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Cervelli in fuga

Nel  commentare l’addio a Palazzo Lombardia del Direttore generale della Sanità, Bergamaschi, destinato alla direzione dell’Università Statale, il quotidiano La Repubblica ha scritto che Maroni sta piazzando i suoi uomini nei posti strategici del post-Expo. Era successo il mese scorso con Giuseppe Bonomi, ex segretario generale, andato alla presidenza di Arexpo portandosi con sè anche il vice Marco Carabelli. La realtà è all’opposto: la guida politica della Regione è talmente confusa e precaria che chi può (di solito i migliori) se ne va, ovviamente anche tenendo conto delle prospettive economiche. Comunque la si veda, il risultato è che la sanità lombarda, già priva di assessore (l’interim di Maroni è una pezza), e del presidente di commissione (Rizzi, ancora in carcere, non si è dimesso), ora perde anche il vertice tecnico. Con buona pace dei pazienti in lista d’attesa.

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Sanità: ecco i nuovi Direttori

Sono stati nominati oggi i nuovi Direttori Generali delle aziende sanitarie lombarde, che entreranno in carica dal 1 gennaio prossimo. Grazie al PD che ha fatto inserire in legge l’obbligo di una valutazione preventiva di competenze c’è stato un forte rinnovamento nei vertici: la metà dei direttori è di nuova nomina. Poichè però al lupo abbiamo rasato il pelo ma non è stato possibile togliere il vizio, tra i superstiti del “quizzone” cui sono stati sottoposti i candidati c’è poi stata la solita spartizione: poco meno della metà dei direttori alla Lega, l’altra divisa tra Forza Italia e Nuovo Centro Destra. C’è pure uno strapuntino per Fratelli d’Italia. All’Asst di Monza va Matteo Stocco (FI), a Vimercate Pasquale Pellino (Lega), all’ATS di Monza-Lecco Massimo Giupponi (NCD).

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Il cerchio magico

È stato nominato in settimana il Direttore della nuova Agenzia Regionale dei Controlli in sanità. Tanto per cambiare è un varesino, di stretta osservanza maroniana, con ultima esperienza professionale all’Ospedale di Seriate. L’Agenzia dovrà vigilare sull’uso appropriato delle risorse in sanità ed è stata fortemente voluta dalle minoranze, cui ora spetterà l’individuazione dei componenti il comitato di direzione. L’impronta che Maroni vi ha voluto imprimere mettendo a capo uno dei suoi uomini non fa ben sperare sulle effettive garanzie di terzietà. È sempre difficile stabilire criteri oggettivi finalizzati alla selezione delle candidature migliori: noi eravamo arrivati a proporre il sorteggio all’interno di una short list predisposta da valutatori indipendenti. Curiosamente, ad osteggiare questa modalità sono stati i 5 Stelle.

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La triplice sanità

Dopo  il progetto di riforma della Giunta, ecco ora quelli di NCD e di Forza Italia. Già è singolare il fatto che tre forze che siedono nella stessa maggioranza presentino tre progetti diversi. Ancor più sorprendente è leggerne i contenuti e verificarne le profonde differenze. Su questioni non da poco: il rapporto tra sanità pubblica e privata, la selezione dei dirigenti sanitari, il rapporto tra welfare e sanità e la riunificazione degli assessorati. Un cammino in salita, quindi, per una legge sempre più urgente e necessaria. Nel frattempo Maroni è tornato a promettere l’abolizione dei ticket almeno per i redditi più bassi. La sua credibilità è però, in questo momento, ai minimi storici. Nella seduta di venerdì scorso la Giunta ha dovuto rinviare la delibera sulle linee  guida della nuova ISEE per contrasti interni. Registriamo intanto il reintegro di tre direttori generali indagati e le traversie del San Gerardo di Monza, dove si è dimesso all’improvviso il direttore amministrativo.

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Un flop il taglio dei ticket regionali sui farmaci: i lombardi versano più di prima

Farmacia_logoIl presidente della Regione Lombardia è tornato lunedì ad annunciare l’intenzione di cancellare i ticket sanitari regionali, con un primo intervento nel 2015. Intanto, però, la prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop.
Al momento della presentazione dell’intervento Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”, con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200mila euro a carico dei contribuenti.
Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18mila euro.
Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, i numeri danno torto alla Regione. Da aprile ad agosto l’ammontare dei ticket pagati dai lombardi non solo non è diminuito, ma è addirittura cresciuto. Nei cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno (+1,87%), quando la misura non era in atto. Sempre nello stesso periodo, rispetto allo scorso anno, i cittadini di Monza e della provincia hanno pagato in ticket sui farmaci 165mila euro in più rispetto al 2013. E se i cittadini hanno pagato di più, la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Pirelli deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici. Per la regione c’è dunque un guadagno netto, l’esatto contrario di quanto prospettato.
Sul taglio dei ticket Maroni aveva puntato molto in campagna elettorale e anche ora non passa giorno senza che ne prometta l’abolizione.Noi sosteniamo da tempo che un taglio è necessario, soprattutto per chi ha redditi inferiori a 30mila euro, e abbiamo anche indicato dove trovare le risorse. La giunta ha preferito fare questa limatura sull’esenzione per gli anziani, e solo per i ticket sui farmaci, ma alla luce dei dati è evidente che poteva e doveva fare molto di più. Aveva promesso un taglio per 40 milioni ma ha fatto male i conti e quei soldi sono ancora in cassa, anzi, ce n’è anche di più. Quindi è ora di tagliare veramente, non solo i ticket farmaceutici ma soprattutto il superticket su visite ed esami, nel segno dell’equità.
Il flop del taglio dei ticket sui farmaci potrebbe avere diverse motivazioni, ma la più significativa probabilmente concerne il numero dei beneficiari:gli ultrasessantacinquenni in Lombardia sono circa due milioni, è quindi improbabile che quasi la metà (800mila dichiarati dalla giunta) sia nella fascia di reddito compresa tra 11 e 18mila euro.

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Separazione tra politica e sistema economico regionale

A fronte dell’ennesimo scandalo che coinvolge il sistema allargato di potere e interessi di Regione Lombardia, la prossima legislatura dovrà essere necessariamente caratterizzata da un’effettiva separazione tra politica ed economia. Dopo gli scandali nella sanità, spuntano oggi altri appalti truccati e una rete di scambi e favori che lega vertici politico istituzionali e società vicine alla Cdo. La pluralità di indagini che hanno coinvolto politici, dirigenti di aziende partecipate e imprenditori legati da comuni interessi in questi ultimi mesi ci dicono che è giunto il momento di cambiare. Serve un sistema di controlli che impedisca il generarsi di situazioni simili e ponga fine alle distorsioni che si sono accumulate portando ad una degenerazione che è sotto gli occhi di tutti.

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Assestamento bilancio regionale: manovra sbagliata e depressiva. Ingiusto il superticket, solo briciole per gli investimenti e trasporto pubblico in rosso

Quella approvata dalla maggioranza in Consiglio lo scorso 26 luglio è una manovra sbagliata e depressiva, che sconta i tagli della manovra nazionale del governo Berlusconi e i vincoli del patto di stabilità, ma che presenta anche scelte molto negative da parte di Regione Lombardia, come il brutale contenimento della spesa e la conferma dell’ingiusto superticket su visite ed esami, scelta che per parte nostra giudichiamo profondamente sbagliata perché serve solo a fare cassa.

La manovra regionale non aggiunge nuove risorse né per la parte corrente né per quella in conto capitale, cioè quella per gli investimenti. Se si escludono i fondi appostati a garanzia per l’edilizia sanitaria (circa 348 milioni) e quelli per coprirci dal rischio default della Grecia nell’ambito del bond Lombardia (153 milioni), ciò che rimane per gli investimenti in settori strategici come il sostegno alle imprese, allo sviluppo delle infrastrutture e al sostegno delle famiglie più bisognose è ben poca cosa.

Pessime notizie anche sul trasporto pubblico locale, su cui il governo di Berlusconi e Bossi prima ha tolto, poi ha riassegnato più di 400 milioni per finanziare i servizi in Lombardia. Peccato però che i soldi promessi non siano ancora stati trasferiti, e questo comporta un insopportabile peso per le casse lombarde.

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