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Primarie: le regole ci sono. Basta rispettarle.

“Il Segretario nazionale rappresenta il Partito, ne esprime l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione ed è proposto dal Partito come candidato all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri.” “Qualora il partito democratico aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti al PD, la sola candidatura del Segretario Nazionale.” Così recitano gli artt. 3 e 20 dello Statuto del PD, approvato dalla Assemblea Costituente Nazionale del 16 febbraio 2008. Io penso che non vi sia giustificato motivo per derogare oggi a questi principi. Eleggendo a proprio segretario nell’ottobre 2009 Pierluigi Bersani, i democratici ne hanno condiviso il progetto. Esso ha portato alla ricostituzione di un centro sinistra riformatore e di governo, capace di vincere le elezioni amministrative in tutti i principali comuni, di contribuire a porre fine ai governi di centro destra, di avviare il risanamento del Paese. Ora, all’indomani di elezioni che ci vedono nella condizione di poter finalmente attuare la nostra agenda, ben illustrata nella Carta d’Intenti, si vorrebbe derogare a quel principio per consentire anche altre candidature di iscritti al PD a primarie di coalizione. Ciò potrebbe essere motivato solo dal fatto che si voglia adottare una diversa linea politica: ma allora occorre rendere esplicito questo obiettivo e convocare un congresso che lo sancisca. Congresso e primarie di coalizione rispondono a diverse logiche e necessitano di diverse regole. Ora si rischia di fare una gran confusione e di dare al Paese una fondata impressione di  partito incerto sulle prospettive. Siamo al paradosso che le strutture di partito non possano sostenere apertamente e lealmente il proprio segretario in questo delicato passaggio politico ma debbano ridursi ad asettici contenitori di garanzia . Dovremo inventarci dei comitati esterni al partito per fare ciò che invece si dovrebbe fare nel partito: affermare la linea politica proposta dal segretario. Comprendo due possibili obiezioni: che non ci si deve far scudo delle regole per evitare di affrontare questioni politiche e che oggi possa essere troppo tardi per tornare sulle aperture fatte nell’assemblea di luglio. La prima obiezione è singolare venga soprattutto da chi solitamente è gran cultore delle regole, e che magari contribuì pure a scriverle. Il nostro statuto non lo ha scritto Bersani. Il punto è che queste regole corrispondono ad una idea di partito democratico che condivido e che è il presupposto della mia militanza. Senza di quelle stiamo in un’altra casa, con porte aperte per chi viene e per chi va. Quanto alla tardività di questa riflessione, dopo che i motori sono già stati accesi, penso che finchè non ci si è caduti nel burrone si è sempre in tempo per cercare di evitarlo. Riassumendo: chiunque si può candidare alle primarie di coalizione, ma il candidato del PD non può che essere il segretario. Infine penso non si debba derogare neppure alla norma che prevede l’incandidabilità a parlamentare dopo tre mandati: anche in questo caso le ragioni che ci indussero a votarla sono tuttora più che attuali. Chi dovesse così rinunciare alla candidatura saprà certamente servire il partito ed il Paese in altre forme.

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