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Piano regionale del commercio: forti perplessità, non contiene alcuna riforma. A fine anno scade la moratoria dei centri commerciali

Centro_commerciale1Il Partito democratico ha forti perplessità sul piano del commercio regionale, affrontato oggi in un gruppo di lavoro ristretto dalla commissione attività produttive.
Il documento della giunta non è un progetto di legge ma un semplice atto amministrativo che contiene una sorta di studio sullo stato del commercio in Lombardia. A che cosa sono serviti sei mesi di moratoria dei centri commerciali se nel frattempo non si fa una vera riforma? Con un piano così si rischia di illudere i commercianti e gli operatori del settore, che attendono ben altre risposte. Occorre affrontare il riequilibrio tra grande e piccola distribuzione, riconoscendo il ruolo sociale dei negozi di vicinato. Occorre inoltre dire che cosa la Regione vuole fare sui centri commerciali dal primo gennaio, quando scadrà la moratoria tanto sbandierata dall’amministrazione Maroni. Servono strumenti di programmazione su area vasta, coinvolgendo sui grandi insediamenti tutti i comuni interessati, anche per evitare l’assalto al territorio degli ultimi anni. Su questi temi servono risposte che si tramutino in legge entro la fine del 2013, sapendo che presto si dovrà mettere mano anche al testo unico del commercio.
Alla fine tutto il gruppo di lavoro ha condiviso la necessità di ascoltare l’assessore al commercio Alberto Cavalli per avere delucidazioni.

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La Lega vuole tassare gli acquisti on line

La settimana scorsa è ripresa l’attività delle commissioni. In quella delle Attività produttive si è discusso della crisi del commercio al dettaglio. Il presidente Ciocca, della Lega, ha proposto di finanziare azioni di sostegno ai piccoli negozi introducendo una nuova tassa sul commercio on line. È una sciocchezza sotto vari profili: non si devono contrastare gli sviluppi delle forme di distribuzione che ampliano le opportunità per i consumatori ma soprattutto la crisi dei consumi è dovuta allo scarso reddito disponibile per gran parte dei cittadini. Le tasse vanno diminuite, non ne vanno introdotte di nuove, ed è paradossale che sia la Lega a proporlo.

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Stop a un centro commerciale per ogni campanile

Approvata all’unanimità la proposta di legge sulla moratoria di 6 mesi all’autorizzazione di nuovi centri commerciali in Lombardia, fatto salvo quelle opere e quegli interventi previsti in accordi di programma promossi da Regione Lombardia che siano funzionali alla realizzazione di Expo 2015.
La moratoria è stata resa effettiva dall’opposizione che è riuscita, attraverso il voto segreto, a mandare sotto la maggioranza sugli emendamenti e a bloccare così i tentativi di vanificare gli effetti della moratoria stessa, impedendo l’approvazione della deroga agli ampliamenti e alle strutture che avevano già iniziato l’iter di approvazione. Con il voto di oggi speriamo che  possa iniziare effettivamente un percorso nuovo e che la maggioranza abbandoni la retorica piena di contraddizioni di chi come Lega e Pdl ha, in questi anni, autorizzato uno sviluppo eccessivo della grande distribuzione sul territorio lombardo.
Il nostro gruppo ha presentato un ordine del giorno, approvato all’unanimità, affinché la programmazione commerciale regionale possa, d’ora in avanti, essere fatta tenendo conto anche degli effetti sovra comunali di area vasta, del consumo di suolo per i comuni coinvolti, del potenziale sfruttamento delle aree dismesse, degli effetti che le grandi strutture di vendita generano sui centri naturali del commercio e più in generale sui centri storici e sugli equilibri socioeconomici locali. L’ordine del giorno invita la Giunta, entro i termini della moratoria (6 mesi), a estendere il confronto a tutti i comuni interessati dall’insediamento di una nuova struttura e a prevedere nuovi strumenti di perequazione territoriali volti a riequilibrare, tra i comuni coinvolti, gli effetti indotti dalle grandi strutture.
Negli ultimi 6 mesi in Lombardia sono stati autorizzati oltre 300 metri quadri al giorno di nuovi centri commerciali, supermercati, ipermercati, outlet; negli ultimi 5 anni si è registrato un crollo dei consumi pro capite del -5,4% (sotto la media nazionale); la realizzazione di grandi strutture ha comportato, quasi sempre, come conseguenza, la chiusura di numerosi esercizi di vicinato con perdita di servizi e di vivibilità nei centri storici e nei piccoli comuni.

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Il parrucchiere cinese

La Giunta Regionale della Lombardia ha emanato un nuovo regolamento per disciplinare l’attività di acconciatura. Il testo si è reso necessario a seguito di alcune modifiche normative intervenute nel frattempo, ma ha come principale obiettivo il porre freno al proliferare di catene di negozi spesso gestiti da cosiddetti “prestanome” invece dei reali proprietari privi dei requisiti professionali necessari.  Altro obiettivo è meglio precisare gli standard igienico-sanitari da rispettare, nel giusto intento di salvaguardia del consumatore. Fin qui tutto bene, anche se avremmo preferito intervenire con una legge organica di disciplina della materia, anziché con un semplice regolamento, che rischia di lasciare ancora alcuni vuoti interpretativi. Ma la fretta di assumere iniziative che gettino ancora un po’ di fumo negli occhi dell’opinione pubblica, presentando il provvedimento come barriera anzitutto verso i saloni dei cinesi che offrono servizi a prezzi stracciati, rischia di produrre effetti indesiderati anche verso i piccoli barbieri artigiani, a loro volta alle prese con norme più restrittive. In particolare quella che vincola il titolare (o un responsabile tecnico da lui individuato) ad essere sempre presente durante l’orario di apertura del negozio. Non vengono prese in considerazione le possibilità di brevi assenze ad esempio per malattia o per impegni personali del titolare, con il rischio di ingenerare un notevole contenzioso in caso di sopralluoghi degli organi di vigilanza. Il gruppo del Partito Democratico ha quindi presentato alcune richieste di emendamento al regolamento, sulle quali dovrà ora pronunciarsi la Giunta.

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