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La casa della salute ipotizzata dall’Asl rischia di fare confusione. Serve approfondire la questione.

“Una proposta che rischia di generare confusione nei pazienti come, tra l’altro, sottolineato negli ultimi giorni dagli stessi responsabili dei medici comaschi”. Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio regionale, interviene sul dibattito relativo all’annuncio della prossima istituzione della Casa della Salute presso il vecchio nosocomio Sant’Anna di Como in via Napoleona: una struttura che sarebbe operativa tutto l’anno, 24 ore su 24, a disposizione per i casi che attualmente vengono classificati con i codici “bianco” e “verde” al Pronto Soccorso. Ed è proprio sulla questa classificazione che si sofferma Gaffuri: “Chi stabilisce cosa e quanto è grave? Come può sapere una persona se il disturbo che accusa sia di competenza del Pronto Soccorso dell’ospedale o della Casa della Salute dell’ASL? Ci sono troppe approssimazioni nelle dichiarazioni rilasciate dal direttore generale dell’ASL di Como, Roberto Bollina, che hanno bisogno di essere chiarite. Mi sembra comunque lampante che questi annunci a sensazione, anche in considerazione della stupita reazione registrata dai mass media da parte di Regione Lombardia ed Azienda Ospedaliera, siano la concreta dimostrazione di come regni un clima di assoluta confusione nei rapporti tra ASL e questi altri enti che invece dovrebbero collaborare fattivamente per il bene dei cittadini”.

Gaffuri sostiene infine che il servizio, per essere efficace, dovrebbe essere inserito nell’attuale sistema relativo alle cure primarie: “Un servizio attivo 24 ore su 24 e dedicato a casi non gravi potrebbe, almeno in linea teorica, a sgravare l’attività del Pronto Soccorso ma il direttore Bollina non ha affatto illustrato come questo si inserisca nell’attuale sistema costituito dai medici di base, dai CREG e dagli ospedali. Il tema, quindi, andrebbe approfondito a fondo e non ridotto al rango di un annuncio a sensazione che rischia di creare sconcerto e confusione nella cittadinanza”.

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Carta regionale dei servizi: la regione elimini il lettore e spedisca a casa il Pin

Un miliardo e cinquecento trenta milioni di euro: tanto è costata la CRS (carta regionale dei servizi) ai lombardi in 10 anni dal suo lancio con l’accattivante slogan “La vita è una carta meravigliosa”.

“Si tratta di un investimento importante per uno strumento che è stato presentato con tante potenzialità ma che in effetti è stato sinora sottoutilizzato dai cittadini a causa di diverse criticità – ha spiegato il capogruppo del Pd Luca Gaffuri – . Prima di tutto per utilizzare la carta online serve essere in possesso di un PIN che deve essere richiesto presso le Asl, le sedi di SpazioRegione o gli uffici postali, di cui, secondo i dati attuali, sono in possesso solo il 15% dei lombardi. Inoltre – continua Gaffuri – un altro problema all’utilizzo della CSR è rappresentato dal lettore che deve essere installato e collegato al computer per permettere l’accesso ai servizi: ad oggi sono stati distribuiti solo 400mila lettori sui 600mila acquistati da Lombardia Informatica nel 2008 perché in molti non sapendo come, dove e perché richiederli hanno evitato di andare a cercarli. Mentre gli utenti attivi sono solo 191822 pari al 2,1% dei possessori della carta”.

Gaffuri ha perciò avanzato due proposte per ridare senso e funzionalità alla CRS: l’invio a casa del PIN in automatico a tutti i possessori della CRS così come avviene per carte bancarie in modo da semplificare la vita ad anziani e lavoratori; e la rapida estensione del modello sperimentato a Varese e Vimercate che prevede l’accesso online ai servizi della CRS senza l’utilizzo dell’apposito lettore che ha rappresentato sinora una forte limitazione.

A Como le carte distribuite sono 558.290, i consensi informati 372.171, i PIN sinora distribuiti 226.132; il che significa che è il 40,5 % dei possessori della carta ad aver richiesto un PIN: il dato è più alto della media lombarda a causa dell’utilizzo della CRS anche come carta sconto benzina ma per tutti gli altri servizi l’accesso rimane in linea con la media regionale che si attesta, per le province non di frontiera, intorno al 12% così come in linea con la media regionale è anche la percentuale di persone che usa i servizi online tramite lettore intorno al 2% dei detentori della carta.

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Sciopero Navigazione Laghi: servono impegni concreti, non promesse infondate

FILT-CGIL, FIT-CISL e UILTrasporti Lombradia hanno indetto oggi, 12 marzo, uno sciopero di 4 ore dei lavoratori della Navigazione Laghi per protestare contro i tagli al servizio previsti dalla Legge di stabilità 2012 e degli interventi del Governo.

Al presidio di Menaggio hanno partecipato sia l’on.Chiara Braga, deputata e consigliere provinciale, sia Luca Gaffuri, capogruppo PD in Consiglio Regionale.

“Le ricadute drammatiche che deriveranno sulla Gestione Governativa dei servizi pubblici di navigazione sui Laghi Maggiore, Garda e Como per le misure contenute all’interno delle note di variazione del Bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2012 – si legge nella nota diramata dai sindacati -, aggiunte ai tagli degli anni precedenti, prevedono una riduzione delle risorse finanziarie da destinare all’azienda di 13 milioni di euro, e faranno mancare all’azienda il 50% delle risorse necessarie per funzionare (13 milioni nel 2012 rispetto ai 26 milioni del 2008).Questa situazione finanziaria difficile, viene ulteriormente aggravata, a seguito delle conseguenze prodotte da un provvedimento sull’Iva che, costerà all’azienda ulteriori 5 milioni di euro. La riduzione di risorse non potrà essere affrontata con riorganizzazioni interne o altre manovre di recupero, e si ricorrerà al taglio sia dei servizi di trasporto sui tre laghi e sia dell’occupazione. Si colpirà il turismo e il trasporto pubblico locale e questo intervento graverà negativamente sui cittadini con un effetto devastante sull’economia del settore turistico dei tre laghi. Con questa mobilitazione si intende difendere non solo i lavoratori interessati e a rischio del proprio posto di lavoro, ma anche l’utenza che perderà così un punto di riferimento molto forte sul piano del trasporto pubblico”.

Chiara Braga dopo l’incontro con lavoratori commenta: “Per risolvere i problemi della Navigazione non c’è bisogno di promesse infondate come qualcuno si ostina a fare, ma di un sostegno costante e condiviso da parte di tutte le Istituzioni per garantire continuità nel servizio e le risorse necessarie a scongiurare i tagli di corse. Le riduzioni infatti penalizzerebbero soprattutto parte del territorio come il Centro Lago per i cui cittadini la Navigazione Laghi è un elemento fondamentale e garantisce la possibilità di spostarsi, per studio e lavoro. Oggi siamo stati a fianco dei lavoratori –prosegue la deputata – a differenza di molti altri politici e mi chiedo, sinceramente, che cosa stiano facendo le Istituzioni locali per fare pressione sul Governo: fino ad oggi mi pare sia stato fatto poco o nulla, nonostante il Consiglio Provinciale abbia approvato ormai un mese fa una mozione a sostegno della navigazione per rilanciare un Piano del trasporto lacuale”.

Luca Gaffuri, capogruppo PD in Consiglio Regionale, aggiunge: “Chiediamo da tempo che Regione Lombardia, Regione Piemonte, Regione Veneto e Provincia Autonoma di Trento affrontino il problema in maniera condivisa. Per questo chiederemo la convocazione di una Commissione Regionale con la presenza degli assessori degli enti che ho appena nominato. All’incontro di oggi è pesata l’assenza della Provincia di Como e del suo presidente, Leonardo Carioni (Lega Nord), dei consiglieri regionali e dei parlamentari di PDL e Lega”

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Liceo scientifico a Menaggio, Gaffuri chiede di ripristinare le due classi prime

«Auspico che l’Ufficio Scolastico Regionale, e la sua sede Provinciale di Como, ritornino sulla decisione di non concedere l’istituzione di due classi prime per il liceo scientifico dell’istituto polifunzionale Vanoni di Menaggio. Se dovesse infatti essere confermata la costituzione di una sola prima classe ci troveremmo di fronte ad un nuovo elemento di disagio per la popolazione del lago di Como che, già, quotidianamente vive in un contesto dove i problemi, soprattutto per quanto concerne gli spostamenti, non mancano». Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, non fa mancare il suo appoggio a genitori e vertici scolastici di uno degli istituti superiori più importanti del Lario che, come ormai capita da anni, si trova a dover convivere con decisioni prese da organismi superiori ma che non tengono nella dovuta considerazione le peculiarità del territorio compreso tra lago e Prealpi, preannunciando che invierà al più presto una lettera al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico, Giuseppe Colosio. «L’Istituto Vanoni rappresenta uno dei complessi scolastici più importanti della sponda occidentale del Lario – sottolinea Gaffuri -. Ogni anno è frequentato dai ragazzi del territorio. La decisione di istituire una sola classe prima crea evidenti problemi alle famiglie ed agli studenti in quanto, se è pur vero che possono iscriversi a Como, con l’inizio delle lezioni la difficoltà dovuta ai collegamenti stradali con il capoluogo, ed ora anche nella navigazione, si ripercuoteranno sulla vita di questi ragazzi. Già negli ultimi anni, infatti, giovani che avevano deciso di frequentare istituti analoghi a Como hanno poi rivisto la loro decisione nell’arco di qualche settimana dall’inizio delle lezioni per le evidenti difficoltà derivanti dall’andare a scuola e tornare a casa con mezzi pubblici». La bontà di avere due classi prime di liceo scientifico a Menaggio trova ulteriori conferme dopo che alcuni giovani dell’alto lago hanno visto rifiutata la loro iscrizione all’analogo indirizzo di studi di Morbegno: «Si tratta di giovani che potrebbero benissimo frequentare l’istituto menaggino – rileva Gaffuri -. Appunto per questo, considerando i ragazzi già iscritti, i potenziali studenti e coloro che, pur avendo optato per Como guarderebbero con favore a frequentare il liceo a Menaggio, credo che l’Ufficio Scolastico Regionale dovrebbe rivedere la sua posizione ripristinando le due classi prime per il prossimo anno scolastico»

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Sconto carburanti: Formigoni faccia pressione sul governo

“Roberto Formigoni, come presidente della regione più popolosa d’Italia con i suoi 10 milioni di abitanti, deve avere più peso sul Governo centrale per quanto riguarda tutte le problematiche inerenti le province di frontiera della Lombardia. A partire dalla questione del prezzo dei carburanti”, lo dice Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd, commentando la risposta dell’assessore alle Finanze Colozzi a una question time firmata anche da lui, discussa oggi, martedì 6 marzo 2012, in Consiglio regionale.

Nel documento si chiedeva proprio quali iniziative presidente e assessore avessero assunto “per mantenere l’efficacia della misura regionale di riduzione dei prezzi dei carburanti alla pompa, prevedendo pure forme flessibili di determinazione del valore dello sconto, e per introdurre l’avvio dello sconto anche per il gasolio, e quali ostacoli sono emersi dal confronto con il Governo tali da rallentare l’adozione delle misure necessarie”.

“Erano state fatte delle promesse – aggiunge Gaffuri –. Questo è un provvedimento utile per i consumatori e per chi lavora sul territorio”.

La risposta di Colozzi è presto detta, spiega Gaffuri: “Colozzi ha in pratica rigettato le cause dei ritardi e delle mancate decisioni sul Governo Monti che ha accettato di perdere 300 milioni di euro di accise per non sborsarne 40 necessari a conservare l’efficace funzionamento del meccanismo di riduzione dei prezzi. Insomma, tutto dipende da Roma, secondo l’assessore. Noi, in effetti, abbiamo già fatto sentire la nostra voce con i colleghi del Pd in Parlamento, ma siamo altrettanto convinti – chiude Gaffuri – che, considerati anche gli altri problemi delle province di frontiera, in primis la partita dei frontalieri e dei loro ristorni, il presidente Formigoni ha tutte le motivazioni e, dietro di sé, la forza di una grande regione per poter intervenire, in maniera più efficace, sul Governo centrale”.

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Costi esami: l’operazione trasparenza mostra già la corda

L’operazione trasparenza sui costi sanitari voluta da Regione Lombardia mostra la corda, rischiando di inserire elementi di complicazione a carico dei medici ospedalieri. “L’iniziativa di Formigoni si sta trasformando in un’ulteriore complicazione per i medici ospedalieri che devono farsi carico anche di compiti ragionieristici, mentre sul fronte ambulatoriale la trasparenza è solo parziale”, fa sapere Luca Gaffuri, capogruppo del Pd in Consiglio regionale.

Il Gruppo regionale del Partito democratico continua a sottolineare, infatti, la necessità che la trasparenza sia completa e metta in luce anche tutti quei casi in cui, per ricevere le prestazioni ambulatoriali, il cittadino paga un costo maggiore rispetto a quanto sborsa la Regione.

“Ribadiamo che si tratta di una trasparenza a senso unico – continua Gaffuri –. Il cittadino sta ricevendo le informazioni annunciate solo quando si tratta di prestazioni per le quali paga in ticket una somma inferiore al costo dell’esame. Invece, nel 75% dei casi è il paziente a pagare di più, ma non lo viene a sapere perché in questo caso la Regione ha deciso di non applicare la sbandierata trasparenza. Noi del Pd chiediamo invece che nella ricevuta rilasciata venga sempre indicato il costo della prestazione, anche quando è inferiore a quanto pagato dal cittadino, sommando le voci del ticket regionale e di quello nazionale. Solo così si potrà parlare di trasparenza vera e i cittadini lombardi sapranno quando pagano di più o di meno rispetto al costo di una prestazione sanitaria”.

Inoltre, trasparenza ed equità devono andare di pari passo. Secondo il capogruppo del Pd si dovrebbe dare avvio a un sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria basato sulla progressività del reddito, visto che in questa direzione sta andando anche il negoziato sul nuovo Patto per la salute. “Sarebbe un sistema più equo e trasparente quello in cui ciascun cittadino sa qual è il costo reale della prestazione e in che quota deve contribuire in base alla propria situazione economica”, aggiunge Gaffuri.

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Sconto benzina: la Regione ci dica cosa fa per mantenere le agevolazioni

Quali sono le iniziative che i vertici politici di Regione Lombardia hanno assunto per mantenere l’efficacia dello sconto benzina nelle fasce di confine, per favorire l’avvio di agevolazioni analoghe anche per il gasolio? E quali sono gli ostacoli emersi dal confronto con il Governo, tali da rallentare l’adozione di queste misure necessarie per tutelare i consumatori ma anche i gestori degli impianti di rifornimento della provincia di Como? E’ quanto chiede il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Luca Gaffuri, in una question time sottoscritta con i consiglieri varesini Alessandro Alfieri e Stefano Tosi, che sarà presentata nel corso della prossima seduta dell’organo legislativo regionale in programma martedì 6 marzo.

“Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, lo scorso 20 gennaio il presidente Roberto Formigoni aveva annunciato la disponibilità del Governo a recepire, negli atti di sua competenza, le proposte presentate da Regione Lombardia per la prosecuzione della misura di riduzione dei prezzi dei carburanti – sottolinea Gaffuri -. Due settimane fa, però, la Commissione Finanze della Camera, dibattendo il tema sconto carburanti, ha rilevato che l’aumento degli stanziamenti per introdurre l’agevolazione tariffaria per il gasolio potrebbe essere ostacolato dalla pendenza di una procedura d’infrazione europea per possibile incompatibilità tra misura di riduzione del prezzo di benzina e gasolio e la direttiva europea sulla tassazione dei prodotti energetici”.

Dopo questa doccia fredda, aggiunge Gaffuri, “a noi risulta che, a oggi, la Giunta regionale non abbia presentato al Governo alcuna proposta di provvedimento in materia di sconto carburanti per il territorio comasco pur continuando, d’altro canto, a proseguire nel tessere le lodi sull’instancabile opera di sensibilizzazione fatta da Formigoni presso le istituzioni competenti, al fine di risolvere queste problematiche. Dopo tanta propaganda e belle parole, ma nessun fatto concreto – conclude Gaffuri -, martedì vogliamo sentire cosa effettivamente i vertici di Regione Lombardia stanno, o probabilmente non stanno, facendo”.

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Via libera della Camera alla risoluzione sulle politiche abitative

E’ stata votata mercoeldi all’unanimità dalla Commissione VIII della Camera, con il parere favorevole del Governo, la risoluzione a prima firma dell’on. Chiara Braga sulle politiche abitative.

“Positivo – commenta la democratica comasca – l’impegno che il Governo si è assunto sulle questioni poste, volto ad avviare un confronto con Parlamento, Regioni, Comuni, enti gestori di edilizia pubblica e parti sociali, che consenta di mettere urgentemente in atto delle misure normative ed economiche di contrasto al disagio abitativo, attraverso un quadro di interventi che dia risposte adeguate al problema pressante degli sfratti per morosità (in costante e preoccupante crescita) e della domanda sociale di edilizia abitativa pubblica”.

“Le politiche del Governo Berlusconi su questi fronti – precisa la deputata – sono state fallimentari, come certifica anche la Corte dei Conti rispetto al fantomatico Piano Casa. Il settore dell’affitto poi, con l’azzeramento del Fondo Sostegno Affitti, ha subito un colpo mortale, soprattutto in riferimento alle fasce sociali più in difficoltà e per i Comuni che ora si trovano a dover fronteggiare l’emergenza senza risorse e strumenti adeguati”.

“Per questo – continua la Braga – abbiamo chiesto che il Governo riprenda il filo del dialogo, anche in questo quadro di difficoltà economica,  rafforzando le locazioni a canone concordato, rivedendone la convenzione ormai scaduta, e riattivando per un ragionamento più complessivo il tavolo di confronto e di concertazione sulle politiche abitative istituito dall’articolo 4 della legge 8 febbraio 2007, n. 9. A tale riguardo, la Commissione, su iniziativa del gruppo del PD, intraprenderà un ciclo di audizioni dei soggetti maggiormente rappresentativi, degli inquilini, della proprietà e dei soggetti istituzionali.

“Soprattutto in un momento così difficile per molti italiani – conclude l’esponente del Pd -occorre affrontare il problema della perdita della casa, che spesso si somma alle difficoltà occupazionali, anche pensando a soluzioni innovative e operando scelte che possono contribuire a rilanciare la crescita del Paese in un settore strategico per la nostra economia qual è quello dell’edilizia di qualità”.

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Costi esami: Regione Lombardia fa marcia indietro

Da domani i cittadini lombardi che si presenteranno presso una struttura per fare degli esami avrebbero dovuto ricevere un foglio con i dettagli del costo delle prestazioni usufruite come prevede la delibera per le Regole 2012. Tuttavia, l’operazione trasparenza riguarderà soltanto una minima parte di prestazioni, ossia quelle per le quali Regione Lombardia paga alle strutture ambulatoriali una quota a completamento di quanto corrisposto dai pazienti attraverso i ticket.

“Subito dopo aver parlato di trasparenza totale in modo da responsabilizzare medici e cittadini, Regione Lombardia fa marcia indietro – attacca il capogruppo del Pd Luca Gaffuri – Come avevamo già denunciato ieri si tratta ovviamente di una trasparenza a senso unico. Il cittadino riceverà le informazioni annunciate solo quando si tratta di prestazioni per le quali paga in ticket una somma inferiore al costo dell’esame; ma nel 75% dei casi, vale a dire quando paga una prestazione più di quanto costa, non avrà il diritto di sapere quanto è costata effettivamente la prestazione che gli è stata erogata. Chiediamo invece che nella ricevuta rilasciata venga sempre indicato il costo della prestazione, anche quando il costo è inferiore a quanto pagato dal cittadino sommando le voci del ticket regionale e di quello nazionale. Solo così si potrà parlare di trasparenza vera e i cittadini lombardi sapranno quando pagano di più o di meno rispetto al costo di una prestazione sanitaria”.

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Fattore famiglia? un provvedimento che pesa sui citttadini

La legge sulla compartecipazione degli utenti ai costi dei servizi sociosanitari è stata approvata la scorsa notte dal Consiglio regionale forzando il regolamento, ossia dopo la mezzanotte (orario sino al quale era convocata la seduta, ossia a 14 ore dall’inizio) e senza la presenza dell’opposizione, che aveva presentato una pregiudiziale, in Aula. “Una regione che dichiara di avere i conti della sanità in pareggio chiede per prima nel Paese una compartecipazione delle famiglie e dei cittadini alla spesa sanitaria e proprio in un momento di crisi come questo – ha spiegato il capogruppo del Pd Luca Gaffuri – . Di fatto nella legge approvata si sancisce il principio che i lombardi pagheranno anche le prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite universalmente, all’interno delle case di riposo, dei centri per disabili, dei centri diurni per anziani. Un simile provvedimento regionale presenta diversi aspetti di illegittimità andando a interferire con competenze esclusive dello Stato”.

Il cosiddetto Fattore Famiglia peserà, secondo le opposizioni, sulle spalle delle famiglie lombarde e sugli enti locali, che hanno infatti espresso un parere fortemente negativo così come le parti sociali e il Terzo Settore. “L’obiettivo della maggior equità nella distribuzione dei costi sociosanitari non sarà ottenuto con questa legge che, oltretutto, dovrà essere rivista fra tre mesi quando il Governo avrà approvato, come previsto dal decreto “Salva Italia”, la riforma dell’Isee, cioè dell’indicatore nazionale che determina la compartecipazione”. La legge prevede una sperimentazione di un anno (del costo di 1,5 milioni di euro), che sarà attuata presso solo 15 comuni lombardi, mentre per tutti gli altri 1500 comuni si dovrà attendere un altro anno prima dell’applicazione di nuovi criteri: “E’ la prima volta che si approva una legge prima di conoscere gli esiti di una sperimentazione concepita per definirne i contenuti – ha detto Gaffuri – Restiamo convinti che sia necessario aiutare le famiglie lombarde, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, ma questo non può essere fatto a costo zero per la Regione e scaricando i costi sui cittadini e gli enti locali. Perciò torniamo a chiedere il finanziamento del Fondo regionale per la Non Autosufficienza”.

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