Archivi del mese: gennaio 2012

Tempi di pagamento: la Regione ha poco di cui vantarsi

Regione Lombardia si vanta di essere virtuosa rispetto al resto della Pubblica Amministrazione, anche nei tempi di pagamento dei propri fornitori.  A pag. 9 della Relazione alla manovra di bilancio per l’anno 2012 si dice che è stato consolidato il target dei 60 giorni per il pagamento delle fatture ricevute dalla Regione e dalle Aziende Sanitarie.
Ora l’assessore Colozzi, in risposta a quanto da me sollevato in occasione dell’ultimo Consiglio Regionale, ha fatto diffondere una tabella che lo smentisce. Emerge infatti che i tempi medi di aziende ospedaliere ed Asl lombarde sono di 89 giorni.
Trattandosi di medie vuol dire che molti fornitori hanno tempi di attesa ben più lunghi. Per non parlare poi della catena delle subforniture.
Siamo quindi molto più vicini a quanto da me affermato in aula sulla base di dati ufficiosi che non a quanto auspicato da una giunta molto abile a vendere una virtuosità che non possiede.

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S.S.36 Monza – Cinisello: chi paga gli extra costi?

Dal verbale dell’ultima riunione del tavolo istituzionale sullo stato di avanzamento dei lavori della Strada Statale 36 Monza-Cinisello segnalo: il cronoprogramma prevede l’apertura della galleria di Viale Lombardia entro la fine di Marzo 2013.
I costi dell’opera nel frattempo sono notevolmente lievitati: dall’importo previsto nel progetto iniziale di 136 milioni di euro agli attuali 330 milioni. Chi paghera’ la differenza ?
ANAS propone che venga ripartita tra i soggetti interessati in proporzione alla quota iniziale. La provincia di Monza intende verificare come condividere gli impegni con la provincia di Milano.
Il Comune di Monza e’ disponibile a contribuire solo ai maggiori costi imputabili all’accelerazione del cantiere.
La societa’ Milano Serravalle chiede di riprogrammare gli extra costi.
Per ora si conclude con la proposta di Regione Lombardia di costituire un tavolo tecnico…..

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Aria nuova anche in Brianza

La provincia di Monza e Brianza è stata per l’ennesima volta al centro della cronaca giudiziaria nei giorni scorsi per i provvedimenti che hanno interessato figure di primissimo piano del PDL locale. Non è la prima volta e non è detto che sia finita qui. Da quanto trapela dagli atti giudiziari il sistema di corruzione era diffuso ed ha permeato diversi centri di potere. Ferme restando la necessità di attendere l’esito delle indagini e le responsabilità individuali non è possibile però ridurre il tutto a vicende personali.
Qui è chiamato in causa l’intero partito di maggioranza relativa, di cui uno degli arrestati è stato fino a poco tempo fa il plenipotenziario locale. E’ chiamata in causa la Lega, alleata compiacente e fedele di questo sistema di governo. E’ chiamato in causa il presidente della Provincia che ha affidato incarichi importanti e fiduciari nella propria giunta a membri della cricca e non può astenersi dall’assumere la responsabilità politica delle sue scelte. La giovane provincia di Monza è partita davvero male: tre assessori si sono dovuti dimettere per guai giudiziari. Come potremo continuare a fidarci di un piano di governo del territorio il cui estensore è stato arrestato proprio in relazione ad affari su alcune aree importanti in comuni della provincia?
C’è bisogno di aria nuova, di un cambiamento radicale, che ridia ai cittadini la convinzione che c’è anche una politica diversa, onesta e competente. Come quella che ha portato i cittadini di Desio ad eleggere un nuovo sindaco, Roberto Corti, che ha avviato una operazione di risanamento profondo in una città che rischiava di essere famosa solo per il malaffare e che oggi è invece simbolo di legalità.
La prossima primavera questo cambiamento può interessare altre città. Innanzitutto il capoluogo Monza, e Lissone. In entrambi questi centri domenica 22 gennaio si tengono le primarie per la selezione del candidato sindaco del centro-sinistra. E’ una grande occasione di riscossa civica, di segnale che anche la Brianza è pronta a voltare pagina e lasciarsi per sempre alle spalle una stagione che non rimpiangeremo.

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Politici e Tecnici

Tra le letture del 2011, anno del 150esimo dell’Unità d’Italia, ricordo in particolare un saggio non proprio recente (è del 1999) di Luciano Cafagna su Cavour.

Vi si ripercorre la storia straordinaria di un uomo che morì a soli 50 anni, a nemmeno tre mesi dalla nascita di quel Regno d’Italia che forse più di ogni altro aveva contribuito a costruire.

La lettura di queste pagine rammenta come molti dei problemi e delle contraddizioni del Risorgimento italiano siano purtroppo tuttora aperti ed attuali.

Tra questi quello che l’autore definisce “il paradosso federalista”. Il federalismo infatti è movimento centripeto, che tende all’unificazione: mal si concilia quindi col fatto che le forze del paese che più lo sostengono, ora come allora, in realtà guardino più “fuori” che “dentro”: più verso Svizzera, Germania, Austria che verso Firenze, Roma, Napoli.

Questo ha fatto sì che non vi fossero concrete alternative nel realizzare l’unità d’Italia rispetto al modello centralista che si è affermato.

Ma è un altro aspetto della storia di Cavour che merita attenzione. Egli entrò in politica a 37 anni ed il suo primo importante incarico fu nel governo piemontese di D’Azeglio quale ministro dell’Agricoltura, Commercio, Marina (il ministero dell’economia del tempo).

Nota a proposito l’autore: “Oggi, almeno in Italia, il politico che indugia sulla economia viene considerato un “tecnico”, quasi un intruso di cui si ha bisogno magari in momenti di emergenza, con l’implicita e infastidita clausola che, fatto il suo dovere, quello debba mettersi da parte. Ciò dipende in gran parte dal fatto che il politico, che si considera un “professionista” è, troppo spesso, invece, solo un mestierante che conosce bene aspetti quotidiani del mestiere, appunto, ma non ha un vero, weberiano senso della “professione” e di quello che questa comporti come preparazione per i problemi che deve affrontare, una preparazione che è in definitiva un dovere verso i cittadini, una questione di etica professionale.”

Mi pare una considerazione utile nella discussione attuale sul rapporto tra politici e tecnici (distinzione alla quale non credo) e sul come i primi possano riguadagnare stima.  

Un incoraggiante augurio per questo anno appena cominciato.

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