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Reddito di autonomia: le prime 5 misure

La giunta ha approvato le prime misure per dare attuazione al reddito di autonomia. Vanno nella direzione giusta ma sono ancora parziali, frammentarie e con scarse risorse. Prendiamo ad esempio il bonus bebè.  Ai nuovi nati a partire dal 9 ottobre e fino al 31 dicembre da genitori residenti da almeno 5 anni in Lombardia e con ISEE inferiore a 30.000,00€ verranno  riconosciuti 800€ (secondogeniti) o 1000€ (dal terzo figlio). Sono stanziati 3 milioni, insufficienti a coprire il fabbisogno e per di più soldi prelevati dal capitolo del trasferimento ai comuni per le politiche familiari.Quanto all’assegno di autonomia per anziani e disabili la stima regionale di soggetti interessati è rispettivamente di 520 e 470 persone: numeri molto modesti. Qui si partirà dal 1 dicembre. L’abolizione del superticket per redditi fino a 18.000€ risponde almeno in parte alle richieste del PD, in attesa di elevarne i limiti a 30.000 dal 2016 come concordato in sede di riforma sanitaria. Il bonus affitti riprende una misura già presente in passato, mentre la novità più positiva pare essere il PIL, progetto di inserimento lavorativo per disoccupati di lungo corso. Prima di dare un giudizio definitivo su questo sarà comunque bene leggerne in dettaglio le modalità.

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Reddito di cittadinanza: da Maroni ancora troppa confusione su progetto e risorse

A noi il tema interessa molto, ma Maroni, dopo un mese, è venuto in Aula a raccontarci la wikipedia del reddito di cittadinanza: ha elencato molte proposte diverse senza dirci quale sia quella che intende attuare in Lombardia. Ha anche detto che ci sono risorse messe a disposizione dalla vituperata Europa, il che fa pensare che la Lega non voglia più uscire dall’euro, mentre non è affatto chiaro quali siano i 250 milioni presi dal bilancio regionale. Da quali voci? Su cosa taglierà? Finora c’è solo grande confusione, come sempre.
Quel che è certo è che una misura come questa per la Lombardia ha un costo stimato di 1,5 miliardi, molto di più di quanto annunciato oggi da Maroni. Discutiamone, ma stando con i piedi per terra, senza illudere i lombardi.

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Contratti di solidarietà: il 18 dicembre porteremo in aula il provvedimento promesso a lavoratori e imprese

devi_3E’ stato approvato oggi in Commissione Attività produttive il progetto di legge “Misure a sostegno dei contratti e degli accordi sindacali di solidarietà”, frutto dell’abbinamento tra la proposta del PD, quella del M5S e, ultimo arrivato, il contributo del consigliere Pedrazzini (FI). Finalmente, con l’approvazione di oggi e dopo un lungo lavoro di ascolto e mediazione portato avanti dal Pd nelle ultime settimane, è stato sciolto il nodo sui tempi di approvazione di un provvedimento cruciale per i lavoratori in un momento come quello attuale: il 18 dicembre.
“Volevamo fare un regalo di Natale ai lombardi, portando in Aula un provvedimento di cui i lavoratori e le imprese hanno davvero il bisogno, e ci siamo riusciti. Si tratta di un provvedimento completo che cerca di favorire l’adozione delle misure previste dalla legislazione nazionale sul sostegno al reddito di solidarietà, integrandole con il contributo regionale – ha dichiarato il consigliere Pd Enrico Brambilla relatore del progetto di legge – Come Pd abbiamo portato avanti convintamente il nostro progetto, sapendo che di dover cogliere un’esigenza che via via nei mesi si andava trasformando in un grido d’aiuto da parte del mondo produttivo. Siamo stati disponibili alla mediazione con le altre forze politiche, ma mai disposti ad uno snaturamento della legge né ad un rinvio oltre la fine dell’anno perché i lavoratori lombardi attendono, oggi più che mai, dalla politica, risposte rapide e concrete e noi vogliamo dargliele come ci siamo impegnati a fare”.

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La Comoda Menzogna

Una buona lettura sulle ragioni della crisi globale nella quale siamo attanagliati ormai da tre anni è il libro di Giovanni La Torre, edito da Dedalo, titolato “La comoda menzogna”.

La menzogna che offre una spiegazione “comoda” della crisi è quella che ne individua la causa solo nell’avidità dei banchieri e negli errori della regolazione finanziaria.

Non che questi fattori non esistano o che non abbiano contribuito in misura rilevante all’aggravamento di una situazione che ha però altre ragioni di fondo.

In primis la crescente disuguaglianza che si è affermata nelle moderne società avanzate, determinando una debolezza della domanda che, a sua volta, limita gli impieghi produttivi. Il surplus è quindi indirizzato più ad alimentare la bolla speculativa che non gli investimenti.

La diseguaglianza si traduce così in inefficienza.

Questa è quindi prevalentemente una crisi da sovrapproduzione, o da sottoconsumo, da attribuire ad una errata distribuzione dei redditi.

Se vi sono famiglie che nella quarta settimana del mese non sono in grado di comprare vuol dire anche che vi sono imprese che nella quarta settimana non vendono.

Forse è il caso di partire da questa semplice considerazione per trovare le ricette adeguate al nostro malessere.

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