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Mobilità del futuro: pedoni, pedali, pendolari

La deputata comasca del PD Chiara Braga è tra i promotori dell’Intergruppo parlamentare per la Mobilità Nuova/Mobilità ciclabile costituito il 29  aprile scorso a Montecitorio, composto, al momento, da 57 tra deputati e senatori motivati dalla volontà di promuovere, fuori e dentro le assemblee legislative, idee e strumenti per modificare l’attuale condizione della mobilità urbana e dei trasporti in Italia.

“La mobilità urbana e, in generale, il sistema dei trasporti devono recuperare efficienza economica, sostenibilità ambientale e soprattutto offrire maggiore qualità e sicurezza alla vita di milioni di pendolari”, spiega la deputata comasca che precisa come “l’intergruppo parlamentare appena nato vuole essere un punto di riferimento all’interno del Parlamento per coloro che operano nell’ambito della mobilità ciclabile e del trasporto pubblico e per tutti i pendolari che si spostano utilizzando mezzi pubblici e privati, con la speranza di muoversi meglio”.   L’intergruppo mobilità nuova/mobilità ciclabile aderisce alla manifestazione nazionale “L’Italia cambia strada” che si terrà a Milano il 4 maggio prossimo. L’iniziativa è organizzata da 150 associazioni italiane tra cui Libera e Slow Food, Legambiente e Touring Club Italiano, Coldiretti e #salvaiciclisti, Fiab, Uisp e Genitori Anti Smog e tante altre, che sabato prossimo porteranno nelle strade di Milano migliaia di persone provenienti da tutta Italia http://www.mobilitanuova.it .

Da segnalare anche la decisione dell’intergruppo di aderire al Progetto VenTo, impegnato nella realizzazione di una ciclovia lungo il fiume Po, tra Torino e Venezia, e alla manifestazione VENTObiciTour che tra il 26 maggio al 2 giugno percorrerà il grande fiume, organizzando, in otto tappe, eventi con cittadini, associazioni e istituzioni sui temi ambientali, sul turismo sostenibile, l’agricoltura e il paesaggio  http://www.progetto.vento.polimi.it/ .

“Parteciperò – conferma la Braga – insieme ad altri colleghi, all’appuntamento di sabato prossimo, 4 maggio 2013 a Milano all’iniziativa promossa dalla  “Rete per la Mobilità Nuova” – una cordata di cittadini, associazioni, movimenti, amministrazioni e istituzioni impegnati nella crescita del progetto “La Mobilità Nuova” – convinta che oggi più che mai occorra ripensare i modelli di organizzazione e di vita nelle nostre città, mettendo al centro il tema della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, a partire dalla mobilità delle persone e delle merci”.

“Ma un nuovo modello di mobilità – conclude la deputata comasca – non può che venire anche da una diversa attribuzione di priorità nell’assegnazione delle risorse statali e locali a favore di opere pubbliche che favoriscano lo sviluppo del trasporto collettivo e di quello individuale non motorizzato, così come propone la raccolta di firme che verrà lanciata proprio il 4 maggio dalla Rete in occasione dell’appuntamento “L’Italia cambia strada”.

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4mila multe non pagate dai cittadini svizzeri: occorre fare qualcosa

«Occorre un accordo che regoli la procedura di riscossione delle contravvenzioni in caso di infrazione al Codice Stradale commessa da cittadini svizzeri in Italia, materia sulla quale non mi risulti esista una particolare disciplina tra i due Paesi. Solo in questo modo si potrebbero evitare le difficoltà dovute alle migliaia di multe emesse contro gli automobilisti indisciplinati della vicina Confederazione, togliendo da un imbarazzo anche economico gli enti cui spetta la riscossione di tali sanzioni». Dopo essere intervenuto già l’anno scorso su questo argomento il capogruppo del PD in Consiglio Regionale, Luca Gaffuri, ribadisce la necessità di trovare un’intesa in materia tra Regione Lombardia e Canton Ticino dopo la notizia di ben 4mila multe mai riscosse emesse contro cittadini svizzeri che hanno commesso un’infrazione al Codice della Strada a Como. «Vi sono alcune sostanziali differenze nelle procedure ma soprattutto nella tempistica riguardante la notifica e la riscossione delle somme dovute come contravvenzioni tra l’Italia e la Svizzera – continua Gaffuri -. Un cittadino italiano che infrange un limite di velocità e che viene registrato da un radar inizialmente vede recapitarsi un avviso di contravvenzione mediante raccomandata internazionale. Se non ottempera agli obblighi scatta la segnalazione all’Ufficio giuridico della polizia. Se anche così non si ottiene il dovuto si attiva una ricerca di polizia che consente di identificare con precisione il trasgressore. Inoltre in Svizzera molte violazioni vengono considerate particolarmente gravi e si rischia anche il fermo immediato del veicolo. In Italia, invece, tutto è molto più complesso e il tempo di prescrizione è di 360 giorni contro, rispettivamente, dai 3 ai 7 anni a seconda della gravità dell’infrazione commessa in Svizzera». «Visto che in alcuni Cantoni nel caso i cittadini italiani si rifiutino di pagare le somme dovute nonostante i solleciti, essendo alcune infrazioni considerate veri e propri reati, si ricorre addirittura alla rogatoria internazionale che vede il coinvolgimento delle Procure e del Gip italiano come nel caso del Canton Grigioni, lascia esterrefatti sapere che a Como, dalla notifica, il trasgressore ha 60 giorni di tempo per pagare ma se non dovesse farlo non vi sono particolari strumenti coattivi per l’ottenimento della somma. Ecco perché le statistiche fornite dal Comune di Como parlano di sole tre sanzioni incassate rispetto a dieci violazioni commesse. Tutto è questo è inaccettabile – conclude Gaffuri – anche e soprattutto per una questione di diritto. Ecco perché occorre arrivare al più presto ad un accordo che disciplini queste situazioni».

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