Archivi tag: Maroni

L’inganno referendario

Maroni e Zaia hanno deciso: referendum in Lombardia e Veneto il prossimo 22 ottobre. Non è detto che si faccia, per ora basta l’annuncio. Abbiamo più volte denunciato l’inutilità di una consultazione costosa ed evitabile. Basterebbe avviare da subito la trattativa col Governo, che si è reso disponile, per applicare ciò che la Costituzione già prevede. Ma ai leghisti questo non interessa: il loro fine non è attuare la norma esistente, ma far credere che si tratti di ben altro. I lombardi devono però sapere che questo quesito non farà della loro una Regione a Statuto speciale, nè ridurrà il cosiddetto residuo fiscale, cioè la differenza tra le tasse raccolte in Lombardia e quanto viene restituito in servizi. Si potrà ottenere qualche ulteriore competenza, ma nulla a che vedere con la prospettiva di trattenere qui il 75% della ricchezza prodotta, come promesso in campagna elettorale da Maroni. Siamo felici che ora si accontenti di molto meno, ma è giusto che gli elettori lo sappiano.

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Marino e Maroni

Due vocali che cambiano di posto trasformano un diminutivo in accrescitivo e disegnano il diverso destino di due politici dimostratisi diversamente inabili a governare. Uno indagato per qualche scontrino, l’altro per un (mancato) viaggio a Tokio. Uno sfiduciato dalla sua maggioranza, l’altro viceversa salvato. Troppo naïf il primo per reggere la Capitale (e il Vaticano), troppo furbo il secondo per finire vittima delle sue stesse ramazze. Eppure dovendo scegliere a chi affidare le chiavi del proprio palazzo io non avrei dubbi e preferirei il chirurgo all’avvocato.

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Reddito di cittadinanza: da Maroni ancora troppa confusione su progetto e risorse

A noi il tema interessa molto, ma Maroni, dopo un mese, è venuto in Aula a raccontarci la wikipedia del reddito di cittadinanza: ha elencato molte proposte diverse senza dirci quale sia quella che intende attuare in Lombardia. Ha anche detto che ci sono risorse messe a disposizione dalla vituperata Europa, il che fa pensare che la Lega non voglia più uscire dall’euro, mentre non è affatto chiaro quali siano i 250 milioni presi dal bilancio regionale. Da quali voci? Su cosa taglierà? Finora c’è solo grande confusione, come sempre.
Quel che è certo è che una misura come questa per la Lombardia ha un costo stimato di 1,5 miliardi, molto di più di quanto annunciato oggi da Maroni. Discutiamone, ma stando con i piedi per terra, senza illudere i lombardi.

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Società partecipate sono modello senza contrappesi e con controlli troppo deboli

FNM non è diversa delle altre società partecipate dalla Regione, e purtroppo Maroni non ha mai iniziato quel processo di riforma che noi chiediamo da tempo. Ci chiediamo quale sarà la prossima in cui scoppierà uno scandalo. Così come organizzate oggi le partecipate sono un modello senza contrappesi e con controlli troppo deboli. È grazie a questo che in questi anni si è potuto costruire un vero e proprio sistema di potere. La Regione ha la responsabilità di quanto accaduto visto che non ha saputo vigilare a dovere. In questi ultimi due anni con la Lega al governo si è accentuata la tendenza a nominare manager per appartenenza politica. Questa è la riprova che manca la volontà di riformare.

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Il bilancio di Regione Lombardia

rlLunedì e martedì si discuterà il bilancio regionale per il 2015. Sono previsti pesanti tagli su molti fronti. Maroni ne darà la colpa al governo Renzi. I dati nazionali in realtà ancora non sono del tutto chiari. In attesa della versione definitiva della Legge di stabilità il PD lombardo chiede che la giunta regionale cominci a fare i compiti in casa propria. C’è ancora molto da migliorare anche all’interno della nostra Regione, soprattutto nella galassia degli enti e delle società partecipate, dove in settimana si è consumata l’ennesima faida interna alla maggioranza con le dimissioni del Direttore di Ersaf. Ci sono poi soldi da utilizzare meglio:  con i 30 milioni stanziati da Maroni per il referendum sulla Lombardia a statuto speciale noi proponiamo di rifinanziare i contratti di solidarietà (2 mln), il diritto allo studio universitario (12,7 mln), unioni e fusioni di comuni (3 mln), il sostegno alle famiglie per l’assistenza domiciliare (2 mln), la formazione professionale (10 mln). Infine mancano in bilancio i proventi dal recupero dell’evasione fiscale: stimandoli prudenzialmente nella metà dello scorso anno si potrebbero evitare i tagli sui trasporti ed alle Province (70 mln ciascuno).

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Un flop il taglio dei ticket regionali sui farmaci: i lombardi versano più di prima

Farmacia_logoIl presidente della Regione Lombardia è tornato lunedì ad annunciare l’intenzione di cancellare i ticket sanitari regionali, con un primo intervento nel 2015. Intanto, però, la prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop.
Al momento della presentazione dell’intervento Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”, con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200mila euro a carico dei contribuenti.
Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18mila euro.
Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, i numeri danno torto alla Regione. Da aprile ad agosto l’ammontare dei ticket pagati dai lombardi non solo non è diminuito, ma è addirittura cresciuto. Nei cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno (+1,87%), quando la misura non era in atto. Sempre nello stesso periodo, rispetto allo scorso anno, i cittadini di Monza e della provincia hanno pagato in ticket sui farmaci 165mila euro in più rispetto al 2013. E se i cittadini hanno pagato di più, la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Pirelli deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici. Per la regione c’è dunque un guadagno netto, l’esatto contrario di quanto prospettato.
Sul taglio dei ticket Maroni aveva puntato molto in campagna elettorale e anche ora non passa giorno senza che ne prometta l’abolizione.Noi sosteniamo da tempo che un taglio è necessario, soprattutto per chi ha redditi inferiori a 30mila euro, e abbiamo anche indicato dove trovare le risorse. La giunta ha preferito fare questa limatura sull’esenzione per gli anziani, e solo per i ticket sui farmaci, ma alla luce dei dati è evidente che poteva e doveva fare molto di più. Aveva promesso un taglio per 40 milioni ma ha fatto male i conti e quei soldi sono ancora in cassa, anzi, ce n’è anche di più. Quindi è ora di tagliare veramente, non solo i ticket farmaceutici ma soprattutto il superticket su visite ed esami, nel segno dell’equità.
Il flop del taglio dei ticket sui farmaci potrebbe avere diverse motivazioni, ma la più significativa probabilmente concerne il numero dei beneficiari:gli ultrasessantacinquenni in Lombardia sono circa due milioni, è quindi improbabile che quasi la metà (800mila dichiarati dalla giunta) sia nella fascia di reddito compresa tra 11 e 18mila euro.

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Catalogna amara per Maroni

Il governatore è andato a Barcellona, ufficialmente per promuovere Expo, in realtà per flirtare con gli indipendentisti catalani. È però stato trattato con molta diffidenza. Il suo incontro col presidente della Catalunya era presentato sul sito di Regione Lombardia come ufficiale: Artur Mas invece non l’aveva in agenda. Ha quindi ricevuto Maroni in forma privata, senza far accedere giornalisti. Agli spagnoli (indipendentisti compresi) non piace la Lega, bollata come anti europeista e xenofoba.

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Assestamento 2013

Era l’occasione per la giunta Maroni di svoltare rispetto al passato e tenere fede agli impegni. Invece i numeri del l’assestamento confermano i nostri rilievi. Non c’è traccia del miliardo per sbloccare i debiti verso le imprese. Quei soldi arriveranno ai creditori dalle società di factoring, le vere beneficiarie dell’operazione, di grande immagine e dubbia sostanza. Intanto in bilancio, quello dei soldi veri, al sostegno allo sviluppo sono stati tolti due milioni. Il PD ha presentato una propria contro-manovra, con emendamenti per 69 milioni finalizzati a servizi sociali, economia, tutela del territorio, indicando puntualmente le possibili coperture finanziarie. Un mio emendamento per 3 milioni da destinare ai distretti tecnologici è stato respinto, ma l’assessore si è impegnato a trovare copertura in corso d’anno.

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La Macroregione? Maroni esordisce con la propaganda

Le prove tecniche di Macroregione sono deludenti. Lo sostiene il gruppo regionale del Pd con il capogruppo Alessandro Alfieri e con il suo vice Enrico Brambilla commentando il primo atto del neopresidente Roberto Maroni in merito ad accordi con Piemonte e Veneto, assunto nella prima seduta di Giunta. L’argomento è il patto di stabilità territoriale, per dare ai comuni la possibilità di spendere le risorse che già hanno in cassa ma sono bloccate dai vincoli del patto di stabilità. I comuni sono davvero in difficoltà e il patto di stabilità territoriale è uno strumento importante e condiviso, ma il neopresidente lo ha venduto come un fatto che riguarda le tre Regioni a guida leghista, come se la sinergia potesse portare valore aggiunto, e così in realtà non è. Ogni regione italiana fa da sé, come prevede la legge. Non solo, le risorse di quest’anno sono drammaticamente diminuite: per la Lombardia ammontano a 134 milioni di euro a fronte dei 210 milioni dell’anno scorso, e per una platea molto più ampia di comuni, perché nel 2013, a differenza del 2012, entrano nella ripartizione delle risorse anche il comune di Milano oltre a tutti i comuni tra i mille e i cinquemila abitanti, prima esclusi dal rispetto del patto di stabilità. Peraltro, queste risorse sono per l’80% messe a disposizione dallo Stato, mentre alle Regioni viene chiesto di contribuire con il restante 20%. Nulla impedisce alla Regione Lombardia di fare uno sforzo in più, pareggiando l’impegno assunto negli anni precedenti. Certo, dopo aver bevuto tanta propaganda da parte di Formigoni ci attendevamo che Maroni volesse iniziare in modo differente. Purtroppo non è così. Alle difficoltà dei comuni che poi ricadono sui cittadini, sui servizi e sulle aziende fornitrici, occorre rispondere in modo molto più netto e incisivo. La nostra proposta è di attuare al più presto la regionalizzazione del patto di stabilità, che in Lombardia significherebbe liberare risorse per 9 miliardi di euro. E di aprire presto un cantiere per costruire insieme ai comuni nuovi criteri di riparto e incentivazione. Solo così si può dare alle autonomie locali la possibilità di operare e di pagare i propri debiti con le imprese creditrici.

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