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Migranti, Braga: “Europa sia coesa e lungimirante. Da Africa arrivi anche per effetto del cambiamento climatico”

africa_map“Fa bene il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dal vertice dei Balcani di Trieste, a richiamare il tema della coesione e della responsabilità di tutta l’Unione europea sulla questione dei migranti, che non può essere un onere a carico solo dei Paesi naturalmente più esposti. Occorre ricordare, come spesso fatto dall’Italia nelle più alte sedi internazionali, che il tema delle migrazioni incrocia anche la minaccia del cambiamento climatico già in atto a livello globale. Non sono infatti solamente le guerre a far scappare migliaia di donne, uomini e bambini, ma le conseguenze dei mutamenti climatici che spesso si traducono in siccità, carestie, conflitti per l’accesso a risorse primarie come l’acqua e il controllo dell’uso del suolo”. Lo afferma Chiara Braga, deputata comasca del Partito democratico e componente della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati.
“La Caritas ci ricorda che sono decine di milioni le persone che in Africa soffrono per la mancanza di cibo e acqua a causa della siccità endemica, specie in Etiopia, Kenya, Congo, Somalia, Sudan, Nigeria, Uganda – continua Braga –. Il Pd è da tempo convinto che le dinamiche economiche, demografiche, ambientali e politiche dell’Africa sono destinate a produrre forti ricadute sul resto del mondo, in primis nel Mediterraneo. Per questo con il progetto di legge AC 4531, meglio conosciuto come “Africa Act”, a prima firma della collega Lia Quartapelle e di cui sono cofirmataria, propone, proprio a sostegno dell’azione del Governo italiano, un pacchetto di interventi per rilanciare le relazioni Italia-Africa negli ambiti della formazione e della cultura, della crescita economica e del lavoro, della sicurezza e del contrasto ai cambiamenti climatici”.

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Braga e Guerra, minori stranieri non accompagnati: “Approvata alla Camera la legge in loro tutela”

minori“C’è finalmente una legge a tutela dei minori stranieri che arrivano da soli in Italia. Un fenomeno nazionale che interessa quasi 20mila tra ragazzi e bambini. Un tema delicato, sentito negli ultimi anni anche dal territorio comasco. A Como e provincia, infatti, si contano circa 250 minori stranieri non accompagnati, 118 a carico del Comune, poco meno di un Continua a leggere

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Europa, popoli e migranti

Bassa Comasca.jpgLe interviste agli On. Chiara Braga e Brando Benifei raccolte prima dell’incontro “Europa, popoli e migranti” che si è svolto alla Festa dell’Unità della Bassa Comasca domenica 3 settembre:

 

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Petizione popolare 3 giuste cause

Pubblichiamo nuovamente le informazioni sulla petizione popolare “una firma per tre giuste cause” riportano anche la petizione in formato pdf, in modo da poterla scaricare così da raccogliere altre firme.

“I sottoscritti cittadini elettori chiedono ai parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica di assumere i provvedimenti necessari perché anche in Italia sia introdotto il reato di tortura. La tortura, così come il genocidio, è considerata crimine contro l’umanità dal diritto internazionale. La proibizione della tortura e di altre forme di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante costituisce oggetto di molteplici Convenzioni internazionali ratificate anche dal nostro Paese. Esiste, quindi, un obbligo giuridico internazionale ad oggi inadempiuto dall’Italia, ossia l’introduzione del reato di tortura nel codice penale, più volte sollecitato sia dal Comitato sui diritti umani istituito dal Patto sui diritti civili e politici, sia dal Comitato istituito dalla Convenzione europea per la prevenzione della tortura. L’esplicita previsione del reato di tortura costituisce anche un forte messaggio in chiave preventiva. Significa chiarire con nettezza quali siano i limiti dell’esercizio dei pubblici poteri rispetto alle esigenze investigative o di polizia. L’introduzione del reato di tortura costituisce, quindi, un adeguamento della normativa interna a quella  sovranazionale, colma le lacune del diritto interno e costituisce un’ulteriore norma a garanzia dei diritti umani di tutti i cittadini. Chiediamo, inoltre, la modifica del codice penale in materia di recidiva. L’attuale condizione delle carceri italiane contraddice radicalmente l’intento delineato dalla nostra Costituzione e non è più tollerabile. Vi è stata da vari anni una politica della sicurezza incentrata sull’elaborazione di nuovi reati, utili a rispondere a vere o presunte emergenze, sull’innalzamento delle pene per reati di non particolare allarme sociale e sulla contrazione della possibilità di utilizzo delle misure alternative al carcere. Il caso emblematico è rappresentato dalla legge 5 dicembre 2005, n. 251 (cosiddetta legge “ex Cirielli”), che ha, tra l’altro, introdotto limiti alla concessione delle misure alternative alla detenzione ai recidivi reiterati, categoria che ricomprende in sé anche reati per fatti di scarso allarme sociale e spesso distanti decenni nel tempo. Questa legge ha contribuito così a determinare quel drammatico sovraffollamento penitenziario che rende le nostre strutture ormai prossime al collasso. La condizione carceraria in Italia rimane uno dei problemi più acuti all’interno del settore della giustizia e sono necessarie misure che incidano stabilmente sull’assetto complessivo dell’ordinamento penitenziario a cominciare, appunto, dall’abrogazione della legge ex Cirielli. Chiediamo, infine, di abrogare il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato italiano. L’immigrazione è la sfida del futuro, il terreno specifico sul quale si misurerà la nostra capacità di confrontarci con le complesse dinamiche della contemporaneità. La politica dell’immigrazione, specificatamente quella messa in atto dai governi di centrodestra, appare  profondamente inadeguata e totalmente sbagliata. L’immigrazione può e deve essere governata avendo presenti, da un lato, il presente e il futuro della società italiana e, dall’altro, i diritti inalienabili della persona sanciti dalla Costituzione e dalle Convenzioni internazionali. Il Governo Berlusconi ha invece introdotto nel nostro ordinamento nel 2009, con la legge n. 94, il “reato di clandestinità” che comporta, a carico dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio, l’obbligo di denunciare la persona definita come “clandestina”, ovvero il migrante colpevole di non possedere o di avere perduto (suo malgrado e anche temporaneamente) il proprio permesso di soggiorno. Il reato di clandestinità è palesemente incostituzionale, perché punisce la persona in conseguenza non di un comportamento contrario alle norme, cioè non in ragione di quello che fa, ma per il fatto di trovarsi in una condizione personale di difetto di permesso di soggiorno, ovvero per quello che egli è, e non per ciò che fa, in totale e aperta violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Chiedendo, quindi, l’abrogazione dell’articolo 10-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, legge censurata anche dall’Unione europea, si porranno le basi per una nuova visione della politica nazionale sull’immigrazione”.

La Petizione popolare nazionale è promossa dal Partito Democratico, via sant’Andrea delle Fratte, 16 – fax 0669532330 forum.giustizia@partitodemocratico.it
Forum Giustizia - Forum Immigrazione - Forum Sicurezza

Link per la pubblicazione della petizione popolare “una firma per tre giuste cause”:

https://mail.partitodemocratico.co.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.partitodemocratico.it/doc/243633/petizione-popolare-per-lintroduzione-anche-in-italia-del-reato-di-tortura.htm

Testo della petizione:

petizione tortura_petizione partecipaz immigrati

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Cuculi e cucù: il caso di Mariano Comense

Sull’ultimo numero de “L’Informatore Comunale” leggiamo in questi giorni – nella sezione “Gruppi Consiliari” – un articolo dei consiglieri della Lega Nord dal titolo “Differenza fra cuculi e cucù”.

In uno stile che vorrebbe suscitare ilarità e sano umorismo la Lega si lancia in una profonda e dettagliata analisi del fenomeno migratorio dalle coste del nord Africa alle costa del sud dell’Italia.

Citiamo testualmente dall’articolo della Lega: “Il popolo dei musulmani manda nei nostri nidi le eccedenze demografiche fatte di giovani chiassosi ed arroganti, che gridano sì “libertà” ma che pretendono anche di essere nutriti, curati ed alloggiati, e se non sono assecondati a tambur battente tirano i sassi ai poliziotti e bruciano le strutture della Caritas che li sta assistendo”. E paragona gli immigrati ai cuculi (uccelli che invadono il nido di altri uccelli per deporre le proprie uova) e i poveri cittadini italiani a dei cucù (coloro che si lasciano abbindolare facilmente e magari porgono l’altra guancia).

Come privati cittadini ci sentiamo indignati da questa grossolanità di analisi (per smontare la quale basterebbe guardarsi un paio di telegiornali) e ci diciamo preoccupati di essere governati da un Partito che anziché dirci come non essere travolti da un fenomeno che è comunque inarrestabile (l’immigrazione) non fa altro che esasperare i toni verso sponde ormai indifendibili di razzismo. Se poi invece parlassimo anche di accoglienza… (vogliamo citare il cardinal Tettamanzi? “Servono maggiore senso della misura e più accoglienza verso chi è bisognoso, malato, straniero. Accogliere l’altro richiede la disponibilità ad ascoltare, ad interpretare le esigenze vere, profonde, a fare passi avanti insieme. Insomma, costruire ponti invece di alzare muri. Quando si rifiuta l’accoglienza ci si ritira in se stessi e si pensa che tutto il mondo sia racchiuso nel proprio io. Riconoscere e mettere al centro la dignità umana consente di equilibrare le istanze della sicurezza e quelle dell’accoglienza”); se poi la Lega – che non è un movimento religioso, ma un partito politico – volesse riutilizzare il trito motto della difesa delle radici cristiane, noi – che non siamo un movimento religioso, ma un partito politico – citiamo di nuovo il cardinale: “Quando si sottolinea il tema di queste benedette radici cristiane, vedo il rischio che la tradizione sia intesa come un fossile da conservare, mentre il Signore ci giudica dalle radici, ma non meno dai fiori e dai frutti, cioè dal rispetto della dignità personale di ogni essere umano”). Certo, accoglienza ragionata e controllata con criterio, ma accoglienza.

Come partito politico non pretendiamo che tutti la pensino come noi (l’immigrazione è un’opportunità di sviluppo e crescita), ma ribadiamo con forza che l’arrivo di immigrati (andrebbe tra l’altro fatta un’opportuna distinzione tra clandestini e non clandestini) è un fenomeno che va governato e controllato, e non liquidato con ironico razzismo.

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