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La formazione professionale

formazione_professionale_giovaniÈ una delle competenze regionali più importanti, finora delegata alle Province. In Lombardia impegna risorse per quasi 200 mln di euro (parte dello Stato, parte propri), ed assicura una formazione a circa 50.000 ragazzi ogni anno, attraverso 104 centri accreditati. La qualità è mediamente buona, anche se andrebbero migliorati i controlli e riorientata l’offerta (sono ormai troppe le scuole nei settori benessere e ristorazione). I tagli di spesa pubblica stanno per colpire anche qui, e rischiano soprattutto di penalizzare gli istituti pubblici, che maggiormente si fanno carico dei ragazzi più problematici. Il PD regionale ha avviato un lavoro su questo tema: siamo per riformare e migliorare l’attuale sistema, ma senza distruggere il buono che c’è. La direzione deve essere quella di intrecciare sempre di più le attività formative con le politiche per il lavoro.

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Il bilancio di Regione Lombardia

rlLunedì e martedì si discuterà il bilancio regionale per il 2015. Sono previsti pesanti tagli su molti fronti. Maroni ne darà la colpa al governo Renzi. I dati nazionali in realtà ancora non sono del tutto chiari. In attesa della versione definitiva della Legge di stabilità il PD lombardo chiede che la giunta regionale cominci a fare i compiti in casa propria. C’è ancora molto da migliorare anche all’interno della nostra Regione, soprattutto nella galassia degli enti e delle società partecipate, dove in settimana si è consumata l’ennesima faida interna alla maggioranza con le dimissioni del Direttore di Ersaf. Ci sono poi soldi da utilizzare meglio:  con i 30 milioni stanziati da Maroni per il referendum sulla Lombardia a statuto speciale noi proponiamo di rifinanziare i contratti di solidarietà (2 mln), il diritto allo studio universitario (12,7 mln), unioni e fusioni di comuni (3 mln), il sostegno alle famiglie per l’assistenza domiciliare (2 mln), la formazione professionale (10 mln). Infine mancano in bilancio i proventi dal recupero dell’evasione fiscale: stimandoli prudenzialmente nella metà dello scorso anno si potrebbero evitare i tagli sui trasporti ed alle Province (70 mln ciascuno).

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La settimana in Regione: Ilva, Province, Pedemontana

Il tema dominante è stato il caso Ilva-Riva, con le ripercussioni sugli stabilimenti lombardi di Caronno Perusella, Annone Brianza, Cerveno, della decisione unilaterale della proprietà di sospendere la produzione. Abbiamo impedito alla maggioranza di far passare, nella mozione approvata dal Consiglio, lo scarico sulla magistratura delle responsabilità. Il sequestro dei beni della famiglia Riva non impedisce il proseguio delle attività produttive, unico vero obiettivo al quale dobbiamo lavorare.
Altra discussione accesa c’è stata sul tema province. Pdl e Lega hanno approvato una loro mozione contraria all’abolizione. Intervenendo a nome del Pd ho sostenuto la necessità di lavorare al miglioramento del disegno di legge Del Rio, in discussione in Parlamento, ma senza stravolgerne l’impianto, che prevede la trasformazione in enti di secondo livello, con competenze più limitate e con una forte valorizzazione del ruolo dei comuni. Il Pd inoltre sostiene l’opportunità che ogni Regione all’interno di questo quadro possa poi dotarsi di un proprio modello secondo le condizioni specifiche.
Infine, interessante audizione di Sindaci e comitati ambientalisti della Brianza ovest sul tema di Pedemontana. Torneremo a parlarne presto.

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Aler Milano: il “buco” era già noto. Bastava leggere le carte

Il Presidente Maroni  ha chiesto la parola l’altro giorno durante la seduta di consiglio regionale per una comunicazione urgente, al di fuori dell’ordine del giorno.
La comunicazione ha riguardato lo stato di quasi dissesto finanziario dell’Aler di Milano, con debiti di oltre 80 milioni, tali da mettere in discussione la capacità di soddisfare i creditori e perfino gli stipendi dei dipendenti.
Tale quadro emergerebbe dalla relazione inviata dal Commissario straordinario fresco di nomina, l’ex prefetto Lombardi. Tra le cause del “buco” le due più rilevanti sarebbero la morosità degli inquilini ed il peso fiscale dell’IMU, moltiplicato rispetto a quello dell’ICI.
Maroni  ha voluto così avvalorare la scelta  di non procedere al rinnovo dei consigli di amministrazione scaduti delle Aler ma di nominare commissari straordinari, in attesa di una nuova legge di riforma.
La stampa ha dato ampio risalto a questa comunicazione, come a dire che il prefetto-commissario ha scoperto in poche settimane ciò che prima era nascosto.
Le cose non stanno così: basta leggere i bilanci e le relazioni di amministratori e sindaci. Tutto era già abbondantemente noto, cifra per cifra.
Maroni ha semplicemente, e furbescamente, ancora una volta giocato d’attacco con una comunicazione efficace, per figurare come il salvatore e moralizzatore.
Dimenticando però di sottolineare che alla guida dell’Aler milanese da anni figurano uomini espressione del centro-destra. Inoltre la sua proposta di riforma, per concentrare tutte le Aler lombarde in un’unica agenzia, suona oggi come il tentativo di far pagare alle province sane il debito milanese.

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