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Tecnologie padane

images_e-voteIl referendum per l’autonomia della Lombardia si sta rivelando una burla sempre più costosa. Dopo aver comperato migliaia di tablet per il voto elettronico la Regione si tutela anche ordinando i più tradizionali materiali da voto cartaceo. Ecco quindi il bando per 11.500 urne e 10.230 pacchi cancelleria, ognuno con 2 biro, spago, scotch, block notes, buste, taglierino, colla, timbro-datario, tampone, 4 fogli protocollo, 2 matite, tempera matite, 2 gomme, 2 matite bicolore rosso e blu, carta robusta da pacchi per imballaggio. Il tutto per un milione di euro IVA esclusa. I conti comunque non tornano: le sezioni elettorali in Lombardia sono 9300. Per chi sono i materiali eccedenti?

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Il ministro Boschi al gruppo regionale

Seminario_290116L’inutilità del referendum maroniano è stata nuovamente sancita lo scorso venerdì in occasione dell’incontro organizzato dal nostro gruppo consiliare al Pirellone col ministro Boschi. Con lei abbiamo ragionato sulle ricadute della riforma costituzionale sulle autonomie. Ha ribadito due cose importanti: che il percorso del regionalismo differenziato esce semplificato dal nuovo quadro costituzionale, e che è intenzione del Governo attivarlo non appena una Regione ne faccia motivata richiesta. A Maroni basterebbero quindi pochi spiccioli per una raccomandata R.R. da inviare subito a Palazzo Chigi, destinando altrimenti i 30 milioni del referendum.

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Il bilancio di Regione Lombardia

rlLunedì e martedì si discuterà il bilancio regionale per il 2015. Sono previsti pesanti tagli su molti fronti. Maroni ne darà la colpa al governo Renzi. I dati nazionali in realtà ancora non sono del tutto chiari. In attesa della versione definitiva della Legge di stabilità il PD lombardo chiede che la giunta regionale cominci a fare i compiti in casa propria. C’è ancora molto da migliorare anche all’interno della nostra Regione, soprattutto nella galassia degli enti e delle società partecipate, dove in settimana si è consumata l’ennesima faida interna alla maggioranza con le dimissioni del Direttore di Ersaf. Ci sono poi soldi da utilizzare meglio:  con i 30 milioni stanziati da Maroni per il referendum sulla Lombardia a statuto speciale noi proponiamo di rifinanziare i contratti di solidarietà (2 mln), il diritto allo studio universitario (12,7 mln), unioni e fusioni di comuni (3 mln), il sostegno alle famiglie per l’assistenza domiciliare (2 mln), la formazione professionale (10 mln). Infine mancano in bilancio i proventi dal recupero dell’evasione fiscale: stimandoli prudenzialmente nella metà dello scorso anno si potrebbero evitare i tagli sui trasporti ed alle Province (70 mln ciascuno).

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Riforma dello Statuto regionale: la proposta della Lega è sconcertante

Se la Lega con un colpo di mano pensa di modificare a suo piacimento lo Statuto regionale lombardo si sbaglia di grosso. La sua proposta di riforma presenta delle forzature che sanno molto di becera propaganda politica e nulla hanno a che fare con lo spirito europeo e progressista che caratterizza i lombardi. Queste le nostre dichiarazioni in merito al progetto di legge di modifica dello statuto della Regione Lombardia presentato dalla Lega Nord che prevede tra gli altri la cancellazione del comma relativo alle politiche di integrazione nella società lombarda, l’introduzione della residenzialità come principio premiante per l’accesso a servizi alla persona, il riconoscimento della lingua lombarda e la modifica del quorum per l’approvazione del referendum, riducendolo dai due terzi dell’Aula (54 consiglieri) alla maggioranza assoluta (41).
È una proposta sconcertante: i leghisti hanno bisogno di questi escamotage per indire un referendum sullo statuto speciale che ad oggi, con le norme attuali, non avrebbe sulla carta la maggioranza, a meno di un colpo di testa dei 5 stelle. Ricordiamo che nella storia di Regione Lombardia la riforma dello Statuto ha sempre visto una condivisione di maggioranza e opposizione. Ci auguriamo, pertanto, che si continui in questa direzione. E comunque noi riteniamo che sarebbe più opportuno intervenire sullo Statuto regionale dopo la conclusione della riforma costituzionale in corso in Parlamento.

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Acqua: la Consulta boccia la Regione.

La Corte costituzionale ha stabilito che le reti idriche sono demanio pubblico, come le spiagge, i fiumi e le vette delle montagne e dunque ha ribadito il principio che gli italiani hanno voluto riaffermare con il referendum di giugno. La Regione è stata bocciata ancora una volta su di una norma complessivamente illogica, ideologica e scritta di fretta lo scorso dicembre. Ora è ancora più chiaro che la legge deve essere riscritta a partire dall’esito del referendum, anche perché il sistema ha bisogno di indirizzi certi che facciano ripartire gli investimenti e garantiscano la qualità del servizio

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Referendum Acqua: rivedere subito la legge lombarda!

L’esito del referendum sull’acqua impone di rivedere urgentemente la legge regionale lombarda, che ricalca la normativa nazionale bocciata dagli italiani, e che in questi mesi ha determinato sul territorio, compreso quello brianzolo, l’avvio di procedure per l’ingresso dei privati nella gestione delle risorse idriche e la marginalizzazione degli enti locali.

È necessario un intervento immediato nell’attesa di nuove norme che ristabiliscano quanto sancito dalla consultazione referendaria, e cioè che l’acqua è un bene che deve rimanere pubblico e che centrale deve essere il ruolo dei comuni. A dicembre avevamo chiesto al centrodestra in Regione di attendere l’esito del referendum prima dell’approvazione della legge ma non siamo stati ascoltati: ora ascoltino subito i cittadini.

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