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Cittadinanza a Saviano: il Consiglio regionale deve partecipare alla cerimonia

“In una regione come la Lombardia non c’è spazio per le ambiguità. Roberto Saviano è una persona coraggiosa che con la sua opera ha contribuito a combattere le mafie. Il Consiglio regionale, rappresentato da Boni, deve dire che sta da questa parte e non da un’altra. Come capogruppo del PD della Regione ritengo sbagliato che l’istituzione non sia rappresentata alla cerimonia, al di là delle discutibili posizioni del suo presidente, e credo che l’ufficio di presidenza possa e debba trovare una soluzione”.
Così dichiara il capogruppo del PD in Regione Luca Gaffuri dopo aver appreso che il presidente del Consiglio regionale Davide Boni, tramite lettera inviata al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, ha declinato l’invito a partecipare alla cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Roberto Saviano.

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La Lega contro la mobilità territoriale

“La Lega fondamentalmente si dimostra contro la mobilità territoriale che, ricordiamoglielo, avviene per motivi di studio o di lavoro o qualsiasi altro fatto che induce un cittadino, italiano o straniero, a risiedere in Lombardia. Ma è proprio di questo che forse i leghisti non si sono resi conto: la loro proposta va a colpire chiunque, anche cittadini italiani”. Commenta così, Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd, la proposta della Lega di introdurre il termine di 15 anni di residenza per avere diritto a servizi sociali e sanità.

“Paradossalmente, questo limite ricadrebbe pure su un abitante di Peschiera del Garda che dal Veneto si sposta pochi chilometri più a ovest e va a vivere a Desenzano. O, dall’altra parte, un cittadino piemontese di Trecate che viene a risiedere a Magenta. Non occorre andare a scomodare grandi distanze per riconoscere l’assurdità della proposta”, aggiunge Gaffuri, citando non a caso due regioni contermini a governo leghista.

Propositivo è invece il capogruppo Pd: “Il momento è indubbiamente difficile, ma in una situazione di risorse limitate è necessario non arroccarsi e offrire i servizi a meno utenti, bensì cercare di ottimizzare questi servizi. E’ necessario avere il coraggio di fare modifiche radicali di quelle che sono state le politiche sociali portate avanti da Formigoni in questi anni, e che reggevano bene a risorse sempre crescenti, ma che in questo frangente, a risorse decrescenti, mostrano i loro limiti”.

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