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Elezioni regionali: da Como cinque candidati per Ambrosoli e per cambiare Regione Lombardia

Una serie di candidature frutto di una vasta consultazione territoriale e con le quali si è cercato di rappresentare tutta la provincia di Como, assicurando la presenza dei giovani senza tralasciare le competenze maturate sul campo. E’ questo il “fil-rouge” che caratterizza i candidati proposti dalla Federazione Provinciale di Como del Partito Democratico in vista delle prossime elezioni regionali in programma il 24 e 25 febbraio. La segretaria provinciale Savina Marelli, il capogruppo uscente del PD in Consiglio Regionale Luca Gaffuri, la già primo cittadino di Lomazzo Rosangela Arrighi, l’attuale vicesindaco di Uggiate Trevano Mirko Baruffini e Christian Di Fiore, primo coordinatore dei Giovani Democratici, sono i cinque nomi che i cittadini potranno indicare votando PD alle prossime consultazioni per il Pirellone. «Si apre quest’oggi il percorso che ci condurrà alle prossime elezioni regionali – ha sottolineato Savina Marelli -. Una sfida decisiva per la Lombardia che può rappresentare un vero e proprio momento di svolta per il nostro territorio. Il Partito Democratico è responsabile di questo ed insieme al candidato Umberto Ambrosoli si appresta a vivere questa competizione storica. I candidati scelti per la consultazione rappresentano sicuramente una lista forte, che assicurerà coinvolgimento in un momento in cui si sente il bisogno di recuperare un rapporto di fiducia tra il mondo della politica e quello della società civile da cui proveniamo tutti e cinque noi candidati che abbiamo fatto dell’impegno politico un’importante piacevole passatempo e non una professione». «Auspico che con le prossime elezioni regionali la nostra Regione possa recuperare fiducia e credito presso i cittadini lombardi, gente laboriosa e molto attenta a ciò che concerne il proprio territorio» ha ribadito Rosangela Arrighi. Christian Di Fiore e Mirko Baruffini rappresentano i due volti giovani delle candidature proposte dal PD di Como: «La sfida in Lombardia non è affatto scontata – ha sottolineato Di Fiore -. Il PD potrà farcela solo se riuscirà ad essere interprete della voglia di cambiamento “reale” della politica peraltro ben palpabile nella popolazione». «Sono convinto che queste elezioni rappresentano una duplice sfida – gli ha fatto eco Mirko Baruffini -: l’obiettivo è creare una prossima Lombardia, ovvero che guardi al futuro ma che sia anche più vicina ai cittadini». Ultimo a prendere la parola è stato il consigliere, e capogruppo in Consiglio Regionale uscente, Luca Gaffuri: «Como e il suo territorio sono pronte alle elezioni regionali. La nostra è una lista forte con candidati che assicurano interesse in tutto il territorio provinciale. Anche nell’ultima legislatura alle tante promesse per il comasco sono seguiti fatti quasi nulli. Como deve poter contare su certezze per il domani. Certezze per i suoi cittadini, per le sue infrastrutture, per la sua viabilità e per le ferite ancora aperte la più vistosa delle quali è la questione del lungolago». 

Guarda il video della conferenza stampa di presentazione dei candidati del PD Como al Consiglio Regionale:

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Presentata una mozione contro violenza sulle donne

Presentata in questi giorni alla Camera una mozione a prima firma della democratica Susanna Cenni e sottoscritta anche dall’ on. comasca Chiara Braga, per contrastare la problematica della violenza sulle donne, di cui risultano vittime, secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dall’Istat, 6 milioni e 743 mila donne dai sedici ai settant’anni. Una donna su tre è vittima di molestie o violenze fisiche, psichiche o sessuali nel corso della sua vita mentre sono circa un milione quelle che hanno subito stupri o tentati abusi sessuali. Il dato europeo parla di atti di violenza che riguardano il 20 e il 25 per cento delle donne.
“Di fronte a questi dati – commenta l’onorevole Braga del PD – che tuttavia non tengono conto dei numerosi casi in cui le condizioni personali, familiari e soprattutto la paura impongono di tacere, abbiamo presentato una mozione per dare piena e concreta attuazione al Piano Nazionale Antiviolenza tramite un approccio che non si limiti all’aspetto repressivo, ma investa soprattutto su una rete integrata di politiche fondate sulla prevenzione, sulla protezione e rieducazione”.

“Nel maggio dello scorso anno – spiega la democratica – il Consiglio d’Europa riunitosi a Istanbul ha varato la “Convenzione europea per la prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne”, trattato che rappresenterebbe il primo strumento giuridicamente vincolante in Europa per la creazione di un quadro giuridico completo per proteggere e combattere la violenza grazie a misure di prevenzione, di tutela in sede giudiziaria e di supporto alle vittime. Nel testo della Convenzione, frutto di due anni di lavoro e ratificato ad oggi da diciotto Paesi, ma non ancora dall’Italia, sono indicate una serie di misure che gli Stati devono adottare per prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire gli autori dei reati. In particolare, la Convenzione prevede che siano sanzionati le violenze contro le donne, i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, lo stalking, le violenze fisiche, psicologiche e sessuali. Nel documento è inoltre prevista la creazione di un sistema di monitoraggio”.

“Nella mozione – prosegue la Braga – si fa poi esplicito riferimento all’inquadramento giuridico, al potenziamento e finanziamento dei Centri antiviolenza, che negli ultimi anni hanno subito tagli pesantissimi, su tutto il territorio nazionale, nonché ad emanare delle linee guida al fine di creare una sorta di “cabina di regia” che si avvalga della sinergia tra Governo, Parlamento, Regioni, Enti Locali, Centri antiviolenza e associazioni impegnate in queste tematiche con la richiesta di istituire e rendere operativo anche l’Osservatorio Nazionale sulla violenza di genere in modo da dare vita ad un sistema di rilevazione dati competente, professionale e duraturo per contrastare in maniera più efficace gli abusi”.

“I drammatici fatti di abusi sessuali – conclude la deputata democratica – verificatesi anche a Como e Cantù, con il dato allarmante di otto casi di violenza sessuale in quattro mesi, testimoniano anche nel nostro territorio la presenza di una problematica pesante e dolorosa sulla quale occorre tenere sempre alta la guardia”.

“Gli ultimi dati a nostra disposizione – interviene la consigliera provinciale del Pd, Rosangela Arrighi – ci dicono che nel 2010 sono state circa 302 le donne che si sono rivolte all’Associazione Telefono Donna di Como per segnalare abusi. Un dato che di fatto risulta sottostimato considerando che la violenza spesso viene subita in silenzio”.

“Lo scorso dicembre 2011, – continua la rappresentante democratica di Villa Saporiti – il Partito Democratico,insieme con altre forze di opposizione, ha presentato al Consiglio Provinciale un ordine del giorno approvato all’unanimità, in merito alle “Azioni di contrasto alla violenza sulle donne”. Segnale positivo di una totale assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione provinciale, di fronte ad un fenomeno in drammatica crescita. E gli otto casi di donne abusate a Como sono lì come un urlo sociale a dimostrarcelo”.

“Occorre un cambio nella cultura delle persone. Anche per questo – conclude Arrighi – il Partito Democratico ha recentemente presentato un emendamento trasformato poi in ordine del giorno affinché nelle scuole, nel comparto del sapere e delle conoscenze vengano elaborati progetti educativi sulle politiche di genere. Solo dall’educazione si può arrivare a quel cambio culturale indispensabile per la lotta agli abusi sessuali.

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La Provincia di Como contro la violenza sulle donne

Martedì sera il Consiglio Provinciale ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno “Azioni di contrasto alla violenza sulle donne” presentato dal Partito Democratico e dalle altre forze di opposizione e sottoscritta da tutte le altre componenti del Consiglio.

La Provincia di Como si impegna così formalmente ad individuare strumenti educativi e di promozione, a partire dall’età scolastica e per tutto il percorso formativo, al fine di diffondere una cultura di uguaglianza e pari opportunità tra uomini e donne e a promuovere, sia a livello regionale che provinciale, momenti di confronto e riflessione sulla relazione tra il diritto di autodeterminazione della donna e il ruolo degli uomini nella nostra società.

Inoltre il Consiglio invita la Regione Lombardia a dotarsi di strumenti legislativi adeguati a contrastare e monitorare il fenomeno e a istituire strumenti e strutture capaci di aiutare le vittime della violenza e a prevenirne gli episodi.

Nel 2010 sono state 302 le donne che si sono rivolte all’Associazione Telefono Donna di Como per segnalare abusi, un dato drammaticamente sottostimato considerato che la violenza spesso viene subita in silenzio.

Rosangela Arrighi, consigliere provinciale, commenta: “Siamo estremamente soddisfatti di questa collettiva assunzione di responsabilità di fronte ad un fenomeno in drammatica crescita come quello della violenza contro le donne. Crediamo che la politica debba dare un fattivo contributo nel contrastare gli episodi e le situazioni che vedono vittime le donne. Crediamo che sia giunto il momento che anche la Lombardia, come già hanno fatto altre regioni, si doti di una legislazione adeguata e metta a disposizione risorse, visto che sono state tagliate quelle destinate ai centri antiviolenza”.

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Incontri di frontiera, il confine non è un muro

Si è tenuto venerdì 2 dicembre 2011 a Bellinzona il secondo incontro tra le rappresentanti PD del comasco, e lo svizzero Coordinamento donne della sinistra.

L’incontro è stata l’occasione per riprendere alcuni temi già abbozzati nel corso della prima visita a Olgiate Comasco e mettere sul tappeto altre iniziative da gestire in collaborazione, tra cui: scrivere una lettera firmata dalle rappresentanti della provincia comasca e del Canton Ticino alla Regio Insubrica per sollecitare misure e progetti sulla mobilità transfrontaliera, chiedere che, nell’ambito della sorveglianza del mercato del lavoro, vengano inserito quale criterio di valutazione della correttezza concorrenziale dell’azienda anche il rispetto della parità salariale, infine le donne di sinistra di frontiera hanno anche espresso l’intenzione di organizzare una manifestazione comune sul tema del “Femminismo islamico, una possibilità per la democrazia” per il prossimo mese di marzo.

L’on. Chiara Braga ha commentato l’incontro: “Sono molto soddisfatta che il percorso che abbiamo inaugurato mesi fa a Olgiate prosegua in modo proficuo, i cambiamenti intercorsi nel Governo italiano fanno ben sperare che a breve sarà dato seguito all’istanza già accolta dal Parlamento di riprendere seriamente i negoziati con la Svizzera”.

Rosangela Arrighi, consigliere Pd in Consiglio Provinciale, aggiunge: “Quando a sedersi intorno ad un tavolo sono le donne, queste sono sempre tenaci e concrete. E sono certa che questo tavolo svilupperà elaborazioni ed iniziative, anche dal punto di vista legislativo, che aiuteranno a risolvere la delicata questione del frontalieri, di cui buona parte sono le donne”.

Maria Rita Livio, consigliere Pd in Consiglio Provinciale e sindaco di Olgiate Comasco, conclude: “Il tavolo è stato più che proficuo: abbiamo approfondito tematiche che interessano non solo le aree di frontiera, ma tutta la Regio Insubrica. Tra noi abbiamo ragionato su argomenti e questioni che possono essere portare alla Regio Insubrica perché se ne faccia carico. È stato anche utilissimo il confronto con donne che fanno politica sia al parlamento cantonale di Bellinzona sia con donne di alto profilo politico come Marina Garobbio, deputata socialista al Parlamento federale di Berna”

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Donne in frontiera: il confine non è un muro

Le donne elette del Partito Democratico e le rappresentanti del Coordinamento donne della sinistra ticinese si sono incontrate venerdì 7 ottobre per confrontarsi sui problemi e le criticità che si sono di recente emerse nei rapporti tra Ticino e Como, in particolare sulla questione del frontalierato.

All’incontro hanno partecipato, per la parte italiana Maria Rita Livio, sindaco di Olgiate Comasco e consigliere provinciale, Rosangela Arrighi, vice presidente del Consiglio Provinciale, e l’on Chiara Braga. Per la parte svizzera, le candidate del Partito Socialista Marina Carobbio Guscetti, Françoise Gehring, Gina La Mantia Lechleitner, Denise Maranesi e del Partito Comunista Sonja Crivelli, oltre a numerose altre componenti del Coordinamento.

L’incontro, simbolicamente avvenuto alla frontiera di Ponte Chiasso con lo scambio di una forma di formaggio in omaggio alla campagna Bala i Ratt, è proseguito ad Olgiate Comasco.

Le politiche sono state concordi nel affermare che il lavoro trasnfrontaliero rappresenta una questione cruciale non solo da affrontare nell’agone politico – anche a causa della campagna xenofoba messa in atto dall’UDC e dalla Lega dei Ticinesi-, ma anche per le decine di migliaia di lavoratori che ogni giorno attraversano il confine per lavoro.

Marina Carobbio afferma: “Esiste un’effettiva difficoltà nei rapporti con l’Italia in materia economica e fiscalità, la reticenza di Roma di sedersi al tavolo delle trattative complica tutto. In materia di ristorni è evidente che se la il Cantone non trova una soluzione, i denari saranno stanziati da Berna, ma intanto questa difficoltà lascia spazio a iniziative come quella di Bignasca e della Lega dei Ticinesi”.

Chiara Braga commenta: “Il recente pronunciamento negativo del governo italiano non lascia ben sperare,ma è positivo che Italia abbia ripreso le trattative con la Confederazione Elvetica in materia fiscale, tuttavia il problema più grave sta proprio nell’assenza di un confronto rispetto a questioni molto serie e complesse, come la black list. che non possono certo essere risolte,come pensa la Lega Nord,con chiacchiere da bar. Noi chiediamo da mesi che su questi temi, riprenda un confronto serio a livello governativo, sui tavoli istituzionali. Lavoratori frontalieri e Comuni di confine – commenta la deputata – devono essere sostenuti nella difesa dei loro interessi da un Governo nazionale che finora è stato drammaticamente latitante”

Maria Rita Livio: “La questione dei ristorni è fondamentale per i comuni di frontiera e diventa tanto più importante ora che il Governo ha varato una politica di tagli severi nei confronti degli enti locali”

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La Provincia si oppone alla Varese – Como – Lecco

Al Consiglio provinciale di mercoledì 27 luglio,passa la mozione presentata dalle opposizioni  in  ordine al completamento dei sistemi tangenziali di Como e Varese.

Con il voto favorevole delle opposizioni e di Autonomia Comasca, con l’astensione del PDL e la mancata partecipazione al voto della Lega Nord, passa la mozione presentata dalle opposizioni sulle grandi opere viabilistiche.

L’approvazione della mozione impegna il Presidente Carioni e la sua Giunta a contrastare la realizzazione della Varese- Como- Lecco secondo le decisioni già espresse dal Consiglio Provinciale stesso e rimaste inascoltate dalla Regione. La delibera, poi, vincola la Provincia a costituire un tavolo inter-istituzionale di coordinamento tra i comuni interessati dall’opera per attivare iniziative di opposizione all’opera.

Rosangela Arrighi, consigliere provinciale PD, commenta: “Grande soddisfazione per l’approvazione della mozione, anche se avrebbe dovuto essere votata da tutto il Consiglio: la battaglia condotta dall’opposizione perché la Provincia tenga fede agli impegni presi è vinta. E’ inconcepibile l’incredibile forzatura assunta dalla Regione Lombardia che persevera, nonostante l’opinione contraria del territorio che dovrebbe rappresentare, nel dar corso all’iter procedurale per la realizzazione della Varese- Com- Lecco. Siamo anche felici – conclude la consigliera – che la Provincia abbia ripreso un po’ di quella dignità istituzionale da lungo tempo smarrita. Ora la Provincia si impegni al massimo per pretendere la realizzazione del secondo lotto della tangenziale di Como, come sta negli impegni assunti da Pedemontana.”

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L’assessore Cattaneo eviti gli insulti gratuiti e tenga fede agli impegni presi

In occasione dell’inaugurazione del nuovo svincolo di Lainate, l’assessore regionale Cattaneo esprime un giudizio sul secondo lotto della tangenziale e apostrofa i comaschi tutti chiamandoli “gnucchi, cocciuti e ottusi” per essersi ostinati a presentare un progetto troppo costoso.

Maria Rita Livio, consigliere provinciale, commenta: “L’assessore Cattaneo pare ce l’abbia con tutti: con i suoi, con il ministro, con l’opposizione, con gli svizzeri… vorrei ricordare all’assessore che lui non è il deus ex machina del mondo intero e non gli spetta il titolo di infallibile. Di certo non può permettersi di offendere tout court un’intera provincia e tutti i suoi cittadini. Mi auguro che il presidente Carinoi, risvegliandosi dal torpore ormai abituale, Faccia valere le ragioni del territorio che è chiamato a rappresentare”

Rosangela Arrighi, consigliere provinciale, dichiara :”Sono dichiarazioni non degne di un rappresentate istituzionale a livello regionale. sommessamente ricordiamo all’assessore che il progetto della Pedemontana – da Orio al Seri al valico del Gaggiolo-comprendeva il primo e il secondo lotto della tangenziale così come  era stato approvato, con tanto di piano finanziario allegato, anche dal CIPE. Anzichè insultare le istituzioni e i cittadini che dovrebbe rappresentare, eviti di buttare via soldi per l’autostrada Varese- Como- Lecco che il consiglio provinciale di Como all’unanimità ha bocciato e tenga fede agli impegni presi. Stiamo ancora incredibilmente in attesa della documentazione che attesti il sorprendente aumento del costo del secondo lotto”.

L’on.Chiara Braga aggiunge: “L’atteggiamento di arroganza mostrato dall’assessore regionale Cattaneo, soprattutto nei confronti dei comaschi, ha superato il segno, diventando fastidioso e insopportabile. Nel merito della questione, rispetto al raddoppio dei costi del secondo lotto della tangenziale attendiamo ancora di capire quali sono le motivazioni, dal momento che il lago di Montorfano, le cui difficoltà tecniche di attraversamento sembrerebbero la causa reale dell’aumento spropositato del costo dell’opera, non è certo spuntato fuori all’improvviso. Se davvero Cattaneo conosce le motivazioni ed è così certo delle sue spiegazioni – conclude la deputata – ribadiamo l’invito, già per altro presentato nell’ambito della Commissione territorio della Provincia, a venire a spiegarcele al più presto, insieme ai progettisti di Pedemontana. Magari le capiranno anche gli gnucchi, cocciuti e ottusi comaschi”.

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Acque del lago: un obiettivo ancora da mettere a fuoco

Si è svolto oggi a Villa Gallia il convegno promosso dai parlamentari lariani sulla delicata questione della gestione delle acque del lago. Tra gli interventi era previsto il ministro Prestigiacomo e il presidente del Consorzio dell’Adda, che però non si sono presentati.

“L’incontro poteva essere un’occasione per fare il punto rispetto alla regolazione delle acque del nostro lago con tutti gli attori istituzionali competenti – commenta Rosangela Arrighi, consigliere provinciale PD -: in realtà, oltre alla solita passerella di giacchette verdi che sembra si siano rese conto solo oggi di una grave criticità che interessa il nostro territorio, il lavoro è ancora tutto da fare. Ora è fondamentale che la Provincia di Como faccia valere il proprio potere politico e istituzionale sui tavoli regionali, anche il relazione alla ridefinizione delle concessioni per lo sfruttamento delle acque del lago che è ad oggi in rinnovo. Una chiara ripartizione territoriale dei benefici economici è un punto fondamentale, anche se non esclusivo, di una nuova politica di gestione del Lago”.

“L’assenza del ministro Prestigiacomo – rincara l’on. Chiara Braga – non ha permesso di cogliere la posizione e l’impegno del Governo rispetto ad una eventuale modifica della composizione del Consorzio dell’Adda che garantisca la rappresentanza degli interessi territoriali. Oltre a quella del ministro, altre assenze pesanti sono state quelle della provincia di Lecco mentre era invece presente il sindaco di Lecco, Virginio Brivio (PD) e del comune di Como che pure avrebbe avuto interesse a partecipare viste le implicazioni che il progetto delle paratie hanno sul tema della regolazione lacuale. In ogni caso – prosegue la deputata – prendiamo per valido l’impegno strappato al presidente della provincia di Como di istituire un tavolo di confronto permanente inter-istituzionale su questi temi; mi auguro che il territorio possa presto costruire una posizione condivisa che si traduca in azioni concrete a livello sia regionale che parlamentare per dare risposte alle legittime aspettative dei comuni rivieraschi, che tenga conto non solo degli aspetti economici, ma anche di quelli ambientali e di quelli relativi alla valorizzazione e ad un governo integrato di una risorsa fondamentale qual’è l’acqua del nostro lago”.

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