Archivi del mese: settembre 2012

Primarie siano festa democratica della partecipazione

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Possiamo ancora sognare la pace?

Si è celebrata nei giorni scorsi la giornata internazionale per la pace istituita dall’ONU.  Oggi si parla sempre meno di pace e, di conseguenza, si lavora sempre meno per essa.  La sensazione che il detto latino “si vis pacem para bellum” oggi sia più attuale che mai e nessuno pare metterlo in discussione. La sicurezza personale viene letta esclusivamente secondo il criterio della lettura dell’altro come un possibile nemico. La prudenza non é mai troppa, d’accordo, ma se non considero l’altro come un possibile amico o alleato, la pace non crescerà mai. Buonismo ingenuo? Almeno ogni tanto, diamoci il lusso di riflettere su questi temi e di sognare una strada possibile.

Un sito per riflettere

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Autonomia vero futuro della scuola

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Una TV chiude, ma noi continuiamo a pagare

Ne ho già parlato qualche giorno fa, ora arriva la conferma ufficiale: Odeon- TeleReporter comunica  la cessazione di fatto dell’attività televisiva con la cessione di tutti i canali di trasmissione.
I lavoratori chiedono l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione e il Governo, perché  ritenono che l’intera operazione abbia come obiettivo il tentativo di riscuotere i contributi pubblici per poi utilizzarli in attività diverse da quella della comunicazione. Riporto qui di seguito ampia parte del comunicato della RSU dell’azienda. Continua a leggere

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Rimettiamo il carcere al centro della città

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TV regionali sul lastrico: Telereporter la prima a saltare

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Il ministro Profumo sul concorso per presidi

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Presidi lombardi: una situazione kafkiana

Continua l’incredibile vicenda del concorso per i dirigenti scolastici della Lombardia. Quattrocentosei neo presidi (li vogliamo definire così) che erano stati selezionati tramite prove impegnative durate più di un anno si sono visti annullare di fatto il concorso per un vizio di forma: le buste utilizzate sarebbero state trasparenti avrebbero potuto inficiare l’anonimato delle prove. Una beffa procedurale che mette a rischio il risultato ottenuto dai candidati e trascina in enorme difficoltà la scuola lombarda in cui mancano oltre 500 dirigenti. Sarà il Consiglio di Stato a pronunciarsi il prossimo 20 novembre sulla vicenda, ma ci pare di essere di fronte a una vera e propria vicenda kafkiana: come è possibile che centinaia di professori si vedano negare un diritto acquisito a prezzo di studio e impegno solo per il sospetto che una busta trasparente possa aver favorito qualcuno, senza peraltro che sia stato concretamente accertato alcun dolo? Continua a leggere

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Salutiamo un grande uomo

Il cardinal Martini è un uomo che non ha lasciato indifferenti, ha segnato profondamente la storia della chiesa e della società ambrosiana degli ultimi 32 anni.
Leggendo i tanti commenti che si rincorrono sui social network e sui diversi mezzi di comunicazione, mi convinco sempre più di quanto abbia lasciato a Milano e ai milanesi questo sacerdote, apparentemente schivo e distaccato, ma capace di toccare il cuore e l’anima di cattolici e non.
Martini, quasi senza volerlo, si è caricato sulle spalle una città smarrita e le ha indicato la strada per un possibile riscatto. Ha attraversato gli anni bui del terrorismo, ha anticipato quasi profeticamente le crisi che oggi viviamo, ha indicato sempre e con coerenza una strada, quella della Parola di Dio, come riferimento per una lettura libera e profonda della realtà che ci circonda.

Impossibile riassumere in poche parole il suo ricchissimo magistero, basato su una profonda conoscenza biblica, attento alle sfumature più nascoste della realtà quotidiana e mai reticente nell’affrontare le domande più scomode e inquietanti.

Martini ha toccato nel profondo tutti coloro che hanno scelto di ascoltarlo e ha sempre indicato, attraverso il primato della Parola, la necessità di non fermarsi a certezze precostuite e di costruire giorno per giorno la propria strada per credere il Dio e negli uomini.
Martini ci ha aiutato a guardare il mondo con gli occhi di Dio, anche quando sembrava che Dio non parlasse o scomparisse in situazione difficili da accettare e da comprendere.
Martini ha saputo indicare l’essenziale, fin dalle sue due prime lettere pastorali “La dimensione contemplativa della vita” e “In principio la Parola”: sembravano lontane anni luce dall’indaffarata e frenetica Milano, ma conservano ancora oggi, a trent’anni di distanza, un’enorme carica di profezia e novità.

Martini ci ha aiutati a pensare e a credere, in modo mai scontato e sempre aperto all’ascolto umile e attento delle idee degli altri, anche (e soprattutto) se non la pensano come noi. Per creare quella convivialità delle differenze che ha sempre indicato come necessità della nostra società se non vuole spegnersi in sterili chiusure.
Martini ci ha insegnato l’obbedienza alla chiesa, la docilità alla parola e la libertà nelle relazioni, suggerendoci e testimoniando uno stile che trova efficace sintesi in una sua espressione riferita alla chiesa “lieta, coraggiosa, leggera e anima della società“, ma efficacissima anche per il cristiano nel mondo.
Martini ci ha consegnato se stesso attraverso un amore per la Parola che lo ha portato ad andare al di là di quello che poteva sembrare conveniente e opportuno per aprirsi davvero alla perenne novità del Vangelo.

In queste mie sommarie considerazioni ho volutamente usato la prima persona plurale perché sento di aver condiviso con molti il cammino accanto a Martini. Lui stesso, d’altronde, ci ha sempre indicato nella dimensione comunitaria l’unica strada possibile per l’ascolto della Parola e per la testimonianza del Vangelo.
Speriamo di esserne degni.

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