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Diario della crisi (di nervi): la Pedemontana a Macherio

002Cleaf spa è un’industria che produce materiali per il settore del mobile e dell’arredamento in genere. Occupa 182 dipendenti in tre siti produttivi distinti ma vicini, due a Lissone ed uno a Macherio. Quest’ultimo stabilimento, di 16.000 mq coperti, ha la sfortuna di essere sul tracciato della Pedemontana. Deve quindi essere abbattuto. Nel 2009 la Pedemontana SPA ha dichiarato la pubblica utilità di questo sito, stipulando in seguito un preliminare di cessione volontaria. La Cleaf si è quindi impegnata nell’acquisto di altri terreni e macchinari per rispettare l’impegno assunto che prevedeva il trasferimento entro l’inizio del 2014. A gennaio la società autostradale, con le casse vuote, ha annullato il contratto. Il progetto autostradale, però, resta immutato. Il sito produttivo è comunque espropriabile, il proprietario non può tornare ad investirci. Nè avrà i soldi per andare altrove. Almeno per ora. A rimetterci, al solito, potrebbero essere i lavoratori.

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La Lega vuole tassare gli acquisti on line

La settimana scorsa è ripresa l’attività delle commissioni. In quella delle Attività produttive si è discusso della crisi del commercio al dettaglio. Il presidente Ciocca, della Lega, ha proposto di finanziare azioni di sostegno ai piccoli negozi introducendo una nuova tassa sul commercio on line. È una sciocchezza sotto vari profili: non si devono contrastare gli sviluppi delle forme di distribuzione che ampliano le opportunità per i consumatori ma soprattutto la crisi dei consumi è dovuta allo scarso reddito disponibile per gran parte dei cittadini. Le tasse vanno diminuite, non ne vanno introdotte di nuove, ed è paradossale che sia la Lega a proporlo.

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Imprese: dalla Giunta nulla di nuovo. Urge patrimonializzare i Confidi

Nulla di nuovo rispetto ai dati già presentati al bilancio regionale 2013. L’area economica continua ad essere quella meno finanziata con risorse scarse e per di più frammentate in molte misure. Questo il nostro giudizio in merito alla presentazione del programma della Giunta per le imprese proposta dal vicepresidente della Regione, Mario Mantovani, e dall’assessore alle Attività Produttive, Mario Melazzini.
Secondo noi alcune delle misure individuate vanno ripensate rispetto al passato alla luce soprattutto degli scarsi risultati ottenuti negli scorsi anni, come dimostra la misura RAID a sostegno delle imprese in difficoltà. Inoltre è necessario integrare maggiormente le politiche per le imprese e quelle per il lavoro in modo da avere maggiori risultati in termini di efficacia.
E’ urgente infine intervenire sul credito:la prima misura che la Regione deve finanziare è quella riguardante la patrimonializzazione dei Confidi, in questo modo si evita che le perdite rilevate in questi anni di crisi finiscano per bloccarne l’operatività a sostegno della ripresa.

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Il futuro della Lombardia è nell’haloterapia?

Regione Lombardia ha destinato 30 milioni di euro al finanziamento di interventi finalizzati all’avvio di nuove attività imprenditoriali, di lavoro autonomo ed indipendente, con particolare riguardo alle iniziative proposte da giovani sotto i 35 anni, donne e soggetti svantaggiati.
Nonostante la complessità istruttoria ed i lunghi tempi di erogazione (tra la domanda e la prima anticipazione passano diversi mesi) il bando ha avuto un forte riscontro di domande ed i fondi sono andati rapidamente esauriti.
Scorrendo l’elenco delle domande ammesse al finanziamento si evidenzia come la maggior parte dei fondi siano finiti a sostenere l’avvio di attività di servizio quali bar, caffetterie, centri estetici, lavanderie, pizzerie. Il primato spetta alle cosiddette grotte del sale: l’haloterapia va diffondendosi nella nostra Regione sostenuta da investimenti pubblici.
Se da un lato ciò segnala una positiva capacità di iniziativa di giovani che si inventano un lavoro in tempi di crisi, viene però da chiedersi quanto questo sia coerente con le finalità della misura, prevista “al fine del consolidamento del ruolo lombardo di motore economico e produttivo a livello nazionale”.
Meno del 10% delle start up finanziate sono infatti relative ad attività manifatturiere.
E’ nella natura stessa dei bandi cosiddetti a sportello il premiare chi prima arriva, a prescindere dal merito del progetto presentato. In tempi di scarse risorse è però preferibile concentrare quelle destinate allo sviluppo in pochi settori realmente innovativi e capaci di generare benefici aggiuntivi. Se ci sarà dato di governare questa Regione ci muoveremo in questa direzione.

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Interventi per la competitività: quale efficacia?

Nella Commissione Attività produttive è stata discussa la relazione sugli interventi fatti dalla Regione nell’anno 2011 a sostegno della competitività delle imprese e per il territorio della Lombardia. In sintesi sono state impegnate risorse per € 1.451.624.847, di cui però 500 milioni relativi all’anticipazione sulla PAC (politica agricola comune). I fondi propri di Regione Lombardia ammontano a 389 milioni, 360 milioni derivano da trasferimenti nazionali, 655 da risorse comunitarie ed i restanti 45 da fonti aggiuntive (Camere di commercio ed altri). Questo complesso di denaro è stato distribuito su 243 azioni, rivolte sia alle imprese che alle persone fisiche, enti locali, università etc. La maggior parte delle risorse è stata distribuita sotto forma di contributi, in conto capitale o in conto interessi, oltre a strumenti come la promozione e l’informazione nonché i finanziamenti agevolati. Le risorse stanziate oltre ad essere in costante diminuzione negli anni coprono una quota piuttosto limitata del bilancio regionale. Abbiamo inoltre stigmatizzato la scarsa tempestività di una relazione fornita dopo che il conto consuntivo del 2011 e l’assestamento 2012 sono stati approvati. Ma la principale carenza, che ha portato il gruppo PD in commissione ad esprimere un voto contrario, è l’assenza di qualsiasi valutazione di efficacia delle azioni intraprese. Come sta avvenendo a livello nazionale sul tema degli incentivi alle imprese è infatti necessario chiedersi quanto i contributi erogati inducano incrementi reali di competitività e di occupazione. Per questo è necessario dotarsi di strumenti valutativi delle politiche adottate che non si limitino a rendicontare i soldi spesi ma indichino anche i risultati ottenuti. A distanza di anni dalla legge istitutiva di questi strumenti ( legge 1 del 2007) nulla di ciò è stato fatto.

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Tagli all’Alcatel: l’azienda prende i soldi e scappa? La Regione intervenga.

Alcatel prende i soldi pubblici e scappa? Regione Lombardia faccia maggiori pressioni sui vertici dell’azienda affinché non delocalizzi il comparto della ricerca dalla sede di Vimercate, lasciando senza lavoro circa 300 ricercatori. Il pressing è doveroso, visto il cospicuo pacchetto di risorse pubbliche regionali di cui Alcatel sta beneficiando, va detto in modo legittimo e assolutamente regolare, secondo quanto ci risulta.
Durante un’audizione in Commissione attività produttive, il sottosegretario Alberto Cavalli ha confermato il forte rischio che Alcatel dia seguito, nonostante la trattativa avviata dal ministero dello Sviluppo economico con i vertici dell’azienda anche su pressione degli esponenti brianzoli e dei parlamentari del Pd, alle intenzioni di ridurre notevolmente i posti di lavoro qualificati e di alto livello che contribuiscono a fare dell’azienda una delle eccellenza del comparto tlc a livello europeo e mondiale, con profitti che anche nel 2011 sono stati più che positivi.
La richiesta dei consiglieri del Pd alla Regione si fonda in particolare sul fatto che Alcatel, come ha riferito Cavalli in commissione, riceve un notevole pacchetto di risorse regionali: infatti recentemente l’azienda si è infatti aggiudicata due bandi per il sostegno alle imprese e, per conto di Telecom, sta sviluppando, nell’ambito del progetto regionale, l’infrastrutturazione tecnologica che porterà a regime la banda larga a circa 800 mila lombardi.

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Sportello Unico per le attività produttive: occorre aiutare i Comuni, non commissariarli.

Le semplificazioni nel nostro Paese, si sa, sono molto complicate. E lunghe. Lo Sportello Unico per le attività Produttive (SUAP) è stato istituito formalmente nel 1998. Di fatto, però, siamo ancora lontani da una sua vera attuazione. Con un decreto del settembre scorso era stata fissata la data del 29 marzo 2011 per la realizzazione della famosa “impresa in un giorno”, da attuarsi con la trasmissione telematica della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) agli sportelli accreditati dei comuni. Anche questa scadenza è stata prorogata al prossimo 30 settembre.

Ora, con un emendamento al Decreto Sviluppo in fase di approvazione in Parlamento, si prevede che nel caso di comuni che non abbiano attivato il servizio né lo abbiano delegato alla Camera di Commercio venga nominato un commissario ad acta che fornisca alla CCIAA gli elementi necessari all’intervento sostitutivo.

E’ certamente opportuno premere perché l’obiettivo dell’avvio degli sportelli venga raggiunto al più presto. Manca però una seria analisi del perché si stenti ad attivare una semplificazione che, a parole, tutti sembrano volere. Anche in Lombardia mancano ancora all’appello circa un terzo dei comuni, ma anche laddove si è partiti si segnalano molti problemi. Le responsabilità non possono essere scaricate tutte come al solito sulle spalle dei comuni. Servono  chiarezza di regole, funzionalità degli strumenti, coordinamento tra tutti gli enti che dovrebbero collaborare. Per questo occorre una decisa attività di coordinamento e di supporto, organizzativo ed economico, da parte della Regione.

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