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La Macroregione? Maroni esordisce con la propaganda

Le prove tecniche di Macroregione sono deludenti. Lo sostiene il gruppo regionale del Pd con il capogruppo Alessandro Alfieri e con il suo vice Enrico Brambilla commentando il primo atto del neopresidente Roberto Maroni in merito ad accordi con Piemonte e Veneto, assunto nella prima seduta di Giunta. L’argomento è il patto di stabilità territoriale, per dare ai comuni la possibilità di spendere le risorse che già hanno in cassa ma sono bloccate dai vincoli del patto di stabilità. I comuni sono davvero in difficoltà e il patto di stabilità territoriale è uno strumento importante e condiviso, ma il neopresidente lo ha venduto come un fatto che riguarda le tre Regioni a guida leghista, come se la sinergia potesse portare valore aggiunto, e così in realtà non è. Ogni regione italiana fa da sé, come prevede la legge. Non solo, le risorse di quest’anno sono drammaticamente diminuite: per la Lombardia ammontano a 134 milioni di euro a fronte dei 210 milioni dell’anno scorso, e per una platea molto più ampia di comuni, perché nel 2013, a differenza del 2012, entrano nella ripartizione delle risorse anche il comune di Milano oltre a tutti i comuni tra i mille e i cinquemila abitanti, prima esclusi dal rispetto del patto di stabilità. Peraltro, queste risorse sono per l’80% messe a disposizione dallo Stato, mentre alle Regioni viene chiesto di contribuire con il restante 20%. Nulla impedisce alla Regione Lombardia di fare uno sforzo in più, pareggiando l’impegno assunto negli anni precedenti. Certo, dopo aver bevuto tanta propaganda da parte di Formigoni ci attendevamo che Maroni volesse iniziare in modo differente. Purtroppo non è così. Alle difficoltà dei comuni che poi ricadono sui cittadini, sui servizi e sulle aziende fornitrici, occorre rispondere in modo molto più netto e incisivo. La nostra proposta è di attuare al più presto la regionalizzazione del patto di stabilità, che in Lombardia significherebbe liberare risorse per 9 miliardi di euro. E di aprire presto un cantiere per costruire insieme ai comuni nuovi criteri di riparto e incentivazione. Solo così si può dare alle autonomie locali la possibilità di operare e di pagare i propri debiti con le imprese creditrici.

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Acqua: escludere le società pubbliche affidatarie dal patto di stabilità

Il DL 1/2012 estende alle aziende speciali ed alle istituzioni le previsioni già contenute nella normativa sulle società partecipate che gestiscono servizi pubblici circa l’assoggettamento ai vincoli del patto di stabilità interno.
Le modalità saranno stabilite da apposito decreto ministeriale.
Questo è uno dei problemi più rilevanti dei quali si è discusso lo scorso sabato nel convegno organizzato dal nostro gruppo regionale.
Risulterebbe infatti impossibile dar corso ai cospicui investimenti necessari nel settore.
Una via di uscita, anche nei confronti dell’Unione Europea, potrebbe essere costituita dal riconoscere l’inapplicabilità di queste regole ai servizi già oggetto di vigilanza tariffaria.
E’ necessario che Regione Lombardia si faccia promotrice di questa tesi in sede di conferenza Stato-Regioni: viceversa si tradirebbero i risultati dei referendum dello scorso anno.

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Un Patto di stabilità poco virtuoso

Col voto favorevole anche del gruppo PD la commissione bilancio ha dato il via libera alla proposta di applicazione del patto di stabilità per l’anno 2011 a livello regionale.

Già nel 2009 Regione Lombardia aveva fatto una prima sperimentazione del patto a livello “verticale”, mettendo cioè a disposizione degli enti locali lombardi un po’ della propria capacità di spesa. Quest’anno si aggiunge anche il tentativo di attivare un patto “orizzontale”, facendo cioè da regia tra gli enti che abbiano eccedenze e le vogliano mettere a disposizione di altri, creandosi così un bonus per gli anni futuri.

L’idea è da condividere e risponde a sollecitazioni che il nostro gruppo già aveva fatto lo scorso anno, stigmatizzando la mancata copertura per il 2010.

Rimangono però alcune riserve, anzitutto sull’esiguità della somma messa a disposizione. I 70 milioni da dividere tra tutte le provincie ed i comuni soggetti al patto rischiano infatti di risultare ben poca cosa. Altre regioni con bilanci minori del nostro hanno osato di più. Per ora registriamo solo l’impegno dell’assessore Colozzi a verificare la possibilità di rimpinguare la dotazione.

Assai esigua è poi la quantità che viene riservata ai cosiddetti comuni virtuosi: solo il 5% della somma messa a disposizione verrà suddivisa in base a criteri di virtuosità. Il resto sarà proporzionato ai residui in conto capitale. Una scelta obbligata, che mette a nudo però le contraddizioni di chi ha usato questo tema come una foglia di fico dietro la quale cercare di nascondere la verità. Le risorse sono tagliate drasticamente per tutti nonostante l’avvio del federalismo fiscale ed anche chi ha sempre bene amministrato non ce la fa proprio più. Per questo insistiamo sul fatto che Regione Lombardia deve avanzare una propria proposta di revisione dei vincoli di bilancio basata su criteri più funzionali di quelli attuali.

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Assestamento bilancio regionale: manovra sbagliata e depressiva. Ingiusto il superticket, solo briciole per gli investimenti e trasporto pubblico in rosso

Quella approvata dalla maggioranza in Consiglio lo scorso 26 luglio è una manovra sbagliata e depressiva, che sconta i tagli della manovra nazionale del governo Berlusconi e i vincoli del patto di stabilità, ma che presenta anche scelte molto negative da parte di Regione Lombardia, come il brutale contenimento della spesa e la conferma dell’ingiusto superticket su visite ed esami, scelta che per parte nostra giudichiamo profondamente sbagliata perché serve solo a fare cassa.

La manovra regionale non aggiunge nuove risorse né per la parte corrente né per quella in conto capitale, cioè quella per gli investimenti. Se si escludono i fondi appostati a garanzia per l’edilizia sanitaria (circa 348 milioni) e quelli per coprirci dal rischio default della Grecia nell’ambito del bond Lombardia (153 milioni), ciò che rimane per gli investimenti in settori strategici come il sostegno alle imprese, allo sviluppo delle infrastrutture e al sostegno delle famiglie più bisognose è ben poca cosa.

Pessime notizie anche sul trasporto pubblico locale, su cui il governo di Berlusconi e Bossi prima ha tolto, poi ha riassegnato più di 400 milioni per finanziare i servizi in Lombardia. Peccato però che i soldi promessi non siano ancora stati trasferiti, e questo comporta un insopportabile peso per le casse lombarde.

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