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Diario della crisi: Carapelli spa

Olio Sasso, Bertolli, Carapelli: tre marchi storici dell’olio italiano sono ora in mano agli spagnoli della Deoleo, leader mondiale degli olii in bottiglia.  In Italia sono rimasti due stabilimenti: uno in Lombardia (Inveruno) ed uno in Toscana. L’azienda ha aperto la procedura di mobilità per 55 dipendenti, motivata dalla crisi dei consumi e dall’impennata dei costi della materia prima. Ci stiamo impegnando a garantire da subito il proseguimento della copertura salariale con la Cassa Integrazione, ma è sempre più necessario porsi il problema della difesa dei nostri marchi.

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Derivati: Regione Lombardia giunge all’accordo con le banche

Regione Lombardia è lieta di annunciare che ha raggiunto un accordo con UBS e Merrill Lynch in merito alla controversia sul contratto di copertura dell’obbligazione emessa nel 2002 !!! Il comunicato stampa di Lombardia Notizie non precisa il contenuto dell’accordo: ci aspettiamo ora di conoscere quali vantaggi porterà alle casse regionali.
Ricordiamo che la nostra regione ha accantonato ben 150 milioni di euro per i rischi connessi all’operazione ed alla presenza di titoli di stato greci nel portafoglio lombardo.
Giusto i soldi che sarebbero necessari a coprire la cassa integrazione per i lavoratori lombardi nel 2013.

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Come si distrugge l’industria italiana. Nell’indifferenza di Formigoni & co.

Bella ma amara la serata di venerdì scorso a Vimercate coi lavoratori del sito ex IBM. Fim e Cisl Brianza, Fiom e Cgil Brianza con le RSU Bames e SEM hanno ripercorso la storia di uno dei più importanti (sino agli inizi del 2000) siti produttivi della nostra Regione e dei sin qui falliti tentativi di reindustrializzazione.
E’ stata presentata una ricerca, commissionata a Merian Research e Valori, la quale partendo dall’analisi dei bilanci del gruppo facente capo a Bartolini progetti Spa, che ha rilevato nel 2006 il sito produttivo, ha aiutato a comprendere le ragioni degli esiti attuali.  Riassumibili in poche cifre: dai 1400 dipendenti nel 2000 ai 605 attuali di cui giornalmente circa 300 in cassa integrazione.
Può sembrare una delle tante storie che purtroppo stanno segnando la cronaca di questi anni se non ci fossero alcune considerazioni specifiche.
1. Non stiamo parlando di lavoratori adibiti ad attività obsolete ovvero a scarso valore aggiunto ma di quello che fino a pochi anni fa era ritenuto il cuore della “Sylicon valley” italiana: alte professionalità e competenze in un settore strategico per lo sviluppo del nostro paese.
2 Le multinazionali che qui hanno per molto tempo realizzato  profitti, a partire da IBM, hanno mano libera nell’attuare le loro logiche di “delocalizzazione” senza che nessuno ai livelli “alti” delle istituzioni chieda loro conto.
3 In questi anni  i soldi della cassa integrazione hanno permesso di mantenere almeno in parte  il potere d’acquisto dei lavoratori, ma alle aziende nel frattempo veniva consentito di impiegare la propria liquidità in operazioni non coerenti con gli sviluppi industriali del sito, come ben documentato dalla ricerca sopra citata.
4 L’unica istituzione sempre presente al fianco dei lavoratori ed attiva per favorire ogni possibile soluzione è stato il Comune di Vimercate. Che ribadito col suo recente PGT la destinazione industriale dell’area, escludendovi qualsiasi iniziativa speculativa. Il Comune è stato altresì promotore, con la Provincia allora governata da Penati, della costituzione del Distretto High Tech del Vimercatese. Assordante il silenzio di Regione Lombardia. Una mia proposta di valorizzazione di questa esperienza nell’ambito del Programma Regionale di Sviluppo è stata respinta dalla maggioranza di centro destra.
5 Negli scorsi giorni Formigoni ha presentato in giunta regionale una comunicazione sul progetto di infrastrutturazione per la banda ultralarga in Regione Lombardia. Si ipotizza la costituzione di una newco per la gestione dell’intero progetto. Bene, ma questa deve essere l’occasione per valorizzare le potenzialità produttive qui esistenti in un’ottica non più di assistenza bensì di sviluppo. E’ la politica industriale quel che serve, e che invece il centro destra continua a ritenere inutile.

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