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Braga: bene il ministro dell’ambiente Clini sul protocollo di Kyoto

Dal seguito dell’audizione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini in commissione Ambiente sono venute buone notizie, in particolare sul Fondo rotativo sul Protocollo di Kyoto, introdotto dal Governo Prodi nel 2007. Dopo un blocco di quattro anni, il ministro ha confermato che i 600 milioni non sono andati perduti ed ha assicurato che da gennaio si aprirà finalmente la procedura per la presentazione delle domande di finanziamento presso gli sportelli bancari”. Lo dichiarano Raffaella Mariani e Chiara Braga, deputate del Pd in Commissione Ambiente.

“Buone notizie, quindi, per i nostri Comuni e per le imprese che potranno usufruire di finanziamenti a basso tasso di interesse per progetti che rispondano agli obiettivi di Kyoto sull’efficienza energetica, risparmio energetico ed abbattimento delle emissioni- dicono Mariani e Braga- sempre nella direzione dell’abbattimento delle emissioni, Clini ha dichiarato che saranno nella disponibilita’ del ministero altri 500 milioni provenienti dalle aste della CO2″.

Insomma, “all’inerzia che fin qui ha privato di risorse indispensabili i nostri enti locali ed il sistema produttivo -concludono le democratiche- deve corrispondere oggi una decisa accelerazione, nella gestione di risorse fondamentali per l’ambiente secondo criteri di trasparenza e di equa distribuzione”.

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Unione dei piccoli comuni: accolta la proposta del PD

Si apre uno spiraglio per i piccoli comuni lombardi, costretti da un articolo dell’ultima manovra correttiva a costituire unioni o convenzioni di comuni di almeno cinquemila o diecimila abitanti (a seconda che si tratti di comuni sotto i mille abitanti o tra mille e cinquemila) senza tener conto dell’omogeneità territoriale. La novità è che ieri, dopo l’impegno assunto in Consiglio sulla spinta di una mozione del PD, la giunta regionale ha deciso di ricorrere alla Consulta contro la decisione del Governo Berlusconi, in particolar modo contro l’articolo 16 del decreto legge n. 138, convertito in legge nel mese di settembre. Non solo, la Regione, come ha spiegato oggi in Aula l’assessore alla semplificazione Carlo Maccari, si impegna anche a presentare nel collegato ordinamentale, in discussione durante la sessione di bilancio, una norma che riduca i limiti demografici nel rispetto di criteri di omogeneità territoriale e che preveda fasce differenziate per i comuni montani.

Il ricorso, presentato all’ultimo momento nell’ordine del giorno della seduta di Giunta dello scorso mercoledì è stata approvato solo ieri, durante una seduta straordinaria dedicata solo a questo punto.

“L’imbarazzo della Lega è evidente, perché la norma contro cui la Regione fa ricorso è stata voluta dall’ex ministro Calderoli” spiega il capogruppo del PD Luca Gaffuri, che in Regione aveva sostenuto la mozione proprio in difesa dei piccoli comuni e a sostegno delle unioni già esistenti. “L’articolo in questione – spiega – è contraddittorio e controproducente, costringe molti piccoli comuni a unioni non funzionali, magari con centri a chilometri di distanza, crea unioni in alcuni casi troppo estese e fa saltare le unioni dei comuni esistenti, per le quali erano state investite risorse pubbliche che andrebbero sprecate. Altro lato negativo, che contestiamo, è l’estensione ai centri sotto i cinquemila abitanti, già oggetto di pesanti tagli, della camicia di forza del patto di stabilità. Siamo soddisfatti che la Regione abbia deciso di impugnare quella norma, come peraltro avevamo noi per primi sostenuto in Consiglio regionale a metà ottobre. Ora si lavori insieme per approvare entro dicembre una nuova norma che abbassi i limiti demografici, che favorisca realmente l’unione dei piccoli comuni e garantisca efficienza e qualità dei servizi alle nostre comunità locali”.

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PGT: nel comasco siamo molto in ritardo

«Si tratta di uno strumento molto importante. Peccato che nel comasco si viaggi “al rallentatore” più che nel resto del territorio regionale. Occorre che al più presto le Amministrazioni Comunali, nell’ambito del governo del territorio, effettuino le scelte più ponderate in materia di pianificazione urbanistica, in sintonia con il principio di sussidiarietà». Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, interviene sulla situazione di stallo e difficoltà che sta caratterizzando l’approvazione e l’adozione dei PGT, i Piani di Governo del Territorio, da parte dei Comuni della provincia di Como. «I dati sono impietosi – sottolinea Gaffuri -. Su un totale di 160 Comuni nel comasco soltanto 91 di questi (il 57%) hanno avviato la fase di predisposizione del PGT. 16 sono invece i centri dove il PGT è stato adottato e stiamo parlando del 10% del totale dei paesi lariani. 53, infine, sono le Amministrazioni che hanno approvato definitivamente il PGT, ovvero il 33%. Si tratta di dati tra i più bassi tra tutti quelli relativi alle diverse province lombarde dove su 651 Comuni ha approvato il PGT, il 53%, e il 14% (218 comuni), lo ha adottato. Inoltre in alcune delle realtà principali del territorio, ovvero Como, Cantù e Mariamo Comense, la predisposizione dei PGT prosegue ancora più a rilento a causa delle grosse spaccature interne nelle maggioranze di PDL e Lega Nord».

«Si potrebbe dire che fortunatamente la Regione ha introdotto un’ultima proroga che fissa al 31 dicembre 2012 il termine ultimo ai fini dell’approvazione del PGT – conclude Gaffuri -. Non saprei cosa pensare, infatti, dovessi confrontare questi dati con le prime indicazioni in materia fissate da Regione Lombardia che prevedevano come entro il prossimo 30 novembre tutte le procedure dovevano essere concluse».

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Piccoli comuni: normativa confusa e contraddittoria, la Regione deve intervenire

Si discuterà di piccoli comuni nella seduta odierna del Consiglio regionale. A sottoporre la questione all’Aula sarà il PD, che ha presentato una mozione per invitare la Regione a dire la propria sulle confuse normative in merito alle unioni dei comuni scaturite dalle due ultime manovre finanziarie correttive.

La Lombardia è la Regione italiana con il maggior numero di piccoli comuni, e la Provincia di Como conta 130 municipalità con meno di 5000 abitanti sul totale di 160. Molti di questi si sono nel tempo associati nelle funzioni, e infatti sono quattro le unioni dei comuni oggi attive che riuniscono 20 centri (una è in liquidazione), e tre le comunità montane, per un totale di 88 comuni.

Il problema si presenta innanzitutto per le unioni, poiché tre su quattro non sono in regola con le norme introdotte nelle due manovre finanziarie del 31 maggio e del 13 agosto scorsi, che prevedono che tutti i comuni sotto i mille abitanti debbano associare le funzioni con altri centri per una popolazione non inferiore a 5mila residenti, 3mila se in montagna. Non solo, per come è scritta, la normativa scoraggia l’unione tra i comuni sotto i mille abitanti e quelli che superano quella soglia: l’unione, come concepita dalle norme citate e a differenza di quanto previsto finora, prevede la decadenza di tutte le giunte comunali dei centri che si associano e la riduzione delle prerogative dei consigli. È un meccanismo che scatta quando nelle unioni ci sono comuni con meno di mille abitanti, ragione che rischia di mettere in crisi le quattro unioni di questo tipo già operanti.

Non va meglio ai comuni tra i mille e i cinquemila abitanti, che devono associarsi fino a raggiungere una popolazione di 10mila almeno per due funzioni entro il 31 dicembre 2011 e per sei entro la fine del 2012.

Dulcis in fundo, tutti i piccoli comuni nei prossimi tre anni dovranno assoggettarsi al patto di stabilità, finora riservato ai comuni sopra i 5mila. Il che significa che si troveranno a fare i conti con maggiori ristrettezze di bilancio.

Il Partito Democratico è molto critico e nella mozione chiede alla Regione di assumere la responsabilità che la legge le riserva.

“In questo quadro già confuso e contradditorio – spiega il capogruppo al Pirellone Luca Gaffuri – consideriamo veramente irresponsabile l’atteggiamento della Regione che finora si è rifiutata di assumersi la responsabilità di predisporre una legge in base alle competenze che le vengono assegnate dalla legge nazionale. Abbiamo scritto una mozione in cui invitiamo la giunta  regionale a chiarire alcuni punti fondamentali su cui si deve pronunciare: compiere una scelta rispetto alle unioni già esistenti e funzionanti, che non ha senso smantellare; esprimersi rispetto alle funzioni delle comunità montane, che sono pur sempre forme di associazione dei comuni, e definire gli ambiti territoriali entro cui hanno senso le aggregazioni, con la condivisione delle amministrazioni locali. È chiaro che smantellare le unioni già funzionanti per costituirne altre significherebbe buttar via un lavoro già fatto, con relative spese e spreco delle risorse già stanziate”.

E il documento del PD arriva a ipotizzare anche il ricorso alla Corte Costituzionale da parte della Regione perché ne vengano tutelate le prerogative istituzionali in materia di disciplina delle forme associative.

In dettaglio

Le tre unioni messe a rischio sono la “Della tremezzina” (Tremezzo, Colonno, Griante, Lenno, Ossuccio), “Lario di Ponente” (Moltrasio, Carate Urio, Brienno e Laglio), “Lario e monti” (Blevio, Torno, Faggeto Lario, Pognana Lario, Veleso, Zelbio e Nesso). Tutte queste hanno almeno un comune sotto i mille abitanti, pertanto incappano nelle restrizioni relative alla decadenza della giunta e alla limitazione dei poteri dei consigli comunali che, come previsto dalla legge nazionale, vale per tutte le amministrazioni coinvolte, anche quelle che amministrano più di mille cittadini. Rimane indenne solo l’unione “Terre di frontiera”, composta da comuni tutti sopra i mille abitanti (Bizzarone, Ronago, Uggiate – Trevano, Faloppio). Si è invece sciolta di recente la “Riviera del Bregagno” (Cremia, Musso e Pianello del Lario), e forse dovrà ricomporsi e aggiungere altri comuni: la popolazione non raggiungeva quota tremila, come richiesto alle unioni di comuni montani, fermandosi a quota 2785.

Per capire le possibili ricadute della normativa attuale basta considerare il caso dell’unione “Lario e monti”, che potrebbe trovarsi a perdere i comuni di Pognana, Veleso e Zelbio per evitare la decadenza delle giunte. Ma in questo modo l’unione risulterebbe spezzata in due dal territorio di Pognana, mentre per raggiungere i diecimila abitanti dovrebbe inglobare anche Lezzeno e Bellagio, con il risultato di dover gestire unitariamente, da Blevio a Bellagio, le funzioni generali di amministrazione, di polizia locale, di istruzione pubblica, della viabilità e dei trasporti, funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell’ambiente e del settore sociale. E, in aggiunta, Pognana, Veleso e Zelbio, 1289 abitanti in tutto, dovrebbero unirsi ad altri comuni non contigui per realizzare un’unione di almeno tremila abitanti. Problemi analoghi si verificherebbero in zone come la Val Cavargna e la Val d’Intelvi e in tutto l’alto lago. E che dire di Castelnuovo Bozzente, unico comune con meno di mille abitanti nel raggio di diversi chilometri?

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Fare il sindaco ai tempi della manovra fiscale

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Ristorni dei frontalieri: si tenga conto della voce degli enti locali

Giovedì 15 settembre il governo federale svizzero ha annunciato di voler chiedere all’Italia una riduzione dei ristorni dei frontalieri, con un taglio stimato intorno ai 10 punti percentuali.

L’on.Chiara Braga dichiara: “E’ positivo che Italia abbia ripreso le trattative con la Confederazione Elvetica in materia fiscale, tuttavia il problema più grave sta proprio nell’assenza di un confronto rispetto a questioni molto serie e complesse che non possono certo essere risolte,come pensa Bossi,con chiacchiere da bar. Noi chiediamo da mesi che su questi temi, riprenda un confronto serio a livello governativo, sui tavoli istituzionali. Lavoratori frontalieri e Comuni di confine – commenta la deputata – devono essere sostenuti nella difesa dei loro interessi da un Governo nazionale che finora è stato drammaticamente latitante”.

Maria Rita Livio, sindaco di Olgiate Comasco, commenta: “Non è possibile stabilire un taglio dei ristorni senza un’approfondita disamina della situazione e senza ascoltare le parti. A luglio i sindaci dei comuni di frontiera si erano incontrati e avevano stilato un documento condiviso sulla base di cui potere aprire un confronto serio e circostanziato sulla questione. È fondamentale che la voce degli enti locali sia ascoltata in questa delicata occasione”

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Frontalieri: nella revisione degli accordi italo-svizzeri non si decidano ristorni inferiori al 38,8%

«Confido che, dati i buoni rapporti storicamente consolidati tra Italia e Svizzera in sede di revisione degli accordi sui lavoratori frontalieri non venga presa in considerazione una quota di ristorno inferiore a quella attuale, pari al 38,8%, in quanto questo potrebbe avere effetti drammatici per le finanze di numerosi comuni di confine». Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale torna sulla revisione degli accordi relativi alla compensazione finanziaria da parte delle autorità Elvetiche a favore dei Comuni italiani di confine per le tasse pagate alla fonte sui compensi dei lavoratori frontalieri dopo la dichiarazione del Partito Popolare Democratico ticinese che, rivendicando la paternità della proposta fatta propria dal Gran Consiglio Ticinese di rinegoziare tale trattato auspica da un lato che le trattative siano avviate in tempi brevi e poi che si arrivi quanto prima ad abbassare e adeguare l’aliquota fissata al 38,8%. «La situazione è ben nota – ribadisce Gaffuri -: i comuni di confine, molto spesso piccoli centri, non hanno la possibilità di assicurarsi altre entrate visto che i propri cittadini lavorano all’estero. Confidiamo che il Governo elvetico, nel momento in cui si effettuerà la revisione di questi accordi non arrivi dunque a prendere in considerazione quote di ristorno inferiori a quella attuale accogliendo gli appelli lanciati in tal senso dai sindaci di tutto il comprensorio di confine negli ultimi mesi».

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Anche Binago dice no alla Varese- Como-Lecco

Lunedì 25 luglio a Binago il Consiglio Comunale ha votato ed approvato la mozione realizzata dal circolo per chiedere ai Comuni di impegnarsi a dire di no all’autostrada Va- Co-Lc.

La mozione impegna la giunta comunale a rappresentare in ogni sede istituzionale la necessità di salvaguardare il proprio territorio, le zone agricole, la brughiera e le aree inserite nei parchi regionali  o nei corridoi ecologici e ad assumere ogni atto ritenuto opportuno e necessario per contrastare l’opera, in accordo anche con le amministrazioni confinanti.

Federico Broggi, segretario del circolo 40, commenta: “Con l’approvazione della nostra mozione è stato posto il primo mattone che porterà il territorio comasco a dire no all’autostrada Va-Co-Lc e a chi la vuole e la sostiene, cioè Lega e Pdl. A nome del Partito Democratico, ovviamente, ringrazio l’amministrazione comunale tutta, la quale ha dimostrato un forte senso di responsabilità e grande coerenza con la posizione da sempre tenuta relativamente a questa tematica. Con questo voto – continua il segretario – viene riconosciuto il nostro lavoro sul territorio: se la politica si interessa alle questioni più importanti e presenta risposte serie a problemi reali, la società tutta e le amministrazioni di qualsiasi colore politico rispondono prontamente e positivamente. Questa credo sia una vittoria della buona politica. Ora attendiamo di discutere questa mozione anche in altri Comuni e così, mattone dopo mattone, Formigoni, Lega e Pdl dovranno accantonare questa dannosa infrastruttura. A settembre poi organizzeremo un incontro pubblico per spiegare a tutti i cittadini le novità di questi mesi ed informarli su quanto già abbiamo fatto e su quanto ancora faremo”.

La decisione del comune di Binago ha anticipato di un giorno quella analoga adottata dal Consiglio Provinciale.

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Frontalieri: gli enti locali preparano un documento condiviso

Si è svolto lunedìi a Varese l’incontro dei sindaci dei comuni frontalieri per affrontare la delicata questione dei rapporti con la Confederazione Elvetica. In agenda la definizione di un documento condiviso da presentare a Roma

Maria Rita Livio, consigliere provinciale e sindaco di Olgiate comasco, era presente e commenta: “L’incontro è stato molto positivo per la partecipazione dei sindaci e per l’eco che ha avuto, tanto che sono arrivati tanti personaggoi politici italiani – tra cui i deputati lariani Braga (PD) e Molteni (Lega), e svizzeri, peccato che il Governo Italiano non abbia inviato nemmeno un rappresentante nonostante la questione dei ristorni sia di cruciale importanza per le Province e per i Comuni di Confine a ragione del grande volume di denaro che coinvolge (circa 40 milioni di euro per la sola provincia di Como da spendere per il 70%infrastrutture e il 30% in spese correnti).

Siamo tutti soddisfatti di avere posto l’attenzione sul problema nei termini corretti e attraverso l’istituzione che è aggiormente deputata a fare questa cosa, l’ Associazione Comuni Italiani Frontalieri, e con la collaborazione dell’Anci. Ieri sera – prosegue il sindaco – c’è stata una bella discussione approfondita ed è stato anche molto utile l’intervento di Ignazio Cassin, un deputato svizzero del partito liberale radicale, che ha elencato una serie di motivazioni che stanno alla base delle difficoltà di relazione italo- svizzere. Abbiamo così avuto un panorama oggettivo della situazione e dei problemi che sono ancora sul tavolo e per cui la Svizzera si attende di trattare con l’Italia”.

L’on. Chiara Braga, deputata PD, aggiunge: “Positiva l’unitarietà di utenti espressa dai Sindaci dei Comuni di frontiera, mentre l’assenza della voce del Governo, nonostante la folta pattuglia di ministri del nord, ha pesato negativamente. Del resto è emerso chiaramente anche dalle parole del deputato Cassis che il problema più grave sta proprio nell’assenza di un serio confronto in sede diplomatica da parte del Governo italiano rispetto a questioni molto serie e complesse che non possono certo essere risolte,come pensa Bossi,con chiacchiere da bar. Noi chiediamo da mesi che su questi temi, nei rapporti con la Confederazione elvetica, si torni a confrontarsi in modo serio a livello governativo, sui tavoli istituzionali. Oggi si aggiunge una richiesta pressante e importante da parte dai Comuni,a cui i auguriamo segua presto un riscontro adeguato dal Governo nazionale”.

Luca Gaffuri, capogruppo Pd in consiglio regionale, ha assicurato che farà propria la mozione uscita ieri dall’assemblea di Varese che sarà presentato in Consiglio Regionale

Il documento è stato approvato all’unanimità dall’assemblea e sarà mandato a Roma

Maria Rita Livio Conclude: “Si è realizzata un’unità di intenti e posizioni che non può che essere positiva e che, si spera, dovrebbe incentivare la riapertura di un tavolo di confronto dialogante con la Svizzera”

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Frontalieri: Regione Lombardia approva un ordine del giorno con le rivendicazioni dei 340 sindaci dei Comuni di frontiera

Un ordine del giorno che fa suoi i propositi manifestati dai 340 sindaci dei comuni italiani di frontiera, che si sono riuniti lunedì scorso a Varese, affinché non venga rimessa in discussione l’attuale percentuale dei ristorni delle tasse pagate dai lavoratori frontalieri e perché Roma possa ripristinare i buoni rapporti con Berna, firmato anche dai consiglieri del PD, Luca Gaffuri e Alessandro Alfieri, è stato approvato dal Consiglio Regionale. «L’obiettivo è chiaro – rileva Luca Gaffuri -: con l’approvazione del nostro ordine del giorno anche Regione Lombardia chiede al Governo di impegnarsi a rimuovere tutti gli ostacoli che in questo momento limitano il confronto positivo con la Svizzera ed allo stesso tempo, nelle ormai prossime trattative per la revisione dell’accordo relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione a favore dei Comuni italiani di confine, risalente al 1974, di mantenere l’attuale soglia del 38,8% quale percentuale minima di ristorno delle imposte. Questo perché il tempo è passato ma i problemi che i Comuni di frontiera devono affrontare sono sempre gli stessi con l’aggravante di una crescita esponenziale dei loro costi, situazione in questo periodo acuita dagli effetti della crisi economica. Auspichiamo, quindi, che il governo italiano dimostri sì una maggiore cordialità con la Svizzera ma anche una disponibilità a sedersi in maniera propositiva al tavolo delle trattative per il rinnovo di tali accordi».

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