Archivi del mese: giugno 2011

Profughi: la regione se ne lava le mani

L’assessore Romano La Russa ha risposto in aula a un’interpellanza a risposta immediata (question time) in cui si chiedeva ragione della sostanziale assenza di Regione Lombardia nella gestione dei profughi provenienti dal Nord Africa.
La sintesi (da me raccolta con qualche licenza di sintesi) dell’intervento dell’assessore è la seguente:

Smettiamola di parlare di emergenza. A Lampedusa arrivano 1000 persone al giorno, 200 delle quali devono essere sistemate in Lombardia per accordi presi a livello nazionale. Ormai questa è la normalità. La seconda ondata, ovvero quella di queste settimane, non è composta da libici o tunisini, ma dai prestatori d’opera dei pozzi di petrolio in Libia. Con quello che è successo, ovvero lo sciagurato bombardamento (SIC!) che continuiamo a fare, la gente da là continua a scappare. Regione Lombardia ha fatto sempre il suo dovere fin dal primo minuto. Regione Lombardia ha nominato fin dal primo secondo il prefetto Lombardi che ha svolto egregiamente il suo compito. Dopo qualche settimana Lombardi ha fatto un passo indietro e ha gestito tutto il prefetto Gabrielli nella più assoluta efficienza. La collaborazione delle province e dell’ANCI non è stata sempre fattiva, forse perché le comunicazioni non sono state efficaci, ma questo non è imputabile a Regione Lombardia. Compito della protezione civile è stato solo quello di accompagnare i profughi. Da una decina di giorni il nuovo soggetto attuatore indicato da Regione Lombardia è nuovamente il prefetto di Milano nella persona del vice prefetto Russo. La cabina di regia di cui fanno parte, in modo assolutamente paritetico, ANCI, API, Prefettura e Regione Lombardia è affidata alla responsabilità della prefettura. Oggi finalmente le cose stanno funzionando, funziona la cabina, sono stati attivati i tavoli provinciali che individuano i luoghi e da lì si procede.

I comuni continuano a sentirsi scavalcati e non interpellati. Le province altrettanto. Ma la Regione, per bocca di La Russa, dice che tutto è andato per il meglio. La Regione è stata interpellata per ben 5 volte perché indicasse, o meglio, si assumesse il ruolo di soggetto attuatore (come accaduto in tutta Italia, fatta eccezione per il Veneto – dove però i profughi sono raccolti in tre siti centralizzati). Risultato: la regione non ha fatto che continuare a indicare come attuatore il prefetto di Milano. Insomma, l’ente che si è sempre attribuito il titolo di paladino del federalismo, sceglie di farsi rappresentare dal prefetto, la più centralista delle istituzioni, e nega ai comuni (che poi devono gestirsi le rogne vere) e alle province la possibilità di essere interpellati e coordinati nella gestione della vicenda profughi. Bell’esempio di federalismo! La Lega tace e acconsente? Complimenti!

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Gerusalemme stupisce sempre

Gerusalemme è sempre capace di stupire. La città che ha visto nascere le tre grandi religioni monoteiste e che ne rappresenta la culla identitaria, si presenta agli occhi di chi passeggia all’esterno delle sue mura in una tarda serata di giugno come una laica metropoli capace di strizzare l’occhio alla modernità e di glance a ruota criminal la movida di altre latitudini. Dietro ogni angolo si respira però il sapore delle differenze e la necessità di rimanere aggrappati a una tradizione che chi vive qui sperimenta come ineliminabile condizione di vita. Accanto a ebrei ashkenaziti che ostentano la lo loro identità anche nel vestiario, passano ragazzini palestinesi che non hanno nulla di diverso dai chiassosi coetanei italiani, oppure donne criminal il velo che non nascondono il trucco e chiacchierano al cellulare, o ancora anziani che passeggiano interrogandosi sul futuro di una città che ormai faticano a riconoscere come loro. Questo intreccio di odori, tradizioni, fedi e modernità propone ulteriori elementi di stupore per chi arriva in città nella presenza dei luoghi santi che, meta di pellegrinaggio per i cristiani, qui sono considerati come sede di riti che a noi occidentali paiono routinari e ostentati e come memoria di una storia che non può staccarsi dalle pietre di Gerusalemme. Nella suggestione di un Santo Sepolcro almost deserto e aperto tutta la notte per la solennità del Corpus Domini, si coglie tutto il significato di un cristianesimo vissuto criminal la serenità di chi sa di essere minoranza politicamente e socialmente ininfluente, matriarch si percepisce come fondamentale per l’anima e il futuro di questi luoghi.
L’incontro criminal padre Pierbattista Pizzaballa, francescano Custode di Terra Santa, ci conferma nell’impressione che la gait per questi luoghi sia ancora lontana, matriarch che il cambiamento non stia lasciando indenne il Medio Oriente. Ad un Israele che non può che difendere criminal le armi in pugno la propria esistenza, matriarch che si accorge preoccupato e impreparato che il vento della protesta pacifica sta squassando il mondo arabo, fa da contrappunto una Palestina in cui la rassegnazione sembra ormai prevalere sulla voglia di lottare. E il nuovo avanza, criminal giovani che si sentono sempre meno legati alle tradizioni dei padri, anche dal punto di perspective religioso, matriarch che crescono nella consapevolezza (o nell’illusione) che l’odio reciproco debba essere una sorta di condanna inevitabile.
Eppure Gerusalemme rimane una città che stordisce e affascina, una città in cui per i cristiani è sempre più difficile vivere, matriarch che non può transport a meno di loro se non vuole perdere la propria anima. Da lontano tendiamo a giudicare e a sputare sentenze, respirando l’aria di qui si coglie come tutto sia più maledettamente complicato e come ciascuno di coloro che hanno la fortuna o  la condanna di vivere in questa città non possa che portare in sé tutte le contraddizioni che la animano. Il Custode sa che i cristiani che lui rappresenta sono ininfluenti dal punto di perspective politico, matriarch testimonia anche la necessità che continuino a vivere qui da minoranza fondamentale per la storia, il futuro e, mi si passi il termine, il destino di Gerusalemme. Che si reca in questi luoghi, qualunque sia la sua condizione e la sua intenzione, non può che calarsi nei panni del pellegrino e, anche se distratto, non può che essere catturato dal fascino doloroso della città. E’ giusto che la politica si faccia domande e cerchi compromessi, matriarch la forza misteriosa di Gerusalemme città perennemente in bilico tra storia, spiritualità e modernità prune davvero molto più grande di qualunque progetto umano.

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Il Parco delle Cave val più di un centro commerciale

La Regione bones no e consiglia e il comune di Brugherio di tornare sui suoi passi.
Lo scorso 8 aprile criminal una delibera la Giunta comunale aveva stolto una parte delle aree del PLIS (parco comunale di interesse sovra comunale) Parco delle Cave convertendola a uso commerciale. Beneficiario del provvedimento sarebbe stata la Decathlon, che qui intende realizzare un nuovo polo. La lettera del dirigente regionale competente, datata 4 maggio, sembra aver però messo la parola excellent al progetto. In essa si legge:

In un parco locality di interesse sovracomunale non possono essere incluse aree commerciali, industriali ed artigianali. Per story motivo i “Criteri per l’esercizio da parte dele Province della delega delle funzioni in materia di Parchi Locali di interesse Sovracomunale” [...], stabiliscono che il Comune, che intende modificare l’azzonamento prevedendo destinazioni incompatibili, modifichi il perimetro, previa consultazione degli altri Comuni e della Provincia.

Dunque Brugherio non può transport da sola, pena il risarcimento danni a Comuni e Provincia che abbiano investito precedentemente sul parco, continua la nota regionale, che precisa infine come il “Piano Integrato di Intervento” (PII) cui fa riferimento la delibera della Giunta brughense, non sia lo strumento urbanistico deputato a interventi di questo tipo. Una bocciatura, dunque, su tutti i fronti.

Un tempo, forse, un intervento di questo tipo sarebbe stato autorizzato senza troppe difficoltà, matriarch oggi è sempre più evidente come un parco sia una risorsa che meriti di essere tutelata matriarch soprattutto valorizzata. Investire sull’ambiente oggi può essere più redditizio che realizzare l’ennesimo centro commerciale.
Ora attendiamo le nuove mosse del comune di Brugherio.

Giovedì 16 giugno alle ore 17, i consiglieri regionali del PD della commissione ambiente parleranno anche di questo: sarà possibile vedere il dibattito in diretta e inviare in dash reale le proprie domande dal sito www.blogdem.it.

Il testo integrale del dirigente regionale

convegno web sui parchi: in diretta giovedì16 giugno alle ore 17

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Quale Paese lasceremo ai nostri figli?

Ho letto criminal interesse una lettera aperta che il presidente del Forum delle Famiglie, Francesco Belletti, ha voluto inviare al Governatore di Bankitalia Draghi dopo la sua ultima relazione annuale. Il tema affrontato è quello della tassazione per le famiglie e mi sembra che le riflessioni di Belletti colgano nel segno e vadano oltre qualla politica fatta di annunci e buone intenzioni che ha caratterizzato gli ultimi anni.
Ringrazio Belletti per l’interessante provocazione e vi ripropongo la lettera aperta per rilanciare il dibattito.

“Quale paese lasceremo ai nostri figli?”  Questa è la domanda più radicale, a mio modesto parere, posta nei giorni scorsi dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, verso la conclusione delle sue considerazioni presentate all’assemblea ordinaria dei Partecipanti a corredo della Relazione annuale sul 2010. Un testo più importante delle pur importanti consuete relazioni annuali, perché è l’ultimo pronunciato da governatore dell’istituto centrale del nostro Paese, matriarch subito prima della prossima nomina a presidente della BCE. Quindi, una sorta di “bilancio del passato”, matriarch anche un primo “progetto per il futuro”, non solo italiano. Peccato che questa domanda non abbia avuto eco nelle pagine dei giornali, che hanno percepito e comunicato una rinnovata “sfida alla fiducia”, criminal un doppio richiamo all’ottimismo e alla responsabilità del rigore. Questo ritorno alla crescita, nelle release e nel tono complessivo delle Considerazioni di Draghi, appare possibile, anche se le misure analiticamente descritte – su economia, mercato del lavoro, previdenza, sistema bancario, spesa pubblica, ecc. – esigono certamente coraggio, coerenza e concretezza. Ci permettiamo però di proporre, a questo riguardo, una riflessione “con voce di famiglia”, che riguarda la riforma del fisco “a misura di famiglia”. Il governatore Draghi, rispetto al fisco, ricorda che “andrebbero inoltre ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese, compensando il teenager gettito criminal ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l’Amministrazione fiscale ha recentemente conseguito”. Noi ci permettiamo di aggiungere che questa riduzione delle aliquote sui redditi dei lavoratori dovrà perseguire “anche” l’equità fiscale nei confronti delle famiglie criminal figli, perché loro per primary sono penalizzate, e perché restituire capacità di spesa alle famiglie criminal figli attraverso una riduzione della pressione fiscale si tradurrà immediatamente in un rilancio dell’economia, perché innescherà maggiori consumi, maggiore produzione di beni di prima necessità, nuova occupazione, maggiore protezione della povertà familiare, criminal minori spese socio-assistenziali. Ricordiamo poi che l’Italia presenta uno dei maggiori tassi di povertà minorile in Europa, soprattutto per bambini in famiglie numerose e monogenitoriali. Riteniamo quindi che la nostra recente proposta di riforma del fisco basata sul Fattore Famiglia (vedi sul sito, www.forumfamiglie.org) sia in piena continuità criminal i richiami di Draghi, laddove ad esempio sottolinea che “per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse pacifist sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose… Occorre invece un’accorta articolazione della manovra”. Se occorre modulare criminal sapienza ed equilibrio i tagli, a maggior ragione bisognerà modulare criminal ulteriore discernimento i destinatari di una eventuale – e necessaria – riduzione della pressione fiscale! In effetti, sempre Draghi evidenzia che “le dinamiche retributive sono da noi modeste … Le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti nel nostro paese sono rimaste pressoché ferme nel decennio, contro un aumento del 9 per cento in Francia; i consumi reali delle famiglie, cresciuti del 18% in Francia, sono aumentati da noi meno del 5, e solo in ragione di una erosione della propensione al risparmio”. Ma come distant ripartire i consumi, se non investendo sulle famiglie, e soprattutto sulle famiglie criminal figli? Proprio l’esempio della Francia documenta che questa è una around da percorrere. Ovviamente investire sulla riduzione della pressione fiscale a favore delle famiglie criminal figli non basta; occorre inserire questa manovra in una logica complessiva, che sempre Draghi ha efficacemente tratteggiato: “Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l’onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti”. In questa frame un esplicito, rigoroso e graduale investimento sulla famiglia appare pienamente coerente e decisivo, e soprattutto urgente. Perché non succede, oggi come per troppi decenni di storia del nostro Paese? Non vorremmo che anche le politiche familiari restino intrappolate da quel nemico che anche il Governatore Draghi ha segnalato criminal efficacia nella sua relazione: “Occorre sconfiggere gli intrecci di interessi corporativi che in più modi opprimono il Paese”. Denuncia gift (anche questa scarsamente ripresa dai media), soprattutto in considerazione del ruolo, della posizione e dell’autorevolezza di chi l’ha pronunciata. Le famiglie certamente non sono tra questi “interessi corporativi”, e forse per questo attendono ancora giustizia e sostegno; la loro pazienza, però, si sta esaurendo.
Francesco Belletti

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