione delle normative esistenti e sono stati recepite diverse nostre proposte come il programma triennale della cultura, i piani integrati della cultura, l’innovazione riguardo la tutela della proprietà intellettuale su cui poi si potrà lavorare.

Mi pongo una domanda: quale idea di cultura c’è dietro questo progetto di riordino? Francamente ho fatto fatica a capirlo. Mi sembra una legge senz’anima, senza idee, puramente compilativa.
Se dovessi andare comunque a individuare delle linee di fondo che percorrono la nuova legge, troverei tre parole: conservazione, identità e tradizione. Il tutto riletto in maniera localistica e tendenzialmente nostalgica.
Ma la cultura della Lombardia che guarda al futuro può basarsi su questi atteggiamenti?
Può la Lombardia vincere le sfide che il mondo attuale le pone di fronte semplicemente pensando a difendere il proprio passato?
Per non parlare delle risorse messe a disposizione delle politiche culturali: nel 2010 erano 52 milioni, oggi appena 18.
Si parla di cultura lombarda, ma non si trovano i soldi per sostenerla davvero.
Non potevamo proprio andare oltre l’astensione, anche se qualche intervento in aula, soprattutto da parte della Lega con proclami dal sapore vetero-cattolico, ci stavano per far cambiare idea…

Di seguito il mio intervento in aula.

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