La lingua lombarda e le sue varianti – Se te vouret cus’è?

La Lombardia potrebbe varare presto una sistematica azione di conoscenza, diffusione e promozione della lingua lombarda e delle sue varianti.
E’ quanto prevede un articolo della legge di riordino sulla cultura che dovrebbe approdare in aula appena dopo l’estate (durante la seduta del 27 settembre). L’articolo è stato votato durante l’ultima seduta della commissione cultura e prevede tutta una serie di iniziative per valorizzare la lingua lombarda.
Non è mancato un dibattito all’insegna di una domanda: esiste la lingua lombarda?

Nel testo, che potete leggere al link qui di seguito (nuovo articolo legge su lingua lombarda), si prevede lo svolgimento di attività e incontri, l’organizzazione di specifiche sezioni nei musei e nelle biblioteche, il coinvolgimento dell’informazione giornalistica e radiotelevisiva oltre a indagini e ricerche sui toponimi.
La regione intende anche valorizzare e sostenere le forme di espressione artistica del patrimonio storico linguistico e promuovere la collaborazione con università, istituti di ricerca e altri soggetti culturali pubblici e privati.
Non manca la citazione di non meglio precisati “neologismi lessicali” e la previsione di un lavoro di “armonizzazione e codifica di un sistema di trascrizione”. quest’ultimo aspetto credo andrebbe meglio indagato, anche perché, secondo alcuni studiosi, è la condizione base per poter parlare di lingua. Per dirla tutta, potremmo essere di fronte a una legge che, con l’idea di promuovere la lingua lombarda, non fa altro che creare le condizioni perché un insieme di dialetti o una tradizione culturale assurga al rango di lingua.
In realtà, la lingua lombarda non è riconosciuta come tale dalla legislazione italiana, anche se altro soggetti, come l’Unesco, la citano tra le lingua a rischio di estinzione.
Personalmente, per evitare qualsiasi equivoco o forzatura, ho proposta di utilizzare una formula meno diretta, tipo “sistema linguistico lombardo”, ma la maggioranza ha voluto a tutti i costi parlare di lingua.
Mi rendo perfettamente conto che i problemi dei lombardi sono altri e che non è certo un male operare per la conservazione delle parlate locali, come al solito, però, credo che l’attuale amministrazione regionale tenti di forzare la mano in un quadro di perenne rivendicazione di peculiarità e specificità che poi rischiano di venire utilizzate in chiave polemica o strumentale.
Sentire parlare dialetto non solo non mi scandalizza, anzi, mi piace molto, ma la battaglia per stabilire per legge che questo diventi lingua non mi convince per nulla.
Che ne dite?
C’è qualche esperto o appassionato di dialetti e lingue che mi offre un suo contributo?

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