Archivi del mese: gennaio 2014

La Lombardia batterà moneta? Ma per favore…

Molto rumore sta facendo sui media la moneta lombarda inserita nel provvedimento sulla competitività approvato oggi (il PD non ha partecipato al voto) in commissione regionale attività produttive.
Nella vulgata leghista si tratterebbe del primo passo per la nascita della moneta lombarda alternativa all’Euro, ormai definito come il problema di tutti i problemi. Ma di che cosa si tratta realmente?

Francamente fatico a capirlo e a spiegarlo.
Nella legge si legge solo quanto segue. Continua a leggere

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web radio – La settimana in regione – 24 gennaio 2014

Secondo appuntamento radio. Questa settimana parliamo di:

  • Rassegna stampa: Lombardia Informatica e Autodromo di Monza
  • Approfondimenti: Aler (contributo di Onorio Rosati), ex Sisas Pioltello (contributo di Laura Barzaghi),  Sciesopoli e Giornata della Memoria (contributo di Jacopo Scandella)
  • Commento settimanale

Per ascoltare clicca play qui sotto:

http://www.fabiopizzul.it/wp-content/uploads/2014/01/WebRadio-24gen2014mix.mp3

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web radio – La settimana in regione – 17 gennaio 2014

Inizio da questa settimana un esperimento di web radio settimanale sull’attività in consiglio regionale.
Intende essere un nuovo modo per informarvi dell’attività consiliare.
Va ad aggiungersi alla mia attività sui social, ai blog e al report settimanale.
Si tratta di un prodotto ancora da perfezionare, ma sono più che graditi i vostri commenti.
Buon ascolto.

WebRadio puntata 1 – 17gen2014

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Il lavoro della vita

I trentenni. A Milano. Una generazione invisibile, sfuggente, per alcuni addirittura persa.
Se ne è occupato il tradizionale Rapporto Ambrosianeum per raccontare come coloro che dovrebbero essere nel pieno della propria vita lavorativa e familiare troppo spesso rimangono sulla soglia o ai margini delle stesse.
Il tema del lavoro (o del non lavoro) dei trentenni è stato al centro del primo degli incontri del ciclo “Non ho l’età. Carriere di vita e di lavoro dei trentanni a Milano”, promosso dalla Fondazione Ambrosianeum in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano.
Il primo appuntamento è stato fissato per il 17 gennaio alle 15 presso l’Aula Magna dell’Assessorato al Lavoro del Comune in via D’Annunzio 15 (zona Darsena). Marco Garzonio e Rosangela Lodigiani hanno coordinato gli interventi di Francesco Marcaletti ed Egidio Riva della Cattolica, di Vittoria De Franco della Camera di Commercio, di Costanzo Ranci del Politecnico e dell’assessore al lavoro del Comune di Milano Cristina Tajani.

Il volantino completo degli incontri con gli appuntamenti successivi

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Meno controlli sulle armi? Non per il PD!

Come previsto, la maggioranza ha approvato la mozione, presentata dall’ex vice-sindaco leghista di Brescia Fabio Rolfi, che chiede di modificare le norme applicative del regolamento europeo sul commercio delle armi civili. Ha fatto molto rumore il voto favorevole di un consigliere PD, Corrado Tomasi, che ha scelto di sottolineare la necessità di sburocratizzare le norme per le imprese. Più rumore avrebbe dovuto fare il tentativo leghista di strumentalizzare alcune lungaggini nell’applicazione di sacrosante regole europee per sollecitare deroghe alle regole europee per l’esportazione di armi civili.

Il Pd ha scelto di votare contro una mozione approssimativa e generica che, con la scusa di andare incontro ai produttori di armi della Val Trompia, rischia di banalizzare un tema che merita la massima attenzione come quello del commercio di armi.

qui il testo della mozione

Qui la dichiarazione di voto del PD in aula

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Una strana mozione sulle armi

Sta facendo molto rumore una mozione che sarà in discussione martedì prossimo in Consiglio regionale della Lombardia. Si tratta di un testo che ha come primo firmatario il consigliere bresciano della Lega Nord Fabio Rolfi e che ha come obiettivo lo snellimento per le procedure dell’esportazione di armi, in parziale deroga alla normativa europea in materia.
Fin qui, nulla di strano, ma la notizia è che la mozione è stata sottoscritta anche da un consigliere del PD, il bresciano (o meglio, camuno) Corrado Tomasi.
Personalmente non ho dubbi nel votare contro la mozione, ma la vicenda merita qualche considerazione aggiuntiva.

La mozione incriminata era già stata presentata come provvedimento urgente durante l’ultima seduta prenatalizia del Consiglio, lo scorso 18 dicembre. Ma nessuno, media compresi, se ne era accorto.
Già in tale occasione avevo espresso le mie riserve ed ero pronto a intervenire in aula per motivare il mio voto contrario lasciando poi ai vari consiglieri presenti la facoltà di esprimersi secondo coscienza. Per quanto mi riguarda, infatti, la questione è prima di tutto di coscienza: alla fine degli anni ’80 ho fatto la scelta di obiettore di coscienza al servizio militare svolgendo il servizio civile sostitutivo tra il 1989 e il 1990. Per questo motivo non ho dubbi riguardo qualsiasi normativa che possa favorire o incentivare il commercio di armi.
La mozione era stata poi rinviata alla prima seduta post natalizia su richiesta dello stesso presentatore (che forse voleva valorizzarla un po’ di più in termini mediatici – cosa che pare gli stia riuscendo).

Mi pare opportuno sottolineare come l’intenzione da cui nasce la mozione, e presumo anche la sottoscrizione del collega Tomasi, sia quella di non vedere penalizzate le aziende bresciane che producono armi sportive e da collezione. A quanto mi hanno spiegato, la procedura per esportare anche singoli pezzi molto pregiati è molto complessa e articolata e questo rischia di mettere in difficoltà alcuni produttori del bresciano. Di qui l’intenzione di non appesantire ulteriormente il fardello burocratico gravante sulle spalle delle imprese.
L’intenzione, lo ribadisco, potrebbe non essere censurabile, ma la modalità con cui l’ex vicesindaco (qualcuno aggiungeva ai tempi l’aggettivo “sceriffo”) di Brescia Rolfi ha steso la mozione mi pare apra la strada a una generica volontà di attenuare il sistema di controllo e verifica della destinazione delle armi previsto dalle direttive europee. Come al solito, la Lega punta il dito contro l’Europa, sostenenendo che in altri Paesi la normativa viene applicata con più elasticità o distrazione e che questo penalizza le imprese lombarde.
Ribadisco con convinzione il mio voto negativo alla mozione, ma non liquido come prive di fondamento le motivazioni che hanno spinto alla presentazione dell’atto in questione. Rimane la solita brutta abitudine della Lega di calcare troppo la mano e di trasformare idee non peregrine in occasioni di pura e semplice propaganda che rischiano di fare più danni che bene.
Capisco il disagio delle imprese del settore di fronte a ulteriori complicazioni burocratiche, ma le imprese vanno aiutate e seguite nello svolgimento di queste pratiche, non blandite con discutibili promesse di deroghe o sospensioni a sacrosante normative che prevedeono maggiori controlli e garanzie nel commercio di armi. Dirò di più: le aziende che producono armi di qualità dovrebbero avere tutto l’interesse a un’applicazione rigorosa delle norme, a meno che non si voglia alimentare un non confessabile mercato sregolato.
Corrado Tomasi ha definito le polemiche che stanno montando come una tempesta in un bicchier d’acqua e, se la mettiamo dal punto di vista della tutela delle imprese locali, può avere anche ragione. Il testo della mozione e l’atteggiamento della Lega mi pare però prospettino altre possibili derive che vanno evitate ad ogni costo. Da qui il mio voto contrario. Prima della seduta di martedì avremo comunque modo di condividere una posizione comune all’intero del gruppo PD.

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Serenità e coraggio. L’augurio di Napolitano

Veronica, Franco, Daniela, Vincenzo.
Sono i nomi di alcuni tra i tanti che nel 2013 hanno scritto a Napolitano.
La scelta del presidente di mettere queste lettere a suggello del suo discorso di fine anno mi è parsa felice e azzeccata. E’ come aver detto a tutta la politica italiana da dove bisogna ri-cominciare e chi deve essere al centro delle preoccupazioni quotidiane di chi ha il compito di lavorare nelle istituzioni.
Non è un caso che la metà delle lettere provenga dalla Lombardia. La nostra regione ha una grande responsabilità nel condurre l’intero Paese fuori da una crisi che è ormai sociale più ancora che economica.

Il presidente ha ricordato perché era ancora lì, a pronunciare l’ottavo discorso da Capo dello Stato.
Nello scorso aprile c’è stata una corale richiesta di un supplemento di responsabilità per lui che aveva già messo in conto la fine del suo servizio. E Napolitano ha giustamente ricordato che alla sua responsabilità deve seguire quella delle forze politiche presenti in Parlamento.

Mi è piaciuto molto il passaggio in cui Napolitano ha voluto individuare nel “coraggio degli italiani” l’ingrediente decisivo per far scattare nel 2014 quella ripresa di cui l’Italia ha così acuto bisogno. Un coraggio di rialzarsi, di praticare la solidarietà, di intraprendere e innovare.

Ma è un coraggio che ha bisogno di un forte supporto da parte di chi ha responsabilità politiche.
Napolitano richiama a “lungimiranti e continuative scelte di governo, con le quali debbono misurarsi le forze politiche e sociali e le assemblee rappresentative, prima di tutto il Parlamento, oggi più che mai bisognoso di nuove regole per riguadagnare il suo ruolo centrale”.

Sono parole chiare, come i compiti che questo 2014 affida a ciascun italiano.
Auguro che ciascuno possa farsene carico per un obiettivo comune: il rilancio di questo nostro Paese.

Discorso fine anno 2013

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