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Politica, legalità e intrattenimento alla Festa de l’Unità del Pd provinciale di Como

festa comoSi terrà venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 luglio 2018, al Parco del Bersagliere, in via Como, a Cantù, la Festa de l’Unità del Partito democratico della provincia di Como. Tre giorni di festa e musica, ma soprattutto di incontri e dibattiti.
Si inizia venerdì 27 luglio, alle 18.30, con l’apertura della festa e un Aperitivo in compagnia dei Giovani democratici comaschi. Per l’inaugurazione ufficiale saranno presenti Fabio Pizzul, capogruppo del Pd in consiglio regionale della Lombardia, Chiara Braga, deputata, Angelo Orsenigo, consigliere regionale e segretario provinciale, e Roberto Bianchi, segretario del Circolo Pd di Cantù.
La serata sarà allietata dalla musica del gruppo “The Puffins”.
Alle 21, si prosegue con l’incontro dal titolo “Legalità e lotta alle mafie”, al quale interverranno Andrea Orlando, deputato e già Ministro della Giustizia, Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori Pd e già capogruppo in Commissione Antimafia. Introduzione dell’on. Chiara Braga. Modera il giornalista Andrea Quadroni.
Sabato 28 luglio, alle 18, si parlerà de “Il futuro della Brianza”, con Gigi Ponti, consigliere regionale, Patrizia Toia, europarlamentare e capodelegazione Pd, e Angelo Orsenigo, consigliere regionale e segretario provinciale. Saranno presenti sindaci e consiglieri comunali.
Alle 20.30, serata musicale con la Bruno B. Band.
Domenica 29 luglio, alle 10.30, dibattito a più voci sul tema “Quale futuro per il Pd?”, con gli interventi di Alessandro Alfieri, senatore e segretario regionale del Pd, Eugenio Comincini, senatore, Chiara Braga, deputata, Angelo Orsenigo, consigliere regionale e segretario provinciale.
Alle 12.30, pranzo degli iscritti.
Alle 17.30, presentazione del Quaderno n. 1 di “Cantù Oggi” su Angelo Longoni. Partecipano Roberto Bianchi, segretario del Circolo Pd di Cantù, Giancarlo Montorfano, direttore di “Cantù Oggi”, Paolo Fossati, dell’Anpi di Cantù-Mariano.
Alle 21, tributo a Ligabue con i Rubiera Blues.
Naturalmente, durante tutta la festa saranno aperti il ristorante e il bar con birre alla spina.

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Festa nazionale de L’Unità: l’intervento conclusivo di Matteo Renzi

Matteo-RenziEcco l’intervento di Matteo Renzi che ha concluso la Festa Nazionale de l’Unità a Milano

Clicca qui per accedere al video del discorso di Matteo Renzi

Ciao Milano!
Grazie Milano, grazie per l’accoglienza a questa festa, ma fatemi dire, grazie a tutti quelli che vengono da fuori Milano per la chiusura della Festa de L’Unità. Un applauso di benvenuto anche a chi viene da fuori.

 

Grazie cara Milano per la tua accoglienza. Milano è una città operosa, è una città dinamica, una città ricca di valori economici, non c’è dubbio: tutti noi la definiamo la capitale economica d’Italia, e lo è. Lo è in particolar modo in questo momento in particolar modo in questo momento in cui le cose sono ripartite.

 

Però questa è una città che tiene assieme le aziende, le fondazioni culturali, che tiene assieme università di grandissimo spessore con i centri di arte contemporanea, ed è, lasciatemelo dire, la città capitale anche di un’altra grande ricchezza del paese: è la città capitale del terzo settore e del volontariato e a questo noi siamo affezionati. Prima di dire grazie alla Milano operosa e dell’economia, vorrei dire grazie alla Milano del terzo settore prendendo un impegno: quando il prossimo anno chiuderemo la Festa de l’Unità del 2016 dovremo aver portato a casa e a compimento la legge sul terzo settore che il Parlamento ha cominciato a esaminare. Sarà il segnale più bello e una delle riforme più importanti. Ci sono tante riforme di cui purtroppo non riusciamo a parlare sui giornali e sui media, anche sicuramente per nostra responsabilità.

 

Però se c’è qualcuno che dice si in un paese affollato di persone che godono nel dire no è il PD, è il volontariato, è il terzo settore, è l’Italia bella, è l’Italia solida, l’Italia solidale, l’Italia che dice si! E vorrei dire di quanto siamo orgogliosi di camminare insieme a questa Italia di dice sì. Vogliamo innanzitutto da qui mandare un grande abbraccio a tutte le Feste de l’Unità che sono sparse sul territorio nazionale, da quelle megagalattiche dell’Emilia Romagna a quelle più piccole del Sud, che però sono il segno di un partito che è vivo, alla faccia di quelli che dicono che siamo un partito in difficoltà.

 

E nel dire il grazie alle volontarie e ai volontari di Milano fatemi dire grazie che hanno reso possibile la Festa de l’Unità quest’anno, fatemi partire dalle “magliette gialle Bella Ciao Milano!”. È una grande festa che è stata per molti aspetti sulle vostre spalle. E già che ci siamo mandiamo da qui, dalla festa, in un momento difficile per lui, a livello personale per il grave lutto che l’ha colpito, il nostro abbraccio affettuoso al Sindaco di Milano, al Sindaco Giuliano Pisapia.

 

Caro Giuliano, deciderai tu che cosa fare da grande, noi saremo al tuo fianco qualsiasi sarà la tua decisione, come siamo stati al tuo fianco in questi quattro anni e mezzo, partendo dalla rivoluzione arancione arrivando ad oggi; passando da un momento davvero significativo, da quel giorno, il 1° Maggio, giorno in cui, inaugurato l’Expo eravamo contenti, eravamo sereni, eravamo rilassati, eravamo quasi colpiti dal fatto che fossimo riusciti, nonostante tutte profezie di sventura, a inaugurare questo Expo. E nel pomeriggio, quella manifestazione, quel corteo, ovvero quella parte di cittadini che avevano deciso di disturbare l’apertura dell’Expo, le notizie dei Black Block, le notizie delle vetrine distrutte, delle auto incendiate, le facce, i volti dei milanesi in lacrime.

 

Di lì, nel giro di 48 ore, è partita una reazione straordinaria, da questi ragazzi che hanno le magliette gialle, di cui noi siamo orgogliosi, che hanno chiamato tutti i milanesi per ripulire tutta la città, lo hanno fatto senza metterci il simbolo del PD perchè volevano dare un segnale civico. Grazie: io quel giorno lì ho capito non che noi avevamo vinto l’Expo, ma che voi avevate vinto la sfida dell’Expo, che Milano aveva vinto la sfida dell’Expo al secondo giorno dell’evento.

 

Abbiamo detto si all’expo in un momento in cui, appena arrivato a Palazzo Chigi, sembrava che l’Expo fosse peggio di una malattia e mi raccomandavano di “andare ma non andarci”. Noi ci abbiamo messo la faccia non perché fosse una scelta calcolata, ma perché pensiamo che se si ricomincia dalla pulizia, e siamo ripartiti con l’ANAC, con Raffaele Cantone, con pene più dure sulla corruzione, come che con il patteggiamento si deve restituire tutto fino all’ultimo centesimo. Questo è quello che ha fatto il nostro governo quest’anno, partendo dalla pulizia, e l’Expo è diventata una straordinaria opportunità per l’Italia.

 

È stato meraviglioso perché ci sono state delle persone che tutte le mattine speravano nel maltempo, quasi che pensassero possibile bloccare l’Expo dando un messaggio contro il governo ma non si tratta di essere pro o contro il governo, ma si tratta di essere pro o contro l’Italia, il nostro Paese! Non è possibile continuare a dire di no: c’è chi dice si! A tutti quelli che hanno rilanciato queste settimane e questi mesi queste notizie negative intanto un abbraccio affettuosissimo e poi un invito: fate un salto all’Expo, avrete un paio di ore di coda per entrare.

 

Cari professori della critica e del disfattismo, cari gufi laureati quella visita vi servirà per guardare con gli occhi delle persone che entrano ad Expo: c’è un sacco di gente per bene che ha semplicemente voglia di tornare a credere che l’Italia non è soltanto un elenco di difficoltà ma è anche un portatore sano di bellezza del mondo, di entusiasmo, di valori, che l’Italia non è l’elenco delle cose che non vanno che ci fanno i talk show la sera, che c’è chi dice si e che ci crede davvero! Questa è l’Italia che vogliamo noi! Non pensare che sia finita qui, c’è molto da fare ancora nei prossimi due mesi: tra poco noi andremo con Maurizio Martina, che voglio ringraziare per il lavoro che ha svolto su Expo, a parlare con Bono Vox, il leader degli U2.

 

Io ci sono mentalmente e culturalmente affezionato: quando mi stavo avvicinando alla cosa pubblica e facevo ancora gli scout nel 2000, Bono fu insieme ad altri tra i più attivi a chiedere un accordo per la remissione del debito, e fu tra i più attivi a mettersi in gioco dicendo in un famoso congresso a Tony Blair e a Gordon Brown. “Caro Tony, caro Gordon, io non vi invidio perché io sono una rock star e domattina me ne vado e me ne scendo dal palco, ma voi siete politici, voi siete i depositari dei sogni della gente”, che è una delle cose più belle che si possano dire ad un uomo o ad una donna: “Tu non sei semplicemente uno che deve mettere in fila due conti, sei il depositario di un sogno, e allora prendiamo degli impegni concreti!”.

 

Quest’anno, al G7, l’Italia era l’ultima, perché in questi 15 anni abbiamo cancellato l’attenzione alla cooperazione internazionale, ci sono passati avanti tutti. Io voglio prendere un impegno con voi grazie al lavori delle Parlamentari e dei Parlamentari che hanno finalmente fatto una legge sulla cooperazione internazionale e meritano il nostro applauso e il nostro abbraccio: grazie al loro lavoro da qui al G7 che si terrà in Italia prendiamo un impegno: noi non possiamo essere l’ultima ruota del carro tra le potenze internazionali.

 

L’Expo ci dice che che dobbiamo essere protagonisti a livello mondiale, che dobbiamo investire in modo diverso rispetto ad oggi e che l’Italia nel mondo può essere un punto di riferimento anche grazie ai valori che porta fuori da propri confini e quando io trovo un ragazzino in Africa che pensa che l’Italia non sia soltanto un luogo in cui arrivare ma un modello, è anche perché abbiamo questa capacità e questa forza: mai più ultimi in classifica sulla cooperazione internazionale. Anche questa è eredità dell’Expo, anche questa, insieme all’eredita immateriale, insieme al dibattito sull’agroalimentare, abbiamo bisogno di far cose concrete.

 

Vi rendete conto che abbiamo dei prodotti italiani che non vendono all’estero perché non siamo in grado di difendere a sufficienza le nostre aziende? Quando diciamo che il piano export che stiamo facendo è un piano che vuole puntare ad avere più 50 mld di Euro di export, non parliamo di un concetto astratto, ma stiamo raccontando posti di lavoro possibili per i nostri figli e i nostri nipoti. E naturalmente accanto a questo c’è il grande tema dell’area dell’Expo dal punto di vista fisico, che non diventi semplicemente un’area di lottizzazione ma un grande luogo di scommessa culturale e economica per il futuro di questa città. Perché è vero, questo è un tempo nel quale abbiamo bisogno di idee e di ideali.

Scusate un secondo,guardiamo per favore la foto di questo bambino, di Ayland. Si è aperta una discussione: è giusto vederlo o è giusto non vederlo? Vi consola questa foto? Vi consola pensare che questi due bambini sono morti come migliaia di altri bambini con la loro mamma, e che sono seppelliti nella loro città, che non è Miami Beach ma Kobane? Questi due bambini cosa sono? Chi sono? Sono il simbolo. Certo, ce ne sono migliaia di bambini e di immagini come queste, abbiamo visto le immagini nella stiva delle nostre navi. Per questo ho insistito affinchè noi ritirassimo dalla nave inabissata, nell’aprile 2015, affinché l’Europa e noi tutti vedessimo quelle immagini.

 

E anche e soprattutto perché decenni di civiltà ci hanno educati al principio sacrosanto di dare sepoltura ai morti e rispettarli con i loro nomi e non con i numeri. Ma sono le stesse immagini che abbiamo visto in una stiva di una nave e vi garantisco che chi le ha viste, vi garantisco che fanno male. Sono le immagini di un tir in Austria, sono le immagini del tunnel di Calais, sono luoghi dell’Europa, alla faccia di chi per settimane ha occupato i talk show dicendo che questi sono problemi del Governo italiano non rendendosi conto che c’è un livello di umanità sotto il quale non si dovrebbe scendere.

 

Strumentalizzare tutto questo! Anche la vita strumentalizzano! Non rendendosi conto che davanti a quelle immagini non c’è il PD contro la destra, ci sono gli umani contro le bestie, e basta! In Germania in queste ore, Angela Merkel, leader della destra tedesca, apre le porte contro il massacro e noi cosa dobbiamo fare? Continuare a strumentalizzare nei talk show in questo modo? Ma non ci rendiamo conto che dobbiamo tornare ad essere umani prima che appartenenti ad un partito? Quello che sta accadendo in queste ore vede alcuni paesi finalmente cambiare posizione.

 

Noi saremo tra i pochi, l’ha detto molto bene il Primo Ministro di Malta, un ragazzo che ha più o meno la nostra età, uno dei pochi socialisti che siede al Consiglio Europeo: “Sai Matteo, noi saremo tra i pochi al Consiglio Europeo che non dovremo fare fatica di cambiare posizione rispetto a quello che dicevamo 6 mesi fa. Però non ci basta, a noi interessa che si vinca la sfida culturale. Tra le varie immagini degli immigrati ce n’è una di un bambino con una bandiera attorno al collo, che ci rende orgogliosi dell’Europa, un bambino che ci rende consapevoli della sfida che abbiamo davanti!

 

Amiche, amici, compagne e compagni del PD, ma vi sembra normale per una forza politica come la nostra che è il più grande partito europeo, perché noi siamo il primo partito in Europa, passare il tempo a rincorrere le discussioni interne sulle correnti e non capire che è questa la nostra sfida? Basta con questa discussione interna sterile che allontana anche i nostri. Parliamo dei problemi veri, che sono questi.

 

E lasciatemi dire, da segretario nazionale del PD, da orgoglioso responsabile pro tempore di questa comunità, perché noi non siamo un partito personale siamo una comunità con delle regole e degli ideali, fatemi dire da orgoglioso responsabile di questa comunità, perché nel momento più duro dell’attacco mediatico nessuno di noi ha mai ceduto allo smottamento culturale, abbiamo sempre detto una cosa e la ribadiamo qui: servono le regole, non possiamo andare avanti con l’iperbuonismo, non possiamo far finta che non sia successo niente ma non rinunceremo mai a salvare una vita umana quando saremo nelle condizioni di fare. Non rinunceremo mai ad essere noi stessi, e se dovessimo mai perdere 1 punto nei sondaggi non ci interessa. Dobbiamo però esser consapevoli che la qualità e la grandezza di questa sfida è veramente impegnativa.

 

Presentiamoci da genitori, lasciamo stare la casacca da politici, se vostro figlio rischia di esser richiamato a fare il militare comandato da un dittatore, se vostra figlia rischia di esser mandata in sposa a 12 anni ad un uomo che ha 40 anni più di lei, se vostra moglie rischia di essere presa e rinchiusa in un bordello ad uso e consumo dei cosiddetti militanti di guerre più o meno sante, questa alternativa qui, voi ragionevolmente pensate che basti guardare una trasmissione televisiva con uno con una camicia verde che dice di non venire per pensare di bloccarvi? Pensate che di fronte al dolore che state provando vi basti il messaggio che vi arriva da qualcuno dall’Italia per fermarmi? Evidentemente no. L’ha detto bene oggi Romano Prodi in un articolo sul Messaggero e sul Mattino, bisogna ripartire dall’Africa: io sono orgoglioso che il nostro Governo sia il primo governo dopo 63 governi in Italia che ha fatto non una, non due, ma più missioni militari in Africa: in Angola, in Mozambico, in Congo, in Kenya, in Etiopia perché lo condizioni di sviluppo e di crescita vanno create là e diventa anche una cosa interessante.

 

Qualche giorno fa un’azienda Italiana, l’ENI, ha trovato uno straordinario campo di gas in Egitto. È decisivo non soltanto perché riduce le emissioni o dà risultati agli azionisti, ma perché dà stabilità geopolitica a quell’aerea. Noi che abbiamo fatto il primo viaggio a Tunisi, possiamo dirlo: bisogna partire da là, dall’Africa, dal Mediterraneo. E bisogna avere il coraggio di dirlo: l’Europa negli ultimi anni è cresciuta in modo strano, l’Europa è andata con forza ad aprirsi ad Est in modo veramente impegnativo, e io non discuto se sia stato un bene o un male, ma se abbiamo deciso di aprirci ad est non possiamo non includere la Serbia e l’Albania perché altrimenti abbiamo una situazione di tensione ancora maggiore.

 

Se ti allarghi verso Est va bene, a condizione che, come i nostri padri ci hanno insegnato, e cioè che il Mediterraneo è il centro di tutto, se vogliamo affrontare il tema delle immigrazioni in Siria in Libia qualche errore la comunità internazionale l’ha fatto, perché la politica estera è una cosa seria! Altro che discorsi! Questo è un momento in cui la politica estera non è andare a stringere la mano a qualche dittatore In Corea del Nord, e non è neanche come hanno fatto altri mettendo un post per dire che il nuovo modello è Orban. Noi siamo orgogliosamente un’altra cosa!

 

E allora dobbiamo avere il coraggio di affrontare sfide complessive complicate, sapendo che non è una cosa facile. Noi con la legge di Stabilità dal prossimo anno cominceremo a discutere il debito, ma lo facciamo perché è giusto per i nostri figli e per i nostri nipoti. La flessibilità che chiediamo all’Europa lo facciamo per buon senso perché non può essere solo un insieme di norme tecnocratiche.

 

L’immagine di quel bambino lì deve essere l’immagine dell’Inno alla gioia, deve essere l’innovazione, deve essere gli studenti dell’Erasmus e l’idea che la politica abbia un ruolo perché in questi anni quelli che hanno sputato sulla politica hanno sbagliato, perché la risposta all’antipolitica non è la tecnocrazia ma la buona politica, quella che può fare il PD. È quella che in questi mesi ha visto cambiare questo paese e c’è molto da fare ancora. Io nei prossimi giorni girerò per tutti i teatri, girerò per 100 teatri nelle 100 province italiane perché voglio andare a discutere e a parlare, voglio capire.

 

Abbiamo fatto un elenco delle cose fatte e da fare. Le riforme vogliono dire un paese più semplice, le tasse un paese più giusto perché c’è stato un momento in cui dicevamo anche noi le tasse sono bellissime. In un altro paese forse, a casa nostra le tasse sono troppo alte: bisogna avere il coraggio di dirlo da sinistra! Un paese più solido con l’economia, con dei valori a partire dal sociale che riconosca i diritti e che sblocchi i cantieri.

 

Un Paese che parte oggi da due dati: il lavoro e il PIL. Guardate che quando abbiamo preso in mano il governo era il primo trimestre 2014: da allora a oggi l’Istat dice che si sono creati nel giro di un anno e tre mesi 247.000 posti di lavoro in più. A quelli che dicono che questi bastano io dico no, non bastano perché c’è ancora molto da fare, perché ne abbiamo persi più di 900.000 di posti di lavoro e perché l’edilizia è stata assassinata.

 

Non dico che bisogna costruire villette a schiera, io sono per l’edilizia sostenibile, per l’efficienza energetica, per buttare giù e ricostruire e Milano ha fatto alcune cose emblematiche a partire dal grattacielo di Stefano Boeri e da alcuni interventi di sostenibilità ambientale. Però attenzione, non raccontiamo che il nostro problema è il Jobs Act, perché nel Jobs Act ci sono alcune cose che ci hanno visti dividerci, lo scorso anno le abbiamo affrontate.

 

Oggi Titti Di Salvo mi ha mandato un messaggio: “Matteo ti vorrei ricordare che dopo 8 anni il nostro governo ha messo un principio di equità e di civiltà, cioè che non è possibile far firmare un contratto in bianco ad una donna condizionando la sua gravidanza al posto di lavoro”. Siamo orgogliosi del fatto che grazie al Jobs Act c’è il 36% dei lavoratori che hanno un contratto stabile in più.

Ho visto qualcuno dirmi che non è vero che il Jobs Act fa posti di lavoro in più ma semplicemente trasforma precari in stabili. Semplicemente?! La mia generazione è stata presa a ceffate dalla politica sul precariato, è stata costretto non alla flessibilità ma a un precariato senza garanzie, senza tutele, senza paracadute. Scusate ma se in Italia c’è chi dice si e torna finalmente un 82% di mutui in più, significa che pian pian qualcuno sta ripartendo.

 

Tutto quello che è accaduto è dovuto al fatto che c’è stata una classe di parlamentari che dopo aver fatto i primi mesi a far qualche figuraccia, come con l’elezione del PdR e ne approfittiamo per mandare un saluto al presidente Mattarella e a Giorgio Napolitano, hanno scelto di vivere questa legislatura non passando il tempo a girare fogli ma riuscendo in modo straordinario a dare una svolta sui temi più vari. Sono fiero orgoglioso, sono fiero che ci sia una legge sulla responsabilità civile dei magistrati, che richiami al caso di Enzo Tortora 27 dopo.

 

Io sono fiero che ci sia una legge che dice che se due persone hanno scelto di separarsi e di divorziare non devono andare a inseguire scartoffie dietro ad un avvocato dandogli 5.000 Euro ma c’è la possibilità con il divorzio breve, se c’è l’accordo, di fare veloce.

 

Io sono fiero del fatto che ci sia una legge sui reati ambientali finalmente. Io sono fiero che ci sia una legge che per la prima volta una legge organica sul tema dell’autismo, dopo che ad una ragazza russa è stato impedito l’ingresso ad un bar perché autistica. Sono fiero perché avremo una legge sul dopo di noi, avremo una legge sui diritti civili, dopo anni di rinvii e anche se non sarà un legge che arriva in tempo perché arriva troppo tempo dopo voglio garantire a tutti che non lo facciamo per voi ma lo facciamo per questo paese e perché è un impiego che va mantenuto con la volontà di coinvolgere quante più persone possibile ma poi si chiude! Voglio che ci siano chiari tra di noi anche altri due impegni che spesso non vengono considerati: è morta in Puglia una signora che si chiamava Paola, aveva meno di 50 anni ed è morta per una paga di meno di 2 euro l’ora, faceva la bracciante.

 

Non basta una legge contro il caporalato, legge di qualità che Maurizio Martina ha fatto, ma lo voglio dire assieme a Terresa Bellanova, che è sottosegretario al lavoro e che con la CGIL si è occupata del tema a fianco dei braccianti della sua Puglia, noi vogliamo prenderci un impegno sacrosanto: nell’Italia del 2015 il caporalato sia disintegrato! È mai possibile che tutte le volte non c’è mai l’attenzione! Voglio dirlo da qui, voglio sfidare il sindacato su questo punto: possiamo fare una iniziativa insieme invece che continuare sulle battaglie ideologiche in TV su questo punto?

 

Questo è il PD e noi con Teresa Bellanova, con la sua storia e con tutti quelli che ci credono. E voglio essere molto esplicito, c’è una legge in discussione ma che non è mai stata portata in prima lettura, ed è una legge che rende più difficile la diffusione delle armi da fuoco. é un punto centrale e da questo punto di vista il lavoro che abbiamo svolto vedrà nelle prossime settimane una intensificazione.

 

Poi naturalmente ci sono 1000 discussioni aperte. Mi piacerebbe discutere con voi delle tasse, del piano per l’innovazione del Sud, del Freedom of Information Act, dell’università e la ricerca, delle deleghe sulla scuola ma non lo farò perché sarebbe troppo lunga. Ma vorrei dire una cosa sulla riforma costituzionale: è un tema che ci veda chiari. Già abbiamo fatto una legge elettorale che fortunatamente divide il territorio in 100 collegi, per cui se avete un parlamentare che non vota la fiducia al suo Governo almeno deve fare la fatica di venirvelo a spiegare sul suo territorio e deve guardarvi in faccia con questa legge elettorale. Non ci sono i paracadutati sul territorio e si guardano gli elettori.

 

Noi siamo sempre disponibili sempre a confrontarci su tutto e non abbiamo pretesa di disciplinare tutto in una sola direzione, anche sulla riforma costituzionale al Senato, mettendo alcune competenze al Senato, poi alcuni di noi hanno richiesto di toglierle e ora la stessa parte di noi al Senato chiede di rimetterle e ora faremo una riunione tutti assieme. Ma deve essere chiaro che se qualcuno pensa di utilizzare la questione della riforma costituzionale per dire no a tutto, per bloccare tutto, per ripartire da capo con la solita vecchia politica, la forza di chi dice si è molto più grande di chi dice no. Non accetteremo veti, si discuta, si dialoghi, ma il PD è questo qui! In queste ultime settimane è partito un racconto su quello che noi siamo, è partito un racconto secondo il quale abbiamo perso le elezioni regionali. Ora, abbiamo perso la Liguria, abbiamo perso Venezia, fermo, Arezzo, Nuoro. Ci dispiace però guardate la cartina delle elezioni, altrimenti sembra che viviamo su parte, e confrontiamo la volta scorsa alle regionali. Il verde è la lega ed era verde anche i Piemonte, poi c’è tutto il sud dove eravamo solo in Basilicata e in Puglia.

 

Ora guardiamo oggi, ecco: se questo è perdere, ho capito perché in passato eravamo contenti di vincere! Vorrei perdere sempre così! E a quelli che dicono che il PD ha perso la connessione sentimentale con il proprio popolo e che dicono che noi abbiamo i sondaggi che vanno malissimo. Ora io a loro lascio i sondaggi. È da una settimana che non reggo più il nostro tesoriere perché ha ricevuto i dati del due per mille. Noi l’anno scorso abbiamo preso 200 mila euro, oggi 549 mila italiani per 5mln e mezzo. Abbiamo abolito il finanziamento pubblico e abbiamo abolito la sfida.

 

Questo però non basta, vorrei essere chiaro: il PD è a 6.505 circoli, noi abbiamo un obbiettivo, anche attraverso le sezioni digitali, che sono un modello organizzativo che nei prossimi mesi sarà chiarito dalla segreteria, dobbiamo prendere l’impegno di arrivare alla prossima festa con 10 mila sezioni del pd attive sul territorio nazionale. Abbiamo riportato in edicola L’Unità, e tutti quelli che hanno applaudito adesso evitino che resti in edicola: compratela!

 

Abbiamo richiamato le feste “Feste de l’Unità” e stiamo aumentando il numero delle feste. E tuttavia mentre facciamo questo sappiamo che dobbiamo tenere assieme due atteggiamenti diversi, la passione per quello che ci attende ma anche l’orgoglio per quello che siamo stati. Io quest’anno ho chiesto soltanto una cosa alla RAI, non ho mai chiesto altro, ho chiesto che ci fosse il 25 aprile una prima serata dedicata ai temi della Resistenza per parlare ai più giovani. E io sono andato a Marzabotto da Ferruccio, da coloro che a Marzabotto hanno perso tutto, a dire che siamo figli loro e che li prendiamo per e mano e che portiamo i loro valori nel futuro!

 

Noi siamo questo e mentre diciamo questo, già che non gli abbiamo chiesto nulla in questo anno e mezzo, visto che adesso alla Rai c’è un nuovo management, noi qualcosa chiediamo, ma non da politici, non chiediamo spazi nei TG, non chiediamolo con questa cultura, chiediamo la cosa più importante da genitori: un po’ meno di pubblicità un po’ più di programmi educativi e culturali. Il PD chiede questo alla RAI!

 

Amici e amiche, compagni e compagne ho finito e vorrei che fossimo chiari tra di noi, ci aspettano anni tosti, l’anno prossimo ci sarà il referendum costituzionale, ci sarà da far fatica. Vorrei che le emozioni non fossero soltanto degli stai d’animo, vorrei che Aylan risuonasse nel nostro cuore perché Aylan merita il nostro impegno, che i ragazzi siriani che sono in cammino tra Budapest e Vienna sapessero che meritano il nostro impegno. Che Mohammed e Miriam che stanno sui mezzi della Marina Militare o della Guardia Costiera, come Feminò, quel bambino nato sulla nave della Guardia Costiera salvato dagli Italiani che pattugliano il Mediterraneo, vorrei che sapessero che meritano il nostro impegno.

 

Gli uomini e le donne di Taranto, di Caserta e delle crisi aziendali, 43 crisi aziendali risorte (Torino, Gela, Terni, Reggio Calabria), sapessero che meritano il nostro impegno. I nostri sindaci, che combatto quotidianamente contro la demagogia e contro il populismo, sapessero oggi da qui che meritano il nostro impegno. E anche chi ci ha votato per la prima volta e non ha più voglia di farlo, sappia, da questo nostro giardino, da questa nostra festa che non ci sarà giorno nei prossimi due anni e mezzo, senza che noi, tirandosi su le maniche non daremo tutto quello che possiamo dare e tutto il nostro impegno.

 

Noi siamo ad un bivio, l’Italia è ad un bivio, dopo anni in cui l’hanno impantanata e bloccata, noi siamo a pronti a farla ripartire. È l’impresa più straordinaria e bella che può capitare ad un uomo o ad una donna: non esser il parlamentare, il primo ministro, il sottosegretario, la cosa più bella e che l’Italia la stiamo rimettendo in moto tutti insieme andando a fare il nostro dovere. E ora, siccome le cose finalmente sono dopo tanto tempo ripartite, lasciatemelo dire in questo modo, a me capita quando sono ai vertici internazionali, ve lo confesso di guardare quelli seduti attorno a me e pensare “ma io che ci faccio qui? Io sono un ragazzo di Rignano, della provincia di Firenze, che ci faccio io a questo tavolo?”.

 

E penso che a quel tavolo no ci sono io, ci sono quell’esercito di Italiani che sono stati costretti negli ultimi anni solo a sentire il racconto delle cose che andavano male e che da qualche tempo hanno messo la parola speranza al centro della loro azione, quando sono a quegli incontri, quando sono a quei tavoli, io penso che rappresento i sogni e le cose più belle che ciascuno di voi ha in mente per i propri figli e nipoti.

 

E mi viene un groppo in gola, perché penso che l’Italia non sia solo il racconto di ciò che è stato ma sia la speranza più grande per i nostri figli. Ecco perché vorrei che chiudessimo con una immagine, quella di un gruppo di bambini e di ragazzi a Marzabotto, che hanno corso su una collina verso i luoghi di Don Dossetti con dei fiori rossi, bianchi e verdi. C’è chi dice si in Italia, sono quei bambini ma sono anche le donne e gli uomini del PD che contro i disfattisti continuano a credere che è una Italia giusta, forte e semplice sia possibile. La costruiremo tutti insieme! Viva il Pd, viva l’Italia!

 

Grazie a tutti!

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