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Il DL per la spending review appena pubblicato, cambia la faccia amministrativa della Lombardia

In risposta ai provvedimenti governativi, che perlomeno mostrano una coerenza nel perseguire la riduzione e l’efficientamento della spesa pubblica, l’affermazione: “Ma la Lombardia ha già fatto la sua parte” è veritiera ma è pure insufficiente. Realmente la Lombardia è una regione che più di altre fa la sua parte e non serve citare statistiche, dati e classifiche sull’efficienza lombarda; per tale motivo anche noi diciamo con la giunta regionale no a una rimodulazione delle risorse per le funzioni affidate alle regioni che non tenga conto delle virtù dimostrate nella gestione caso per caso (anche se poi nella nostra regione – come lasciano intendere i casi San Raffaele e Fondazione Maugeri – qualche riflessione sulla corretta destinazione delle risorse, in sanità e altrove, dovremo farla). E sosteniamo che occorre cautela, tanta cautela, nell’affrontare la riduzione della spesa pubblica quando si parla di settori molto vicini ai cittadini, come la sanità e il trasporto pubblico. Tuttavia insistere unicamente nel dire: “noi la nostra parte l’abbiamo già fatta” è insufficiente perché lo stesso governo nazionale ha alzato e sta alzando la posta, che è quella del cambiamento. Prendiamo come esempio emblematico quello del ridisegno delle circoscrizioni provinciali e – ciò che più conta – della riallocazione tra regione e comuni delle funzioni amministrative già provinciali: tale passaggio, ancor più accelerato dal decreto legge per la spending review appena pubblicato, cambia la faccia amministrativa della Lombardia e insieme all’obbligo di scioglimento delle società pubbliche in house, verso le quali noi abbiamo sempre nutrito qualche cautela, smonta il sistema regionale quale esso è ora, imponendo di ripensarlo. A fronte di questa sfida, che un po’ ci riporta a una situazione primordiale simile agli albori della fase formigoniana della Regione Lombardia, noi notiamo, diversamente dall’impeto di allora, l’attendismo della giunta e della maggioranza: in questi mesi non una parola concreta sul ridisegno delle funzioni amministrative. Se il presidente della regione e le forze che lo sostengono non saranno troppo impegnati con i loro tagliandi di controllo mensili, speriamo di avere qualche proposta all’interno del Documento Strategico Annuale di settembre. Ma lo stesso attendismo lo notiamo sugli aspetti del bilancio e della programmazione. (Luca Gaffuri)

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Regione Lombardia adempia ai suoi doveri riguardo il “Decreto sviluppo”

«Chiediamo fermamente che Regione Lombardia emani al più presto i provvedimenti indicati dal “Decreto sviluppo” e relativi anche alla procedura di approvazione dei “piani attuativi” affinché tornino ad essere materia di competenza dei Consigli Comunali e che il Comune di Como non approfitti di questo periodo dove manca la chiarezza nell’applicazione delle norme per prendere altre decisioni deleterie per la città che non ha certo bisogno di nuove “cattedrali” in periferia ed in convalle». E’ con tono perentorio che Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, esprime la sua opinione riguardo i rischi per Como dovuti dalla situazione che potrebbe venirsi a creare in seguito al mancato pronunciamento di Regione Lombardia sulle disposizioni previste dal “Decreto sviluppo”, in particolar modo riguardo al fatto che i piani attuativi conformi allo strumento urbanistico generale possano essere approvati solo dalla Giunta. La Regione ha tempo fino all’11 settembre, ovvero alla scadenza dei 60 giorni indicati dal testo del Decreto ora convertito in legge, per pronunciarsi evitando quindi che tale situazione possa concretizzarsi ma finora tutto tace da Palazzo Lombardia. «In Consiglio Comunale, grazie anche all’apporto dei nostri consiglieri, ed al lavoro svolto in Commissione Urbanistica, si è riusciti a “limare” e modificare alcuni interventi in materia edilizia – continua Gaffuri -. Ora, invece, tutto sembra lasciare aperta la possibilità di una nuova imminente colata di cemento in città per realizzare piani attuativi che fanno rabbrividire. Penso, in particolar modo, ai progetti che riguardano via Torriani ed al piano di recupero ex Frey ad Albate. Io confido in un prossimo intervento chiarificatore di Regione Lombardia, e chiedendo ancora alla Giunta di Palazzo Cernezzi di soprassedere in questo periodo dall’adottare nuove scelte deleterie per una Como che mai come negli ultimi anni è stata deturpata ed umiliata, auspico che dal Comune non si levino le solite grida allarmistiche giustificando eventuali approvazioni con il fatto che queste contribuirebbero a rimettere in moto l’economia delle imprese edilizie del territorio». A Como, infatti, non mancano gli esempi di grandi interventi recenti praticamente disabilitati come a Camerlata. «Il problema dell’edilizia a Como in questo momento è di far incontrare domanda e offerta quindi facilitando la stipula dei mutui per le giovani coppie e impegnarsi affinché i diversi appartamenti disabitati possano venir affittati. In ogni caso Regione Lombardia avrebbe avuto tutto il tempo necessario per adempiere agli obblighi imposti dalla legge ma l’ultimo Consiglio si è svolto a fine luglio e il prossimo è in programma il 20 settembre. Credo che l’Amministrazione Regionale dovrà assumersi la responsabilità di non aver adottato i dovuti provvedimenti previsti dalla Legge. Non vorremmo che questo comportamento però nascesse dalla volontà di favorire la concretizzazione di piani attuativi in tutto il territorio lombardo che i diversi Consigli Comunali di competenza non avrebbero mai approvato».

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