Archivi del mese: luglio 2012

Di ritorno dall’Assemblea nazionale

Doveva essere il momento di lancio della proposta del PD per il governo del Paese, a poche ore di distanza dall’annuncio del ritorno in campo del Cavaliere (cosa alla quale personalmente non credo, alla fine se la darà a gambe, magari andasse anche lui al PSG….).Purtroppo è finita diversamente. Soprattutto i media ne hanno trasferito un altro significato.
Eppure abbiamo trovato un’intesa sulle principali questioni politiche discusse.
Primo: la natura del PD, partito progressista che si deve alleare al centro o partito di centro-sinistra che contiene già in sè la sintesi? Dilemma che riecheggia le discussioni filosofiche medioevali sulla natura delle cose; conclusione: il PD non può essere ridotto in categorie del passato ma non è neppure autosufficiente. Tutti d’accordo quindi alla fine che sia baricentro di una nuova alleanza, aperta alla società prima ancora che alle sigle di partito.
Seconda questione: continuità o discontinuità rispetto al governo Monti? Altro falso dilemma. L’esperienza Monti nasce per gestire un’emergenza. Noi dovremo cambiare l’Italia. Missioni diverse, non contrapposte.
La proposta di lavoro di Bersani ha convinto ed è stata approvata a larghissima maggioranza.
Il brutto è capitato dopo. Frutto, a mio avviso, di un duplice errore, da parte di chi ha gestito la presidenza e dei proponenti gli ordini del giorno non messi in votazione.
Non è facile gestire assemblee così numerose. Non è nemmeno giusto far votare ordini del giorno che i più non conoscevano, non essendo stati preventivamente distribuiti.
Occorreva però uno sforzo da parte di tutti per fare in modo che alla fine non risultasse vincitore tizio o caio, che i media non dessero spazio, come sempre, alle liti piuttosto che ai ragionamenti.
Alla fine non ha prevalso il merito delle cose ma i regolamenti. Il che, in politica, non è mai un bene.
Nonostante questo ora mettiamoci al lavoro, l’occasione è troppo importante.

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Rendiconto 2011: una Regione bloccata

Il rendiconto 2011 fotografa una Regione Lombardia in stallo.
Conti apparentemente in ordine, niente nuovo debito (dopo la scottatura dei bond greci prevale la prudenza), ma investimenti in calo, sia in termini assoluti che di capacità di realizzazione di quanto impegnato.
I proclami di sferzate all’economia lombarda sono rimasti senza seguito: la realtà accertata è che nel 2011 delle quattro aree in cui è articolata la spesa regionale a quella economica è andato il 2% delle risorse, in buona parte derivanti da fondi comunitari.
Sul versante sociale si è registrato il progressivo ritrarsi di Regione Lombardia dal sostegno ai bisogni delle famiglie, lasciando soli i Comuni ad affrontare la non autosufficienza, la disabilità, l’emergenza casa.
Dietro formule accattivanti ma vuote come quella del “Patto per il nuovo welfare lombardo” c’è la cruda realtà di abbandono dei piani di zona: più voucher meno servizi.
E’ necessaria una profonda riforma del modello regionale, guardando però ai migliori modelli europei, smettendola di farci belli a confronto di Regioni più deboli, pensando a migliorare ulteriormente la nostra efficienza.
La crisi impone di rivedere in profondità modelli oggi non più sostenibili. Non possiamo ridurci a consuntivare una spesa obbligatoria in un sempre più precario equilibrio finanziario, come questo rendiconto ci consegna.
Di qui il nostro voto contrario.

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Amianto: bene la legge ma la norma finanziaria è da rivedere.

Nella seduta odierna della Commissione prima (Bilancio) è stata approvata la norma finanziaria della legge sullo smaltimento dell’amianto.
Il gruppo PD, che ha approvato in commissione ambiente il progetto di legge, si è astenuto sulla norma finanziaria, riservandosi di proporre ulteriori miglioramenti durante la discussione definitiva in aula.
Rimane in particolare aperta la questione di come finanziare il fondo per le politiche di sostegno per l’assistenza dei soggetti ex esposti, colpiti da malattie asbesto correlate (malattie polmonari legate all’inalazione di amianto).
Per tale fondo non era prevista alcuna copertura: è stata ora introdotta una norma che lo alimenta attingendo alle già scarse risorse previste per i contributi da erogare a soggetti privati per la bonifica di piccoli quantitativi.
A nostro avviso il fondo dovrebbe trovare invece copertura all’interno del servizio sanitario, mentre per le bonifiche vanno meglio precisati i criteri di accesso ed erogazione.
Su questi punti avanzeremo proposte in Consiglio regionale la prossima settimana.

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