Archivi categoria: Idee e politica

Dall’Equitalia alla brace

Lasciare Equitalia è stato un obiettivo molto vantato da Maroni. L’odiato esattore al soldo di Roma sarebbe stato sostituito da gentili signori che prima di pretendere i pagamenti dovuti avrebbero saputo trattare con garbo i contribuenti. Dopo pochi mesi dall’entrata in servizio, i nuovi affidatari sono però stati oggetto di visita da parte della Guardia di Finanza. Che ha scoperto che, oltre ad essere meno vessatori della società pubblica, gli esattori della Duomo Gpa erano anche meno puntuali nel riversare agli enti quanto riscosso. In breve: le tasse non finivano a Roma ma direttamente nelle tasche dei titolari. Pare siano spariti circa 8 milioni. Occorre cambiare lo slogan: Duomo ladrona!

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L’inganno referendario

Maroni e Zaia hanno deciso: referendum in Lombardia e Veneto il prossimo 22 ottobre. Non è detto che si faccia, per ora basta l’annuncio. Abbiamo più volte denunciato l’inutilità di una consultazione costosa ed evitabile. Basterebbe avviare da subito la trattativa col Governo, che si è reso disponile, per applicare ciò che la Costituzione già prevede. Ma ai leghisti questo non interessa: il loro fine non è attuare la norma esistente, ma far credere che si tratti di ben altro. I lombardi devono però sapere che questo quesito non farà della loro una Regione a Statuto speciale, nè ridurrà il cosiddetto residuo fiscale, cioè la differenza tra le tasse raccolte in Lombardia e quanto viene restituito in servizi. Si potrà ottenere qualche ulteriore competenza, ma nulla a che vedere con la prospettiva di trattenere qui il 75% della ricchezza prodotta, come promesso in campagna elettorale da Maroni. Siamo felici che ora si accontenti di molto meno, ma è giusto che gli elettori lo sappiano.

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Reindustrializzare… la Polonia

Mentre si sta cercando di evitare che la K-Flex smantelli il proprio stabilimento brianzolo per trasferirlo in Polonia, il vicepresidente di Regione, Fabrizio Sala, annuncia festoso di aver raggiunto accordi con l’ambasciatore di quel Paese affinchè la Lombardia collabori alla loro reindustrializzazione. Tralasciando per un momento considerazioni circa le politiche sciagurate di quel governo di estrema destra col quale vedo scarse possibilità di condivisione, questa nota suona comunque assai stonata se si pensa che in contemporanea ai cancelli dell’azienda Matteo Salvini sparava le sue solite trombonate contro l’Europa ed a difesa della produzione nostrana. Ho chiesto che il vicepresidente venga quanto prima a riferire in cosa consistano questi accordi di collaborazione e quali garanzie vi siano per evitare che essi facilitino la delocalizzazione delle aziende lombarde. Lui per ora mi ha risposto piccato tramite stampa: lo attendo in Commissione.

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Ricerca e innovazione

La Lombardia, finora unica regione in Italia, si è quindi dotata di una propria legge a sostegno della ricerca e dell’innovazione. Più che sotto il profilo finanziario, le cui dimensioni sono inevitabilmente inferiori al fabbisogno, è interessante dal punto di vista della razionalizzazione e del coordinamento delle misure. Una particolare attenzione va alla costituzione del Foro Regionale della ricerca, luogo di promozione tra l’altro di pubbliche discussioni sulle ricadute sociali delle innovazioni. Non possiamo nasconderci che il progresso distrugge o dequalifica molti posti di lavoro: accanto ai “perdenti” della globalizzazione vi sono, altrettanto se non più numerosi, quelli della tecnologia. Non basta pensare che essa produca d’altro canto nuove occupazioni: il differenziale rimane pur sempre negativo. Ciò non significa fermare la ricerca, semmai porsi il problema di come fare perchè i suoi effetti positivi non vadano a favore solo di pochi.

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Der Kommissar

Quelli armati spopolano nelle fiction TV e riempiono gli scaffali delle librerie, i civili ora occupano la scena politica. I commissari: si chiamano così tanto i poliziotti alla Montalbano, quanto i professionisti chiamati ad incarichi speciali. In settimana abbiamo avuto due casi, sia pure di ben diversa rilevanza. Maroni ne ha nominato uno per risolvere il caso delle paratie di Como, quelle barriere che avrebbero dovuto risolvere il problema degli allagamenti cittadini e che invece hanno deturpato il paesaggio, visti lievitare i costi a dismisura ed arrestare quattro tecnici comunali per tangenti. Ancor più pesante il caso della Fiera di Milano: qui è stata la magistratura a dover intervenire, stante l’inerzia dei vertici societari nel rimediare alle carenze negli appalti degli allestimenti. Si parla addirittura di infiltrazioni mafiose. La cosa grave è che i controlli preventivi avevano segnalato tempestivamente, ma chi avrebbe dovuto prendere provvedimenti conseguenti non l’ha fatto.

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Cervelli in fuga

Nel  commentare l’addio a Palazzo Lombardia del Direttore generale della Sanità, Bergamaschi, destinato alla direzione dell’Università Statale, il quotidiano La Repubblica ha scritto che Maroni sta piazzando i suoi uomini nei posti strategici del post-Expo. Era successo il mese scorso con Giuseppe Bonomi, ex segretario generale, andato alla presidenza di Arexpo portandosi con sè anche il vice Marco Carabelli. La realtà è all’opposto: la guida politica della Regione è talmente confusa e precaria che chi può (di solito i migliori) se ne va, ovviamente anche tenendo conto delle prospettive economiche. Comunque la si veda, il risultato è che la sanità lombarda, già priva di assessore (l’interim di Maroni è una pezza), e del presidente di commissione (Rizzi, ancora in carcere, non si è dimesso), ora perde anche il vertice tecnico. Con buona pace dei pazienti in lista d’attesa.

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Pianeta Lombardia

consiglio-regionale-457016_610x431In una settimana breve e senza seduta di Consiglio, quella appena trascorsa, la decisione più importante è maturata in commissione Affari istituzionali, dove la maggioranza ha deliberato l’avvio di una indagine conoscitiva sui conti di Expo. È una scelta del tutto strumentale, finalizzata solo a mettere in cattiva luce l’ex commissario Sala. Il bilancio di Expo srl, tra l’altro, sarà sottoposto all’assemblea dei soci in aprile, come avviene nella generalità delle società commerciali, ed alla sua approvazione concorrerà anche Regione Lombardia in qualità di azionista. Casomai sarebbe risultata più utile una verifica delle azioni intraprese e dei soldi spesi direttamente dalla Regione, a partire dalla gestione di Pianeta Lombardia, che a pieno titolo potrebbe aspirare alla nomination per il più brutto padiglione dell’intera Esposizione.

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Tecnologie padane

images_e-voteIl referendum per l’autonomia della Lombardia si sta rivelando una burla sempre più costosa. Dopo aver comperato migliaia di tablet per il voto elettronico la Regione si tutela anche ordinando i più tradizionali materiali da voto cartaceo. Ecco quindi il bando per 11.500 urne e 10.230 pacchi cancelleria, ognuno con 2 biro, spago, scotch, block notes, buste, taglierino, colla, timbro-datario, tampone, 4 fogli protocollo, 2 matite, tempera matite, 2 gomme, 2 matite bicolore rosso e blu, carta robusta da pacchi per imballaggio. Il tutto per un milione di euro IVA esclusa. I conti comunque non tornano: le sezioni elettorali in Lombardia sono 9300. Per chi sono i materiali eccedenti?

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La Pedemontana

PedemontanaTre province (Varese, Como, Monza Brianza), decine di comuni, due problemi unificanti: l’inadempienza della società Pedemontana rispetto agli impegni assunti con l’accordo di programma per le opere compensative e l’eccessivo costo del pedaggio che scoraggia l’uso dei tratti già in esercizio e riversa traffico sulla viabilità ordinaria. Il PD regionale sta raccogliendo in un dossier queste criticità e le presenterà al ministro Delrio che si è reso disponibile ad un incontro a breve. Dal Governo deve arrivare un forte richiamo a Maroni, principale responsabile dell’opera, affinchè chiarisca come intende procedere, con quali risorse e con quali tempi. Il pericolo è che nel frattempo si continuino a drenare gli unici soldi disponibili da Serravalle, indebolendo di molto questa società da cui le province di Milano e Monza ricavavano buona parte del necessario alla manutenzione della propria rete viaria.

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Il ministro Boschi al gruppo regionale

Seminario_290116L’inutilità del referendum maroniano è stata nuovamente sancita lo scorso venerdì in occasione dell’incontro organizzato dal nostro gruppo consiliare al Pirellone col ministro Boschi. Con lei abbiamo ragionato sulle ricadute della riforma costituzionale sulle autonomie. Ha ribadito due cose importanti: che il percorso del regionalismo differenziato esce semplificato dal nuovo quadro costituzionale, e che è intenzione del Governo attivarlo non appena una Regione ne faccia motivata richiesta. A Maroni basterebbero quindi pochi spiccioli per una raccomandata R.R. da inviare subito a Palazzo Chigi, destinando altrimenti i 30 milioni del referendum.

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