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Canone Rai: Bene il passo indietro, ma cosa fa chi ha già pagato

“Siamo soddisfatti del passo indietro della Rai sull’odioso balzello che ha tentato di imporre a società, imprese, liberi professionisti, detentori di partite Iva e associazioni di volontariato, ma ci chiediamo cosa debba fare a questo punto chi ha già pagato”, commentano così Luca Gaffuri ed Enrico Brambilla, capogruppo e consigliere regionali del Pd, la scelta dell’azienda televisiva di Stato di limitare l’applicazione del canone a chi effettivamente utilizza computer, videofonini, iPad per ricevere un segnale radiotelevisivo.

Il Gruppo regionale del Pd aveva seguito a ruota le iniziative dei colleghi di partito parlamentari e stava predisponendo una mozione indirizzata al presidente Formigoni, in cui lo si impegnava a chiedere al Governo Monti di stralciare dalla manovra la voce che impone a società e imprese di dichiarare il pagamento del canone Rai.

“A questo punto cercheremo di capire se imprese e associazioni si sono già adeguate e nel caso come permettere loro di recuperare il maltolto”, concludono Gaffuri e Brambilla.

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Braga Canone Rai: “Decisione inopportuna, colpisce le imprese già provate dalla crisi”

Presentata dal PD un’interrogazione in commissione al Ministro dello Sviluppo economico per “sapere attraverso quali provvedimenti il Governo intenda sospendere gli effetti delle richieste di pagamento inviate dalla Rai per la corresponsione del canone speciale di abbonamento nei confronti di chiunque eserciti un’attività commerciale, a scopo di lucro diretto o indiretto, e possieda un dispositivo collegato alla rete internet, in quanto strumento atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni”.

“Un decisione – commenta la deputata del Pd, Chiara Braga – inopportuna, che la Rai ha deciso di attuare in forza di un Regio decreto del 1938 che stabilisce il versamento della tassa per tutti coloro che “detengano uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni.  Una norma che solo quest’anno, facendo riferimento all’art. 17 del decreto “Salva Italia”, Viale Mazzini ha deciso di formalizzare e attuare attraverso la spedizione dei vaglia di pagamento”.

“Un’iniziativa  – continua la deputata democratica – che va a colpire in particolare, e senza peraltro avere nessun riscontro oggettivo, aziende e liberi professionisti già pesantemente provati dalla situazioni di crisi economica e finanziaria in corso”.

“L’auspicio è che, come sembra trasparire dagli orientamenti della RAI e del Governo  di queste ore, si risolva rapidamente la questione escludendo dalla manovra il passaggio che impone a società e imprese di dichiarare il pagamento del canone Rai”.

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No al canone Rai per i computer delle imprese, mozione a Formigoni

Un balzello vero e proprio che, oltre tutto, non ha nessuna giustificazione, in quanto spesso è applicato forzatamente e a sproposito. La linea del Gruppo regionale del Pd sulle richieste di Canone Rai a società, imprese, liberi professionisti, segue quella del partito a livello nazionale: “Richiesta ingiusta ed esagerata”. E se il Pd in Parlamento pensa a un’interrogazione da sottoporre al presidente Monti, il Pd lombardo sta presentando una mozione indirizzata al governatore Formigoni, in cui lo si impegna a intervenire direttamente a Roma per chiedere lo stralcio di quel passaggio della manovra.

“Come stanno denunciando la stampa locale e i cittadini sui social network, su artigiani, commercianti, liberi professionisti o semplicemente chi ha la partita Iva perché non ha alternative, stanno piovendo solleciti di pagamento di canone Rai, non solo per l’eventuale possesso di apparecchi televisivi anche sul luogo di lavoro, ma anche per computer, videofonini, iPad e quant’altro potrebbe ricevere un segnale radiotelevisivo – fanno sapere Luca Gaffuri e Enrico Brambilla, capogruppo e consigliere regionali del Pd –. E’ capitato persino alle aziende, come le agenzie immobiliari, che usano apparecchi per mandare immagini fisse e a circuito chiuso. In ogni caso è un ennesimo, inaccettabile balzello che va a detrimento delle aziende italiane e lombarde”.

Da qui la decisione della mozione: “Impegneremo il presidente Formigoni a chiedere al Governo Monti di stralciare dalla manovra la voce che impone a società e imprese di dichiarare il pagamento del canone Rai. Se, in generale, possiamo essere d’accordo con l’impianto della Finanziaria, ci sono degli aspetti che fanno davvero danni ai cittadini che lavorano in proprio”, concludono Gaffuri e Brambilla.

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Approvata la manovra finanziaria

Venerdi la Camera dei Deputati ha approvato la manovra finaziaria con 402 voti favorevoli, 22 astenuti e 75 contrari.

Chiara Braga commenta in una nota: “Si è concluso da poche ore l’iter di approvazione alla Camera della Manovra “Salva-Italia”, Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici. Come sapete il PD ha votato a favore della Manovra, dopo un impegnativo lavoro svolto in queste settimane in Parlamento, per rendere più equo e sostenibile un provvedimento necessario ad evitare il fallimento del Paese e per consentire all’Italia di tornare ad esercitare, nel complicato scenario europeo, un ruolo più autorevole nell’affrontare la crisi che sta scuotendo tutto l’Occidente.
Alcuni risultati importanti, grazie al lavoro fatto nelle Commissioni su impulso del PD, sono stati raggiunti su pensioni, fisco e casa: l’innalzamento (fino a tre volte il minimo) del valore delle pensioni oltre il quale è bloccata l’indicizzazione, un ammorbidimento dello scalone delle pensioni, l’aumento delle detrazioni relative all’applicazione dell’ex-ICI sulla prima casa a favore delle famiglie con figli a carico, alcune misure di prelievo stabile sui capitali scudati e sui grandi patrimoni anche custoditi all’estero.

Il PD ha votato questa Manovra con senso di responsabilità e lealtà, verso il Governo Monti ma soprattutto verso l’Italia. Nonostante ciò, abbiamo rivendicato con forza la necessità di richiamare il Governo ad operare, nei prossimi provvedimenti, con una maggiore decisione sul fronte della crescita e delle liberalizzazioni, oltre che dell’equità, in particolare rispetto al tema della tutela dei lavoratori precoci e delle fasce sociali più deboli.”

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Bersani: senza equità non c’è crescita

La svolta c’è stata e nelle parole del neo premier c’è passione civile e orgoglio italiano. Il PD sosterrà lo sforzo per l’emergenza, siamo pronti con proposte in ogni campo per dare una mano al governo: riforme istituzionali per dare efficienza alla democrazia rappresentativa.

“Non può esserci crescita senza equità, credo che sia l’unica condizione per rendere credibile un cambiamento”, ha affermato il Segretario del PD Pier Luigi Bersani, a margine della alla presentazione alla Camera del libro di Lucia Annunziata, Il Potere in Italia. Ma non per ragioni solo di natura politica e ideale – ha spiegato Bersani – ma economiche e pratiche: perchè la disuguaglianza è contro la crescita”.

Bersani ha apprezzato l’intervento del premier ieri al Senato: “Solo 10 giorni fa eravamo ai 308 voti, oggi siamo in un altro universo persino nei contenuti stilistici. La svolta c’è stata e nelle parole di Monti c’è passione civile e la voglia di unire equità e crescita. Ora si tratterà di passare ai fatti in un clima positivo e noi siamo pronti con proposte in ogni campo a contribuire e sostenere lo sforzo del governo per rendere ancora più evidente la svolta”.

Bersani ha poi espresso “la necessità di riforme istituzionali, per dare efficienza alla democrazia rappresentativa e per dare messaggi non populistici ma di partecipazione, migliorando meccanismi come ad esempio i regolamenti parlamentari ed avere modelli più funzionanti.

Cambiare la legge elettorale – ha affermato – è una di quelle riforme che muterebbe l’immagine del Parlamento e della politica. Sarebbe un buon risultato e la dimostrazione che si può mettere in piedi una democrazia rappresentativa e matura. Dunque – ha insistito – mentre si sostiene lo sforzo per l’emergenza, le forze politiche si dedichino finalmente a un processo di riforme”.

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