Archivi del mese: luglio 2013

Assestamento 2013

Era l’occasione per la giunta Maroni di svoltare rispetto al passato e tenere fede agli impegni. Invece i numeri del l’assestamento confermano i nostri rilievi. Non c’è traccia del miliardo per sbloccare i debiti verso le imprese. Quei soldi arriveranno ai creditori dalle società di factoring, le vere beneficiarie dell’operazione, di grande immagine e dubbia sostanza. Intanto in bilancio, quello dei soldi veri, al sostegno allo sviluppo sono stati tolti due milioni. Il PD ha presentato una propria contro-manovra, con emendamenti per 69 milioni finalizzati a servizi sociali, economia, tutela del territorio, indicando puntualmente le possibili coperture finanziarie. Un mio emendamento per 3 milioni da destinare ai distretti tecnologici è stato respinto, ma l’assessore si è impegnato a trovare copertura in corso d’anno.

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Imprese: dalla Brianza al Canton Ticino. Chiesta audizione dell’imprenditore che emigra in Svizzera

Il Pd ha appena chiesto un’audizione in Commissione Attività produttive dell’imprenditore Ermanno Comalli, la cui storia di delocalizzazione produttiva in Svizzera sta facendo notizia (sul Sole 24 ore di giovedì 25). L’azienda che Comalli ha fondato criminal il fratello ad Albiate e furnish telai in carbonio per biciclette da corsa dal 1992, traslocherà oltre il obstruct portandosi dietro i dipendenti. “Abbiamo richiesto l’audizione perché è necessario, a nostro avviso, cercare di comprendere quali sono gli elementi di competitività da mettere in campo per contrastare la delocalizzazione delle nostre imprese che ogni anno ci porta around competenze, know how e marchi” ha detto il consigliere Enrico Brambilla.

 

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Distretti produttivi: l’assessore Garavaglia si è impegnato in Aula a sostenerli investendo le risorse necessarie per rilanciare il comparto

Martedì il Consiglio regionale, in occasione della votazione dell’assestamento di bilancio 2013, ha bocciato un ordine del giorno presentato dal consigliere regionale del Pd Enrico Brambilla con il quale si chiedeva alla Giunta di sostenere economicamente i distretti produttivi lombardi rifinanziando con ulteriori 3 milioni di euro lo specifico capitolo di bilancio. L’assessore regionale al Bilancio Massimo Garavaglia nel suo intervenuto in Aula, riconoscendo l’importanza del tema, si è impegnato, nel corso dell’anno, di reperire le risorse necessarie per rilanciare il comparto.
Enrico Brambilla è cautamente soddisfatto: “Accogliamo positivamente l’impegno preso dall’assessore Garavaglia in Aula – dichiara – vigileremo nei prossimi mesi affinché venga mantenuta la parola data. E’ necessario sostenere, in questa fase acuta di crisi economica, i soggetti che possono contribuire alla reindustrializzazione dei territori. in particolare in Brianza la crisi del polo tecnologico del vimercatese può essere affrontata puntando sul Distretto green ed high tech cui affidare un ruolo di regia nella ricerca di nuovi investitori.”

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L’Iresa non decolla

aaL’Imposta Regionale sulle emissioni sonore degli aereomobili (Iresa) è stata istituita con la Finanziaria del 2000. Ritardi di ogni genere hanno fatto sì che le Regioni la recepissero molto dopo: la Lombardia nel 2011, prevedendo l’entrata in vigore nel 2013. È una tassa di scopo, destinata cioè alla mitigazione ambientale nei comuni vicini agli aereoporti. La pagano le compagnie aeree in base al numero di passeggeri: in Lombardia  da 0,12 a 0,27 euro a persona, per un totale annuo previsto di 3,7 milioni. Ora la maggioranza propone di sospenderne nuovamente l’entrata in vigore accogliendo le richieste dei gestori aereo portuali che temono la concorrenza degli scali di regioni vicine. Se ne discuterà martedì in Consiglio.

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Credito in cassa: come trasformare 19 milioni in un miliardo

Da qualche giorno Maroni andava annunciando per venerdì una proposta rivoluzionaria. Ieri finalmente il gran giorno è arrivato, ed è stata trionfalmente presentata una misura in grado, secondo il Presidente, di sbloccare 1 miliardo di debiti della pubblica amministrazione verso le imprese lombarde. La delibera sarà disponibile nei dettagli solo da lunedì e mi riservo quindi valutazioni più puntuali. Per ora mi limito a rilevare che i soldi veri, messi dalla Regione, sono 19 milioni. Essi serviranno a pagare gli interessi alle società di factoring che accetteranno di accollarsi i crediti delle imprese verso comuni e province. La stima è che ciò azioni una leva in grado di garantire pagamenti per 1 miliardo. L’idea può essere buona, ma io sono sempre dubbioso che la moltiplicazione dei pani e dei pesci sia possibile per noi mortali.

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La settimana in Regione

Martedì è stato approvato il Programma Regionale di Sviluppo. Un elenco di 349 risultati attesi entro la legislatura, senza definizione di priorità, tempi, risorse. Primo obiettivo: realizzare la macroregione del nord. Cosa sia, quali confini abbia, a cosa serva, non si sa.
Però si è discusso se vada scritta con la maiuscola (proposta dalla lista Maroni) o con la minuscola (soluzione finale). Maroni ha lasciato subito l’aula, indispettito per le nostre critiche. Il Pd ha presentato, con alcuni ordini del giorno disponibili sul nostro sito, quello che anche il capogruppo del Pdl ha riconosciuto essere un programma alternativo. In particolare abbiamo fatto approvare la trasformazione dei voucher sociali, da destinare non più al singolo ma alla rete dei servizi. Il Pdl, che pure ha votato a favore, ora torna indietro e cerca di sconfessare quell’esito. Ne vedremo delle belle.

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Tirocini: se 400 euro vi sembran troppi…

Nell’ultima seduta di consiglio, la maggioranza ha respinto una nostra proposta per dare attuazione in Lombardia agli impegni definiti in ambito nazionale sui tirocini lavorativi. Nato come strumento per accompagnare i giovani dalla formazione al lavoro, il tirocinio si presta nel concreto a molti abusi e può diventare modo per avere forza lavoro gratuita. Oltre ad una più precisa regolamentazione, con controlli, abbiamo proposto che ai tirocinanti venga garantito un minimo di 400 euro mensili. Proposta bocciata dall’assessore Aprea in quanto ritenuta troppo dirigista e limitativa dei diritti delle parti nel trovare accordi diversi.

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Stop a un centro commerciale per ogni campanile

Approvata all’unanimità la proposta di legge sulla moratoria di 6 mesi all’autorizzazione di nuovi centri commerciali in Lombardia, fatto salvo quelle opere e quegli interventi previsti in accordi di programma promossi da Regione Lombardia che siano funzionali alla realizzazione di Expo 2015.
La moratoria è stata resa effettiva dall’opposizione che è riuscita, attraverso il voto segreto, a mandare sotto la maggioranza sugli emendamenti e a bloccare così i tentativi di vanificare gli effetti della moratoria stessa, impedendo l’approvazione della deroga agli ampliamenti e alle strutture che avevano già iniziato l’iter di approvazione. Con il voto di oggi speriamo che  possa iniziare effettivamente un percorso nuovo e che la maggioranza abbandoni la retorica piena di contraddizioni di chi come Lega e Pdl ha, in questi anni, autorizzato uno sviluppo eccessivo della grande distribuzione sul territorio lombardo.
Il nostro gruppo ha presentato un ordine del giorno, approvato all’unanimità, affinché la programmazione commerciale regionale possa, d’ora in avanti, essere fatta tenendo conto anche degli effetti sovra comunali di area vasta, del consumo di suolo per i comuni coinvolti, del potenziale sfruttamento delle aree dismesse, degli effetti che le grandi strutture di vendita generano sui centri naturali del commercio e più in generale sui centri storici e sugli equilibri socioeconomici locali. L’ordine del giorno invita la Giunta, entro i termini della moratoria (6 mesi), a estendere il confronto a tutti i comuni interessati dall’insediamento di una nuova struttura e a prevedere nuovi strumenti di perequazione territoriali volti a riequilibrare, tra i comuni coinvolti, gli effetti indotti dalle grandi strutture.
Negli ultimi 6 mesi in Lombardia sono stati autorizzati oltre 300 metri quadri al giorno di nuovi centri commerciali, supermercati, ipermercati, outlet; negli ultimi 5 anni si è registrato un crollo dei consumi pro capite del -5,4% (sotto la media nazionale); la realizzazione di grandi strutture ha comportato, quasi sempre, come conseguenza, la chiusura di numerosi esercizi di vicinato con perdita di servizi e di vivibilità nei centri storici e nei piccoli comuni.

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