Archivi del mese: settembre 2011

Il parrucchiere cinese

La Giunta Regionale della Lombardia ha emanato un nuovo regolamento per disciplinare l’attività di acconciatura. Il testo si è reso necessario a seguito di alcune modifiche normative intervenute nel frattempo, ma ha come principale obiettivo il porre freno al proliferare di catene di negozi spesso gestiti da cosiddetti “prestanome” invece dei reali proprietari privi dei requisiti professionali necessari.  Altro obiettivo è meglio precisare gli standard igienico-sanitari da rispettare, nel giusto intento di salvaguardia del consumatore. Fin qui tutto bene, anche se avremmo preferito intervenire con una legge organica di disciplina della materia, anziché con un semplice regolamento, che rischia di lasciare ancora alcuni vuoti interpretativi. Ma la fretta di assumere iniziative che gettino ancora un po’ di fumo negli occhi dell’opinione pubblica, presentando il provvedimento come barriera anzitutto verso i saloni dei cinesi che offrono servizi a prezzi stracciati, rischia di produrre effetti indesiderati anche verso i piccoli barbieri artigiani, a loro volta alle prese con norme più restrittive. In particolare quella che vincola il titolare (o un responsabile tecnico da lui individuato) ad essere sempre presente durante l’orario di apertura del negozio. Non vengono prese in considerazione le possibilità di brevi assenze ad esempio per malattia o per impegni personali del titolare, con il rischio di ingenerare un notevole contenzioso in caso di sopralluoghi degli organi di vigilanza. Il gruppo del Partito Democratico ha quindi presentato alcune richieste di emendamento al regolamento, sulle quali dovrà ora pronunciarsi la Giunta.

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Alle 17 la diretta web: manovra e tagli agli enti locali

Oggi, mercoledì 21, alle 17 la diretta web dedicata alla manovra finanziaria e ai pesantissimi tagli agli enti locali.

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Iva e federalismo fiscale: l’ennesima presa in giro

Sulla Gazzetta Ufficiale del 1 settembre scorso è stato finalmente pubblicato il decreto con il quale per la prima volta viene distribuita ai comuni una quota dell’Iva incassata dallo Stato.

Sembrerebbe l’avvio della “rivoluzione federalista”, in realtà poco o nulla cambia rispetto al passato. In primo luogo perché la distribuzione avviene, in assenza di dati più analitici, in base a stime a livello regionale. Così a tutti i comuni lombardi viene assegnato un importo di € 64,8 a cittadino: ai comuni della Calabria spetteranno invece 34,8 euro ad abitante.

Le Regioni più “povere” saranno compensate (per ora) col fondo sperimentale di riequilibrio. Ma, soprattutto, l’importo complessivo da suddividere tra i comuni prevede un tetto massimo, non può cioè superare quanto veniva garantito con la vecchia compartecipazione Irpef del 2%.

Quindi: non si tratta di risorse aggiuntive ma sostitutive di un’altra forma di compartecipazione; non si tratta di risorse “dinamiche”: un eventuale aumento del gettito Iva a seguito della manovra in discussione non avrebbe alcun effetto sui bilanci comunali.

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