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La Valle Camonica deve essere autonoma

Tomasi: «La Valle deve essere autonoma» (pag. 33)

L’autonomia e l’Area Vasta.
Oscillasuquestobinomioil futuro(
di benessere) dellaValcamonica.
I prossimimesisaranno
«irripetibili» per ottenere
ciò che, secondo il consigliere
regionale – ex sindaco diTemù
edexpresidente dellaComunità
montana – Corrado Tomasi,
è necessario alla Valle per continuare
a sopravvivere.
Per questo oggi pomeriggio
gliamministratoricamunisiincontrerannoalCentrocongressi
di Boario per discuterne e
stendere un documento con la
proposta da presentare al governatore
Roberto Maroni – in
Valle il 15 aprile – e al presidente
della Provincia Pier Luigi
Mottinelli. Ai due chiederanno
di farsi carico di portare al Governolaproposta
diconcedere
l’Area vasta di Vallecamonica.
«Pretendiamo che, nei criteri
che il Governo definirà entro
fine anno – spiega Tomasi – ci
sia la possibilità di ottenere
questo ente per la sola Valle,
non di andare con Sondrio o
conBrescia.Inquestomodosaremmo
una Provincia interamente
di montagna, degna di
otteneretutti i privilegiconcessi
da Milano. Tutta la Valle deve
attivarsi e i suoi cittadini devono
sentire propria la cosa».
Su questo tema ci sarebbe la
convergenzadipiùforze politiche:
nonsolo ilPd,cuiappartiene
Tomasi e che la settimana
scorsa ha costituito il comitato
«Per i tre sì», ma anche la Lega
camuna, che nelle scorse settimaneavevadichiaratoufficialmente
di volere l’autonomia
per la Valle, senza aggregarsi
ad altri territori.

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Valle Camonica sia un’Area Vasta

pd camuno lancia il progetto «Area vasta» (pag. 5)

Cantone camuno valtellinese? Bocciato. Città montana dal Sebino al Tonale? Irrealizzabile. Per il Partito democratico di valle Camonica l’unica strada da percorrere con forza e convinzione nel quadro del riordino delle autonomie locali che discenderà dal referendum confermativo della riforma costituzionale varata dal governo Renzi è quella dell’area vasta di valle Camonica. Cioè quell’istituzione che oggi trova il suo parente più prossimo nella provincia.

Per raggiungere questo risultato, il Pd camuno invita il territorio a una mobilitazione popolare e collettiva che possa sfociare o in un referendum consultivo oppure in delibere consiliari favorevoli di tutti e 41 i municipi della valle. Mario Bezzi, portavoce del Pd camuno, ha illustrato ieri la strategia: «Siamo favorevoli alla riforma costituzionale che prevede la trasformazione del Senato; siamo favorevoli alla richiesta di maggiore autonomia da parte della Regione Lombardia; vogliamo che anche la valle Camonica abbia un proprio ente di riferimento che affronti i suoi problemi: le infrastrutture, il lavoro, l’agricoltura, il turismo». Il Pd camuno spera nel sostegno della Lega Nord: del resto era stato l’onorevole Davide Caparini qualche anno fa a depositare in parlamento un disegno di legge per l’istituzione della provincia di valle Camonica.

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Difesa della sanità camuna

Comunicato Stampa

TOMASI (PD): SBAGLIATO CANCELLARE L’ASL DELLA VALLE CAMONICA, NOSTRO MODELLO DEVE ESSERE QUELLO SVIZZERO

“In Regione ci sono due gruppi politici che fanno del federalismo la loro bandiera ma non sono sempre coerenti e non lo sono in questa riforma sanitaria, con la creazione dell’ATS unica della montagna. Il nostro modello dovrebbe essere quello svizzero, dove un grande cantone come quello di Zurigo, con un milione e quattrocentomila abitanti ha un sistema sanitario, il cantone di Appenzello che ne ha 15.700 ne ha un altro. Per noi deve contare la popolazione, e la Valle Camonica ha centomila abitanti, ma anche la dimensione territoriale e la specificità locale: da noi non c’è libertà di scelta perché esiste solo il pubblico”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Corrado Tomasi intervenendo questa sera in Consiglio regionale in discussione generale sulla riforma della sanità.

“L’Asl della Valle Camonica – ha spiegato – è l’unica tra le quindici Asl lombarde che gestisce sia ospedali che servizi sociosanitari: se è questa l’impostazione della nuova riforma, non ha senso cancellare l’autonomia della valle e annegarla in una ATS che va dal Trentino al Piemonte”.

Al termine dell’intervento Tomasi ha rivolto un appello a Maroni e al sottosegretario Parolo: “conosco la loro sensibilità a cui faccio appello. Per la Lombardia lasciare l’autonomia alla valle Camonica è poca cosa, ma per noi è molto importante. Mi appello anche agli altri due consiglieri della Valle, perché rompano gli indugi e contribuiscano fattivamente alla difesa dell’autonomia della sanità camuna”.

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Orgoglio camuno

Giornale di Brescia – 12/01/2015

Temù – Tomasi porta in valle 1 milione per il verde

(pag. 18)

Orgoglio montano. E, soprattutto, camuno. Il consigliere regionale di Temù, Corrado Tomasi, ha portato a casa un bel dono per le zone montane della Lombardia (non solo per la Valle), riuscendo a strappare in extremis e a farsi approvare un emendamento che “regala” un milione di euro all’agricoltura di montagna per la manutenzione dei territori e per interventi a favore delle piccole aziende
agricole. L’ex presidente della Comunità montana, nonostante
i numeri non fossero dalla sua parte, ha chiesto di mettere ai voti la sua proposta e con i soli “sì” del Pd, più una manciata di centrodestra (compresi Fabio Fanetti e Donatella Martinazzoli), ha conseguito il risultato. «Non avrei mai mollato – dice Tomasi – e grazie alle insistenze ora abbiamo almeno un milione di euro sul 2015 per i territori montani. Fino a quest’anno le risorse ammontavano a 10 milioni, mi auguro che la Giunta rimpingui il capitolo».

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La Valcamonica sogna la provincia di montagna

Corriere della sera – 11/01/2015

La Valcamonica sogna la «provincia» di montagna
Maroni vuol dividere la regione in aree omogenee. Tomasi: noi insieme a Sondrio

(Pag. 6)

La fibrillazione arriva da nord, terre alte. Sull’ipotesi della Provincia Alpina lombarda si scommette da tempo ma l’attualità della proposta si fa avanti con riordino delle province: in Parlamento si lavora alla loro cancellazione dalla Costituzione e così il governatore Roberto Maroni pensa a un riordino della Lombardia con la creazione di aree omogenee, una dedicata alla montagna. Vallecamonica, Valtellina e Orobie ci credono da anni e a far gola a una rinascita della montagna è da sempre il modello Trentino, regione autonoma con grandi opportunità e risorse. Ma se prima appariva un miraggio, adesso sembra aprirsi qualche spiraglio. «Ho già in programma un convegno all’Aprica a fine gennaio — spiega Corrado Tomasi, consigliere camuno del Pd in Regione — in cui parleremo di questo argomento e del futuro dell’assetto istituzionale degli enti». Alla guida del Gruppo Civico di Valle Camonica (con 30 sindaci su 42), Tomasi è il paladino più accanito di questa battaglia: le aree montane lombarde insieme in un’unica entità istituzionale, facente capo a Sondrio. Per la Valle Camonica, una svolta quasi epocale: «Ho intenzione di farmi portavoce di quest’istanza — prosegue Tomasi — e presentare in Regione un documento programmatico. La Valle Camonica è troppo penalizzata istituzionalmente: abbiamo una Provincia di pianura, così come lo è la Regione, dove le politiche montane risultano troppo deboli. Rispetto a un’idea di area vasta alpina che riunisca i territori montani, Sondrio sarebbe per noi la realtà istituzionale più adatta: stesse esigenze, stesse necessità». Addio Brescia, troppo di pianura per i Camuni. Alla base del malessere, gli amministratori locali rivendicano la condizione periferica dei territori montani e una scarsa rappresentanza politica, nonostante la recente nomina del camuno Mottinelli alla guida del Broletto. «Prendiamo la questione delle risorse idriche: se i sovraccanoni rimanessero all’interno del nostro territorio, avremmo la possibilità di gestire fondi ad oggi impensabili». Il sogno di un’autonomia amministrativa non guarda agli schieramenti politici: «Potrebbe essere davvero la soluzione ai problemi della montagna — commenta Donatella Martinazzoli, consigliere camuno della Lega Nord al Pirellone — perché purtroppo quelli di Brescia e della Bassa sono molti diversi dai nostri. Credo che questa primavera ci potranno essere le condizioni per affrontare più concretamente quest’ipotesi. Ad oggi mancano certezze sul destino delle Province, passaggio cruciale per poter valutare la fattibilità del progetto». Ma l’effervescenza montana, così come è stata definita, pare ormai inarrestabile: «Un’area vasta alpina? Certo che ci crediamo — sottolinea Sandro Farisoglio, sindaco di Breno — perché risponderebbe alle esigenze del territorio e dei cittadini. Ma dovremo considerarla alla luce di una revisione più dettagliata degli enti, che ancora manca. Di sicuro, ci scontriamo con le scelte della Provincia di Brescia poco attente alle nostre esigenze». Una politica dunque a misura di territorio e a favore di aree omogenee. Ma per qualcuno solo a determinate condizioni: «Se Sondrio gioca la partita della provincia autonoma a statuto speciale, ci sto — spiega Francesco Manella, sindaco di Capo di Ponte – ma solo in questo caso. Avremmo davvero un valore aggiunto. Altrimenti non vedo la differenza».

Eletta Flocchini

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Traforo del Mortirolo – Viabilità camuna

BresciaOggi – 16/11/2014

L´idea. Presentato dai Senatori Volpi e Crosio un disegno di legge con le misure per la realizzazione dell´opera
Riecco il traforo del Mortirolo. La Lega rispolvera il progetto
Otto chilometri di tunnel per collegare Valle Camonica e Valtellina Costo stimato oltre 400 milioni, ipotesi di sgravi fiscali per le imprese

(pag. 24)

Pareva effettivamente strano che dopo essere stato il cavallo di battaglia (vincente per alcuni) di politici locali e nazionali all´improvviso e senza clamore cadesse nel dimenticatoio.
L´ultimo, o meglio il penultimo in ordine di tempo (vedremo poi il perché) a (ri)proporlo qualche anno fa fu l´allora assessore provinciale ai Trasporti, Corrado Ghiradelli, il quale organizzò a Edolo una giornata di studi per parlare della «Circolare delle Orobie»: una tratta ferroviaria che avrebbe dovuto abbracciare le province di Bergamo, Brescia, Sondrio e Lecco.
IN SOSTANZA si trattò di un incontro di alto profilo, l´ennesimo sulla vicenda, al quale aderirono eruditi studiosi di economia e viabilità, esperti e tecnici, amministratori delle province di Brescia e Sondrio, funzionari della regione Lombardia e perfino gli svizzeri del celebre «trenino rosso» che si arrampica fin sul Bernina, forse fra tutti i più interessati e pronti alla realizzazione dell´opera. Parliamo del traforo del Mortirolo, manufatto che rientrava tra i principali interventi di un ambizioso progetto di più di 60 anni fa, che nelle intenzioni degli allora propositori, grazie a un collegamento viario all´avanguardia, avrebbe dovuto collegare la pianura bresciana con la ricca zona industriale della bassa Baviera.
ALLO SCOPO fu costituita una società per raccogliere i capitali da destinare alla costruzione di un´autostrada (alternativa al Brennero all´epoca forse appena impostata) che, dopo aver percorso Sebino e Vallecamonica, da Edolo sfociasse in Valtellina tramite un tunnel di circa 8 chilometri, e da qui con un altri due fori nelle viscere della montagna, il primo sotto il monte Braulio a Bormio, il secondo al valico di Resia, arrivasse fino in Germania.
Inutile dire che l´idea restò un sogno. Anche se nel 1992 fu a un passo dalla sua concretizzazione quando i quotidiani pubblicarono il bando dei lavori per il preforo (una sorta di sondaggio geologico) della galleria. Non se ne fece nulla perché di lì a poco scoppiò la bufera di Tangentopoli, che fra gli altri convolse anche il ministro Pedini, uno dei sostenitori più accaniti della necessità di collegare con un tunnel Valcamonica e Valtellina.
Trascorsero gli anni e a ogni annuncio di campagna elettorale prontamente il politico di turno rispolverò il progetto.
Detto dell´iniziativa dell´assessore Ghiradelli, è di questi giorni la notizia che due senatori della Lega Nord, il bresciano Raffaele Volpi e il valtellinese Jonny Crosio, hanno presentato in aula un disegno di legge che contiene le misure urgenti per la realizzazione dell´agognato traforo. «Il progetto è già pronto e inserito nei piani territoriali provinciali e regionali – sostengono i due politici -, il costo individuato – circa 400 milioni di euro – come pure gli sgravi fiscali per le imprese che lo realizzeranno. Entro sei mesi dall´entrata in vigore della legge la Regione potrà costruirlo attraverso la finanza di progetto».
Plaude all´iniziativa dei due senatori leghisti il vice presidente di Confcommercio Paolo Uggè, il quale in una nota stampa sottolinea come la proposta «apra nuove prospettive per lo sviluppo delle due vallate alpine confinanti e soprattutto contribuirebbe a togliere la Valtellina dall´atavico isolamento».
DA PARTE SUA il consigliere regionale camuno Corrado Tomasi mette le mani avanti:«Se veramente questa fosse la volta buona, dobbiamo parlare di un collegamento ferroviario e non viario ». Insomma: ci risiamo. Eppure a dar retta al presidente del Consiglio Matteo Renzi in vista non ci sarebbero elezioni. Probabilmente anche stavolta, come in passato, il progetto pare destinato nuovamente a ricoprirsi di uno spesso strato di polvere.

Corrado Tomasi aggiunge: La viabilità camuna come è strutturata oggi, non può supportare traffico aggiuntivo, perchè da Berzo Demo a Edolo c’è ancora la vecchia statale SS 42, che andrebbe sostituita con una strada nuova, vedasi quella che arriva fino a Berzo Demo. Da Breno verso il fondo Valle servirebbe un raddoppio della strada esistente così come era stato concepito nel primo progetto di quarant’anni fa…in questo modo la Valtellina utilizzerebbe la media Valle Camonica per l’accesso al Nord-Est.

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TESSERINO REGIONALE PER FUNGHI

Giornale di Brescia – 01/07/2014

Un tesserino unico per cercar funghi
La Regione Lombardia lo vuole adottare su tutto il territorio per il prossimo anno, ma scatena l’ira dei Comuni ai quali verrebbero a mancare gli introiti dei permessi

(pag. 17)

Ha scatenato polemiche, apprensioni e anche un bel po’ di malumore la decisione di qualche giorno fa del Consiglio
regionale, presa su un emendamento presentato dalla Lega sul cosiddetto decreto 154 «Omnibus», di istituire un
tesserino unico, valido per tutto il territorio lombardo,
per la raccolta dei funghi.
Sulla carta, si tratta del tentativo di rendere omogenea la legislazione e le regole di questa diffusissima pratica, fino a oggi lasciata in mano ai singoli territori, creando nella realtà un po’ di confusione.
Per alcune forze politiche e pergli enti locali che fino a oggi hanno gestito in autonomia la partita, come la Comunità
montana di Valcamonica, è un modo per «espugnare» un ambito che faceva introitare risorse a livello locale poi impiegate per iniziative di educazione e promozione del territorio.
Mentre qualcuno urla già all’introduzione di una nuova «tassa sul porcino», la norma prescrive che i Comuni lombardi possono (non devono, è quindi una facoltà lasciata a ciascun ente) subordinare la raccolta dei funghi sul
proprio territorio al possesso di un apposito patentino, che
avrà validità quinquennale in tutta la Lombardia.
La parola fine sulla vicenda, che sta facendo discutere da
alcuni mesi, non è però ancora stata scritta, visto che le
modalità operative dovranno essere stabilite dalla Giunta
del Pirellone entro la fine dell’anno, previo un uovo
passaggio in Commissione – organismo nel quale si preannuncia un acceso confronto.
Con il patentino i cercatori potranno raccogliere liberamente i funghi in tutta la Lombardia, senza preoccuparsi, come accade oggi, di informasi ogni volta sulle regole delle singole zone, acquisendo di volta in volta un permesso. In Valcamonica, a esempio, da oltre dieci anni esiste un regolamento unico per tutti i 41 Comuni, gestito direttamente dalla Comunità montana, che rende uniformi le regole. Il regolamento prescrive la quantità massima giornaliera raccoglibile (tre chili), le
modalità (utilizzare un cestino, con pulizia del miceto sul
posto, senza smuovere il terreno), i tempi (dall’alba al tramonto) e le zone escluse (le riserve naturali integrali).
Ma, soprattutto, indica la destinazione degli introiti (per
la Comunità, si tratta di parecchie decine di migliaia di euro ogni anno), che vengono utilizzati per l’organizzazione
dei presidi micologici nelle località turistiche e di una
serie di lezioni didattiche a partire dall’autunno, oltre
che per la stampa a la diffusione del regolamento stesso.
Per questa stagione, va chiarito, le cose resteranno esattamente come sono state finora; il tesserino sarà applicato a partire dal prossimo anno.

L’OPINIONE

Tomasi (Pd): «Un’ingiustizia a danno dei territori»

Il più scettico sull’utilità del provvedimento è il consigliere regionale Pd Corrado Tomasi, ex presidente della Comunità montana di Valcamonica, che parla esplicitamente di una «ingiustizia, perché le risorse devono restare sui territori che le producono», paragonando un po’ i funghi al tema dell’acqua. «Sono scandalizzato – dice – che si faccia passare una norma che toglie fondi a chi li realizza, per distribuirli a tutta la Regione».
In particolare, Tomasi punta il dito sulla questione delle sanzioni per chi non rispetta le regole, che sono rimaste invariate rispetto al passato: «In Lombardia si parla di
25-50 euro massimi, in pratica un deterrente insignificante, mentre in altri territori, come il Piemonte
e il Veneto, le cifre salgono in maniera cospicua, fino al arrivare al caso limite della Carinzia, dove le multe vanno dai due ai tremila euro. Se davvero si vuole che le regole vengano rispettate, bisogna agire sulle sanzioni, quelle sì
sarebbero da cambiare, non il resto». Quella del consigliere
regionale camuno non è una guerra ai «turisti rispettosi», ai quali si potrebbe anche «concedere un permesso gratuito», così come succede per i residenti, ma alle «bande del cestino, che partono ogni mattina dalla pianura e rastrellano il territorio montano senza rispettarlo». Al punto che, non senza ironia, Tomasi parla di «vandalismo ecologico». L’idea del tesserino unico, quindi, apre un dibattito interessante, che include le regole da introdurre per fare in modo che la raccolta dei funghi sia passione e non vandalismo.

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Metropolitana di Brescia

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia


COMUNICATO STAMPA

Metro Brescia, Girelli e Tomasi (PD): “Maroni mantenga gli impegni e attribuisca il giusto corrispettivo alla metropolitana di Brescia. 1,75 euro al Km è irrisorio”

“Maroni mantenga gli impegni e attribuisca il giusto corrispettivo alla metropolitana di Brescia. 1,75 euro al Km è irrisorio”. Questo il messaggio lanciato dai due consiglieri regionali bresciani del Pd Gian Antonio Girelli e Corrado Tomasi che assieme al segretario del PD di Brescia Giorgio De Martin hanno tenuto una conferenza stampa al Pirellone per sottolineare la disparità di trattamento in termini di finanziamento regionale a discapito del capoluogo bresciano.

“Ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale – dichiara Gian Antonio Girelli, componente della Commissione Trasporti in Consiglio -: la metro di Brescia, seconda solo a  quella di Milano, è l’unica realtà metropolitana sul territorio lombardo: il successo è indiscutibile lo dimostrano i dati relativi al numero di passeggeri 12 milioni rispetto ai 10 preventivati nei primi 10 mesi. Ma evidentemente questo non basta per l’ottenimento di un adeguato corrispettivo”. Al momento per la metropolitana di Brescia è previsto un rimborso di 1,75 euro a chilometro, “troppo esiguo” per Girelli se confrontato ai 16 euro a Km previsti per le metro di Milano o ai 5,3 euro a Km corrisposti a Bergamo per il tram che collega il capoluogo ad Albino. “E’ evidente la disparità di trattamento tra Milano e Bergamo con Brescia” ha sottolineato il segretario cittadino De Martin. “Noi non rivendichiamo uno spostamento di risorse tra le città – spiega -  noi chiediamo alla Regione che venga applicato quanto essa stessa chiede a livello nazionale per la definizione dei costi standard per il trasporto pubblico regionale”.

Girelli ha ricordato come “nel tempo ci siano stati diversi passaggi istituzionali che avevano portato ad accordarsi su 8 euro al km. A parole sono stati promessi 10 milioni per la metropolitana di Brescia, ancora adesso visibile sul sito istituzionale, come comunicazione del presidente, però la delibera parla di 6 milioni spalmati 3 nel 2014, 2 nel 2015 e 1 nel 2016. Vogliamo dall’assessore Del tenno risposte concrete e la Commissione Trasporti sarà il luogo opportuno in cui chiederle”.

“Brescia – ha ricordato il collega Tomasi – al di là dei dieci consiglieri presenti in Consiglio regionale, può contare su ben tre assessori in Giunta. Questa non è una questione di appartenenza politica ma di bilancio. Noi chiediamo agli assessori di farsi carico di riequilibrare la situazione. Se infatti Brescia era meritoria nella scorsa legislatura a guida centrodestra di avere un corrispettivo pari a 8 euro al Km deve essere altrettanto meritoria adesso che è cambiato il colore politico della Giunta comunale. Tra i consiglieri vi sono inoltre l’ex vicesindaco di Brescia e la ex presidente comunale – conclude – il problema esiste ed è conosciuto: adesso è necessario che vi sia un impegno forte di tutti al di là delle appartenenze politiche” .

Milano, 25 febbraio 2014

Altro…

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Parco dello Stelvio

 

BresciaOggi – 28/02/2014 Ambiente. Un caso politico aperto Parco dello Stelvio «La Regione deve fare la sua parte» Corrado Tomasi lancia un appello contro l´ipotesi di smembramento (pag. 26) Da Parco nazionale tra i più grandi d´Europa ad area protetta di molto ridimensionata e smembrata tra due regioni e tre (se non quattro) province. Sembra questo il destino del Parco dello Stelvio, istituito… durante il ventennio fascista per proteggere splendidi territori d´alta quota di Brescia, Bolzano, Sondrio e Trento, e visto da sempre come un´imposizione calata sul proprio territorio soprattutto dall´Alto Adige. La legge di stabilità dispone che entro il 30 giugno siano definiti gli ambiti per il trasferimento delle funzioni statali e dei relativi oneri alle province autonome di Bolzano e Trento, mentre il testo non fa alcuna menzione alla devoluzione delle responsabilità verso la Lombardia. «Ci hanno provato tante volte – ricorda il consigliere regionale camuno Corrado Tomasi riferendosi ai due vicini “autinomi” – e visti gli ultimi decreti sembra davvero che per loro sia la volta buona per regionalizzarlo». Tomasi però non ci sta, e recentemente ha presentato una mozione urgente (come primo firmatario) alla giunta regionale per riportare al centro dell´attenzione l´annosa questione dell´assetto dell´area protetta; una realtà della quale, lo ricordiamo, da oltre trent´anni fanno parte anche vaste porzioni dei territori di Vezza d´Oglio, Vione, Temù e Pontedilegno. «Chiedo alla giunta di assumere un ruolo all´interno della trattativa che in questo momento non ha. Ritengo che sia fondamentale un coinvolgimento e un intervento deciso della Lombardia sul cui territorio ricade circa il 50% del parco. Conoscendo a fondo la questione per averla sviscerata più volte negli ultimi anni anche come componente del comitato di gestione lombardo, credo che la vera differenza sia nell´impegno di spesa per i parchi deciso da Bolzano e Trento rispetto alla Lombardia». Quale sarà il futuro? «Dipenderà sicuramente da come si evolveranno le cose – risponde Tomasi -. Penso comunque che non cambierà molto rispetto all´attuale situazione. Anche perchè l´idea è quella di mantenere una realtà centrale che delinei le linee gestionali, ma che poi Bolzano da una parte, Trento dall´altra e la Lombardia dall´altra ancora, siano in grado di “governare” il proprio territorio; quello che da sempre vogliono le due province autonome». Insomma, forse da fine giugno sulla carta intestata e sui cartelli segnaletici del Parco non apparirà più la dicitura «nazionale».

 

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Snellimento burocrazia nella vendita delle armi sportive

Il mio discorso in Aula sulla mozione sullo snellimento burocratico per la vendita di armi sportive.

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