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Dall’Equitalia alla brace

Lasciare Equitalia è stato un obiettivo molto vantato da Maroni. L’odiato esattore al soldo di Roma sarebbe stato sostituito da gentili signori che prima di pretendere i pagamenti dovuti avrebbero saputo trattare con garbo i contribuenti. Dopo pochi mesi dall’entrata in servizio, i nuovi affidatari sono però stati oggetto di visita da parte della Guardia di Finanza. Che ha scoperto che, oltre ad essere meno vessatori della società pubblica, gli esattori della Duomo Gpa erano anche meno puntuali nel riversare agli enti quanto riscosso. In breve: le tasse non finivano a Roma ma direttamente nelle tasche dei titolari. Pare siano spariti circa 8 milioni. Occorre cambiare lo slogan: Duomo ladrona!

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Il Federalismo fiscale? E’ finito con la manovra

Il Partito Democratico ha dedicato al federalismo fiscale un bel seminario nazionale, a Firenze, il 1 luglio.

L’incontro è innanzitutto servito a fare il punto sullo stato di attuazione della legge delega, approvata nel maggio 2009 col contributo determinante del nostro partito.

Il lavoro dei nostri parlamentari permise allora di migliorare radicalmente il testo iniziale e consegnare un quadro di riferimento per un federalismo al tempo stesso efficiente e solidale. Purtroppo il destinatario della delega era un governo che si è poi rivelato incapace di tradurre quei principi in articolati coerenti.

A due anni di distanza il risultato è di sette decreti delegati approvati più un ottavo (su premi e sanzioni per Regioni, Province, Comuni) ancora in discussione. A loro volta questi decreti prevedono decine di altri provvedimenti attuativi. Nel frattempo il parlamento ha concesso una proroga di 6 mesi per il completamento della delega, che ora scade il 21 novembre 2011.

Un cantiere ancora aperto quindi, con pochi pezzi ben costruiti ma in cui prevale ancora una gran confusione ed incertezza, oltre ad evidenti mostri come quello del federalismo municipale.

Come gestire ora questi dei mesi ulteriori di lavoro? E’ possibile correggere le storture più evidenti ed evitare che questa necessaria riforma si trasformi nell’ennesima occasione perduta per migliorare il Paese?

Il PD ha avanzato una serie di proposte concrete, disponibili sul sito del partito e sulle quali siamo pronti alla discussione con chiunque sia interessato.

Ma ora su questo percorso è stato scaricato un macigno che lo rende assolutamente impraticabile: la “manovra” del Governo che, ancora una volta, fa pagare il contributo maggiore agli enti locali. Poco meno di dieci miliardi di euro che si aggiungono ai tagli dello scorso anno e costringono gli amministratori al dilemma tra tagliare i servizi o aumentare le tasse.

Senza la rimozione di questo macigno è inutile pensare di poter andare avanti nella riforma: fare il federalismo col ministro delle Finanze più centralista che si conosca è come affidare i donatori di sangue a Dracula.

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