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Diario della crisi: il gruppo Compel-Linkra

Appare complicata la situazione del gruppo Compel-Linkra, con circa 500 dipendenti nelle sedi di Cornate D’Adda ed Agrate Brianza. Il settore è quello delle telecomunicazioni, e la crisi si è acutizzata col venir meno delle commesse di Alcatel-Lucent. In assenza dei rappresentanti aziendali in Commissione Attività produttive non si è potuto avere un quadro chiaro delle possibili prospettive. Siamo certamente di fronte all’ennesimo capitolo della medesima storia: quella dell’ex Silicon Valley della Brianza, progressivamente spogliata ed abbandonata dalle multinazionali. A tal proposito: nel gennaio del 2015 la Giunta regionale approvò una delibera per il rilancio del settore ICT nell’area del vimercatese. Il prossimo lunedì verrà approvato uno schema di accordo per la competitività con Alcatel-Lucent. Qualcosa non mi quadra, ma aspetto di conoscere la delibera per esprimermi.

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Vendere ST Micron è un errore grave

micronIl piano di dismissioni annunciato dal Governo Letta è da analizzare con grande cautela. Rinvio al bell’articolo di Mucchetti sull’Unità di venerdì 22 ed a quello ancor più ‘pepato’ di Giulio Sapelli sul Messaggero di sabato 23. Mi soffermo quindi solo sul caso ST di cui ho già scritto, paventando quanto ora reso ufficiale: l’intenzione del governo di vendere la partecipazione, oggi paritaria con quella francese. Già la cessione di un ramo aziendale all’americana Micron sta favorendo la migrazione dei brevetti e della ricerca negli USA, con perdita di posti di lavoro. Il socio francese, dal canto suo, esercita bene il proprio ruolo a difesa degli impianti nazionali. Da noi la politica industriale la si invoca solo nei convegni.

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Come si distrugge l’industria italiana. Nell’indifferenza di Formigoni & co.

Bella ma amara la serata di venerdì scorso a Vimercate coi lavoratori del sito ex IBM. Fim e Cisl Brianza, Fiom e Cgil Brianza con le RSU Bames e SEM hanno ripercorso la storia di uno dei più importanti (sino agli inizi del 2000) siti produttivi della nostra Regione e dei sin qui falliti tentativi di reindustrializzazione.
E’ stata presentata una ricerca, commissionata a Merian Research e Valori, la quale partendo dall’analisi dei bilanci del gruppo facente capo a Bartolini progetti Spa, che ha rilevato nel 2006 il sito produttivo, ha aiutato a comprendere le ragioni degli esiti attuali.  Riassumibili in poche cifre: dai 1400 dipendenti nel 2000 ai 605 attuali di cui giornalmente circa 300 in cassa integrazione.
Può sembrare una delle tante storie che purtroppo stanno segnando la cronaca di questi anni se non ci fossero alcune considerazioni specifiche.
1. Non stiamo parlando di lavoratori adibiti ad attività obsolete ovvero a scarso valore aggiunto ma di quello che fino a pochi anni fa era ritenuto il cuore della “Sylicon valley” italiana: alte professionalità e competenze in un settore strategico per lo sviluppo del nostro paese.
2 Le multinazionali che qui hanno per molto tempo realizzato  profitti, a partire da IBM, hanno mano libera nell’attuare le loro logiche di “delocalizzazione” senza che nessuno ai livelli “alti” delle istituzioni chieda loro conto.
3 In questi anni  i soldi della cassa integrazione hanno permesso di mantenere almeno in parte  il potere d’acquisto dei lavoratori, ma alle aziende nel frattempo veniva consentito di impiegare la propria liquidità in operazioni non coerenti con gli sviluppi industriali del sito, come ben documentato dalla ricerca sopra citata.
4 L’unica istituzione sempre presente al fianco dei lavoratori ed attiva per favorire ogni possibile soluzione è stato il Comune di Vimercate. Che ribadito col suo recente PGT la destinazione industriale dell’area, escludendovi qualsiasi iniziativa speculativa. Il Comune è stato altresì promotore, con la Provincia allora governata da Penati, della costituzione del Distretto High Tech del Vimercatese. Assordante il silenzio di Regione Lombardia. Una mia proposta di valorizzazione di questa esperienza nell’ambito del Programma Regionale di Sviluppo è stata respinta dalla maggioranza di centro destra.
5 Negli scorsi giorni Formigoni ha presentato in giunta regionale una comunicazione sul progetto di infrastrutturazione per la banda ultralarga in Regione Lombardia. Si ipotizza la costituzione di una newco per la gestione dell’intero progetto. Bene, ma questa deve essere l’occasione per valorizzare le potenzialità produttive qui esistenti in un’ottica non più di assistenza bensì di sviluppo. E’ la politica industriale quel che serve, e che invece il centro destra continua a ritenere inutile.

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